Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Articolo 109 Codice del Consumo: Sorveglianza del mercato

    Articolo 109 Codice del Consumo: Sorveglianza del mercato

    Art. 109 Cod. Consumo – Sorveglianza del mercato

    D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 – Codice del consumo

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dall’art. 3, comma 1, lett. h), del D.Lgs. 8 aprile 2026, n. 78 (GU n. 111 del 15 maggio 2026); il decreto è in vigore dal 16 maggio 2026. La sicurezza generale dei prodotti è ora disciplinata dal regolamento (UE) 2023/988 e dagli artt. 102 e seguenti del Codice del consumo, come modificati dallo stesso decreto; la vigilanza del mercato è ora regolata dall’art. 107, sostituito dallo stesso decreto. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. Per esercitare un’efficace sorveglianza del mercato, volta a garantire un elevato livello di protezione della salute e della sicurezza dei consumatori, le amministrazioni di cui all’articolo 106, anche indipendentemente dalla conferenza di servizi, assicurano:

    a) l’istituzione, l’aggiornamento periodico e l’esecuzione di programmi settoriali di sorveglianza per categorie di prodotti o di rischi, nonché il monitoraggio delle attività di sorveglianza, delle osservazioni e dei risultati;

    b) l’aggiornamento delle conoscenze scientifiche e tecniche relative alla sicurezza dei prodotti;

    c) esami e valutazioni periodiche del funzionamento delle attività di controllo e della loro efficacia, come pure, se del caso, la revisione dei metodi dell’organizzazione della sorveglianza messa in opera.

    2. Le Amministrazioni di cui all’articolo 106 assicurano, altresì, la gestione dei reclami presentati dai consumatori e dagli altri interessati con riguardo alla sicurezza dei prodotti e alle attività di controllo e sorveglianza. Le modalità operative di cui al presente comma vengono concordate in sede di conferenza di servizi.

    3. Le strutture amministrative competenti a svolgere l’attività di cui al comma 2 vanno rese note in sede di conferenza di servizi convocata dopo la data di entrata in vigore del codice. In quella sede sono definite le modalità per informare i consumatori e le altre parti interessate delle procedure di reclamo.

    4. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

  • Articolo 110 Codice del Consumo: Sistema di allarme rapido «Safety Gate»

    Articolo 110 Codice del Consumo: Sistema di allarme rapido «Safety Gate»

    Art. 110 Cod. Consumo – Sistema di allarme rapido «Safety Gate»

    Testo vigente – D.Lgs. 206/2005 (aggiornato da Normattiva)

    1. Le autorità di vigilanza del mercato notificano le misure correttive intraprese, per i prodotti a rischio grave, tramite il sistema di allarme rapido “Safety Gate”. Le misure correttive o altre azioni adottate per i prodotti di cui al primo periodo, anche in relazione ai prodotti notificati da altri Stati membri, nonché qualsiasi altra informazione pertinente, compresi i risultati di eventuali prove o analisi effettuate, devono essere notificati dalle autorità di vigilanza del mercato, senza indebito ritardo e, in ogni caso, entro quattro giorni lavorativi dall’adozione della misura intrapresa.

    2. Le autorità di vigilanza del mercato possono inoltre notificare le misure correttive previste, anche da parte degli operatori economici, anche in relazione ai prodotti che presentano un rischio non grave.

    3. Le autorità di vigilanza del mercato notificano, inoltre, senza indebito ritardo, tramite il sistema di allarme rapido “Safety Gate” ogni aggiornamento, modifica o revoca delle misure correttive notificate.

    4. Il Ministero delle imprese e del made in Italy, in qualità di punto di contatto di cui all’articolo 9 del regolamento (UE) 2019/515 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2019, verifica la completezza delle notifiche caricate dalle autorità di vigilanza nazionali e garantisce la trasmissione delle medesime alla Commissione europea per la convalida, nonché verifica l’adempimento da parte delle autorità di vigilanza dei compiti di cui ai commi 1, 2 e 3.

    5. Le autorità di vigilanza verificano, inoltre, ciascuna per il proprio ambito di competenza, le decisioni eventualmente adottate dalla Commissione europea relativamente a prodotti che presentano un rischio grave per la salute e la sicurezza dei consumatori in diversi Stati membri e garantiscono, entro venti giorni o nel rispetto del termine eventualmente inferiore previsto dalla Commissione europea, l’adozione di idonei provvedimenti.

    6. Se il provvedimento adottato riguarda un rischio che si ritiene limitato al territorio nazionale, il Ministero delle imprese e del made in Italy procede, anche su richiesta delle altre amministrazioni competenti, alla notifica alla Commissione europea qualora il provvedimento contenga informazioni suscettibili di presentare un interesse, quanto alla sicurezza dei prodotti, per gli altri Stati membri, in particolare se tale provvedimento risponde a un rischio nuovo, non ancora segnalato in altre notifiche.

    7. Le autorità di vigilanza del mercato, ognuna per i prodotti di propria competenza assicurano, inoltre, l’attuazione a livello nazionale degli specifici compiti stabiliti dagli atti di esecuzione dell’Unione europea e si assicurano di informare la Commissione europea delle misure intraprese.

    8. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai prodotti coperti dalla normativa di armonizzazione e dal regolamento (UE) 2019/1020 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019.

    9. Il Ministero delle imprese e del made in Italy provvede alle attività di propria competenza di cui al presente articolo con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

  • Articolo 112 Codice del Consumo: Sanzioni

    Articolo 112 Codice del Consumo: Sanzioni

    Art. 112 Cod. Consumo – Sanzioni

    Testo vigente – D.Lgs. 206/2005 (aggiornato da Normattiva)

    1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, l’operatore economico che immette sul mercato o mette a disposizione prodotti pericolosi, in violazione dell’obbligo generale di sicurezza di cui all’articolo 102, comma 1, è punito con l’arresto da sei mesi a un anno e con l’ammenda da 10.000 euro a 100.000 euro. Ove il prodotto presenti un rischio grave ai sensi dell’articolo 3, numero 5), del regolamento, la pena pecuniaria è aumentata fino alla metà.

    2. L’operatore economico che non adempie agli obblighi di informazione previsti dall’articolo 15, paragrafi 2, 3, 4, 5 e 6, del regolamento e comunque non coopera con l’autorità di vigilanza, in violazione dell’articolo 15, paragrafo 1, del regolamento, oppure ne ostacola l’attività di controllo, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da 4.000 euro a 40.000 euro.

    3. Salvo che il fatto costituisca reato o configuri un illecito amministrativo sanzionato dalle disposizioni nazionali di recepimento o di adeguamento della normativa di armonizzazione dell’Unione europea di cui all’allegato I al regolamento (UE) 2019/1020 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 giugno 2019, gli operatori economici che violano gli obblighi stabiliti dal capo III del regolamento, in relazione ai rispettivi ruoli nella catena di fornitura, sono soggetti alla sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 euro a 25.000 euro.

    4. Salvo che il fatto costituisca più grave reato o configuri un illecito amministrativo sanzionato dalle disposizioni nazionali di recepimento o di adeguamento della normativa di armonizzazione dell’Unione europea di cui all’allegato I al regolamento (UE) 2019/1020, l’operatore economico e il fornitore di mercato online che non ottemperano ai provvedimenti emanati dall’autorità di vigilanza del mercato sono puniti con l’ammenda da 3.000 euro a 30.000 euro.

    5. Fermo restando quanto previsto dall’articolo 12, comma 2, l’attività di accertamento delle violazioni previste dal presente articolo è esercitata, nell’ambito delle rispettive competenze, dalle autorità di vigilanza del mercato e dalle autorità di controllo.

    6. Le sanzioni sono irrogate dalla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura territorialmente competente. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui alla legge 24 novembre 1981, n. 689.

  • Articolo 116 Codice del Consumo: Responsabilità del fornitore

    Articolo 116 Codice del Consumo: Responsabilità del fornitore

    Art. 116 Cod. Consumo – Responsabilità del fornitore

    In vigore dal 23 ottobre 2005 (D.Lgs. 206/2005)

    *1. Quando il produttore non sia individuato, è sottoposto alla stessa responsabilità il fornitore che abbia distribuito il prodotto nell’esercizio di un’attività commerciale, se ha omesso di comunicare al danneggiato, entro il termine di tre mesi dalla richiesta, l’identità e il domicilio del produttore o della persona che gli ha fornito il prodotto.

    *2. La richiesta deve essere fatta per iscritto e deve indicare il prodotto che ha cagionato il danno, il luogo e, con ragionevole approssimazione, la data dell’acquisto; deve inoltre contenere l’offerta in visione del prodotto, se ancora esistente.

    *3. Se la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio non è stata preceduta dalla richiesta prevista dal comma 2, il convenuto può effettuare la comunicazione entro i tre mesi successivi.

    *4. In ogni caso, su istanza del fornitore presentata alla prima udienza del giudizio di primo grado, il giudice, se le circostanze lo giustificano, può fissare un ulteriore termine non superiore a tre mesi per la comunicazione prevista dal comma 1.

    *5. Il terzo indicato come produttore o precedente fornitore può essere chiamato nel processo a norma dell’articolo 106 del codice di procedura civile e il fornitore convenuto può essere estromesso, se la persona indicata comparisce e non contesta l’indicazione. Nell’ipotesi prevista dal comma 3, il convenuto può chiedere la condanna dell’attore al rimborso delle spese cagionategli dalla chiamata in giudizio.

    *6. Le disposizioni del presente articolo si applicano al prodotto importato nella Unione europea, quando non sia individuato l’importatore, anche se sia noto il produttore.

  • Art. 120 Codice del Consumo: Prova

    Art. 120 Codice del Consumo: Prova

    Art. 120 Cod. Consumo – Prova

    In vigore dal 23 ottobre 2005 (D.Lgs. 206/2005)

    *1. Il danneggiato deve provare il difetto, il danno, e la connessione causale tra difetto e danno.

    *2. Il produttore deve provare i fatti che possono escludere la responsabilità secondo le disposizioni dell’articolo 118. Ai fini dell’esclusione da responsabilità prevista nell’articolo 118, comma 1, lettera b), è sufficiente dimostrare che, tenuto conto delle circostanze, è probabile che il difetto non esistesse ancora nel momento in cui il prodotto è stato messo in circolazione.

    *3. Se è verosimile che il danno sia stato causato da un difetto del prodotto, il giudice può ordinare che le spese della consulenza tecnica siano anticipate dal produttore.

  • Articolo 122 Codice del Consumo: Colpa del danneggiato

    Articolo 122 Codice del Consumo: Colpa del danneggiato

    Art. 122 Cod. Consumo – Colpa del danneggiato

    In vigore dal 23 ottobre 2005 (D.Lgs. 206/2005)

    *1. Nelle ipotesi di concorso del fatto colposo del danneggiato il risarcimento si valuta secondo le disposizioni dell’articolo 1227 del codice civile.

    *2. Il risarcimento non è dovuto quando il danneggiato sia stato consapevole del difetto del prodotto e del pericolo che ne derivava e nondimeno vi si sia volontariamente esposto.

    *3. Nell’ipotesi di danno a cosa, la colpa del detentore di questa è parificata alla colpa del danneggiato.

  • Articolo 132 Codice del Consumo: Diritti dei terzi

    Articolo 132 Codice del Consumo: Diritti dei terzi

    Art. 132 Cod. Consumo – Diritti dei terzi

    Testo vigente – D.Lgs. 206/2005 (aggiornato da Normattiva)

    1. I rimedi di cui all’articolo 135-bis si estendono ai casi di impedimento o limitazione d’uso del bene venduto in conformità a quanto previsto dagli articoli 129 e 130, conseguenti ad una restrizione derivante dalla violazione di diritti dei terzi, in particolare di diritti di proprietà intellettuale, fatte salve altre disposizioni previste dall’ordinamento giuridico in tema di nullità, annullamento o altre ipotesi di scioglimento del contratto.

  • Art. 136 Cod.Cons.: Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti

    Art. 136 Cod.Cons.: Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti

    Art. 136 Cod. Consumo – Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti

    In vigore dal 23 ottobre 2005 (D.Lgs. 206/2005)

    *1. È istituito presso il Ministero delle attività produttive il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, di seguito denominato: «Consiglio».

    *2. Il Consiglio, che si avvale, per le proprie iniziative, della struttura e del personale del Ministero delle attività produttive, è composto dai rappresentanti delle associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell’elenco di cui all’articolo 137 e da un rappresentante designato dalla Conferenza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 ed è presieduto dal Ministro delle attività produttive o da un suo delegato. Il Consiglio è nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro delle attività produttive, e dura in carica tre anni.

    *3. Il Consiglio invita alle proprie riunioni rappresentanti delle associazioni di tutela ambientale riconosciute e delle associazioni nazionali delle cooperative dei consumatori. Possono altresì essere invitati i rappresentanti di enti ed organismi che svolgono funzioni di regolamentazione o di normazione del mercato, delle categorie economiche e sociali interessate, delle pubbliche amministrazioni competenti, nonché esperti delle materie trattate.

    *4. È compito del Consiglio:

    **a) esprimere pareri, ove richiesto, sugli schemi di atti normativi che riguardino i diritti e gli interessi dei consumatori e degli utenti;

    **b) formulare proposte in materia di tutela dei consumatori e degli utenti, anche in riferimento ai programmi e alle politiche comunitarie;

    **c) promuovere studi, ricerche e conferenze sui problemi del consumo e sui diritti dei consumatori e degli utenti, ed il controllo della qualità e della sicurezza dei prodotti e dei servizi;

    **d) elaborare programmi per la diffusione delle informazioni presso i consumatori e gli utenti;

    **e) favorire iniziative volte a promuovere il potenziamento dell’accesso dei consumatori e degli utenti ai mezzi di giustizia previsti per la soluzione delle controversie;

    **f) favorire ogni forma di raccordo e coordinamento tra le politiche nazionali e regionali in materia di tutela dei consumatori e degli utenti, assumendo anche iniziative dirette a promuovere la più ampia rappresentanza degli interessi dei consumatori e degli utenti nell’ambito delle autonomie locali. A tale fine il presidente convoca una volta all’anno una sessione a carattere programmatico cui partecipano di diritto i presidenti degli organismi rappresentativi dei consumatori e degli utenti previsti dagli ordinamenti regionali e delle province autonome di Trento e di Bolzano;

    **g) stabilire rapporti con analoghi organismi pubblici o privati di altri Paesi e dell’Unione europea;

    **h) segnalare alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della funzione pubblica, eventuali difficoltà, impedimenti od ostacoli, relativi all’attuazione delle disposizioni in materia di semplificazione procedimentale e documentale nelle pubbliche amministrazioni. Le segnalazioni sono verificate dal predetto Dipartimento anche mediante l’Ispettorato della funzione pubblica e l’Ufficio per l’attività normativa e amministrativa di semplificazione delle norme e delle procedure.

  • Art. 137 Cod.Cons.: Elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale

    Art. 137 Cod.Cons.: Elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale

    Art. 137 Cod. Consumo – Elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale

    In vigore dal 23 ottobre 2005 (D.Lgs. 206/2005)

    *1. Presso il Ministero delle attività produttive è istituito l’elenco delle associazioni dei consumatori e degli utenti rappresentative a livello nazionale.

    *2. L’iscrizione nell’elenco è subordinata al possesso, da comprovare con la presentazione di documentazione conforme alle prescrizioni e alle procedure stabilite con decreto del Ministro delle attività produttive, dei seguenti requisiti:

    a) avvenuta costituzione, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, da almeno tre anni e possesso di uno statuto che sancisca un ordinamento a base democratica e preveda come scopo esclusivo la tutela dei consumatori e degli utenti, senza fine di lucro;

    b) tenuta di un elenco degli iscritti, aggiornato annualmente con l’indicazione delle quote versate direttamente all’associazione per gli scopi statutari;

    c) numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per mille della popolazione nazionale e presenza sul territorio di almeno cinque regioni o province autonome, con un numero di iscritti non inferiore allo 0,2 per mille degli abitanti di ciascuna di esse, da certificare con dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà resa dal legale rappresentante dell’associazione con le modalità di cui agli articoli 46 e seguenti del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445;

    d) elaborazione di un bilancio annuale delle entrate e delle uscite con indicazione delle quote versate dagli associati e tenuta dei libri contabili, conformemente alle norme vigenti in materia di contabilità delle associazioni non riconosciute;

    e) svolgimento di un’attività continuativa nei tre anni precedenti;

    f) non avere i suoi rappresentanti legali subito alcuna condanna, passata in giudicato, in relazione all’attività dell’associazione medesima, e non rivestire i medesimi rappresentanti la qualifica di imprenditori o di amministratori di imprese di produzione e servizi in qualsiasi forma costituite, per gli stessi settori in cui opera l’associazione.

    *3. Alle associazioni dei consumatori e degli utenti è preclusa ogni attività di promozione o pubblicità commerciale avente per oggetto beni o servizi prodotti da terzi ed ogni connessione di interessi con imprese di produzione o di distribuzione.

    *4. Il Ministero delle attività produttive provvede annualmente all’aggiornamento dell’elenco.

    *5. All’elenco di cui al presente articolo possono iscriversi anche le associazioni dei consumatori e degli utenti operanti esclusivamente nei territori ove risiedono minoranze linguistiche costituzionalmente riconosciute, in possesso dei requisiti di cui al comma 2, lettere a), b), d), e) e f), nonché con un numero di iscritti non inferiore allo 0,5 per mille degli abitanti della regione o provincia autonoma di riferimento, da certificare con dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà resa dal legale rappresentante dell’associazione con le modalità di cui agli articoli 46 e seguenti del citato testo unico, di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000.

    *6. Il Ministero delle attività produttive comunica alla Commissione europea l’elenco di cui al comma 1, comprensivo anche degli enti di cui all’articolo 139, comma 2, nonché i relativi aggiornamenti al fine dell’iscrizione nell’elenco degli enti legittimati a proporre azioni inibitorie a tutela degli interessi collettivi dei consumatori istituito presso la stessa Commissione europea.

  • Articolo 139 Codice del Consumo: Legittimazione ad agire

    Articolo 139 Codice del Consumo: Legittimazione ad agire

    Art. 139 Cod. Consumo – Legittimazione ad agire

    D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 – Codice del consumo

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dall’art. 5, comma 1, della L. 12 aprile 2019, n. 31 (GU n. 92 del 18 aprile 2019), con effetto dal 19 maggio 2021, data fissata dall’art. 7, comma 1, della stessa legge come modificato dal D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, convertito dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176. Alle condotte illecite poste in essere prima di tale data continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti (art. 7, comma 2). La L. 31/2019 ha introdotto nel codice di procedura civile il Titolo VIII-bis «Dei procedimenti collettivi» (artt. 840-bis e seguenti), che comprende l’azione inibitoria collettiva (art. 840-sexiesdecies). Le azioni rappresentative a tutela degli interessi collettivi dei consumatori sono oggi previste dagli artt. 140-ter e seguenti del Codice del consumo (legittimazione ad agire: art. 140-quater). Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. Le associazioni dei consumatori e degli utenti inserite nell’elenco di cui all’articolo 137 sono legittimate ad agire a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti. Oltre a quanto disposto dall’articolo 2, le dette associazioni sono legittimate ad agire nelle ipotesi di violazione degli interessi collettivi dei consumatori contemplati nelle materie disciplinate dal presente codice, nonché dalle seguenti disposizioni legislative:

    a) legge 6 agosto 1990, n. 223, e legge 30 aprile 1998, n. 122, concernenti l’esercizio delle attività televisive;

    b) decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 541, come modificato dal decreto legislativo 18 febbraio 1997, n. 44, e legge 14 ottobre 1999, n. 362, concernente la pubblicità dei medicinali per uso umano.

    2. Gli organismi pubblici indipendenti nazionali e le organizzazioni riconosciuti in altro Stato dell’Unione europea ed inseriti nell’elenco degli enti legittimati a proporre azioni inibitorie a tutela degli interessi collettivi dei consumatori, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle Comunità europee, possono agire, ai sensi del presente articolo e secondo le modalità di cui all’articolo 140, nei confronti di atti o comportamenti lesivi per i consumatori del proprio Paese, posti in essere in tutto o in parte sul territorio dello Stato.

  • Articolo 140 Codice del Consumo: Procedura

    Articolo 140 Codice del Consumo: Procedura

    Art. 140 Cod. Consumo – Procedura

    D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 – Codice del consumo

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dall’art. 5, comma 1, della L. 12 aprile 2019, n. 31 (GU n. 92 del 18 aprile 2019), con effetto dal 19 maggio 2021, data fissata dall’art. 7, comma 1, della stessa legge come modificato dal D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, convertito dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176. Alle condotte illecite poste in essere prima di tale data continuano ad applicarsi le disposizioni previgenti (art. 7, comma 2). La L. 31/2019 ha introdotto nel codice di procedura civile il Titolo VIII-bis «Dei procedimenti collettivi» (artt. 840-bis e seguenti), che comprende l’azione inibitoria collettiva (art. 840-sexiesdecies). Le azioni rappresentative a tutela degli interessi collettivi dei consumatori sono oggi previste dagli artt. 140-ter e seguenti del Codice del consumo (legittimazione ad agire: art. 140-quater). Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    1. I soggetti di cui all’articolo 139 sono legittimati ad agire a tutela degli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti richiedendo al tribunale:

    a) di inibire gli atti e i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti;

    b) di adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle violazioni accertate;

    c) di ordinare la pubblicazione del provvedimento su uno o più quotidiani a diffusione nazionale oppure locale nei casi in cui la pubblicità del provvedimento può contribuire a correggere o eliminare gli effetti delle violazioni accertate.

    2. Le associazioni di cui al comma 1, nonché i soggetti di cui all’articolo 139, comma 2, possono attivare, prima del ricorso al giudice, la procedura di conciliazione dinanzi alla camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura competente per territorio, a norma dell’articolo 2, comma 4, lettera a), della legge 29 dicembre 1993, n. 580, nonché agli altri organismi di composizione extragiudiziale per la composizione delle controversie in materia di consumo a norma dell’articolo 141. La procedura è, in ogni caso, definita entro sessanta giorni.

    3. Il processo verbale di conciliazione, sottoscritto dalle parti e dal rappresentante dell’organismo di composizione extragiudiziale adito, è depositato per l’omologazione nella cancelleria del tribunale del luogo nel quale si è svolto il procedimento di conciliazione.

    4. Il tribunale, in composizione monocratica, accertata la regolarità formale del processo verbale, lo dichiara esecutivo con decreto. Il verbale di conciliazione omologato costituisce titolo esecutivo.

    5. In ogni caso l’azione di cui al comma 1 può essere proposta solo dopo che siano decorsi quindici giorni dalla data in cui le associazioni abbiano richiesto al soggetto da esse ritenuto responsabile, a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, la cessazione del comportamento lesivo degli interessi dei consumatori e degli utenti.

    6. Il soggetto al quale viene chiesta la cessazione del comportamento lesivo ai sensi del comma 5, o che sia stato chiamato in giudizio ai sensi del comma 1, può attivare la procedura di conciliazione di cui al comma 2 senza alcun pregiudizio per l’azione giudiziale da avviarsi o già avviata. La favorevole conclusione, anche nella fase esecutiva, del procedimento di conciliazione viene valutata ai fini della cessazione della materia del contendere.

    7. Con il provvedimento che definisce il giudizio di cui al comma 1 il giudice fissa un termine per l’adempimento degli obblighi stabiliti e, anche su domanda della parte che ha agito in giudizio, dispone, in caso di inadempimento, il pagamento di una somma di denaro da 516 euro a 1.032 euro, per ogni inadempimento ovvero giorno di ritardo rapportati alla gravità del fatto. In caso di inadempimento degli obblighi risultanti dal verbale di conciliazione di cui al comma 3 le parti possono adire il tribunale con procedimento in camera di consiglio affinché’, accertato l’inadempimento, disponga il pagamento delle dette somme di denaro. Tali somme di denaro sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze al fondo da istituire nell’ambito di apposita unità previsionale di base dello stato di previsione del Ministero delle attività produttive, per finanziare iniziative a vantaggio dei consumatori.

    8. Nei casi in cui ricorrano giusti motivi di urgenza, l’azione inibitoria si svolge a norma degli articoli da 669-bis a 669-quaterdecies del codice di procedura civile.

    9. Fatte salve le norme sulla litispendenza, sulla continenza, sulla connessione e sulla riunione dei procedimenti, le disposizioni di cui al presente articolo non precludono il diritto ad azioni individuali dei consumatori che siano danneggiati dalle medesime violazioni.

    10. Per le associazioni di cui all’articolo 139 l’azione inibitoria prevista dall’articolo 37 in materia di clausole vessatorie nei contratti stipulati con i consumatori, si esercita ai sensi del presente articolo.

    11. Resta ferma la giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo in materia di servizi pubblici ai sensi dell’articolo 33 del decreto legislativo 31 marzo 1988, n. 80.

    12. Restano salve le procedure conciliative di competenza dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di cui all’articolo 1, comma 11, della legge 31 luglio 1997, n. 249.

  • Art. 142 Codice del Consumo: Modifiche al codice civile

    Art. 142 Codice del Consumo: Modifiche al codice civile

    Art. 142 Cod. Consumo – Modifiche al codice civile

    In vigore dal 23 ottobre 2005 (D.Lgs. 206/2005)

    *1. Gli articoli 1469-bis, 1469-ter, l469-quater, 1469-quinquies e 1469-sexies del codice civile sono sostituiti dal seguente:

    **«Art. 1469-bis Contratti del consumatore Le disposizioni del presente titolo si applicano ai contratti del consumatore, ove non derogate dal codice del consumo o da altre disposizioni più favorevoli per il consumatore.».

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.