Testo dell'articoloIn aggiornamento

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con la sentenza n. 145 del 2023 la Corte costituzionale ha dichiarato parzialmente illegittima una norma della Regione Marche sulle politiche abitative, eliminando il requisito della residenza per l’accesso a un beneficio.

Di cosa si tratta

Era in discussione l’art. 20-quater, comma 1, lettera a-bis), della legge della Regione Marche 16 dicembre 2005, n. 36, sul riordino del sistema regionale delle politiche abitative. La disposizione subordinava un determinato beneficio al requisito della residenza (oltre ad altri presupposti). Requisiti di residenza prolungata o di radicamento territoriale, nelle politiche abitative e sociali, sono spesso oggetto di scrutinio costituzionale perché rischiano di introdurre discriminazioni irragionevoli tra i potenziali beneficiari. La questione riguardava la legittimità di condizionare l’accesso a un sostegno abitativo alla residenza. Per chi aspira a tali benefici la posta in gioco era la rimozione di un ostacolo all’accesso. La Corte ha ritenuto irragionevole il requisito della residenza limitatamente alle parole «avere la residenza o» e lo ha espunto dalla norma.

La questione di legittimità costituzionale

Era impugnato l’art. 20-quater, comma 1, lettera a-bis), della legge reg. Marche n. 36 del 2005, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, sotto il profilo della ragionevolezza e dell’eguaglianza, in relazione al requisito della residenza.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 20-quater, comma 1, lettera a-bis), della legge reg. Marche n. 36 del 2005, limitatamente alle parole «avere la residenza o», eliminando così quel requisito per l’accesso al beneficio.

Il principio

Subordinare un beneficio nelle politiche abitative al requisito della residenza, in assenza di una ragionevole giustificazione, viola il principio di eguaglianza: i requisiti di accesso non possono introdurre discriminazioni arbitrarie.

Domande e risposte

Cosa significa annullamento «limitatamente alle parole»?

La Corte rimuove solo una porzione testuale della norma (qui «avere la residenza o»), lasciando in vigore il resto della disposizione senza quel requisito.

Perché il requisito della residenza era problematico?

Perché, nel caso esaminato, condizionava l’accesso al beneficio in modo ritenuto irragionevole rispetto al principio di eguaglianza.

Cosa cambia per i richiedenti?

Viene meno la condizione della residenza per quel beneficio: l’accesso non è più subordinato a tale requisito.

Norme collegate

Leggi la decisione integrale
Testo ufficiale della Corte Costituzionale (PDF) e testo integrale con note.

📄 PDF ufficiale →Testo integrale con note (Consulta OnLine)

Vedi anche

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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