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La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’art. 263 del codice civile nella parte in cui non prevede che, per chi ha riconosciuto un figlio, il termine di un anno per impugnare il riconoscimento decorra dal momento in cui scopre di non essere il padre. Resta invece valido il limite massimo di cinque anni dall’annotazione.
Di cosa si tratta
Chi riconosce un figlio può poi impugnare il riconoscimento se scopre di non esserne il padre biologico. La legge fissava il termine di un anno facendolo decorrere, salvo il caso dell’impotenza, dalla semplice annotazione del riconoscimento: così chi scopriva la verità più tardi rischiava di trovarsi già decaduto, senza averne colpa.
La questione di legittimità costituzionale
Il Tribunale di Trento aveva censurato l’art. 263, terzo comma, del codice civile, in riferimento agli artt. 3, 76 e 117, primo comma, della Costituzione (in relazione all’art. 8 CEDU), lamentando l’irragionevolezza di un termine che decorre dall’annotazione anziché dalla conoscenza della non paternità e la disparità rispetto al disconoscimento di paternità.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato illegittimo, per violazione dell’art. 3 della Costituzione, l’art. 263, terzo comma, nella parte in cui non prevede che il termine annuale decorra, per l’autore del riconoscimento, dal giorno in cui ha avuto conoscenza della non paternità. Ha invece dichiarato non fondate le questioni sull’eccesso di delega (art. 76) e sul termine quinquennale, ritenuto un limite proporzionato a tutela del consolidamento dello status filiationis.
Il principio
È irragionevole far decorrere il termine di decadenza dall’azione di impugnazione del riconoscimento da un momento (l’annotazione) anteriore alla conoscenza della non paternità: il termine deve decorrere dalla scoperta della non paternità, quale che ne sia la causa, perché non si può negare l’azione a chi ignorava un elemento costitutivo del proprio diritto.
Domande e risposte
Da quando decorre ora il termine per impugnare il riconoscimento?
Dal giorno in cui chi ha riconosciuto il figlio viene a conoscenza di non esserne il padre biologico, qualunque sia la causa di tale scoperta, e non più dalla mera annotazione del riconoscimento.
Resta il limite dei cinque anni?
Sì: la Corte ha salvato il termine quinquennale dall’annotazione, ritenendolo un limite proporzionato che, dopo un lungo tempo, fa prevalere la stabilità dello status del figlio.
Il figlio può sempre far valere la verità biologica?
Sì: per il figlio l’azione di impugnazione del riconoscimento è imprescrittibile, quindi può essere esercitata senza limiti di tempo.
Norme collegate
- Art. 3 della Costituzione — principio di eguaglianza e ragionevolezza, violato dal termine che decorreva prima della conoscenza della non paternità
- Art. 30 della Costituzione — tutela dei figli e divieto di discriminazione tra figli nati dentro e fuori dal matrimonio, sullo sfondo della riforma della filiazione
- Art. 117 della Costituzione — primo comma, in relazione all’art. 8 CEDU sul rispetto della vita privata e familiare