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La Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la norma del codice antimafia che puniva penalmente, per il sorvegliato speciale, la violazione delle prescrizioni di «vivere onestamente» e «rispettare le leggi», perché troppo vaghe e indeterminate.
Di cosa si tratta
La pronuncia riguarda chi è sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e gli obblighi di condotta che ne derivano. La legge puniva come reato la violazione di prescrizioni formulate in modo generico, come «vivere onestamente» e «rispettare le leggi».
La questione di legittimità costituzionale
Era impugnato l’art. 75, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 (codice antimafia), in riferimento agli artt. 25 e 117 della Costituzione, quest’ultimo in relazione all’art. 7 CEDU e all’art. 2 del Protocollo n. 4, interpretati alla luce della sentenza de Tommaso contro Italia. A sollevare la questione era la Corte di cassazione, sezione seconda penale.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 75, comma 2, del codice antimafia nella parte in cui puniva come delitto l’inosservanza delle prescrizioni di «vivere onestamente» e «rispettare le leggi»; in via consequenziale ha esteso la declaratoria al comma 1 dello stesso articolo, che configurava come contravvenzione la medesima violazione per il sorvegliato senza obbligo o divieto di soggiorno.
Il principio
Il principio di legalità in materia penale (art. 25 Cost.) e il canone di prevedibilità (art. 7 CEDU) impongono che la condotta punita sia descritta in modo preciso: prescrizioni generiche come «vivere onestamente» e «rispettare le leggi» non hanno la determinatezza necessaria per fondare una sanzione penale.
Domande e risposte
Cosa significava punire chi non «vive onestamente»?
La norma puniva come reato il sorvegliato speciale che violava le prescrizioni generiche di vivere onestamente e rispettare le leggi imposte con la misura.
Perché la Corte ha dichiarato l’illegittimità?
Perché tali prescrizioni sono troppo vaghe e indeterminate per soddisfare il principio di legalità penale e il canone di prevedibilità richiesti dalla Costituzione e dalla CEDU.
Cosa significa la declaratoria «in via consequenziale»?
La Corte ha esteso l’illegittimità anche al comma 1 dell’art. 75, che puniva come contravvenzione la stessa condotta, per coerenza con la decisione principale.
Norme collegate
- Art. 25 della Costituzione — principio di legalità e tassatività in materia penale, parametro principale
- Art. 117 della Costituzione — vincoli derivanti dalla CEDU (art. 7), parametro della decisione
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