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La Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni sugli artt. 280, comma 1, e 391, comma 5, del codice di procedura penale: il giudice che convalida l’arresto può applicare misure cautelari anche oltre gli ordinari limiti di pena per i delitti elencati nell’art. 381, comma 2, cod. proc. pen., senza violare la Costituzione.

Di cosa si tratta

Quando una persona viene arrestata in flagranza per uno dei reati indicati nell’art. 381, comma 2, cod. proc. pen. (tra cui il furto aggravato), il giudice della convalida può applicare misure cautelari — come gli arresti domiciliari — anche se la pena prevista è inferiore alle soglie che di regola sono necessarie. Il caso nasceva da un arresto per furto aggravato deciso dal Tribunale di Firenze.

La questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale ordinario di Firenze ha sollevato la questione sugli artt. 280, comma 1, e 391, comma 5, del codice di procedura penale, in riferimento agli artt. 3 e 13 della Costituzione, lamentando una irragionevole disparità di trattamento e la lesione della riserva di legge sulla libertà personale, perché sarebbe il mero «dato» dell’arresto a consentire la deroga ai limiti edittali.

La decisione della Corte

La Corte ha respinto entrambe le censure. Ha chiarito che il presupposto della deroga non è l’arresto in sé, ma la sua convalida da parte del giudice; che la scelta dei delitti dell’art. 381, comma 2, risponde alla discrezionalità del legislatore e all’apprezzamento dell’allarme sociale; e che il rimettente non ha individuato un valido tertium comparationis. Le questioni sono state dichiarate non fondate.

Il principio

La deroga agli ordinari limiti di pena per l’applicazione di misure cautelari in sede di convalida non è manifestamente irragionevole: trova fondamento nella legittimità dell’arresto verificata dal giudice e nella scelta del legislatore di dare continuità alle esigenze cautelari per delitti di particolare allarme sociale. La Corte ha tuttavia auspicato un intervento del legislatore per ricoordinare misure precautelari e cautelari.

Domande e risposte

Cosa decidono gli artt. 280 e 391 cod. proc. pen.?

L’art. 280 fissa i limiti di pena per applicare le misure coercitive; l’art. 391, comma 5, consente al giudice della convalida di applicarle anche oltre tali limiti per i delitti dell’art. 381, comma 2, cod. proc. pen.

Perché la Corte ha ritenuto le norme legittime?

Perché la deroga si fonda sulla convalida dell’arresto da parte del giudice e su una scelta del legislatore non manifestamente irragionevole, legata all’allarme sociale di determinati reati.

La Corte ha segnalato problemi?

Sì: pur rigettando le questioni, ha auspicato un intervento del legislatore per ricondurre il rapporto tra misure precautelari e cautelari all’originario coordinamento.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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