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La Corte dichiara manifestamente infondata la questione sull’art. 384, secondo comma, c.p.c., che obbliga il giudice del rinvio a uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Cassazione. L’obbligo di conformarsi alla pronuncia della Cassazione è connaturale al sistema delle impugnazioni e tutela valori costituzionalmente protetti quali la certezza del diritto e la ragionevole durata del processo.

Di cosa si tratta

La Commissione tributaria regionale delle Marche, in sede di rinvio dopo una pronuncia della Cassazione, riteneva errato il principio di diritto enunciato da quest’ultima in materia di presunzione di distribuzione di utili ai soci di una società a ristretta base sociale. Nonostante questo convincimento, si trovava obbligata ad applicarlo in forza dell’art. 384, secondo comma, c.p.c. La questione era stata sollevata in tre distinte ordinanze di analogo tenore.

La questione di legittimità costituzionale

La Commissione tributaria regionale delle Marche ha sollevato questione sull’art. 384, secondo comma, c.p.c., in riferimento agli artt. 23, 24 e 53 Cost., sostenendo che il vincolo del principio di diritto priverebbe le parti di una tutela effettiva qualora la Cassazione abbia enunciato un principio errato, con conseguente imposizione di un tributo non dovuto.

La decisione della Corte

La Corte dichiara la manifesta infondatezza della questione in riferimento a tutti i parametri evocati. Il vincolo del principio di diritto è connaturale al sistema delle impugnazioni: garantisce la definitività delle sentenze di cassazione, tutela la certezza del diritto e il principio della ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.), ed è espressione della funzione nomofilattica della Cassazione, a sua volta fondata sul principio di uguaglianza (art. 3 Cost.).

Il principio

L’obbligo del giudice del rinvio di uniformarsi al principio di diritto enunciato dalla Cassazione non viola il diritto alla tutela giurisdizionale effettiva né il principio di riserva di legge in materia tributaria. La definitività delle pronunce di cassazione costituisce un valore costituzionalmente protetto, che presidia la certezza del diritto e impedisce la perpetuazione dei giudizi.

Domande e risposte

Il giudice del rinvio può rifiutarsi di applicare il principio di diritto enunciato dalla Cassazione?

No, salvo che il principio riguardi questioni diverse da quelle che il giudice del rinvio è chiamato a decidere, o che siano sopravvenute modifiche normative o fatti nuovi rilevanti per la decisione.

Cosa accade se la Cassazione ha errato nell’enunciare il principio di diritto?

Il rimedio non è il rifiuto del giudice del rinvio di applicarlo, ma la proposizione di un nuovo ricorso in cassazione avverso la sentenza del giudice di rinvio, chiedendo alle Sezioni unite di rivedere il principio enunciato.

I diritti del contribuente rimangono tutelati in questo sistema?

Sì, attraverso i rimedi ordinari: ricorso per revocazione per errore di fatto, ricorso per nullità della sentenza, e la possibilità di rimettere la questione alle Sezioni unite per un revirement della giurisprudenza.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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