Testo dell'articoloIn aggiornamento
Materia: Responsabilità professionale — notaio · Riferimento: Corte di Cassazione, sez. III civile, ordinanza 6 maggio 2020, n. 8497
- Il notaio è tenuto a un dovere di consiglio e informazione che include l’obbligo di dissuasione dalla stipula quando l’atto presenta rischi o inconvenienti.
- Questo dovere si fonda non solo sulla diligenza qualificata, ma anche sulla buona fede oggettiva e correttezza (artt. 1175 e 1375 del codice civile), fonte autonoma di integrazione del contratto.
- Il consiglio si misura sulla causa concreta dell’incarico e sullo scopo pratico che l’operazione mira a realizzare, senza spingersi alla valutazione di convenienza economica.
Il caso
Un cliente lamenta che il notaio, nel ricevere l’atto, non lo ha adeguatamente informato e consigliato su aspetti rilevanti dell’operazione (nel caso, profili connessi anche a benefici e valutazioni dell’immobile), tali da incidere sulla scelta di stipulare. Si discute fin dove arrivi il dovere di consiglio del notaio e su quale base giuridica esso si fondi.
La decisione
La Corte chiarisce che il notaio è tenuto ad adempiere l’incarico con la diligenza qualificata richiesta dall’art. 1176, comma 2, del codice civile (e, per le prestazioni di speciale difficoltà, nei limiti dell’art. 2236). Ma il dovere di consiglio, informazione e dissuasione non trova fondamento soltanto nella diligenza professionale: esso discende anche, e soprattutto, dalla clausola generale di buona fede oggettiva e correttezza (artt. 1175 e 1375 del codice civile).
La buona fede costituisce una fonte autonoma di integrazione del contenuto del rapporto: impone al professionista di fare quanto necessario o utile a salvaguardare l’interesse della controparte, nei limiti di un apprezzabile sacrificio. Il dovere di dissuasione — cioè l’invito a non stipulare un atto rischioso o inopportuno — è un corollario di questo dovere di consiglio. La Corte precisa però il limite: nel rispetto del principio di autoresponsabilità delle parti, il consiglio non si estende alla valutazione della convenienza economica dell’operazione né a ciò che rientra nella normale prudenza esigibile da chiunque, trovando il proprio ambito elettivo nelle questioni tecnico-giuridiche.
Il principio di diritto
Il dovere di consiglio e informazione del notaio comprende l’obbligo di dissuadere il cliente dalla stipula quando l’atto presenti rischi o inconvenienti tecnico-giuridici; tale dovere si fonda sulla clausola generale di buona fede e correttezza (artt. 1175 e 1375 c.c.), opera in funzione della causa concreta dell’incarico e non si estende al giudizio di convenienza economica dell’operazione.
Implicazioni pratiche
Il notaio non è un mero «certificatore» di volontà: deve mettere le parti in condizione di scegliere consapevolmente, segnalando rischi giuridici e, nei casi limite, sconsigliando l’atto. Per il cliente, ciò significa poter contestare l’eventuale silenzio del professionista su profili tecnici rilevanti. Resta però fermo il principio di autoresponsabilità: il notaio non risponde delle scelte di mera opportunità economica, che competono alle parti. Il fondamento normativo è nelle clausole di correttezza e buona fede del Codice Civile (artt. 1175 e 1375).
Domande frequenti
Il notaio deve avvisarmi se l’atto è rischioso?
Sì. Il dovere di consiglio comprende l’obbligo di informazione e di dissuasione sui profili tecnico-giuridici dell’atto, fondato sulla buona fede e correttezza (artt. 1175 e 1375 c.c.).
Il notaio deve dirmi se l’affare conviene economicamente?
No. Il dovere di consiglio non si spinge alla valutazione di convenienza economica né alla normale prudenza esigibile da chiunque: riguarda le questioni tecniche e giuridiche, nel rispetto dell’autoresponsabilità delle parti.
Fonti
- Corte di Cassazione, sez. III civile, ordinanza 6 maggio 2020, n. 8497.
- Artt. 1175, 1375, 1176, comma 2, e 2236 del Codice civile (buona fede, correttezza e diligenza qualificata).
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