Testo dell'articoloIn aggiornamento
📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale
La Corte dichiara manifestamente inammissibili le questioni sull’imposta sul patrimonio netto delle imprese: il giudice rimettente ha difettato di motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza delle censure.
Di cosa si tratta
La società Poliresine S.r.l. aveva chiesto il rimborso dell’imposta sul patrimonio netto versata per gli anni 1992-1996. La questione riguardava la norma che escludeva dall’imponibile l’utile di esercizio ma non le riserve di utili, penalizzando le società che non distribuivano i dividendi.
La questione di legittimità costituzionale
La Commissione tributaria regionale della Puglia ha impugnato tre norme: il decreto-legge istitutivo dell’imposta (d.l. n. 394/1992, conv. l. n. 461/1992), il decreto di proroga del 1994 (d.l. n. 564/1994) e l’art. 3, comma 110, della l. n. 549/1995, in riferimento agli artt. 3, 47 e 53 Cost. e ai principi di legittimo affidamento e certezza del diritto.
La decisione della Corte
La Corte dichiara tutte le questioni manifestamente inammissibili, per plurimi vizi di motivazione: il rimettente non ha adeguatamente argomentato la rilevanza delle singole questioni nel giudizio concreto né la non manifesta infondatezza di ciascuna censura rispetto ai parametri invocati.
Il principio
La manifesta inammissibilità colpisce le questioni prive di adeguata motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza. Il giudice rimettente deve argomentare entrambi i presupposti in modo specifico e concreto, per ciascun parametro invocato.
Domande e risposte
Cos’è l’imposta sul patrimonio netto delle imprese?
Era un’imposta straordinaria istituita nel 1992 sul valore del patrimonio netto delle società di capitali e degli enti commerciali. Colpiva il patrimonio (capitale più riserve) a prescindere dal reddito di esercizio.
Perché il trattamento delle riserve sembrava discriminatorio?
Le società che accantonavano gli utili aumentavano il patrimonio netto e quindi la base imponibile. Quelle che distribuivano i dividendi non aumentavano il patrimonio e pagavano meno. Il rimettente riteneva questa asimmetria violasse l’uguaglianza e la capacità contributiva.
Cosa deve contenere un’ordinanza di rimessione valida?
L’ordinanza deve argomentare: (a) la rilevanza, ossia che la soluzione della questione è necessaria per decidere il giudizio; (b) la non manifesta infondatezza, ossia che la questione ha un fondamento non prima facie escluso. Entrambi i requisiti devono essere motivati per ciascun parametro invocato.
Norme collegate
- Art. 3 della Costituzione — principio di uguaglianza, parametro principale delle censure fiscali
- Art. 53 della Costituzione — principio di capacità contributiva, invocato per la discriminazione sulle riserve di utili
Per il testo normativo integrale e aggiornato consulta Normattiva.it.