Testo dell'articoloVigente
Materia: Redditi d’impresa / compensi agli amministratori · Riferimento: Corte di Cassazione, sezione tributaria, 30 novembre 2016, n. 24379
- I compensi agli amministratori sono deducibili dal reddito d’impresa (per cassa, con il cosiddetto «principio di cassa allargato»).
- L’Amministrazione può però sindacare la congruità del compenso e disconoscere la deduzione della parte manifestamente sproporzionata e priva di ragionevolezza economica.
- Il giudizio non è di mera convenienza: il Fisco non si sostituisce all’imprenditore, ma può intervenire sui costi palesemente abnormi o antieconomici.
Il caso
Una società deduce compensi molto elevati a favore dei propri amministratori. L’ufficio ne contesta la congruità, ritenendoli sproporzionati rispetto all’attività e ai risultati, e disconosce parte della deduzione.
La decisione
La Corte afferma che rientra nei normali poteri dell’ufficio la verifica dell’attendibilità economica delle poste esposte in bilancio, incluso il compenso agli amministratori. L’Amministrazione può quindi sottoporre a verifica valutativa l’entità e la congruità del compenso e disconoscere la deduzione della quota che risulti manifestamente sproporzionata e priva di giustificazione economica rispetto alla realtà dell’impresa.
Il giudizio sull’inerenza non è però puramente quantitativo né di mera convenienza: il Fisco non può sostituirsi all’imprenditore nelle scelte gestionali, e può intervenire solo quando il costo è palesemente irragionevole, abnorme o estraneo all’attività (antieconomicità manifesta). Spetta al contribuente, di fronte alla contestazione, dare conto delle ragioni economiche del compenso.
Il principio di diritto
In tema di reddito d’impresa, l’Amministrazione finanziaria può valutare la congruità dei compensi deliberati a favore degli amministratori e disconoscere la deducibilità della parte che risulti manifestamente sproporzionata e priva di ragionevolezza economica, senza però sostituirsi alle scelte imprenditoriali quando il costo non sia abnorme.
Implicazioni pratiche
I compensi vanno deliberati e documentati con criteri ragionevoli (ruolo, impegno, risultati, parametri di mercato): compensi abnormi rispetto alle dimensioni e ai risultati della società sono esposti al rischio di ripresa della parte eccedente. È bene conservare la delibera assembleare e le motivazioni economiche, e mantenere coerenza con l’attività effettivamente svolta. Approfondimenti nella sezione TUIR.
Domande frequenti
Il Fisco può sindacare quanto pago gli amministratori?
Sì, può valutarne la congruità e disconoscere la deduzione della parte manifestamente sproporzionata e priva di ragionevolezza economica, senza però sostituirsi alle scelte imprenditoriali quando il costo non è abnorme.
Come mi tutelo?
Deliberando i compensi con criteri coerenti (ruolo, impegno, risultati, valori di mercato) e conservando la delibera e le motivazioni economiche a supporto della deducibilità.
Fonti
- Corte di Cassazione, sezione tributaria, sentenza 30 novembre 2016, n. 24379 (e pronuncia conforme n. 3243/2023).
- Artt. 95, comma 5, e 109 del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR).
Serve un parere sul tuo caso concreto?
Questa guida spiega la regola generale, ma ogni situazione ha le sue specificità. Per un controllo sul tuo caso puoi trovare un professionista tramite Legge in Chiaro.