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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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Con Ordinanza n. 225/2011 la Corte costituzionale si è pronunciata sulla legittimità di art. 275, comma 3, c.p.p. come modificato dall’art. 2 d.l. 23 febbraio 2009, n. 11 (custodia cautelare obbligatori. L’esito è manifesta inammissibilità.

Di cosa si tratta

L’art. 275, comma 3, c.p.p. stabilisce, per determinati reati gravi (tra cui la violenza sessuale aggravata), una presunzione assoluta di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere. Il GIP di Torino dubitava della compatibilità di tale presunzione assoluta con i principi di ragionevolezza (art. 3) e di tutela della libertà personale (art. 13 Cost.).

La questione di legittimità costituzionale

La questione investe art. 275, comma 3, c.p.p. come modificato dall’art. 2 d.l. 23 febbraio 2009, n. 11 (custodia cautelare obbligatoria per violenza sessuale aggravata), promossa da Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino nel procedimento penale a carico di V.G., in riferimento ai art. 3, art. 13 della Costituzione.

La decisione della Corte

La questione è dichiarata manifestamente inammissibile. Il GIP torinese non aveva motivato adeguatamente la non manifesta infondatezza e la rilevanza della questione nel caso concreto, omettendo di considerare se la fattispecie contestata rientrasse effettivamente tra quelle che attivano la presunzione assoluta di adeguatezza della sola custodia cautelare in carcere.

Il principio

La questione di legittimità costituzionale sulla custodia cautelare obbligatoria è inammissibile quando il giudice rimettente non motiva adeguatamente perché la norma sia necessariamente applicabile al caso di specie e perché non sia praticabile un’interpretazione conforme a Costituzione.

Domande e risposte

Cosa prevede la presunzione assoluta dell’art. 275, comma 3, c.p.p.?

Per i reati più gravi elencati dalla norma (es. associazione mafiosa, violenza sessuale aggravata), il giudice è obbligato ad applicare la custodia cautelare in carcere e non può scegliere misure meno afflittive, nemmeno quando le esigenze cautelari potrebbero essere soddisfatte diversamente.

Perché la presunzione assoluta è costituzionalmente problematica?

Perché non consente al giudice di valutare le specifiche circostanze del caso: un imputato in condizioni particolari (es. malattia grave, impossibilità di reiterare il reato) non può comunque ottenere una misura alternativa, il che può violare l’art. 13 Cost. che richiede proporzionalità.

La Corte costituzionale aveva già affrontato questo tema?

Sì: con sent. n. 265/2010 e successive pronunce, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 275, comma 3, c.p.p. per vari reati, ammettendo che la presunzione assoluta è incostituzionale quando non è ragionevolmente giustificata dalla tipologia del reato.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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