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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 3, del decreto-legge n. 95 del 2012 (spending review), nella parte in cui imponeva alla Cassa nazionale di previdenza dei dottori commercialisti di versare allo Stato somme derivanti dalle riduzioni di spesa. Quelle risorse hanno natura previdenziale privata.

Di cosa si tratta

Le casse previdenziali dei professionisti (come quella dei dottori commercialisti) sono enti privati che gestiscono i contributi versati dagli iscritti per finanziare le loro pensioni. La norma sulla spending review imponeva a questi enti di versare allo Stato una quota dei risparmi di spesa, distogliendo così risorse dalla loro finalità previdenziale.

La questione di legittimità costituzionale

Era impugnato l’art. 8, comma 3, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95 (convertito dalla legge n. 135 del 2012), sollevato dal Consiglio di Stato nel giudizio promosso dalla Cassa nazionale di previdenza dei dottori commercialisti (CNPADC). Tra i parametri venivano evocati gli artt. 3, 23 e 53 della Costituzione: il prelievo distoglieva i contributi previdenziali dei privati iscritti dalla loro causa tipica.

La decisione della Corte

La Corte ha accolto la questione, dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’art. 8, comma 3, del d.l. n. 95 del 2012 nella parte in cui prevedeva che le somme derivanti dalle riduzioni di spesa fossero versate annualmente dalla Cassa al bilancio dello Stato.

Il principio

I contributi versati dagli iscritti alle casse di previdenza dei professionisti hanno una destinazione previdenziale vincolata. Lo Stato non può imporre a tali enti privati di versare al proprio bilancio risorse che, in tal modo, vengono distolte dalla loro finalità tipica di finanziamento delle prestazioni pensionistiche.

Domande e risposte

Le casse dei professionisti sono enti pubblici?

Sono enti previdenziali privati che gestiscono i contributi degli iscritti; pur essendo inserite negli elenchi delle amministrazioni pubbliche ai fini della finanza pubblica, le risorse provengono dai professionisti e hanno destinazione previdenziale.

Perché il prelievo è stato dichiarato illegittimo?

Perché obbligava la Cassa a versare allo Stato somme che così venivano distolte dalla loro finalità previdenziale, a danno del finanziamento delle prestazioni pensionistiche degli iscritti.

Chi aveva sollevato la questione?

Il Consiglio di Stato, nel giudizio promosso dalla Cassa nazionale di previdenza ed assistenza dei dottori commercialisti contro il Ministero dell’economia e delle finanze.

Norme collegate

Scheda in aggiornamento. Il commento professionale, i casi pratici e le FAQ per questo articolo sono in corso di redazione.
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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