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La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso da alcuni senatori sull’iter di approvazione della legge di bilancio 2019.
Di cosa si tratta
Alcuni senatori del Gruppo Partito democratico lamentavano che le modalità di approvazione della legge di bilancio per il 2019 avessero compresso le prerogative dei parlamentari e la possibilità di un esame effettivo del provvedimento. La pronuncia riguarda la fase di ammissibilità del conflitto.
La questione di legittimità costituzionale
Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato era sorto a seguito dell’iter di approvazione del disegno di legge «Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021» (A.S. 981), approvato il 23 dicembre 2018, promosso dal senatore Andrea Marcucci, anche quale capogruppo del Gruppo Partito democratico al Senato, e da altri senatori.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato.
Il principio
Il singolo parlamentare può sollevare conflitto di attribuzione a tutela delle proprie prerogative costituzionali, ma il ricorso è ammissibile solo in presenza di una lesione manifesta e grave delle attribuzioni; in mancanza di tali presupposti il conflitto non supera la fase di ammissibilità.
Domande e risposte
Chi aveva sollevato il conflitto?
Il senatore Andrea Marcucci, anche come capogruppo del Gruppo Partito democratico al Senato, insieme ad altri senatori.
Cosa contestavano i ricorrenti?
Le modalità con cui si era svolto l’iter di approvazione della legge di bilancio per il 2019.
Qual è stato l’esito?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile nella fase di ammissibilità.
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