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Materia: Privacy e dati personali / videosorveglianza · Riferimento: Corte di Cassazione, sezione V penale, 5 agosto 2025, n. 28613
- La videosorveglianza occulta sul luogo di lavoro è di regola vietata: l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori tutela la riservatezza dei dipendenti.
- È però lecita come controllo difensivo «in senso stretto» quando è mirata ad accertare condotte illecite già sospettate in danno del patrimonio o dell’immagine aziendale.
- Il controllo deve essere proporzionato, circoscritto e limitato nel tempo: non un monitoraggio sistematico e generalizzato dell’attività lavorativa.
Il caso
Un datore di lavoro, di fronte ad ammanchi e a un fondato sospetto di sottrazioni a danno dell’azienda, installa una telecamera nascosta — senza preavviso ai dipendenti e senza le autorizzazioni ordinarie — per individuare il responsabile. Le immagini vengono poi utilizzate in giudizio. Si discute della loro liceità e utilizzabilità: il controllo occulto viola le regole a tutela della riservatezza del lavoratore o rientra nei controlli difensivi?
La decisione
La Corte ribadisce il principio generale: l’art. 4 dello Statuto dei lavoratori (L. 300/1970) vieta l’uso di impianti audiovisivi per il controllo a distanza dell’attività lavorativa, a tutela della dignità e riservatezza del dipendente. Questa disciplina, però, non si applica ai cosiddetti controlli difensivi in senso stretto: quelli diretti non a verificare il rendimento o l’esatto adempimento della prestazione, bensì ad accertare condotte illecite del lavoratore lesive del patrimonio o dell’immagine dell’impresa.
La liceità del controllo occulto è però subordinata a condizioni precise: deve fondarsi su un fondato sospetto già sorto, essere mirato al singolo lavoratore o all’episodio sospetto, proporzionato e limitato nel tempo. Non è ammesso un controllo preventivo, indiscriminato e permanente: la sorveglianza nascosta non può trasformarsi in un monitoraggio sistematico della vita lavorativa. Solo entro questi limiti le immagini sono lecite e utilizzabili.
Il principio di diritto
La videosorveglianza occulta sul luogo di lavoro è legittima quando costituisce controllo difensivo in senso stretto: presuppone un fondato sospetto di gravi condotte illecite già in atto a danno dell’azienda, è mirata, proporzionata e limitata nel tempo, e non si risolve in un controllo generalizzato e preventivo dell’attività lavorativa; entro tali limiti le risultanze sono utilizzabili.
Implicazioni pratiche
Per le imprese il confine è sottile. La telecamera nascosta non è un mezzo ordinario di vigilanza: può essere usata solo dopo che è sorto un sospetto concreto, in modo circoscritto e per il tempo strettamente necessario a verificarlo. Un impianto occulto attivato «a tappeto», per controllare in via preventiva tutti i dipendenti, espone invece a responsabilità e all’inutilizzabilità delle prove, oltre che a profili sanzionatori sul piano della protezione dei dati. Per il lavoratore, di converso, è essenziale verificare se ricorrevano davvero i presupposti del controllo difensivo. Approfondimenti nelle sezioni Codice della Privacy e GDPR.
Domande frequenti
Il datore di lavoro può installare telecamere nascoste sui dipendenti?
Solo come controllo difensivo mirato: in presenza di un fondato sospetto di condotte illecite a danno dell’azienda, in modo proporzionato e limitato nel tempo. Non come sorveglianza preventiva e generalizzata.
Le immagini di una telecamera occulta sono utilizzabili?
Sì, se il controllo difensivo è legittimo (mirato, proporzionato, su sospetto già sorto). Un controllo indiscriminato e permanente rende invece le prove inutilizzabili.
Cosa cambia rispetto all’art. 4 dello Statuto dei lavoratori?
L’art. 4 vieta il controllo a distanza dell’attività lavorativa; non si applica però ai controlli difensivi in senso stretto, finalizzati ad accertare illeciti contro il patrimonio aziendale.
Fonti
- Corte di Cassazione, sezione V penale, sentenza 5 agosto 2025, n. 28613.
- Art. 4 della L. 20 maggio 1970, n. 300 (Statuto dei lavoratori); D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196 (Codice della privacy) e Reg. UE 2016/679 (GDPR) in materia di videosorveglianza.
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