Testo dell'articoloIn aggiornamento

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni sulla norma lombarda che derogava alle distanze minime tra edifici. Il giudice non aveva motivato sulla rilevanza: la disposizione riguardava la sola fase transitoria di adeguamento degli strumenti urbanistici, mentre nel giudizio veniva in rilievo una variante successiva.

Di cosa si tratta

Le distanze minime tra gli edifici sono fissate da una norma statale (il d.m. n. 1444 del 1968); le Regioni possono derogarvi solo nell’ambito di strumenti urbanistici che disegnano un assetto complessivo e unitario del territorio. Una legge della Regione Lombardia disapplicava queste distanze ai fini dell’adeguamento dei piani urbanistici vigenti.

La questione di legittimità costituzionale

Il Consiglio di Stato ha sollevato la questione in riferimento agli artt. 117, secondo comma, lettera l), e terzo comma, della Costituzione, censurando l’art. 103, comma 1-bis, della legge reg. Lombardia n. 12 del 2005 nella parte in cui deroga alla distanza pari all’altezza del fabbricato più alto.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato inammissibili le questioni per difetto di motivazione sulla rilevanza. La norma censurata operava nella sola fase transitoria di adeguamento degli strumenti urbanistici, mentre nel giudizio principale era impugnata una variante del 2014 relativa a un piano già approvato nel 2011, sicché il giudice non aveva spiegato perché dovesse applicarla.

Il principio

La disciplina delle distanze tra costruzioni rientra nell’ordinamento civile, di competenza statale; le Regioni possono derogarvi solo con strumenti urbanistici funzionali a un assetto complessivo e unitario del territorio. Il giudice che solleva la questione deve però motivare adeguatamente sulla rilevanza, dimostrando di dover applicare la norma censurata nel caso concreto.

Domande e risposte

Chi stabilisce le distanze minime tra gli edifici?

La disciplina delle distanze rientra nella materia «ordinamento civile», di competenza esclusiva dello Stato. Le Regioni possono prevedere deroghe solo con strumenti urbanistici funzionali a un assetto complessivo e unitario del territorio.

Perché la questione è stata dichiarata inammissibile?

Perché il giudice non ha motivato sulla rilevanza: la norma censurata riguardava la fase transitoria di adeguamento dei piani urbanistici, mentre nel giudizio era impugnata una variante successiva relativa a un piano già approvato.

La Corte ha deciso se la deroga lombarda fosse legittima?

No. Trattandosi di una pronuncia di inammissibilità, la Corte non si è pronunciata nel merito sulla legittimità costituzionale della deroga regionale.

Norme collegate

Leggi la decisione integrale
Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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