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La Corte dichiara non fondata la questione sollevata dalla Regione Veneto sull’art. 23, comma 5, della legge finanziaria 2003 (l. n. 289/2002): l’obbligo di trasmettere i provvedimenti di riconoscimento di debito alla Corte dei conti è espressione di un principio fondamentale in materia di coordinamento della finanza pubblica e non viola l’autonomia regionale.

Di cosa si tratta

La legge finanziaria 2003 aveva introdotto per tutte le pubbliche amministrazioni l’obbligo di trasmettere agli organi di controllo e alla Procura della Corte dei conti i provvedimenti di riconoscimento di debito: si tratta di atti con cui la P.A. assume un’obbligazione al di fuori delle ordinarie procedure contabili. La Regione Veneto contestava che tale disciplina, troppo dettagliata, invadesse la sua competenza concorrente in materia di coordinamento della finanza pubblica.

La questione di legittimità costituzionale

La Regione Veneto impugnava l’art. 23, comma 5, della l. n. 289/2002 per violazione dell’art. 117, terzo comma, Cost. (competenza concorrente in materia di armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica) e dell’art. 97 Cost. (buon andamento), lamentando che la norma, lungi dal porre un semplice principio, introducesse una disciplina di dettaglio senza chiara finalità.

La decisione della Corte

La Corte dichiara la questione non fondata. La norma esprime un principio fondamentale di coordinamento della finanza pubblica: il potere del legislatore statale di imporre alle amministrazioni obblighi informativi verso la Corte dei conti è legittimo e già riconosciuto dalla giurisprudenza costituzionale (sent. n. 36/2004). Il controllo della Corte dei conti è compatibile con il nuovo Titolo V della Costituzione, fondandosi anche sull’art. 97 Cost., e non è configurabile come controllo di legittimità sugli atti espunto dall’ordinamento.

Il principio

Il legislatore statale può imporre agli enti autonomi obblighi informativi verso la Corte dei conti, nell’ambito del coordinamento della finanza pubblica (art. 117, terzo comma, Cost.), purché si tratti di principi fondamentali e non di disciplina di dettaglio: l’obbligo di trasmissione dei provvedimenti di riconoscimento di debito rientra in tale categoria.

Domande e risposte

Cosa sono i «provvedimenti di riconoscimento di debito»?

Sono atti con cui una pubblica amministrazione riconosce un’obbligazione già contratta senza seguire le ordinarie procedure di impegno contabile. Segnalano possibili irregolarità nella gestione e per questo sono soggetti a controllo.

Qual è il confine tra principio fondamentale e disciplina di dettaglio?

Secondo la giurisprudenza costituzionale, i principi fondamentali riguardano i criteri informatori della disciplina di un settore e incidono sul modo di esercizio della potestà regionale, senza escludere settori o imporre regole minuziose. La trasmissione degli atti di riconoscimento di debito alla Corte dei conti è un criterio generale di coordinamento, non una norma di dettaglio.

Il controllo della Corte dei conti sulle Regioni è ancora ammissibile dopo la riforma del Titolo V?

Sì. La riforma costituzionale del 2001 ha abolito i controlli di legittimità sugli atti amministrativi degli enti locali (artt. 125 e 130 Cost. abrogati), ma ha lasciato intatta la legittimità dei controlli della Corte dei conti sulla gestione finanziaria, fondata su basi costituzionali diverse, tra cui l’art. 97 Cost.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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