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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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Con l’ordinanza n. 104 del 2020 la Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibili le questioni sul «raddoppio» del contributo unificato dovuto da chi vede respinta l’impugnazione: il giudice aveva prospettato due ipotesi alternative e inconciliabili, senza sceglierne una.

Di cosa si tratta

Chi propone un’impugnazione (per esempio un ricorso in cassazione) che viene respinta, dichiarata inammissibile o improcedibile deve versare un ulteriore importo pari al contributo unificato già dovuto: il cosiddetto «raddoppio». Non è chiaro se sia una sanzione per le impugnazioni temerarie o un tributo collegato all’uso del servizio giustizia.

La questione di legittimità costituzionale

La Commissione tributaria provinciale di Genova ha censurato l’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, in riferimento agli artt. 3, 24, 25 e 111 Cost. se alla norma si attribuisce natura sanzionatoria, oppure agli artt. 3, 24, 53 e 111 Cost. se le si attribuisce natura esclusivamente tributaria.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato le questioni manifestamente inammissibili. Il giudice ha prospettato due ricostruzioni alternative (sanzione o tributo) con parametri costituzionali diversi, senza optare per l’una o per l’altra e senza un rapporto di subordinazione: un’alternatività irrisolta che finisce per rimettere alla Corte la scelta dell’interpretazione su cui fondare il dubbio.

Il principio

È inammissibile per «ancipità» la questione costruita su una duplice e irrisolta prospettiva interpretativa, prospettata in termini alternativi e con riferimento a parametri costituzionali distinti, senza che il rimettente abbia scelto l’una o l’altra ricostruzione.

Domande e risposte

La Corte ha detto se il raddoppio è legittimo?

No: non si è pronunciata sul merito. Ha dichiarato la questione inammissibile per come era stata formulata dal giudice.

Perché la doppia prospettazione è un problema?

Perché non spetta alla Corte scegliere quale interpretazione adottare per poi giudicarla: il giudice deve indicare un’unica lettura della norma su cui fondare il dubbio.

Il raddoppio è una sanzione o un tributo?

La questione resta controversa: la giurisprudenza oscilla tra natura «latamente sanzionatoria» e natura tributaria. Proprio questa incertezza, non risolta dal giudice, ha reso la questione inammissibile.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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