- Il decreto abroga espressamente diciotto disposizioni primarie preesistenti in materia di trasparenza e pubblicazione.
- Tra le abrogazioni rilevanti: art. 26, comma 1, L. 241/1990; art. 1, comma 127, L. 662/1996; art. 41-bis TUEL.
- Sono abrogate norme su pubblicità dei provvedimenti, situazione patrimoniale, contributi e incarichi.
- Resta inalterato il principio per cui le materie abrogate sono ridisciplinate dal decreto stesso, in una sede unitaria.
- L'art. 53 chiude il sistema garantendo l'esclusività della nuova disciplina sui temi che intende riordinare.
Testo dell'articoloVigente
Art. 53 D.Lgs. 33/2013 — Abrogazione espressa di norme primarie
D.Lgs. 14 marzo 2013, n. 33 — testo aggiornato
1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto sono abrogate le seguenti disposizioni: a) articolo 26, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241 ; b) articolo 1, comma 127, della legge 23 dicembre 1996, n. 662 , e successive modificazioni; c) articolo 41-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 ; d) articoli 40-bis, comma 4, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 , e successive modificazioni; e) articolo 19, comma 3-bis, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 ; f) articolo 57 del decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82 , e successive modificazioni; g) articolo 3, comma 18, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 ; h) articolo 21, comma 1 , art. 23, commi 1 , 2 e 5, della legge 18 giugno 2009, n. 69 ; i) articolo 11 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 ; l) articolo 6, comma 1, lettera b) , e comma 2, lettera b), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70 , convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106 ; o) articolo 20, comma 1, del decreto legislativo 31 maggio 2011, n. 91 ; p) articolo 8 del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98 , convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 11 ; q) articolo 6, comma 6, della legge 11 novembre 2011, n. 180 ; r) articolo 9 del decreto legislativo 29 novembre 2011, n. 228 ; s) articolo 14, comma 2, del decreto-legge 9 febbraio 2012, n. 5 , convertito, con modificazioni, dalla legge 4 aprile 2012, n. 35 ; t) articolo 18 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83 , convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 ; u) articolo 5, comma 11-sexies, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 , convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135 .
Stesso numero, altri codici
- Art. 53 D.Lgs. 504/1995 — Soggetti obbligati
- Articolo 53 L. 184/1983: Revoca promossa dal pubblico ministero
- Art. 53 Reg. (UE) 2024/1689 — Obblighi dei fornitori di modelli di IA per finalità generali
- Art. 53 Cod. Amb. — finalita
- Art. 53 D.Lgs. 159/2011 — (Limite della garanzia patrimoniale)
- Art. 53 D.Lgs. 209/2005 — Attività esercitabili
Commento
L'art. 53 è una disposizione di chiusura: abroga espressamente le norme primarie preesistenti che disciplinavano la stessa materia oggetto del decreto, evitando sovrapposizioni e antinomie. La tecnica dell'abrogazione espressa è preferita all'abrogazione tacita perché garantisce certezza dei rapporti normativi e facilita l'orientamento dell'interprete.
La logica del riordino
Il decreto 33/2013 nasce, ai sensi dell'art. 1, comma 35, della L. 190/2012, come riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. La materia era, prima del riordino, frammentata in disposizioni puntuali sparse in più leggi, con differenti formulazioni e ambiti applicativi. L'art. 53 chiude il riordino abrogando le singole disposizioni assorbite nel nuovo testo unico, in modo da assicurare l'unicità della disciplina.
Le principali abrogazioni
L'elenco include disposizioni di rilevante portata sistematica. L'art. 26, comma 1, della L. 241/1990, ad esempio, disciplinava la pubblicazione dei provvedimenti generali e degli atti amministrativi a contenuto generale: la materia è ora ricompresa nelle disposizioni del decreto. L'art. 1, comma 127, della L. 662/1996 riguardava la pubblicazione di incarichi e consulenze: oggi è disciplinato dagli artt. 15 e seguenti del decreto. L'art. 41-bis del Testo unico degli enti locali (D.Lgs. 267/2000) concerneva la pubblicità della situazione patrimoniale degli amministratori locali: assorbito dal sistema unitario del decreto e dalla L. 441/1982 modificata. L'art. 18 del D.L. 83/2012 imponeva la pubblicazione di sussidi e contributi: ora confluito nell'art. 26 del decreto.
Pubblicità dei provvedimenti e situazione patrimoniale
Tra le altre disposizioni abrogate figurano: l'art. 19, comma 3-bis, del Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003); l'art. 57 del CAD (D.Lgs. 82/2005); l'art. 3, comma 18, della L. 244/2007; l'art. 21, comma 1 e art. 23 della L. 69/2009; l'art. 11 del D.Lgs. 150/2009 (Programma triennale per la trasparenza e l'integrità); l'art. 6, comma 1, lettera b) e comma 2, lettera b) del D.L. 70/2011; e altre disposizioni minori. L'abrogazione è uniforme nel suo significato sistemico: tutte queste norme disciplinavano profili specifici di pubblicità o trasparenza che sono stati riassorbiti nel decreto, in una logica di codificazione.
Il Programma triennale per la trasparenza e l'integrità
Particolarmente significativa è l'abrogazione dell'art. 11 del D.Lgs. 150/2009, che aveva introdotto il Programma triennale per la trasparenza e l'integrità. Lo strumento è stato assorbito dall'art. 10 del decreto, oggi ulteriormente integrato dal Piano triennale per la prevenzione della corruzione e per la trasparenza (PTPCT), strumento unitario di programmazione delle misure di compliance previsto dalla normativa anticorruzione. La clausola di equipollenza dell'art. 52, comma 5, garantisce che i rinvii al vecchio art. 11 si intendano riferiti al nuovo art. 10.
Effetti dell'abrogazione e tutela della continuità
L'abrogazione espressa produce effetto dalla data di entrata in vigore del decreto. La nuova disciplina si applica anche ai procedimenti in corso, salvo l'effetto delle disposizioni transitorie dell'art. 49 per quanto riguarda la decorrenza delle sanzioni e l'avvio di specifici obblighi. La continuità normativa è garantita dal richiamo dinamico dell'art. 52, comma 5: i rinvii contenuti in altre norme alle disposizioni abrogate si intendono riferiti alle corrispondenti disposizioni del decreto. Si evita così che l'abrogazione produca vuoti normativi o disorientamento degli operatori.
Riordino, codificazione e accessibilità del diritto
L'art. 53 esprime una scelta di tecnica legislativa coerente con il principio di accessibilità del diritto: una materia disciplinata in un'unica sede è più conoscibile, più applicabile e meno esposta a interpretazioni difformi. La codificazione della trasparenza è un esempio di buona pratica normativa che ha consentito a operatori, cittadini e amministrazioni di lavorare con un quadro stabile e organico. Le successive modifiche al decreto, particolarmente quella del 2016 (D.Lgs. 97/2016 che ha introdotto l'accesso civico generalizzato), hanno mantenuto la struttura unitaria, intervenendo all'interno del decreto stesso anziché disperdendo la disciplina in nuove leggi separate.
Domande frequenti
Quale è la logica delle abrogazioni dell'art. 53?
Riordinare la disciplina della trasparenza in una sede unitaria, eliminando le disposizioni preesistenti su pubblicità e trasparenza che sono state assorbite nel decreto e ridisciplinate in modo organico.
Cosa succede ai rinvii alle norme abrogate contenuti in altre leggi?
L'art. 52, comma 5, garantisce la continuità: i rinvii alle disposizioni abrogate si intendono riferiti alle corrispondenti norme del decreto, evitando vuoti normativi e disorientamento degli operatori.
Sono state abrogate solo norme su trasparenza in senso stretto?
No. Sono state abrogate anche disposizioni connesse, come l'art. 26 della L. 241/1990 sulla pubblicità degli atti generali, l'art. 41-bis del TUEL sui patrimoni degli amministratori e l'art. 11 del D.Lgs. 150/2009 sul Programma triennale.
Vedi anche