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Ultimo aggiornamento: 1 Giugno 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • Il pagamento dell'integrazione salariale al lavoratore avviene di regola tramite anticipazione dell'impresa, che poi viene rimborsata dall'INPS o la conguaglia con i contributi dovuti.
  • Il datore di lavoro deve effettuare il conguaglio o richiedere il rimborso entro sei mesi dalla scadenza della concessione, a pena di decadenza.
  • In caso di comprovate difficoltà finanziarie, sia per la CIGO che per la CIGS, è possibile richiedere il pagamento diretto da parte dell'INPS ai lavoratori.
  • In caso di pagamento diretto, il datore di lavoro deve trasmettere all'INPS i dati per il pagamento entro la fine del secondo mese successivo al periodo, o entro 60 giorni dall'autorizzazione; in caso contrario gli oneri restano a suo carico.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 7 D.Lgs. 148/2015 — Modalità di erogazione e termine per il rimborso delle prestazioni

Riordino degli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 148)

1. Il pagamento delle integrazioni salariali è effettuato dall’impresa ai dipendenti aventi diritto alla fine di ogni periodo di paga.

2. L’importo delle integrazioni è rimborsato dall’INPS all’impresa o conguagliato da questa secondo le norme per il conguaglio fra contributi dovuti e prestazioni corrisposte.

3. Per i trattamenti richiesti a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto o, se richiesti antecedentemente, non ancora conclusi entro tale data, il conguaglio o la richiesta di rimborso delle integrazioni corrisposte ai lavoratori devono essere effettuati, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data del provvedimento di concessione se successivo. Per i trattamenti conclusi prima della data di entrata in vigore del presente decreto, i sei mesi di cui al primo periodo decorrono da tale data.

4. Nel caso delle integrazioni salariali ordinarie, la sede dell’INPS territorialmente competente può autorizzare il pagamento diretto, con il connesso assegno per il nucleo familiare, ove spettante, in presenza di serie e documentate difficoltà finanziarie dell’impresa, su espressa richiesta di questa.

5. Nel caso delle integrazioni salariali straordinarie, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali può autorizzare, contestualmente al trattamento di integrazione salariale, il pagamento diretto da parte dell’INPS, con il connesso assegno per il nucleo familiare, ove spettante, in presenza di serie e documentate difficoltà finanziarie dell’impresa, fatta salva la successiva revoca nel caso in cui il servizio competente accerti l’assenza di difficoltà di ordine finanziario della stessa. 5-bis. In caso di pagamento diretto delle prestazioni di cui al presente articolo, il datore di lavoro è tenuto, a pena di decadenza, ad inviare all’INPS tutti i dati necessari per il pagamento… dell’integrazione salariale entro la fine del secondo mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale, ovvero, se posteriore, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento di autorizzazione. Trascorsi inutilmente tali termini, il pagamento della prestazione e gli oneri ad essa connessi rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente. articolo precedente articolo successivo

Commento

Il meccanismo ordinario: anticipazione e conguaglio

L'articolo 7 del D.Lgs. 148/2015 regola le modalità concrete con cui le integrazioni salariali arrivano nelle tasche dei lavoratori, definendo il circuito finanziario tra impresa, lavoratori e INPS. La regola generale è quella dell'anticipazione: il comma 1 stabilisce che il pagamento è effettuato dall'impresa ai dipendenti aventi diritto alla fine di ogni periodo di paga. Non è dunque l'INPS a corrispondere direttamente le somme, ma il datore di lavoro, che anticipa di tasca propria il trattamento spettante ai lavoratori sospesi o a orario ridotto.

Il recupero delle somme anticipate avviene tramite il meccanismo del conguaglio contributivo (comma 2): l'impresa può scomputare l'importo delle integrazioni versate ai lavoratori dai contributi previdenziali che deve versare periodicamente all'INPS, o in alternativa richiedere un rimborso diretto. Questo sistema è efficiente perché non impone flussi di cassa separati: l'impresa integra i lavoratori, poi abbatte il debito contributivo di pari importo.

Il termine di decadenza per il rimborso

Il comma 3 introduce un termine essenziale: il conguaglio o la richiesta di rimborso devono essere effettuati, a pena di decadenza, entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione, o dalla data del provvedimento di concessione se successiva. Il termine di decadenza è un elemento cruciale dal punto di vista gestionale: scaduti i sei mesi, il datore di lavoro perde definitivamente il diritto al rimborso delle somme anticipate, senza possibilità di sanatoria o rimessione in termini. Nelle realtà aziendali dove la gestione della cassa integrazione è affidata a consulenti o studi paghe, è essenziale che il monitoraggio delle scadenze sia puntuale e documentato.

Il pagamento diretto: quando l'INPS eroga ai lavoratori

I commi 4 e 5 disciplinano il regime eccezionale del pagamento diretto ai lavoratori, che può essere autorizzato in presenza di serie e documentate difficoltà finanziarie dell'impresa. Per la CIGO, l'autorizzazione è rilasciata dalla sede INPS territorialmente competente su espressa richiesta dell'impresa. Per la CIGS, l'autorizzazione è contestuale al decreto ministeriale di concessione e può essere revocata se il servizio competente accerta che le difficoltà finanziarie erano insussistenti.

Il pagamento diretto è uno strumento prezioso in situazioni di crisi aziendale acuta, dove l'impresa non ha la liquidità necessaria per anticipare le integrazioni salariali ai propri dipendenti. Senza questa possibilità, i lavoratori potrebbero trovarsi privi di entrate per periodi anche lunghi, in attesa che l'impresa trovi le risorse per anticipare le somme dovute.

Gli obblighi del datore in caso di pagamento diretto

Il comma 5-bis impone al datore di lavoro che ha ottenuto il pagamento diretto un preciso obbligo informativo verso l'INPS: deve trasmettere tutti i dati necessari per il pagamento dell'integrazione salariale entro la fine del secondo mese successivo a quello di collocazione del periodo di integrazione, ovvero entro 60 giorni dalla comunicazione del provvedimento di autorizzazione se posteriore. L'inosservanza di questo termine — anche qui sanzionata con la decadenza — ha conseguenze onerose: il pagamento della prestazione e i relativi oneri rimangono definitivamente a carico del datore di lavoro inadempiente, che perde il beneficio del pagamento diretto e deve far fronte direttamente alle somme dovute ai lavoratori.

Casi pratici

Caso 1: Conguaglio nel termine: l'operazione corretta

Alfa S.p.A. fruisce di CIGO per quattro mesi, da gennaio ad aprile 2024. La concessione scade il 30 aprile. Il datore deve effettuare il conguaglio entro il 31 ottobre 2024 (sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza della concessione). Il responsabile amministrativo predispone il conguaglio nel cedolino di settembre, scomputando le somme anticipate ai lavoratori durante i quattro mesi dai contributi correnti. L'operazione è perfezionata nei termini.

Caso 2: Pagamento diretto per crisi di liquidità

Beta S.r.l., colpita da una grave crisi finanziaria che ne ha compromesso la liquidità corrente, non riesce ad anticipare le somme della CIGO ai suoi 30 dipendenti. L'azienda presenta all'INPS territoriale documentazione delle proprie difficoltà (bilancio con perdite, linea di credito sospesa dalla banca). L'INPS autorizza il pagamento diretto: da quel momento i lavoratori ricevono l'integrazione salariale direttamente dall'INPS tramite bonifico sul conto corrente comunicato.

Caso 3: Datore di lavoro inadempiente: gli oneri restano a suo carico

Gamma S.r.l. ottiene il pagamento diretto della CIGS. La direzione amministrativa dimentica di trasmettere all'INPS i dati necessari per il pagamento entro la fine del secondo mese successivo al periodo di integrazione. Trascorso inutilmente il termine, l'INPS non può più procedere al pagamento diretto: Gamma è tenuta a corrispondere personalmente ai lavoratori le integrazioni salariali non erogate, perdendo definitivamente il beneficio del pagamento diretto e accollandosi sia le prestazioni che i relativi oneri.

Domande frequenti

Quando riceve i soldi il lavoratore in cassa integrazione?

Di regola alla fine di ogni periodo di paga (mensile per la maggior parte dei lavoratori), quando l'azienda anticipa le integrazioni salariali. In caso di pagamento diretto autorizzato dall'INPS, il lavoratore riceve direttamente dall'Istituto, con cadenza mensile.

Cosa succede se l'azienda dimentica di chiedere il rimborso entro sei mesi?

Perde definitivamente il diritto al rimborso o al conguaglio. Il termine è di decadenza, non di prescrizione: non ammette interruzioni né rimessioni in termini. L'azienda che non recupera le somme anticipate ne sopporta definitivamente il costo.

L'impresa può sempre ottenere il pagamento diretto dall'INPS?

No. Il pagamento diretto è un regime eccezionale che richiede la dimostrazione di serie e documentate difficoltà finanziarie. Per la CIGO l'autorizzazione è rilasciata dalla sede INPS competente; per la CIGS è contestuale al decreto ministeriale. L'INPS può revocare l'autorizzazione se accerta che le difficoltà erano insussistenti.

In caso di pagamento diretto, l'azienda deve comunque fare qualcosa?

Sì. Il datore di lavoro deve trasmettere all'INPS tutti i dati necessari per il pagamento entro la fine del secondo mese successivo al periodo, o entro 60 giorni dall'autorizzazione. Se non lo fa, gli oneri ricadono definitivamente su di lui.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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