Testo dell'articoloIn aggiornamento

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte dichiara parzialmente illegittimo l’art. 30-quater dell’ordinamento penitenziario, introdotto dalla legge ex-Cirielli del 2005, nella parte in cui applica retroattivamente i nuovi limiti di pena per il permesso premio ai condannati recidivi reiterati che avevano già raggiunto un grado di rieducazione adeguato prima dell’entrata in vigore della legge più severa.

Di cosa si tratta

La legge 251/2005 (cosiddetta ex-Cirielli) ha inasprito i requisiti per accedere al permesso premio in caso di recidiva reiterata, elevando la soglia di pena espiata richiesta. Il Magistrato di sorveglianza di Livorno doveva decidere su un’istanza già ammissibile al momento della presentazione, ma non più tale dopo l’entrata in vigore della nuova legge.

La questione di legittimità costituzionale

Norma impugnata: art. 30-quater della legge 354/1975 (ordinamento penitenziario), introdotto dall’art. 7 della legge 251/2005, nella parte in cui prevede l’applicazione retroattiva dei nuovi limiti ai condannati che avevano già realizzato le condizioni per il beneficio. Parametri: art. 27, comma 3, Cost. (finalità rieducativa della pena); art. 25, comma 2, Cost. (invocato in via subordinata). Giudice rimettente: Magistrato di sorveglianza di Livorno.

La decisione della Corte

La questione è fondata in riferimento all’art. 27, terzo comma, della Costituzione. La norma è incostituzionale nella parte in cui non prevede che il permesso premio possa essere concesso a chi, prima dell’entrata in vigore della legge più restrittiva, abbia già raggiunto un grado di rieducazione adeguato al beneficio. Bloccare retroattivamente l’accesso a un beneficio penitenziario già meritato vanifica la finalità rieducativa imposta dalla Costituzione.

Il principio

Il legislatore può inasprire le condizioni di accesso ai benefici penitenziari, ma non può vanificare retroattivamente un percorso rieducativo già completato: la finalità rieducativa della pena (art. 27, comma 3, Cost.) impone che chi ha già raggiunto le condizioni per il beneficio prima della legge più severa non possa essere privato di tale riconoscimento.

Domande e risposte

Cosa cambia concretamente dopo questa sentenza per i recidivi reiterati?

Chi aveva già raggiunto il grado di rieducazione sufficiente per il permesso premio prima dell’entrata in vigore della legge ex-Cirielli (5 dicembre 2005) ha diritto a che la sua istanza sia valutata con i requisiti previgenti, non con quelli più stringenti introdotti dalla nuova legge.

La Corte ha dichiarato incostituzionale tutta la norma sui recidivi?

No. Ha solo dichiarato illegittima la parte retroattiva. Le restrizioni per i recidivi reiterati commesse dopo l’entrata in vigore della legge 251/2005 rimangono valide, perché in quel caso non vi è violazione della finalità rieducativa.

Vale lo stesso principio per altre misure alternative alla detenzione?

Sì. La Corte richiama i propri precedenti (sent. 445/1997 sulla semilibertà; sent. 137/1999 sui permessi) che affermano lo stesso principio per tutte le misure legate al percorso rieducativo già completato prima di una legge più restrittiva.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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