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La Corte costituzionale ha dichiarato non fondata, nei sensi di cui in motivazione, la questione sull’art. 4, comma 3, della legge n. 533 del 1977, che prevede una pena più grave per il furto di armi in abitazione rispetto al furto di armi in armeria, fornendo un’interpretazione conforme alla Costituzione della norma.

Di cosa si tratta

Il GIP del Tribunale di Modena stava giudicando in abbreviato una persona accusata di aver sottratto tre fucili dall’abitazione della vittima (reato di cui agli artt. 624-bis e 625, n. 2, c.p. e art. 4 legge n. 533/1977). Il giudice riteneva che il sistema sanzionatorio fosse irragionevole: il furto di armi in abitazione sarebbe punito molto più gravemente (5-12 anni + multa) del furto di armi in armeria, il che gli sembrava incoerente con la ratio dell’aggravante.

La questione di legittimità costituzionale

Il GIP del Tribunale di Modena ha sollevato, in riferimento agli articoli 3 e 27, terzo comma, della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4, comma 3, della legge 8 agosto 1977, n. 533, come sostituito dall’articolo 10, comma 3, della legge 26 marzo 2001, n. 128, nella parte in cui prevede l’applicazione della pena della reclusione da cinque a dodici anni e della multa da euro 1.032 a euro 3.098 per i delitti di cui all’art. 624-bis c.p. aggravati ai sensi del comma 1 del citato art. 4.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la questione non fondata «nei sensi di cui in motivazione». La Corte ha fornito un’interpretazione costituzionalmente orientata: il rinvio all’art. 624-bis c.p. operato dall’art. 4, comma 3, della legge n. 533/1977 è un rinvio meramente quoad poenam, cioè solo al trattamento sanzionatorio del furto in abitazione; non estende l’aggravante speciale delle armi a qualsiasi furto in luogo di privata dimora. Con questa lettura, la norma non produce le asimmetrie sanzionatorie irragionevoli denunciate dal rimettente.

Il principio

Quando una norma penale è suscettibile di più interpretazioni, di cui una conforme e una difforme dalla Costituzione, la Corte privilegia l’interpretazione conforme e dichiara la questione non fondata «nei sensi di cui in motivazione». Il giudice rimettente, fondando la questione su un’interpretazione erronea della norma, ottiene dalla Corte un chiarimento interpretativo vincolante.

Domande e risposte

Cosa prevede l’art. 4 della legge n. 533 del 1977 sul furto di armi?

Prevede un’aggravante speciale per il furto di armi, munizioni ed esplosivi da armerie, depositi o locali adibiti a custodia di armi (comma 1: reclusione da 3 a 10 anni). Il comma 3 richiamava il trattamento sanzionatorio dell’art. 624-bis c.p. (furto in abitazione, reclusione da 4 a 7 anni, poi elevata): si trattava di capire se questo rinvio riguardasse anche le armi rubate in abitazione.

Cosa significa che la questione è «non fondata nei sensi di cui in motivazione»?

Significa che la norma, correttamente interpretata nel modo indicato dalla Corte nella motivazione, non è incostituzionale. Non è una pronuncia di rigetto semplice (non fondata in senso pieno), ma una pronuncia che orienta l’interpretazione futura della norma, chiarendo qual è il solo significato costituzionalmente compatibile.

Qual era il rischio pratico della interpretazione del rimettente?

Se l’art. 4, comma 3, fosse stato interpretato come il rimettente suggeriva, il furto di tre fucili da un’abitazione avrebbe comportato una pena da 5 a 12 anni, assai più grave di quella per il furto delle stesse armi da un’armeria (3-10 anni), pur essendo — sotto il profilo della pericolosità sociale — un fatto meno grave. La Corte ha risolto questa asimmetria con la propria interpretazione.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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