- La sezione del Consiglio di Stato può rimettere d'ufficio o su richiesta di parte un ricorso all'Adunanza Plenaria quando il punto di diritto ha dato luogo o può dare luogo a contrasti giurisprudenziali.
- Il presidente del Consiglio di Stato può, prima della decisione, deferire d'ufficio o su istanza di parte qualunque ricorso all'Adunanza Plenaria per risolvere questioni di massima di particolare importanza o dirimere contrasti.
- Se la sezione non condivide un principio enunciato dall'Adunanza Plenaria, è obbligata a rimettere la decisione a quest'ultima con ordinanza motivata (vincolo del precedente).
- L'Adunanza Plenaria di regola decide l'intera controversia; in alternativa enuncia il principio di diritto e restituisce il giudizio alla sezione remittente.
- In casi di particolare importanza l'Adunanza Plenaria può enunciare il principio di diritto nell'interesse della legge anche in ipotesi di inammissibilità, irricevibilità, improcedibilità o estinzione, senza effetti sul provvedimento impugnato.
Testo dell'articoloVigente
Art. 99 Codice del Processo Amministrativo — Deferimento all’adunanza plenaria
D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104 — Codice del processo amministrativo
1. La sezione cui è assegnato il ricorso, se rileva che il punto di diritto sottoposto al suo esame ha dato luogo o possa dare luogo a contrasti giurisprudenziali, con ordinanza emanata su richiesta delle parti o d’ufficio può rimettere il ricorso all’esame dell’adunanza plenaria. L’adunanza plenaria, qualora ne ravvisi l’opportunità, può restituire gli atti alla sezione.
2. Prima della decisione, il presidente del Consiglio di Stato, su richiesta delle parti o d’ufficio, può deferire all’adunanza plenaria qualunque ricorso, per risolvere questioni di massima di particolare importanza ovvero per dirimere contrasti giurisprudenziali.
3. Se la sezione cui è assegnato il ricorso ritiene di non condividere un principio di diritto enunciato dall’adunanza plenaria, rimette a quest’ultima, con ordinanza motivata, la decisione del ricorso.
4. L’adunanza plenaria decide l’intera controversia, salvo che ritenga di enunciare il principio di diritto e di restituire per il resto il giudizio alla sezione remittente.
5. Se ritiene che la questione è di particolare importanza, l’adunanza plenaria può comunque enunciare il principio di diritto nell’interesse della legge anche quando dichiara il ricorso irricevibile, inammissibile o improcedibile, ovvero l’estinzione del giudizio. In tali casi, la pronuncia dell’adunanza plenaria non ha effetto sul provvedimento impugnato.
Titolo II – Appello
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Commento
Ratio e collocazione sistematica
L'art. 99 del Codice del processo amministrativo (D.Lgs. 104/2010) disciplina il meccanismo di deferimento all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, organo chiamato a svolgere la funzione nomofilattica nell'ordinamento della giustizia amministrativa. La norma si inserisce nel Titolo I del Libro IV, dedicato alle impugnazioni, e riflette la scelta del legislatore di dotare il sistema di giustizia amministrativa di uno strumento capace di garantire l'uniformità dell'interpretazione giuridica su scala nazionale. L'Adunanza Plenaria non è una sezione specializzata ordinaria: è la formazione collegiale allargata del Consiglio di Stato, composta dal presidente e da rappresentanti di ciascuna sezione, che interviene soltanto quando la posta in gioco non riguarda più la singola controversia ma il diritto vivente in senso lato. Il suo ruolo è dunque paragonabile, mutatis mutandis, a quello delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nell'ordinamento civile e penale, con la differenza che le pronunce dell'Adunanza Plenaria, pur avendo un forte peso nomofilattico, non vincolano formalmente le sezioni semplici secondo un meccanismo di stare decisis rigido, salvo il meccanismo previsto dal comma 3 dell'art. 99, che introduce una forma di vincolo procedurale particolarmente significativa.
I tre canali di rimessione: sezione, presidente e obbligo di conformità
Il comma 1 dell'art. 99 disciplina la rimessione da parte della sezione assegnataria del ricorso. La sezione può rimettere il ricorso all'Adunanza Plenaria in due situazioni: quando il punto di diritto «ha dato luogo» a contrasti giurisprudenziali già manifestatisi, oppure quando «possa dare luogo» a tali contrasti, in una proiezione preventiva. L'iniziativa può provenire dalle parti o essere esercitata d'ufficio: il codice dunque attribuisce alla sezione un potere discretivo, non un mero obbligo attivabile su istanza. L'Adunanza Plenaria, a sua volta, può restituire gli atti alla sezione remittente se ritiene che la questione non raggiunga la soglia di rilevanza nomofilattica richiesta: si tratta di un filtro ulteriore che evita un uso distorto dell'istituto come strumento deflattivo o dilatorio. Il comma 2 prevede un canale autonomo, riservato al presidente del Consiglio di Stato, che può deferire qualunque ricorso prima della decisione per due diverse finalità: risolvere questioni di massima di particolare importanza, ovvero dirimere contrasti giurisprudenziali già esistenti. Questo potere presidenziale ha carattere straordinario e riflette la responsabilità istituzionale di vertice sulla qualità e coerenza della giurisprudenza del Consiglio di Stato. Anche qui l'iniziativa può provenire dalle parti o essere esercitata d'ufficio. Il comma 3 introduce la disposizione più innovativa e sistematicamente rilevante: quando la sezione cui è assegnato il ricorso «ritiene di non condividere» un principio di diritto già enunciato dall'Adunanza Plenaria, non può semplicemente discostarsi da quel principio con una pronuncia difforme. È tenuta invece a rimettere obbligatoriamente la questione all'Adunanza Plenaria con ordinanza motivata. Questo meccanismo introduce un vincolo procedurale forte: la sezione non è vincolata nel merito a seguire il precedente dell'Adunanza Plenaria, ma lo è nel metodo, perché non può ignorarlo tacitamente. Deve esplicitare le ragioni del dissenso e rimettere la questione. In tal modo si garantisce un contraddittorio istituzionale tra gli orientamenti delle sezioni semplici e quello nomofilattico dell'Adunanza, evitando la formazione di contrasti sommersi.
I poteri decisori dell'Adunanza Plenaria
Il comma 4 stabilisce la regola generale quanto all'esito del giudizio rimesso all'Adunanza Plenaria: questa decide l'intera controversia. Si tratta di una scelta che riflette il principio di economia processuale e la preoccupazione di evitare che il rinvio all'organo nomofilattico si risolva in un mero obiter dictum senza effetti concreti per le parti del giudizio. Tuttavia, la stessa disposizione prevede una deroga: l'Adunanza Plenaria può limitarsi a enunciare il principio di diritto e restituire il giudizio alla sezione remittente per la decisione del caso concreto. Questa seconda modalità è rimessa alla valutazione discrezionale dell'Adunanza stessa, che può sceglierla quando la questione di diritto è netta e il rinvio alla sezione consente una rapida applicazione del principio senza ulteriori complicazioni. Il comma 5 introduce un istituto di notevole originalità sistematica: la possibilità di enunciare il principio di diritto nell'interesse della legge anche in ipotesi di pronunce in rito (irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità) o di estinzione del giudizio. In tali casi, la pronuncia ha un valore esclusivamente nomofilattico e non produce effetti sul provvedimento amministrativo impugnato. Ciò significa che anche quando il giudizio si chiude senza esaminare il merito per ragioni processuali, l'Adunanza Plenaria può comunque fissare un punto di diritto ritenuto di particolare importanza, contribuendo alla certezza del diritto indipendentemente dall'esito della singola controversia. L'istituto ricorda, per certi versi, il ricorso nell'interesse della legge previsto nell'ordinamento processuale civile.
Il vincolo del precedente e la nomofilachia amministrativa
L'art. 99 va letto in combinato disposto con l'art. 88, comma 2, lett. d), c.p.a., che richiede la motivazione delle decisioni che si discostino dai precedenti delle Adunanze Plenarie, e con il più ampio contesto del principio di sinteticità e chiarezza degli atti processuali ex art. 3 c.p.a. La disciplina del deferimento all'Adunanza Plenaria è espressione del principio costituzionale del giusto processo (art. 111 Cost.) e del diritto a una tutela giurisdizionale effettiva (artt. 24 e 113 Cost.), che presuppongono una giurisprudenza prevedibile e coerente. Una giustizia che decidesse in modo radicalmente diverso casi analoghi violerebbe il principio di eguaglianza (art. 3 Cost.) e minerebbe la certezza del diritto. Il meccanismo di nomofilachia delineato dall'art. 99 non equivale a un sistema di precedente vincolante di tipo anglosassone (stare decisis in senso stretto), ma introduce un obbligo di confronto istituzionale che rende costoso e formalmente rilevante il discostarsi dall'orientamento plenario. Le sezioni semplici sono così incentivate a uniformarsi ai principi enunciati dall'Adunanza Plenaria, potendo discostarsi solo con il meccanismo della rimessione motivata, il quale a sua volta consente all'Adunanza di riesaminare il proprio precedente e, eventualmente, di modificarlo.
Profili pratici e ricadute per le parti
Dal punto di vista delle parti processuali, la rimessione all'Adunanza Plenaria comporta una sospensione dei tempi ordinari di decisione della controversia. Le parti possono presentare istanza motivata di rimessione, ma la decisione resta comunque in capo alla sezione (o al presidente). Quando il ricorso viene rimesso, le parti possono depositare memorie e documenti davanti all'Adunanza Plenaria, partecipando pienamente al giudizio nomofilattico. È importante sottolineare che, in caso di rimessione ai sensi del comma 2 da parte del presidente, il giudizio principale rimane sospeso fino alla pronuncia dell'Adunanza. La difesa tecnica avanti l'Adunanza Plenaria richiede particolare cura nella redazione degli atti, poiché la questione di diritto posta diventa di rilievo generale e il contraddittorio si svolge su un piano più astratto rispetto al contenzioso ordinario. I principi enunciati dall'Adunanza Plenaria, benché non formalmente vincolanti per i giudici di primo grado (TAR), esercitano un'influenza determinante sulla giurisprudenza amministrativa complessiva e sono destinati a essere richiamati come parametri interpretativi nelle controversie successive. Per i professionisti, monitorare le pronunce dell'Adunanza Plenaria è dunque essenziale per la corretta consapevolezza del quadro giuridico vigente in ogni settore del diritto amministrativo.
Casi pratici
Caso 1: Contrasto giurisprudenziale sul risarcimento del danno da provvedimento illegittimo
Tizio impugna dinanzi al TAR un provvedimento di diniego di concessione edilizia e chiede anche il risarcimento del danno, contestando che su un punto cruciale relativo alla quantificazione del pregiudizio le sezioni del Consiglio di Stato abbiano assunto orientamenti divergenti. La sezione assegnataria del ricorso in appello, rilevato il contrasto giurisprudenziale, emette ordinanza di rimessione all'Adunanza Plenaria ai sensi dell'art. 99, comma 1, c.p.a., sospendendo di fatto la definizione dell'appello fino alla pronuncia nomofilattica.
Caso 2: Rimessione presidenziale su questione di massima in materia di accesso
Caio, funzionario pubblico, è parte di un giudizio davanti al Consiglio di Stato in cui si discute dell'applicabilità del termine decadenziale breve nei ricorsi in materia di accesso documentale. Il presidente del Consiglio di Stato, ravvisando che la questione è di massima rilevanza e che orientamenti contrastanti si sono manifestati in diverse sezioni, dispone d'ufficio il deferimento all'Adunanza Plenaria prima che la sezione assegnataria emetta la propria sentenza, ai sensi dell'art. 99, comma 2, c.p.a.
Caso 3: Sezione che intende discostarsi da un precedente dell'Adunanza Plenaria
Sempronio ha impugnato un provvedimento di esclusione da una gara pubblica e il giudizio è in appello dinanzi al Consiglio di Stato. La sezione assegnataria, esaminando il caso, ritiene che il principio di diritto enunciato dall'Adunanza Plenaria in una precedente pronuncia sull'onere di immediata impugnazione del bando sia da rimeditare alla luce dell'evoluzione normativa. Non potendo discostarsi autonomamente, la sezione è tenuta a emettere ordinanza motivata di rimessione all'Adunanza Plenaria ai sensi dell'art. 99, comma 3, c.p.a., illustrando le ragioni del dissenso.
Domande frequenti
Cos'è l'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato?
È la formazione collegiale allargata del Consiglio di Stato, composta dal presidente e da rappresentanti di tutte le sezioni, che svolge funzione nomofilattica: enuncia principi di diritto destinati a orientare in modo uniforme la giurisprudenza amministrativa su questioni di massima importanza o su cui esistono contrasti tra le sezioni.
Le sezioni semplici del Consiglio di Stato sono vincolate dalle pronunce dell'Adunanza Plenaria?
Non in senso formalmente assoluto, ma il codice introduce un obbligo procedurale: se una sezione non condivide un principio già enunciato dall'Adunanza Plenaria, non può semplicemente ignorarlo, ma deve rimettere obbligatoriamente la questione all'Adunanza con ordinanza motivata. In questo modo si crea un meccanismo di confronto istituzionale che rafforza la coerenza della giurisprudenza.
Chi può chiedere la rimessione all'Adunanza Plenaria?
Sia le parti del giudizio (con apposita istanza motivata) sia la sezione assegnataria e il presidente del Consiglio di Stato d'ufficio. La sezione non è però vincolata all'istanza di parte: può rimettere o meno secondo la propria valutazione della rilevanza nomofilattica della questione.
Cosa succede al processo principale quando il ricorso viene rimesso all'Adunanza Plenaria?
Il giudizio rimane sospeso in attesa della pronuncia dell'Adunanza Plenaria. Le parti possono depositare memorie e partecipare al contraddittorio davanti all'Adunanza. Al termine, questa o decide direttamente l'intera controversia oppure enuncia il principio e restituisce il giudizio alla sezione remittente.
L'Adunanza Plenaria può pronunciarsi anche quando il ricorso è inammissibile o improcedibile?
Sì: l'art. 99, comma 5, c.p.a. prevede che, se la questione è di particolare importanza, l'Adunanza Plenaria possa enunciare il principio di diritto nell'interesse della legge anche in caso di pronunce in rito (irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità) o di estinzione. In tali casi la pronuncia non produce effetti sul provvedimento impugnato.
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