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La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal senatore Gregorio De Falco. Il singolo parlamentare, in quel contesto, non disponeva della legittimazione richiesta per il conflitto.
Di cosa si tratta
Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato può essere promosso da chi è titolare di attribuzioni costituzionalmente garantite. Si discute spesso se il singolo parlamentare possa essere «potere dello Stato» legittimato a sollevare il conflitto, o se tale legittimazione spetti agli organi collegiali. In questo caso la Corte ha valutato il ricorso di un singolo senatore.
La questione di legittimità costituzionale
Si tratta di un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, promosso dal senatore Gregorio De Falco. La pronuncia ha riguardato l’ammissibilità del ricorso del singolo parlamentare.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Non si è quindi pronunciata sul merito delle ragioni esposte dal senatore.
Il principio
Il conflitto di attribuzione tra poteri richiede una specifica legittimazione del ricorrente come titolare di attribuzioni costituzionali: in assenza dei presupposti soggettivi e oggettivi del conflitto, il ricorso del singolo parlamentare è inammissibile.
Domande e risposte
Un singolo senatore può sollevare un conflitto tra poteri?
In questo caso la Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del singolo senatore, non riconoscendo i presupposti del conflitto.
Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità?
Che la Corte non esamina il merito: il ricorso si arresta sulla soglia processuale.
La decisione vale per tutti i parlamentari?
La pronuncia riguarda lo specifico ricorso esaminato; la legittimazione del singolo parlamentare va valutata caso per caso secondo i requisiti del conflitto.
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