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La Corte dichiara manifestamente inammissibile la questione sull’art. 12, comma 2-ter, della legge finanziaria 2003, relativa al condono dei ruoli IVA, per carenze motivazionali nell’ordinanza di rimessione.

Di cosa si tratta

La Commissione tributaria provinciale di Torino aveva sollevato questione sulla norma che consentiva il condono dei ruoli IVA dichiarati esecutivi entro il 31 dicembre 2000, ma non consegnati all’esattore entro il 30 giugno 2001. La società contribuente, nell’incertezza sulle date, aveva aderito al condono; l’ufficio aveva poi ritenuto il condono non applicabile. La questione denunciava violazione dell’art. 3 Cost. per disparità di trattamento.

La questione di legittimità costituzionale

Art. 12, comma 2-ter, della legge 27 dicembre 2002, n. 289 (legge finanziaria 2003). Parametro: art. 3 Cost. (ragionevolezza e parità di trattamento). Rimettente: Commissione tributaria provinciale di Torino (ord. 1° luglio 2004).

La decisione della Corte

Manifesta inammissibilità. Il giudice rimettente non ha dimostrato che la norma fosse applicabile nel giudizio a quo né ha adeguatamente motivato la rilevanza della questione rispetto alla fattispecie concreta portata alla sua attenzione.

Il principio

L’inammissibilità per difetto di motivazione sulla rilevanza colpisce la questione quando il rimettente non spiega in modo chiaro il nesso tra la norma censurata e la decisione da rendere nel giudizio principale.

Domande e risposte

Il condono dei ruoli IVA del 2002 era applicabile a tutti i contribuenti?

No. L’art. 12, comma 2-ter, della L. 289/2002 prevedeva condizioni temporali precise (ruoli esecutivi entro il 31/12/2000 e consegnati all’esattore entro il 30/6/2001) che non tutti i contribuenti soddisfacevano, creando disparità di fatto.

Perché la Corte non ha valutato la disparità denunciata?

Perché il rimettente non aveva soddisfatto il requisito processuale della rilevanza: non ha provato che la norma censurata fosse quella da applicare nel caso concreto.

Cosa significa «manifesta inammissibilità»?

La Corte può dichiarare in camera di consiglio, senza udienza pubblica, l’inammissibilità manifesta di una questione quando i vizi dell’ordinanza di rimessione sono così evidenti da non richiedere approfondimento.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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