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Materia: Reati in materia di lavoro / omesso versamento di ritenute previdenziali · Riferimento: Corte di Cassazione, Sezioni Unite penali, 7 marzo 2018, n. 10424
- L’omesso versamento delle ritenute previdenziali trattenute sulle retribuzioni è reato solo se l’importo annuo supera 10.000 euro (sotto soglia è illecito amministrativo).
- Le Sezioni Unite stabiliscono che la soglia si calcola con riferimento alle scadenze dei versamenti contributivi, non alle mensilità di maturazione.
- Vale il principio di cassa: rileva il periodo gennaio-dicembre delle scadenze, collegato alle retribuzioni effettivamente corrisposte.
Il caso
Un datore di lavoro trattiene sulle buste paga la quota di contributi a carico dei dipendenti ma non la versa all’ente previdenziale. Dopo la depenalizzazione introdotta nel 2016, l’omissione è reato solo se supera 10.000 euro annui; sotto soglia resta un illecito amministrativo. La domanda tecnica, dirimente per stabilire se si superi o no la soglia, è: come si individua il «periodo annuo»? Si guarda alle mensilità di retribuzione oppure alle scadenze dei versamenti contributivi, che cadono il mese successivo?
La decisione
Le Sezioni Unite optano per il criterio ancorato alle scadenze dei versamenti (principio di cassa). Poiché il debito contributivo è legato al pagamento della retribuzione, ma l’omissione diventa penalmente rilevante solo alla scadenza stabilita dalla legge, il computo dei 10.000 euro va effettuato considerando le scadenze mensili dei versamenti: in concreto, il periodo che va dal 16 gennaio al 16 dicembre, relativo alle retribuzioni corrisposte rispettivamente nel dicembre dell’anno precedente e nel novembre dell’anno in corso.
La Corte risolve così il contrasto sorto dopo la parziale depenalizzazione, evitando che il diverso modo di «ritagliare» l’anno faccia oscillare in modo arbitrario il superamento o meno della soglia di punibilità.
Il principio di diritto
Ai fini del reato di omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali, l’importo complessivo superiore a 10.000 euro annui — rilevante per la soglia penale — va determinato con riferimento alle scadenze mensili dei versamenti contributivi (periodo 16 gennaio – 16 dicembre), e non in base alle mensilità di maturazione delle retribuzioni.
Implicazioni pratiche
La pronuncia ha effetti pratici molto concreti per imprenditori e consulenti del lavoro: il modo di calcolare la soglia può spostare la qualificazione del fatto dall’illecito amministrativo al reato. Per la difesa diventa essenziale ricostruire esattamente le scadenze dei versamenti omessi e gli importi corrispondenti, perché un computo corretto può far emergere che, anno per anno, la soglia dei 10.000 euro non è stata superata. Vedi anche la sezione Codice Penale.
Domande frequenti
Sopra quale importo l’omesso versamento dei contributi diventa reato?
Oltre 10.000 euro annui. Al di sotto di questa soglia, dopo la depenalizzazione del 2016, si tratta di un illecito amministrativo e non di un reato.
Come si calcola la soglia dei 10.000 euro?
Secondo le Sezioni Unite con il principio di cassa, riferito alle scadenze dei versamenti contributivi (periodo 16 gennaio – 16 dicembre), e non alle mensilità di maturazione della retribuzione.
Fonti
- Corte di Cassazione, Sezioni Unite penali, 7 marzo 2018, n. 10424.
- Art. 2, commi 1-bis e 1-quinquies, del D.L. 12 settembre 1983, n. 463 (conv. in L. 11 novembre 1983, n. 638); D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 8 (depenalizzazione).
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