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La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione sull’art. 13 del Testo Unico immigrazione, relativa all’immediata esecutorietà del decreto di espulsione prefettizio e all’impossibilità per il giudice di pace di adottare provvedimenti cautelari. Il rimettente non aveva adeguatamente motivato la rilevanza nel nuovo quadro normativo.
Di cosa si tratta
Due stranieri avevano proposto ricorso avanti al giudice di pace di Napoli contro i decreti di espulsione emessi dal Prefetto. Il giudice rimettente lamentava che il decreto di espulsione fosse immediatamente esecutivo anche se impugnato, e che il giudice di pace non potesse adottare alcun provvedimento cautelare di sospensione sino alla camera di consiglio. Ciò avrebbe leso il diritto di difesa garantito dall’art. 24 Cost.
La questione di legittimità costituzionale
Il Giudice di pace di Napoli ha sollevato, in riferimento all’art. 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 13, commi 3 e 8, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo Unico immigrazione), nella parte in cui prevede l’immediata esecutorietà del decreto di espulsione e l’impossibilità per il giudice di pace di sospenderlo cautelarmente.
La decisione della Corte
La Corte, riuniti i giudizi e con relatore la giudice Maria Rita Saulle, ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione. Il giudice rimettente non aveva adeguatamente motivato la rilevanza della questione alla luce del mutato quadro normativo rispetto a quello esaminato dalla Corte nella sentenza n. 161 del 2000.
Il principio
Quando la Corte si è già pronunciata su una questione analoga e il rimettente intende prospettarla nuovamente sulla base del mutato quadro normativo, è tenuto a motivare in modo specifico e puntuale le ragioni per cui le novità legislative impongano una diversa valutazione, pena l’inammissibilità della questione per difetto di motivazione sulla rilevanza.
Domande e risposte
Il decreto di espulsione prefettizio è immediatamente esecutivo?
In via generale sì: l’art. 13 del d.lgs. n. 286 del 1998 prevede che il decreto di espulsione sia immediatamente esecutivo, anche se lo straniero propone ricorso al giudice di pace. Questa regola è funzionale alle esigenze di controllo delle frontiere, ma deve essere bilanciata con le garanzie del diritto di difesa.
Il giudice di pace può sospendere il decreto di espulsione?
La questione della possibilità per il giudice di pace di adottare provvedimenti cautelari di sospensione del decreto di espulsione è stata più volte portata all’attenzione della Corte. La sentenza n. 161 del 2000 aveva ritenuto non necessaria la tutela cautelare quando la pronuncia definitiva interveniva entro un breve termine.
Perché la questione è stata dichiarata inammissibile?
Il giudice rimettente, pur consapevole del precedente del 2000, non aveva sufficientemente motivato perché il mutato quadro normativo (in particolare la modifica dell’art. 13, comma 8, che aveva allungato i termini) imponesse una rivalutazione della questione. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione sulla rilevanza.
Norme collegate
- Art. 24 della Costituzione — Diritto di difesa in giudizio, parametro invocato dal rimettente
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