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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte dichiara ammissibile il conflitto di attribuzioni sollevato dal GUP del Tribunale di Potenza nei confronti del Senato della Repubblica in relazione alla delibera di insindacabilità dell’ex senatore Rocco Loreto per presunte calunnie e violenza privata verso il dott. Matteo Di Giorgio. Il conflitto può procedere nel merito.

Di cosa si tratta

Il Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Potenza processa l’ex senatore Rocco Loreto per calunnia continuata e violenza privata in danno del dott. Matteo Di Giorgio. Il Senato della Repubblica delibera che i fatti attengono a opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari, dichiarandoli insindacabili ex art. 68, primo comma, Cost. Il GUP insorge con conflitto di attribuzioni.

La questione di legittimità costituzionale

Il GUP del Tribunale di Potenza censura la deliberazione del Senato del 28 maggio 2003, sostenendo che l’ex senatore Loreto non abbia espresso opinioni o dato voti parlamentari, ma abbia posto in essere atti materiali (calunnia, violenza privata) che non rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 68, primo comma, Cost., come chiarito dalla sent. n. 137/2001 della Corte stessa.

La decisione della Corte

La Corte dichiara ammissibile il conflitto ai sensi dell’art. 37 della legge n. 87/1953: esistono sia il profilo soggettivo (il GUP è un potere dello Stato) sia quello oggettivo (la delibera senatoria è idonea a menomare la giurisdizione penale del GUP). Rimanda la decisione di merito a separata pronuncia.

Il principio

Atti materiali posti in essere da un parlamentare — quali calunnia e violenza privata — non possono rientrare nell’ambito di applicazione dell’art. 68, primo comma, Cost., che protegge le opinioni e i voti espressi nell’esercizio delle funzioni parlamentari. La delibera senatoria che li qualifichi come tali è suscettibile di conflitto.

Domande e risposte

Che differenza c’è tra “opinioni” e “atti materiali” ai fini dell’immunità parlamentare?

L’art. 68, comma 1, Cost. copre solo le opinioni espresse e i voti dati nell’esercizio delle funzioni parlamentari. Atti materiali — come presentare esposti calunniosi o esercitare coercizione fisica — non sono “opinioni” e quindi non rientrano nell’immunità, indipendentemente dal contesto parlamentare.

Cosa significa “insindacabilità” in concreto per il processo penale?

Se la delibera di insindacabilità è valida, il giudice penale non può procedere per i fatti coperti dall’immunità. Se il conflitto viene accolto dalla Corte nel merito, la delibera viene annullata e il processo riprende.

Chi è Rocco Loreto?

Ex senatore della Repubblica, contro il quale pendevano procedimenti penali per calunnia e violenza privata in danno del dott. Matteo Di Giorgio. Il Senato aveva deliberato l’insindacabilità dei fatti contestati, ritenendoli connessi all’attività parlamentare.

Norme collegate

Scheda in aggiornamento. Il commento professionale, i casi pratici e le FAQ per questo articolo sono in corso di redazione.
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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