Testo dell'articoloIn aggiornamento
La Corte costituzionale ha dichiarato non fondate le questioni sull’art. 55 della legge sulle locazioni (legge n. 392 del 1978). Se, scaduto il termine di grazia, il conduttore non paga anche le spese processuali, il giudice deve convalidare lo sfratto: la norma non viola la Costituzione.
Di cosa si tratta
Nei procedimenti di sfratto per morosità, l’art. 55 della legge n. 392 del 1978 consente al conduttore in difficoltà economica di ottenere un «termine di grazia» per sanare il debito: deve pagare canoni scaduti, oneri accessori, interessi e spese processuali. Il Tribunale di Modena dubitava che fosse giusto convalidare lo sfratto quando il conduttore ha pagato quasi tutto e gli resta da versare solo una piccola somma o le spese legali.
La questione di legittimità costituzionale
Era impugnato l’art. 55 della legge 27 luglio 1978, n. 392, nella parte in cui impone la convalida dello sfratto anche quando residui solo il pagamento delle spese processuali o l’inadempimento appaia sproporzionato. I parametri evocati erano gli artt. 2, 3, secondo comma, e 111 della Costituzione. Le questioni erano state sollevate d’ufficio dal Tribunale ordinario di Modena con due ordinanze.
La decisione della Corte
La Corte ha riunito i giudizi e ha dichiarato non fondate le questioni in riferimento a tutti i parametri evocati. La disciplina dell’art. 55 è stata ritenuta conforme a Costituzione.
Il principio
Il legislatore può differenziare i modi della tutela giurisdizionale per evitare abusi del diritto di difesa da parte del conduttore moroso che prolunghi il godimento del bene. Il termine di grazia richiede l’integrale pagamento, comprese le spese: non spetta al giudice valutare caso per caso la gravità dell’inadempimento residuo.
Domande e risposte
Il giudice può evitare lo sfratto se manca solo il pagamento delle spese legali?
No. Secondo la Corte, scaduto il termine di grazia senza pagamento integrale (spese comprese), il giudice deve convalidare lo sfratto.
Cos’è il termine di grazia nello sfratto per morosità?
È un termine che il giudice concede al conduttore in difficoltà economica per pagare tutto il dovuto ed evitare la risoluzione del contratto.
La buona fede tra le parti poteva salvare il conduttore?
No: la Corte ha chiarito che, di fronte a un inadempimento grave, il principio di buona fede non impedisce al locatore di agire per la risoluzione.
Norme collegate
- Art. 3 della Costituzione — principio di eguaglianza, evocato sotto il profilo della solidarietà sociale.
- Art. 111 della Costituzione — giusto processo, parametro invocato sul piano processuale.
- Art. 2 della Costituzione — doveri di solidarietà, ritenuto non pertinente dalla Corte.
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