- L'art. 45 disciplina la cessione volontaria del bene da espropriare.
- Il proprietario può cedere il bene accordandosi con l'amministrazione.
- Il corrispettivo è collegato all'indennità, con possibili maggiorazioni.
- Evita il decreto di esproprio e accelera il procedimento.
- È una soluzione consensuale incentivata dal testo unico.
Testo dell'articoloVigente
Art. 45 T.U. Espropriazione — Disposizioni generali
D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327 — Testo unico in materia di espropriazione per pubblica utilità
1. Fin da quando è dichiarata la pubblica utilità dell’opera e fino alla data in cui è eseguito il decreto di esproprio, il proprietario ha il diritto di stipulare col soggetto beneficiario dell’espropriazione l’atto di cessione del bene o della sua quota di proprietà.
2. Il corrispettivo dell’atto di cessione:
a) se riguarda un’area edificabile, è calcolato ai sensi dell’articolo 37, con l’aumento del dieci per cento di cui al comma 2; b) se riguarda una costruzione legittimamente edificata, è calcolato nella misura venale del bene ai sensi dell’articolo 38; c) se riguarda un’area non edificabile, è calcolato aumentando del cinquanta per cento l’importo dovuto ai sensi dell’articolo 40, comma 3; d) se riguarda un’area non edificabile, coltivata direttamente dal proprietario, è calcolato moltiplicando per tre l’importo dovuto ai sensi dell’articolo 40, comma 3. In tale caso non compere l’indennità aggiuntiva di cui all’articolo 40, comma 4.
3. L’accordo di cessione produce gli effetti del decreto di esproprio e non li perde se l’acquirente non corrisponde la somma entro il termine concordato.
4. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del capo X.
Stesso numero, altri codici
- Art. 45 Cod. Amb. — [Abrogato]
- Art. 45 D.Lgs. 159/2011 — Confisca definitiva. Devoluzione allo Stato
- Art. 45 D.Lgs. 209/2005 — Articolo abrogato
- Art. 45 D.Lgs. 42/2004 — Prescrizioni di tutela indiretta
- Art. 45 CAD — Valore giuridico della trasmissione
- Art. 45 Codice Civile: Domicilio dei coniugi, del minore e
Commento
Oggetto e ratio
L'art. 45 disciplina la cessione volontaria del bene, ossia l'accordo con cui il proprietario trasferisce all'autorità o al beneficiario il bene destinato all'espropriazione, evitando il ricorso al decreto. La norma incentiva la definizione consensuale del procedimento, vantaggiosa sia per l'amministrazione, che accelera l'acquisizione, sia per il privato, che ottiene condizioni più favorevoli.
La natura dell'istituto
La cessione volontaria è un accordo che si inserisce nel procedimento espropriativo: pur fondandosi sul consenso del proprietario, presuppone l'avvio del procedimento e la determinazione dell'indennità. Si colloca quindi a metà strada tra la dimensione autoritativa dell'esproprio e quella consensuale del contratto.
Il corrispettivo e le maggiorazioni
Il corrispettivo della cessione è collegato all'indennità di espropriazione: non può, di regola, superare di una determinata misura l'indennità che sarebbe spettata, ma il testo unico riconosce maggiorazioni a favore di chi cede volontariamente, premiando la collaborazione. La cessione consente inoltre di evitare le riduzioni previste per alcune ipotesi, come quella del 25 per cento per le aree edificabili oggetto di riforma economico-sociale.
I presupposti
La cessione volontaria presuppone l'accordo sull'indennità, di regola la condivisione della determinazione provvisoria, e la titolarità del bene in capo a chi cede. In presenza di diritti di terzi o di incertezze sulla titolarità, occorre comporre le diverse posizioni, eventualmente con il deposito delle somme.
Gli effetti
La cessione volontaria produce l'effetto traslativo della proprietà, come il decreto di esproprio, ma su base consensuale. Determina la liberazione del bene dai diritti incompatibili e il trasferimento di questi sull'indennità, secondo le regole generali. Una volta perfezionata, rende non necessario il decreto.
Il vantaggio per le parti
Per l'amministrazione, la cessione riduce tempi e contenzioso; per il privato, assicura un corrispettivo spesso più favorevole e la certezza dei tempi di pagamento. È quindi uno strumento che il testo unico promuove come via preferenziale di definizione del procedimento.
Profili pratici e tutela
Per il proprietario è importante valutare con attenzione la convenienza della cessione, considerando le maggiorazioni e il risparmio rispetto al contenzioso, ma anche la congruità del valore rispetto al mercato. È opportuno verificare le condizioni dell'accordo, anche con l'assistenza di un professionista, prima di sottoscriverlo; perfezionata la cessione, l'eventuale spazio per contestare l'indennità si riduce sensibilmente.
Casi pratici
Caso 1: Cessione con maggiorazione
Tizio accetta la determinazione dell'indennità e cede volontariamente il fondo, beneficiando della maggiorazione prevista per chi collabora.
Caso 2: Esproprio evitato
Grazie alla cessione volontaria del bene di Caio, il Comune evita l'emanazione del decreto di esproprio e accelera l'acquisizione.
Caso 3: Diritti di terzi
Sul bene di Sempronio gravano diritti di terzi: la cessione richiede di comporre le diverse posizioni, con deposito delle somme dovute.
Domande frequenti
Cos'è la cessione volontaria?
È l'accordo con cui il proprietario trasferisce il bene da espropriare all'amministrazione o al beneficiario, evitando il decreto di esproprio.
Conviene cedere volontariamente?
Spesso sì: il testo unico riconosce maggiorazioni a chi collabora ed evita riduzioni e contenzioso; va però valutata la congruità del valore.
Quali presupposti servono?
L'accordo sull'indennità e la titolarità del bene; in presenza di diritti di terzi occorre comporre le posizioni, eventualmente con deposito.
Che effetti produce?
Trasferisce la proprietà come il decreto di esproprio, ma su base consensuale, liberando il bene dai diritti incompatibili.
Vedi anche