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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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La Corte dichiara manifestamente inammissibile la questione di legittimità sull’art. 14 della legge Galli (n. 36/1994) che obbliga l’utente a pagare il canone di depurazione anche in assenza di impianti attivi. L’ordinanza di rimessione del Giudice di pace di Gragnano è carente: non indica il periodo temporale cui si riferisce il canone contestato, dato essenziale per stabilire quale disciplina sia applicabile ratione temporis.

Di cosa si tratta

Un utente del servizio idrico aveva chiesto in giudizio di non dover pagare la quota tariffaria riferita alla depurazione delle acque reflue, perché la fognatura del suo Comune era priva di impianti centralizzati di depurazione. L’art. 14, comma 1, della legge n. 36/1994 (cosiddetta legge Galli) prevedeva espressamente che il canone fosse dovuto anche in questa ipotesi.

La questione di legittimità costituzionale

Norma impugnata: art. 14, comma 1, legge 5 gennaio 1994, n. 36, nella formulazione originaria, nella parte in cui impone il canone di depurazione anche in assenza di servizio. Parametri: artt. 2, 3, 32, 53 e 97 Cost. Giudice rimettente: Giudice di pace di Gragnano, ordinanza 14 marzo 2005.

La decisione della Corte

La questione è manifestamente inammissibile per insufficiente descrizione della fattispecie. Il rimettente non ha indicato il periodo a cui si riferisce la quota di tariffa controversa, dato essenziale: la disciplina del canone di depurazione ha subito ripetute modifiche normative e il testo originario dell’art. 14, comma 1, era applicabile solo dal 3 ottobre 2000 al 27 agosto 2002.

Il principio

Un’ordinanza di rimessione è inammissibile quando omette la precisazione del periodo temporale cui si riferisce la fattispecie, tutte le volte in cui la disciplina normativa applicabile sia mutata nel tempo e la determinazione della norma vigente dipenda proprio dalla collocazione temporale del fatto.

Domande e risposte

Si può contestare il canone di depurazione se non vi sono impianti nel proprio Comune?

La questione è tutt’ora controversa e dipende dalla disciplina applicabile nel periodo considerato. La Corte non ha deciso nel merito. Occorre verificare quale normativa era in vigore nel periodo coperto dalle fatture contestate.

Perché il periodo temporale è così rilevante?

La disciplina del canone di depurazione è cambiata più volte: dal 2000 al 2002 era in vigore il testo originario dell’art. 14 l. 36/1994; prima e dopo si applicavano norme diverse. Un ricorso o un’eccezione devono fare riferimento alla disciplina corretta.

La norma che obbliga al pagamento nonostante l’assenza di servizio è costituzionalmente legittima?

La Corte non si è pronunciata nel merito. I proventi del canone, per legge, confluiscono in un fondo vincolato destinato esclusivamente alla realizzazione degli impianti di depurazione mancanti.

Norme collegate

Scheda in aggiornamento. Il commento professionale, i casi pratici e le FAQ per questo articolo sono in corso di redazione.
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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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