Testo dell'articoloIn aggiornamento
Con la sentenza n. 180 del 2022 la Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili le questioni sul codice antimafia nella parte in cui non consente al prefetto di salvaguardare i mezzi di sostentamento di chi è colpito da informazione interdittiva.
Di cosa si tratta
Il codice antimafia prevede effetti interdittivi pesantissimi: chi è colpito da un’informazione antimafia perde la possibilità di ottenere o mantenere contratti pubblici, licenze, autorizzazioni, concessioni ed erogazioni pubbliche, con un impatto profondo sull’attività economica. Per le interdizioni che derivano da una misura di prevenzione disposta dal giudice, la legge consente di escluderne l’applicazione quando verrebbero a mancare i mezzi di sostentamento dell’interessato e della sua famiglia. Quando invece l’interdizione discende da un’informazione antimafia adottata dal prefetto, tale facoltà di salvaguardia non è prevista. Il TAR Calabria ha sollevato la questione, ritenendo irragionevole questa differenza. Il tema tocca un equilibrio delicato: la lotta alle infiltrazioni mafiose, da un lato, e la tutela del diritto al lavoro e alla sopravvivenza economica di chi subisce gli effetti interdittivi, dall’altro.
La questione di legittimità costituzionale
Era impugnato l’art. 92 del d.lgs. n. 159 del 2011 (codice antimafia), nella parte in cui non prevede il potere del prefetto di escludere le decadenze e i divieti dell’art. 67 dello stesso codice quando ne deriverebbe la mancanza dei mezzi di sostentamento. Il TAR Calabria lamentava il contrasto con gli artt. 3, primo comma, 4 e 24 della Costituzione (eguaglianza, diritto al lavoro e diritto di difesa).
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato inammissibili le questioni. Non si è quindi pronunciata sul merito del diverso trattamento tra interdizioni da misura di prevenzione e interdizioni da informazione antimafia: la disciplina vigente è rimasta immutata.
Il principio
La diversa disciplina tra le interdizioni antimafia di fonte giudiziale e quelle di fonte prefettizia solleva un problema reale, ma la sua soluzione, comportando scelte discrezionali e bilanciamenti complessi, non poteva essere imposta dalla Corte: di qui l’inammissibilità delle questioni.
Domande e risposte
Che cos’è un’informazione antimafia interdittiva?
È un provvedimento del prefetto che, in presenza di elementi di tentata infiltrazione mafiosa, impedisce a un soggetto di ottenere o mantenere rapporti con la pubblica amministrazione (contratti, licenze, contributi). Ha effetti molto incisivi sull’attività economica.
Perché chi è colpito da misura di prevenzione è trattato diversamente?
Perché la legge prevede, per le interdizioni che derivano da una misura di prevenzione disposta dal giudice, la possibilità di escluderne l’applicazione in caso di stato di bisogno; per l’informazione antimafia del prefetto questa valvola non è prevista. Il TAR riteneva irragionevole la differenza.
Allora la differenza resta?
Sì. La Corte non ha dichiarato illegittima la norma: avendo ritenuto inammissibili le questioni, la disciplina vigente continua ad applicarsi, in attesa di un eventuale intervento del legislatore.
Norme collegate
- Art. 3 della Costituzione — Principio di eguaglianza, invocato per la disparità di trattamento tra le due tipologie di interdizione.
- Art. 4 della Costituzione — Diritto al lavoro, evocato a tutela di chi perde i mezzi di sostentamento per effetto dell’interdizione.
- Art. 24 della Costituzione — Diritto di difesa e tutela giurisdizionale, tra i parametri richiamati.
Vedi anche
Per il testo normativo integrale e aggiornato consulta Normattiva.it.