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TFR e fine rapporto nel CCNL Editoria Libraria
Il Trattamento di Fine Rapporto è la forma di retribuzione differita più importante nel diritto del lavoro italiano: si accumula anno dopo anno e viene corrisposto al termine del rapporto, qualunque ne sia la causa. Per i dipendenti delle case editrici librarie è disciplinato dall’art. 2120 c.c. e, per la sua destinazione, anche dalla l. 252/2005 sulla previdenza complementare.
Il TFR matura ogni anno nella misura del 6,91% della retribuzione lorda utile (retribuzione annua divisa per 13,5) e viene rivalutato al 31 dicembre di ogni anno. Alla cessazione del rapporto è liquidato integralmente con tassazione separata. Per le aziende con almeno 50 dipendenti il TFR non versato a un fondo pensione va al Fondo di Tesoreria INPS. Il lavoratore può chiedere un anticipo fino al 70% del TFR maturato alle condizioni dell’art. 2120 c.c.
La natura giuridica del TFR: retribuzione differita
Il TFR non è un’indennità liquidata a titolo di benevolenza né un trattamento legato alla causa di cessazione del rapporto. L’art. 2120 c.c. lo qualifica come retribuzione differita: una quota della retribuzione annua che il lavoratore non percepisce mensilmente ma accumula presso il datore (o presso il Fondo di Tesoreria INPS) e che riceve in un’unica soluzione alla fine del rapporto.
Questa qualificazione ha conseguenze pratiche rilevanti:
- Il TFR matura anche durante periodi di sospensione del rapporto (malattia, maternità, infortunio, Cassa Integrazione Guadagni), poiché la retribuzione contrattuale di riferimento non si riduce per effetto delle assenze;
- Il TFR è credito del lavoratore e, in caso di fallimento del datore, è assistito da privilegio speciale (art. 2751-bis c.c.) e dal Fondo di Garanzia INPS (l. 297/1982);
- Il TFR non può essere rinunciato anticipatamente salvo nei casi e nei modi previsti dalla legge (anticipo ex art. 2120 c.c.).
Il meccanismo di calcolo
Il calcolo del TFR annuo segue la formula stabilita dall’art. 2120, 2° comma, c.c.:
- Quota annua = retribuzione lorda annua utile / 13,5 = 6,91% della retribuzione lorda utile;
- Si sottrae dalla retribuzione lorda utile la quota del contributo previdenziale a carico del lavoratore (0,50% dell’imponibile previdenziale);
- La retribuzione utile comprende tutte le voci retributive corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, incluse la tredicesima e — se prevista dal CCNL — la quattordicesima mensilità e i premi di produttività di carattere continuativo.
La quota TFR accantonata viene rivalutata ogni 31 dicembre applicando un tasso composto:
- 1,5% fisso;
- più il 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi al consumo ISTAT per le famiglie di operai e impiegati (indice FOI) dell’anno precedente.
La rivalutazione è soggetta a un’imposta sostitutiva dell’11% annuo, trattenuta dal datore e versata al fisco in acconto e saldo. Il lavoratore non deve preoccuparsi di questo adempimento: è a carico esclusivo del datore.
Destinazione del TFR: azienda, Fondo INPS o previdenza complementare
Dal 1° gennaio 2007 (d.lgs. 252/2005 e l. 296/2006) il lavoratore di nuova assunzione deve compiere una scelta esplicita entro i primi sei mesi di lavoro:
- Destinazione alla previdenza complementare: il TFR viene versato a un fondo pensione negoziale (di categoria o territoriale), a un fondo aperto o a un piano individuale pensionistico (PIP). Nel settore dell’editoria e dei media esistono fondi di previdenza complementare di settore; il CCNL può indicare il fondo negoziale di riferimento.
- Mantenimento presso il datore o trasferimento al Fondo di Tesoreria INPS: se il lavoratore non sceglie o sceglie esplicitamente di non versare a un fondo pensione, il TFR viene:
- mantenuto in azienda (per le imprese con meno di 50 dipendenti);
- versato al Fondo di Tesoreria INPS (per le imprese con almeno 50 dipendenti), che provvede alla rivalutazione e alla liquidazione finale.
- Importo massimo: 70% del TFR maturato alla data della richiesta;
- Causali ammesse: (a) spese sanitarie per terapie ed interventi straordinari riconosciuti dalla competente struttura pubblica; (b) acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile; (c) spese durante i congedi per formazione o parentali di lunga durata.
- il TFR maturato fino alla data di cessazione (compresa la quota dell’anno in corso, rivalutata pro rata temporis);
- le ferie e i permessi maturati e non goduti;
- il rateo di tredicesima (e di quattordicesima, se prevista) maturato nell’anno;
- l’indennità sostitutiva del preavviso, se il datore ha comunicato il recesso in tronco.
- Il datore (sostituto d’imposta) applica una ritenuta provvisoria calcolata utilizzando l’aliquota media IRPEF dell’anno in cui è maturata la quota di TFR;
- Entro quattro anni dalla cessazione del rapporto, l’Agenzia delle Entrate effettua il conguaglio definitivo, calcolando l’imposta sull’aliquota media IRPEF corrispondente al reddito complessivo medio degli ultimi cinque anni. Se risulta un credito, viene rimborsato al lavoratore; se risulta un debito, viene richiesto un versamento integrativo.
Il silenzio del lavoratore equivale a destinazione tacita alla previdenza complementare secondo le regole di default (silenzio-assenso relativo), salvo la prima alternativa non sia espressamente rifiutata.
Vantaggi della previdenza complementare per il TFR
La destinazione del TFR a un fondo pensione offre in genere una fiscalità più favorevole alla liquidazione finale (aliquota al 15%, riducibile fino al 9% con anzianità superiore a trentacinque anni nel fondo) rispetto alla tassazione separata ordinaria. La scelta è irreversibile per la quota già versata al fondo. Il CCNL di settore può prevedere un contributo aggiuntivo a carico del datore per i lavoratori che aderiscono alla previdenza complementare di settore.
L’anticipo del TFR
L’art. 2120, 6° comma, c.c. consente al lavoratore con almeno otto anni di servizio continuativo presso lo stesso datore di richiedere, una sola volta nel corso del rapporto, un anticipo del TFR maturato. Le condizioni sono:
Il datore può soddisfare le richieste entro il limite del 10% degli aventi diritto e comunque del 4% del numero totale dei dipendenti. Il CCNL di settore può ampliare le causali o ridurre il requisito di anzianità minima per l’accesso all’anticipo.
La liquidazione al termine del rapporto
Alla cessazione del rapporto per qualsiasi causa, il datore è tenuto a liquidare:
La liquidazione è esigibile immediatamente alla cessazione del rapporto. Ritardi nel pagamento espongono il datore a interessi legali ex art. 1284 c.c. e, nelle situazioni più gravi, a sanzioni amministrative per violazione delle norme sui tempi di pagamento della retribuzione.
Tassazione separata del TFR
Il TFR è soggetto a tassazione separata (art. 17 e 19 TUIR). Il meccanismo è il seguente:
Per il TFR già versato a fondi pensione la tassazione è diversa e mediamente più favorevole, come illustrato nel paragrafo dedicato alla previdenza complementare.
Casi pratici
Domande frequenti
Come si calcola il TFR annuo per un dipendente di una casa editrice?
Il TFR viene versato all’INPS o rimane in azienda?
Si può richiedere un anticipo del TFR prima della cessazione del rapporto?
Il TFR spetta anche in caso di dimissioni volontarie?
Come viene tassato il TFR al momento della liquidazione?
Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive e minimi contrattuali, come darle, preavviso e telematiche, preavviso e licenziamento, ferie, permessi e ROL, maternità e congedi parentali e tredicesima, quattordicesima e premi.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e si fondano sull’art. 2120 c.c., sul d.lgs. 252/2005 e sulle norme di riferimento per la previdenza complementare e la tassazione del TFR (artt. 17 e 19 TUIR). Per i valori dell’indice di rivalutazione ISTAT e per le soglie fiscali aggiornate si rinvia alle comunicazioni annuali dell’INPS e dell’Agenzia delle Entrate. Per situazioni specifiche è consigliabile rivolgersi alle organizzazioni sindacali firmatarie (SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL) o a un consulente del lavoro.
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