Autore: Andrea Marton

  • Corte cost. n. 322/2011 – Sospensione del termine per disconoscere la paternità anche per l’infermo di mente non interdetto

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 245 del codice civile nella parte in cui non prevede la sospensione del termine per l’azione di disconoscimento della paternità anche a favore del soggetto che, pur non interdetto, versi in condizione di abituale grave infermità mentale tale da renderlo incapace di provvedere ai propri interessi. Il trattamento deteriore rispetto all’interdetto è privo di ragionevole giustificazione.

    Di cosa si tratta

    Un soggetto interdetto, tramite il tutore, aveva avviato un giudizio per disconoscere la paternità di un figlio minore. Il Tribunale di Catania, investito del caso, ha rilevato che l’art. 245 c.c. – nel disciplinare la sospensione del termine per l’azione – parla solo degli interdetti, lasciando senza tutela chi, pur non formalmente interdetto, si trovi in stato di grave infermità mentale. Questa lacuna pareva irragionevole.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale ordinario di Catania ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell’art. 245 del codice civile, nella parte in cui non prevede che la decorrenza del termine indicato nell’art. 244 c.c. sia sospesa anche nei confronti del soggetto che, sebbene non interdetto, versi in condizione di abituale grave infermità di mente che lo renda incapace di provvedere ai propri interessi.

    La decisione della Corte

    La Corte costituzionale dichiara l’illegittimità costituzionale dell’articolo 245 del codice civile nella parte in cui non prevede che la decorrenza del termine sia sospesa anche nei confronti del soggetto che, sebbene non interdetto, versi in condizione di abituale grave infermità di mente che lo renda incapace di provvedere ai propri interessi. La sospensione del termine deve quindi operare dalla cessazione della situazione di effettiva incapacità del soggetto.

    Il principio

    La tutela accordata dall’art. 245 c.c. – che sospende il termine per agire in disconoscimento di paternità – deve estendersi non solo all’interdetto in senso formale, ma anche a chi si trovi in condizione di abituale grave infermità mentale tale da renderlo incapace di provvedere ai propri interessi; negare questa protezione è irragionevole e lesivo del diritto di difesa in giudizio.

    Domande e risposte

    Cos’è l’azione di disconoscimento di paternità?

    È l’azione con cui il padre (o altri soggetti legittimati) può contestare in giudizio la presunzione di paternità prevista dall’art. 231 del codice civile; deve essere esercitata entro termini perentori stabiliti dall’art. 244 c.c.

    Cosa cambia concretamente dopo questa sentenza?

    Anche chi, senza essere stato formalmente interdetto, si trova in grave infermità mentale che gli impedisce di gestire i propri interessi, può beneficiare della sospensione del termine per agire in disconoscimento; il termine ricomincia a decorrere solo dalla cessazione dello stato di incapacità.

    Perché la distinzione tra interdetto e infermo di mente non interdetto è irragionevole?

    Perché entrambi i soggetti si trovano in uno stato di incapacità effettiva che impedisce loro di esercitare autonomamente i diritti; la protezione accordata solo all’interdetto formale crea una disparità di trattamento priva di giustificazione costituzionale rispetto all’art. 3 Cost.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 321/2011 – Illegittima riserva della direzione dei SerT al solo personale medico

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 5, 11 e 13 della legge regionale pugliese n. 27/1999, nella parte in cui riservano la direzione dei SerT (Servizi per le Tossicodipendenze) al solo personale medico, escludendo gli psicologi. La norma regionale viola l’art. 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, invadendo la competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile.

    Di cosa si tratta

    Un dirigente psicologo in servizio da anni presso un SerT pugliese aveva contestato una deliberazione aziendale che, applicando la legge regionale, gli impediva di dirigere il dipartimento, riservando tale funzione esclusivamente ai medici. Il TAR Puglia, sezione di Lecce, aveva sollevato la questione ritenendo che la norma discriminasse senza giustificazione gli psicologi rispetto ai medici, pur svolgendo entrambi funzioni essenziali nei SerT.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, sezione di Lecce, ha sollevato, in riferimento agli artt. 3 e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale degli artt. 5, 11 e 13 della legge della Regione Puglia n. 27/1999, nella parte in cui riservano la direzione dei SerT al solo personale medico, escludendo quello con profilo professionale di psicologo.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale degli artt. 5, 11 e 13 della legge regionale pugliese n. 27/1999 (nel testo antecedente alle modifiche apportate dalla legge regionale n. 4/2010), nella parte in cui riservano la direzione dei SerT al solo personale medico con esclusione degli psicologi, per contrasto con l’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost. che riserva allo Stato la disciplina degli incarichi dirigenziali in materia.

    Il principio

    La Regione non può riservare con legge propria la direzione dei Servizi per le Tossicodipendenze (SerT) al solo personale medico, escludendo gli psicologi, quando la normativa statale (legge n. 45/1999) già disciplina il conferimento di tali incarichi senza distinzione di profilo professionale; la disciplina regionale è invasiva della competenza esclusiva statale in materia di ordinamento civile.

    Domande e risposte

    Cosa sono i SerT?

    I Servizi per le Tossicodipendenze (SerT) sono strutture del Servizio Sanitario Nazionale dedicate alla prevenzione, cura e riabilitazione delle persone dipendenti da sostanze stupefacenti, alcol e altre dipendenze patologiche; erogano prestazioni sia di carattere medico-farmacologico sia psicologico e socio-riabilitativo.

    Perché l’esclusione degli psicologi dalla direzione dei SerT è incostituzionale?

    Perché la legge statale n. 45/1999 già regola il conferimento degli incarichi dirigenziali nei SerT senza distinguere tra medici e psicologi; la Regione Puglia, riservando la direzione ai soli medici, ha legiferato in una materia – l’ordinamento civile – riservata esclusivamente allo Stato dall’art. 117, secondo comma, lettera l), Cost.

    Quali sono le funzioni dello psicologo nei SerT che la Corte valorizza?

    La Corte rileva che le prestazioni psicologiche e socio-riabilitative hanno nei SerT un rilievo non inferiore a quelle medico-farmacologiche; escludere gli psicologi dalla direzione è privo di giustificazione ragionevole in relazione alle finalità istituzionali di questi servizi.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 320/2011 – Illegittimità delle norme lombarde sulla società patrimoniale per il servizio idrico

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dei commi 2 e 4 dell’art. 49 della legge regionale lombarda n. 26/2003, introdotti dalla legge regionale n. 21/2010, in materia di società patrimoniale d’ambito per il servizio idrico integrato, per violazione dell’art. 117, commi primo e secondo, della Costituzione. La disciplina regionale eccede le competenze legislative della Regione Lombardia in materia di tutela della concorrenza e ordinamento civile.

    Di cosa si tratta

    La Regione Lombardia aveva introdotto norme sulla società patrimoniale d’ambito (ATO) per la gestione delle reti del servizio idrico integrato: in particolare, aveva stabilito obblighi di conferimento della proprietà delle reti da parte degli enti locali e compiti specifici di questa società, tra cui l’espletamento delle gare per l’affidamento del servizio. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato tali norme davanti alla Corte.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Presidente del Consiglio dei ministri ha impugnato l’art. 1, comma 1, lettera t), della legge della Regione Lombardia 27 dicembre 2010, n. 21, nella parte in cui introduce nell’art. 49 della legge regionale n. 26/2003 i commi 2, 4 e 6, lettera c), in riferimento all’art. 117, secondo comma, lettere e) (tutela della concorrenza), l) (ordinamento civile), m) (livelli essenziali delle prestazioni), s) (tutela dell’ambiente), e primo comma della Costituzione.

    La decisione della Corte

    La Corte dichiara l’illegittimità costituzionale dei commi 2 e 4 dell’art. 49 della legge regionale n. 26/2003, introdotti dalla legge regionale n. 21/2010. Il comma 2 (società patrimoniale unica con conferimento delle reti) e il comma 4 (compiti della società patrimoniale) invadono la competenza esclusiva statale in materia di tutela della concorrenza e di ordinamento civile. Dichiara invece non fondate le censure relative al comma 6, lettera c).

    Il principio

    Le Regioni non possono disciplinare con legge propria la struttura societaria e le modalità di affidamento del servizio idrico integrato quando ciò interferisce con la tutela della concorrenza (materia di competenza legislativa esclusiva dello Stato ex art. 117, secondo comma, lettera e, Cost.) e con le norme di diritto civile che regolano i contratti e le società.

    Domande e risposte

    Cosa è una società patrimoniale d’ambito per il servizio idrico integrato?

    È una società costituita dagli enti locali dell’ambito territoriale ottimale (ATO) che detiene la proprietà delle reti, degli impianti e delle dotazioni patrimoniali del servizio idrico, mettendole a disposizione del gestore selezionato tramite gara.

    Perché la disciplina lombarda è stata dichiarata incostituzionale?

    Perché imponeva una struttura societaria specifica (società unica per ATO con conferimento obbligatorio delle reti) e compiti alla società patrimoniale che interferivano con le regole statali sulla concorrenza e con le norme del diritto civile, materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato.

    Cosa rimane valido della normativa regionale contestata?

    Il comma 6, lettera c), dell’art. 49 della legge regionale n. 26/2003, non censura le censure relative a quella disposizione, che è stata quindi ritenuta non fondata dalla Corte.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 319/2011 – Inammissibilità del conflitto su decreto Difesa e beni patrimoniali della Regione siciliana

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione promosso dalla Regione siciliana contro il Presidente del Consiglio dei ministri in relazione a un decreto ministeriale della Difesa che aveva destinato all’alienazione beni ubicati in Sicilia, lamentando la violazione dello statuto regionale e del principio di leale collaborazione. Il ricorso è inammissibile perché il decreto direttoriale impugnato non è un atto idoneo a essere oggetto di conflitto di attribuzioni.

    Di cosa si tratta

    La Regione siciliana aveva impugnato il decreto direttoriale del Ministero della difesa dell’8 settembre 2010 con cui erano stati individuati – ai fini di alienazione, permuta o valorizzazione – immobili in uso all’Amministrazione della difesa situati anche in Sicilia, fra cui il Faro Capo Mulini di Acireale e l’ex carcere militare di Palermo. Secondo la Regione, tali beni avrebbero dovuto essere trasferiti alla Regione stessa, come già concordato in sede di Commissione paritetica.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Regione siciliana ha promosso conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del Consiglio dei ministri per violazione degli artt. 32 e 33 dello statuto speciale siciliano (r.d.lgs. 15 maggio 1946, n. 455) e del principio di leale collaborazione, in relazione al decreto direttoriale del Ministero della difesa n. 13/2/5/2010 che disponeva il trasferimento al patrimonio disponibile dello Stato di immobili ubicati in Sicilia già inseriti nell’elenco di beni da cedere alla Regione.

    La decisione della Corte

    La Corte costituzionale dichiara inammissibile il conflitto di attribuzione. Il decreto direttoriale impugnato è stato ritenuto inidoneo a essere oggetto di conflitto di attribuzioni tra enti, in quanto non si tratta di un atto normativo o amministrativo che menomi in modo definitivo le attribuzioni costituzionali della Regione. La Corte rileva inoltre che la questione aveva ad oggetto l’art. 14-bis del d.l. n. 112 del 2008.

    Il principio

    Il conflitto di attribuzione tra enti è inammissibile quando l’atto impugnato non è idoneo a ledere in modo definitivo le attribuzioni costituzionalmente garantite della Regione; non ogni atto amministrativo statale che incida su beni regionali può essere oggetto di conflitto intersoggettivo davanti alla Corte costituzionale.

    Domande e risposte

    Che differenza c’è tra un conflitto di attribuzioni e un ricorso in via principale?

    Il conflitto di attribuzioni tutela la sfera di competenze costituzionalmente garantite di un soggetto istituzionale contro atti concreti di un altro potere; il ricorso in via principale, invece, impugna leggi statali o regionali per contrasto con la Costituzione o lo statuto regionale.

    Perché il decreto direttoriale della Difesa era rilevante per la Sicilia?

    Perché includeva beni ubicati in Sicilia – come il Faro Capo Mulini e l’ex carcere militare di Palermo – già inseriti nell’elenco concordato dalla Commissione paritetica per il trasferimento alla Regione; la Regione riteneva che lo Stato stesse disponendo unilateralmente di beni che le spettavano.

    Cosa sono gli artt. 32 e 33 dello statuto siciliano?

    Disciplinano il patrimonio regionale e le modalità di trasferimento dei beni dallo Stato alla Regione siciliana; la Regione li invocava per sostenere che i beni militari dismessi, una volta venuto meno l’uso militare, avrebbero dovuto essere ceduti alla Regione stessa.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 318/2011 – Inammissibilità manifesta su presunzioni bancarie nell’accertamento fiscale

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 32, d.P.R. n. 600/1973 in materia di accertamento delle imposte sui redditi, sollevate dalla Commissione tributaria provinciale di Pescara in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione. Le censure difettano di adeguata motivazione sulla rilevanza e sulla non manifesta infondatezza.

    Di cosa si tratta

    La Commissione tributaria provinciale di Pescara, nel corso di due giudizi in cui un professionista aveva impugnato avvisi di accertamento per omessa presentazione delle dichiarazioni fiscali degli anni 2003 e 2004, aveva sollevato dubbi di costituzionalità sulla norma che disciplina le presunzioni legali utilizzabili dall’Agenzia delle entrate negli accertamenti bancari.

    La questione di legittimità costituzionale

    La Commissione tributaria provinciale di Pescara ha sollevato, con due ordinanze del 14 dicembre 2010, questione di legittimità costituzionale del secondo periodo del numero 2) del primo comma dell’art. 32 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, come modificato dalla legge finanziaria 2005, in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione. La norma impugnata stabilisce presunzioni legali relative ai versamenti e prelevamenti bancari nei confronti di soggetti che non hanno presentato la dichiarazione dei redditi.

    La decisione della Corte

    La Corte costituzionale, riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale sollevate. Le ordinanze di rimessione non soddisfano i requisiti minimi di motivazione sulla rilevanza della questione nel giudizio principale e sulla non manifesta infondatezza delle censure.

    Il principio

    Le questioni di legittimità costituzionale sono manifestamente inammissibili quando le ordinanze di rimessione non contengono una motivazione adeguata sulla rilevanza della questione nel giudizio principale e sulla non manifesta infondatezza della censura; il giudice rimettente non può limitarsi a enunciare il dubbio senza argomentarne il fondamento.

    Domande e risposte

    Cosa sono le presunzioni bancarie nell’accertamento fiscale?

    Sono meccanismi previsti dall’art. 32 d.P.R. n. 600/1973 per cui i versamenti e i prelevamenti bancari non giustificati dal contribuente si presumono ricavi o compensi imponibili, con inversione dell’onere della prova a carico del contribuente.

    Perché le questioni sono state dichiarate manifestamente inammissibili?

    Perché la Commissione tributaria rimettente non aveva adeguatamente motivato né la rilevanza della questione (ossia perché la risposta avrebbe inciso sull’esito del giudizio) né la non manifesta infondatezza delle censure costituzionali.

    Quali diritti erano richiamati come parametri?

    Gli artt. 3 (uguaglianza) e 24 (diritto di difesa) della Costituzione: si sosteneva che la presunzione legale trattasse diversamente i contribuenti che non hanno presentato la dichiarazione, comprimendo il loro diritto di difendersi in giudizio.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 317/2011 – Conflitto di attribuzioni improcedibile per deliberazione parlamentare su reati ministeriali

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte dichiara improcedibile il conflitto di attribuzione sollevato dal Tribunale di Livorno contro la deliberazione della Camera dei deputati che aveva qualificato come ministeriali i comportamenti di un parlamentare imputato, negando l’autorizzazione a procedere. Il ricorso è improcedibile perché il ricorrente non ha impugnato tempestivamente la deliberazione parlamentare nei termini stabiliti dalla legge costituzionale.

    Di cosa si tratta

    Il Tribunale di Livorno, sezione distaccata di Cecina, aveva sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro la Camera dei deputati. Quest’ultima, con deliberazione del 28 ottobre 2009, aveva ritenuto che i comportamenti contestati a un senatore (all’epoca deputato e ministro) fossero di natura ministeriale, negando così l’autorizzazione a procedere penalmente. Il Tribunale sosteneva che tale deliberazione violasse le sue attribuzioni giudiziarie.

    La questione di legittimità costituzionale

    Il Tribunale di Livorno – sezione distaccata di Cecina ha sollevato conflitto di attribuzione in relazione alla deliberazione della Camera dei deputati del 28 ottobre 2009 (Documento XVI, n. 1), con la quale l’organo parlamentare aveva ritenuto i comportamenti ascritti al senatore di natura ministeriale ai sensi dell’art. 96 della Costituzione, negando l’autorizzazione a procedere all’autorità giudiziaria. Il parametro invocato è l’art. 96 Cost. e le norme della legge costituzionale n. 1 del 1989.

    La decisione della Corte

    La Corte costituzionale dichiara improcedibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Tribunale di Livorno – sezione distaccata di Cecina. L’improcedibilità discende dalla mancata tempestiva impugnazione della deliberazione parlamentare, in linea con le ordinanze n. 41 del 2010 e nn. 188 e 52 del 2009.

    Il principio

    Il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato è improcedibile quando il ricorrente non abbia impugnato tempestivamente la deliberazione parlamentare censurata nei termini prescritti dalla normativa applicabile; il decorso del termine senza impugnazione preclude l’accesso alla Corte.

    Domande e risposte

    Che cos’è un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato?

    È uno strumento con cui un potere dello Stato (ad esempio un tribunale) contesta che un altro potere (ad esempio il Parlamento) abbia invaso la sua sfera di competenza costituzionale.

    Perché il ricorso è stato dichiarato improcedibile?

    Perché il Tribunale non aveva impugnato nei termini di legge la deliberazione della Camera dei deputati del 28 ottobre 2009; il ritardo ha reso il ricorso inammissibile sul piano procedurale.

    Cosa stabilisce l’art. 96 della Costituzione richiamato nel caso?

    L’art. 96 Cost. prevede che il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri siano sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato o della Camera a seconda dell’appartenenza politica dell’incolpato.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 301/2011 – Riconoscimento del figlio nel dissenso del genitore (art. 250 c.c.)

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale. La questione riguardava (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). Il parametro costituzionale invocato è artt. 2, 3, 24, 30, 31 e 111 Cost..

    Di cosa si tratta

    Ritenuto che la Corte di appello di Brescia, sezione per i minorenni, con ordinanza depositata il 20 agosto 2010, ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 3, 24, 30, 31 e 111 della Costituzione, questione di legittimit costituzionale dellarticolo 250 del codice civile; che, come la Corte territoriale riferisce, il Tribunale per i minorenni di Brescia, con sentenza del 7 27 luglio 2009, ha autorizzato C. A. a riconoscere la figlia minore R. A. anche nel dissenso della madre di questa, R. M.,

    La questione di legittimità costituzionale

    La norma sottoposta al vaglio della Corte è: (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). I parametri costituzionali invocati sono: artt. 2, 3, 24, 30, 31 e 111 Cost..

    La decisione della Corte

    per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimit costituzionale dellarticolo 250 del codice civile, sollevata, in riferimento agli articoli 2, 3, 24, 30, 31 e 111 della Costituzione, dalla Corte di appello di Brescia, sezione per i minorenni, con lordinanza indicata in epigrafe. Cos deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 novembre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Alessandro CRISCUOLO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 novembre 2011. CONSULTA ONLIN

    Il principio

    La norma impugnata supera il vaglio di costituzionalità; la questione sollevata è stata ritenuta non fondata.

    Domande e risposte

    Cosa significa ‘manifesta inammissibilità’ o ‘manifesta infondatezza’?

    Sono formule con cui la Corte può definire la questione in camera di consiglio, senza pubblica udienza, quando la soluzione appare chiara: l’inammissibilità riguarda vizi procedurali o di rilevanza, l’infondatezza il merito.

    Chi ha sollevato la questione in questo caso?

    Il giudice rimettente indicato negli atti ha sollevato la questione nel corso di un giudizio principale di cui era investito.

    Quali sono gli effetti di questa ordinanza?

    L’ordinanza chiude il giudizio incidentale di costituzionalità. Gli atti vengono restituiti al giudice a quo che riprende il procedimento principale applicando la norma ritenuta valida (se infondata) o adottando altra soluzione (se inammissibile).

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 300/2011 – Legge Provincia autonoma di Bolzano in materia di giochi e scommesse

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    Con la presente sentenza, la Corte costituzionale si è pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice rimettente. La questione riguardava (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). Il parametro costituzionale invocato è (parametri indicati nell’ordinanza di rimessione).

    Di cosa si tratta

    Ritenuto in fatto 1. Con ricorso notificato a mezzo del servizio postale il 25 gennaio 2011 e depositato il successivo 1 febbraio, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dallAvvocatura generale dello Stato, ha sollevato, in riferimento allart. 117, secondo comma, lettera h ), della Costituzione, questione di legittimit costituzionale in via principale degli artt. 1 e 2 della legge della Provincia autonoma di Bolzano 22 novembre 2010, n. 13 (Disposizioni in materia di gi

    La questione di legittimità costituzionale

    La norma sottoposta al vaglio della Corte è: (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). I parametri costituzionali invocati sono: (parametri indicati nell’ordinanza di rimessione).

    La decisione della Corte

    per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara non fondata la questione di legittimit costituzionale degli artt. 1 e 2, comma 2, della legge della Provincia di Bolzano 22 novembre 2010, n. 13 (Disposizioni in materia di gioco lecito), sollevata dal Presidente del Consiglio dei ministri, in riferimento allart. 117, secondo comma, lettera h ), della Costituzione, con il ricorso indicato in epigrafe. Cos deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 novembre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere

    Il principio

    La Corte ha esaminato la questione di legittimità costituzionale e si è pronunciata come risulta dal dispositivo della presente sentenza.

    Domande e risposte

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte costituzionale?

    La sentenza è pronunciata all’esito di pubblica udienza e definisce nel merito la questione (dichiarando la norma incostituzionale o non fondata). L’ordinanza può essere resa in camera di consiglio per questioni di manifesta inammissibilità o infondatezza.

    Cosa comporta la dichiarazione di illegittimità costituzionale?

    La norma dichiarata incostituzionale cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale. I giudici non possono più applicarla.

    Chi ha promosso il giudizio di costituzionalità?

    Il giudice rimettente ha sollevato la questione in via incidentale nel corso di un procedimento ordinario.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 299/2011 – Legge finanziaria Regione Marche 2011 – illegittimità costituzionale

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma impugnata. La questione riguardava (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). Il parametro costituzionale invocato è (parametri indicati nell’ordinanza di rimessione).

    Di cosa si tratta

    Ritenuto in fatto 1. Con ricorso notificato a mezzo del servizio postale il 1 marzo 2011 e depositato il successivo 7 marzo, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dallAvvocatura generale dello Stato, ha promosso, in riferimento agli artt. 3 e 97 della Costituzione, questione di legittimit costituzionale in via principale dellart. 16, comma 2, della legge della Regione Marche 28 dicembre 2010, n. 20, recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e plu

    La questione di legittimità costituzionale

    La norma sottoposta al vaglio della Corte è: (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). I parametri costituzionali invocati sono: (parametri indicati nell’ordinanza di rimessione).

    La decisione della Corte

    per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara lillegittimit costituzionale dellart. 16, comma 2, della legge della Regione Marche 28 dicembre 2010, n. 20, recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale 2011 e pluriennale 2011/2013 della Regione (legge finanziaria 2011). Cos deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 novembre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Giuseppe FRIGO, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 10 novembre 2011. CONSULTA ONLINE dal 1995 – Note legali Consulta OnLine non ha prodott

    Il principio

    La norma impugnata contrasta con i parametri costituzionali indicati; la Corte ne ha dichiarato l’illegittimità con effetti erga omnes dal giorno successivo alla pubblicazione.

    Domande e risposte

    Qual è la differenza tra sentenza e ordinanza della Corte costituzionale?

    La sentenza è pronunciata all’esito di pubblica udienza e definisce nel merito la questione (dichiarando la norma incostituzionale o non fondata). L’ordinanza può essere resa in camera di consiglio per questioni di manifesta inammissibilità o infondatezza.

    Cosa comporta la dichiarazione di illegittimità costituzionale?

    La norma dichiarata incostituzionale cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza in Gazzetta Ufficiale. I giudici non possono più applicarla.

    Chi ha promosso il giudizio di costituzionalità?

    Il giudice rimettente ha sollevato la questione in via incidentale nel corso di un procedimento ordinario.

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 298/2011 – Borse di studio post lauream e fondi strutturali europei (POR Puglia)

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata nel presente giudizio. La questione riguardava (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). Il parametro costituzionale invocato è artt. 3, 41, 91 [ recte : 97] e 117, primo comma e secondo comma, lettere e ) ed l ), Cost..

    Di cosa si tratta

    Ritenuto che nel corso di un giudizio proposto da una societ di alta formazione, al fine di ottenere lannullamento dellatto di approvazione e dellavviso pubblico relativo alla presentazione di progetti per attivit cofinanziate nellambito del POR Puglia per il fondo sociale europeo 2007/2013 (Obiettivo 1 Convergenza), nonch di tutti gli atti connessi, adottati dalla Regione in merito agli interventi relativi allassegnazione di borse di studio post lauream per la specializzazione in Italia e alles

    La questione di legittimità costituzionale

    La norma sottoposta al vaglio della Corte è: (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). I parametri costituzionali invocati sono: artt. 3, 41, 91 [ recte : 97] e 117, primo comma e secondo comma, lettere e ) ed l ), Cost..

    La decisione della Corte

    PER QUESTI MOTIVI LA CORTE COSTITUZIONALE dichiara la manifesta inammissibilit della questione di legittimit costituzionale dellarticolo 2, comma 3, della legge della Regione Puglia 26 maggio 2009, n. 12 (Misure in tema di borse di studio a sostegno della qualificazione delle laureate e dei laureati pugliesi), sollevata, in riferimento agli articoli 3, 41, 97 e 117, primo comma e secondo comma, lettere e ) ed l ), della Costituzione, dal Tribunale amministrativo regionale per la Puglia, con lordinanza indicata in epigrafe; dichiara la manifesta inammissibilit della questione di legittimit cost

    Il principio

    La questione non soddisfa i requisiti di ammissibilità previsti per il giudizio incidentale di legittimità costituzionale.

    Domande e risposte

    Cosa significa ‘manifesta inammissibilità’ o ‘manifesta infondatezza’?

    Sono formule con cui la Corte può definire la questione in camera di consiglio, senza pubblica udienza, quando la soluzione appare chiara: l’inammissibilità riguarda vizi procedurali o di rilevanza, l’infondatezza il merito.

    Chi ha sollevato la questione in questo caso?

    Il giudice rimettente indicato negli atti ha sollevato la questione nel corso di un giudizio principale di cui era investito.

    Quali sono gli effetti di questa ordinanza?

    L’ordinanza chiude il giudizio incidentale di costituzionalità. Gli atti vengono restituiti al giudice a quo che riprende il procedimento principale applicando la norma ritenuta valida (se infondata) o adottando altra soluzione (se inammissibile).

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 297/2011 – Conflitto di attribuzione tra poteri – rinvio udienza Presidente del Consiglio

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    Con la presente ordinanza, la Corte costituzionale si è pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice rimettente. La questione riguardava (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). Il parametro costituzionale invocato è (parametri indicati nell’ordinanza di rimessione).

    Di cosa si tratta

    Ritenuto che, con ricorso depositato in data 22 aprile 2011, il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dallAvvocatura generale dello Stato, ha proposto un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Tribunale di Milano, sezione I penale, in relazione allordinanza con la quale il predetto tribunale ha rigettato la richiesta di rinvio delludienza dibattimentale del 1 marzo 2010, formulata dalla difesa del Presidente del Consiglio dei ministri, onorevol

    La questione di legittimità costituzionale

    La norma sottoposta al vaglio della Corte è: (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). I parametri costituzionali invocati sono: (parametri indicati nell’ordinanza di rimessione).

    La decisione della Corte

    per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE 1) dichiara ammissibile, ai sensi dellart. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal Presidente del Consiglio dei ministri nei confronti del Tribunale di Milano, con il ricorso in epigrafe; 2) dispone : a) che la cancelleria della Corte dia immediata comunicazione della presente ordinanza al ricorrente Presidente del Consiglio dei ministri; b) che, a cura del ricorrente, il ricorso e la presente ordinanza siano notificat

    Il principio

    La Corte ha esaminato la questione di legittimità costituzionale e si è pronunciata come risulta dal dispositivo della presente ordinanza.

    Domande e risposte

    Cosa significa ‘manifesta inammissibilità’ o ‘manifesta infondatezza’?

    Sono formule con cui la Corte può definire la questione in camera di consiglio, senza pubblica udienza, quando la soluzione appare chiara: l’inammissibilità riguarda vizi procedurali o di rilevanza, l’infondatezza il merito.

    Chi ha sollevato la questione in questo caso?

    Il giudice rimettente indicato negli atti ha sollevato la questione nel corso di un giudizio principale di cui era investito.

    Quali sono gli effetti di questa ordinanza?

    L’ordinanza chiude il giudizio incidentale di costituzionalità. Gli atti vengono restituiti al giudice a quo che riprende il procedimento principale applicando la norma ritenuta valida (se infondata) o adottando altra soluzione (se inammissibile).

    Norme collegate

  • Corte cost. n. 296/2011 – Codice ordinamento militare e divieto associazioni (d.lgs. 66/2010)

    Leggi la decisione integrale
    Testo integrale ufficiale della pronuncia (Consulta OnLine) e PDF dal sito della Corte.

    📄 Leggi il testo integrale →PDF dal sito della Corte costituzionale

    La Corte costituzionale ha disposto la restituzione degli atti al giudice rimettente. La questione riguardava (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). Il parametro costituzionale invocato è (parametri indicati nell’ordinanza di rimessione).

    Di cosa si tratta

    Ritenuto che, con ordinanza emessa il 10 dicembre 2010 (r.o. n. 82 del 2011), il Tribunale di Verona ha sollevato, in riferimento agli artt. 76, 18 e 25 della Costituzione, questione di legittimit costituzionale dellart. 2268 del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dellordinamento militare), nella parte in cui, al numero 297 del comma 1, abroga il decreto legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 (Divieto delle associazioni di carattere militare); che, con la medesima ordinanza, il giudic

    La questione di legittimità costituzionale

    La norma sottoposta al vaglio della Corte è: (norma indicata nell’ordinanza di rimessione). I parametri costituzionali invocati sono: (parametri indicati nell’ordinanza di rimessione). Il giudice rimettente è Tribunale di Verona nel procedimento penale a carico di A. L. ed altri.

    La decisione della Corte

    per questi motivi LA CORTE COSTITUZIONALE ordina la restituzione degli atti al Tribunale di Verona. Cos deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 7 novembre 2011. F.to: Alfonso QUARANTA, Presidente Giorgio LATTANZI, Redattore Gabriella MELATTI, Cancelliere Depositata in Cancelleria il 9 novembre 2011. CONSULTA ONLINE dal 1995 – Note legali Consulta OnLine non ha prodotto e non è responsabile per i contenuti e le informazioni legali di siti collegati. La consultazione di questi o del materiale contenuto nel sito non costituisce una relazione di consulenza

    Il principio

    La Corte ha esaminato la questione di legittimità costituzionale e si è pronunciata come risulta dal dispositivo della presente ordinanza.

    Domande e risposte

    Cosa significa ‘manifesta inammissibilità’ o ‘manifesta infondatezza’?

    Sono formule con cui la Corte può definire la questione in camera di consiglio, senza pubblica udienza, quando la soluzione appare chiara: l’inammissibilità riguarda vizi procedurali o di rilevanza, l’infondatezza il merito.

    Chi ha sollevato la questione in questo caso?

    Tribunale di Verona nel procedimento penale a carico di A. L. ed altri ha sollevato la questione nel corso di un giudizio principale di cui era investito.

    Quali sono gli effetti di questa ordinanza?

    L’ordinanza chiude il giudizio incidentale di costituzionalità. Gli atti vengono restituiti al giudice a quo che riprende il procedimento principale applicando la norma ritenuta valida (se infondata) o adottando altra soluzione (se inammissibile).

    Norme collegate