Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.
Metodo editoriale
Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
I contenuti più tecnici sono sottoposti a revisione di professionisti abilitati.
Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.
Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia
I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.
Aggiornamento del 1° agosto 2026. Il CCNL 2022-2024 qui descritto resta il contratto in vigore, ma il 29 luglio 2026 ARAN e organizzazioni sindacali hanno sottoscritto l’ipotesi di rinnovo per il triennio 2025-2027, con nuovi incrementi tabellari, indennità professionali più alte e arretrati. → Tabelle stipendiali 2025-2027: tutti i valori area per area
CCNL Sanita Pubblica (SSN)
In sintesi
Lo stipendio del personale Sanita 2026 e’ composto da: tabellare + IIS + indennita di comparto + indennita specifiche (infermieri €92, malattie infettive €70, sede disagiata, ecc.) + indennita turni (notturno €4-7, festivo €5-9) + eventuali ore eccedenti. Il rinnovo 2024 ha incrementato i tabellari mediamente del 6%.
Reperibilita: 30% retribuzione fissa per ore di reperibilita non chiamata + chiamata pagata come straordinario
Indennita di malattie infettive e sede disagiata
Indennita malattie infettive: €70-90/mese per personale di reparti a rischio (Malattie Infettive, Pronto Soccorso, Anestesia/Rianimazione, Microbiologia, Pneumologia).
Indennita di sede disagiata: €200-500/mese per servizi in piccoli ospedali di montagna o isole. Calabria, Sicilia interna, Sardegna, Alto Adige sono i contesti tipici.
Indennita di radiologia: €40-60/mese aggiuntiva per tecnici radiologia esposti a radiazioni ionizzanti.
Stipendio lordo complessivo €2.800-3.400/mese (DSS1-DSS3) comprese indennita di settore standard e turni. Variabile in base alla sede, reparto, anzianita. Tredicesima a dicembre. Netto circa €2.100-2.500/mese.
L'indennita di malattie infettive a chi spetta?
Al personale di reparti a rischio: Malattie Infettive, Pronto Soccorso, Anestesia/Rianimazione, Microbiologia, Pneumologia, dialisi. €70-90/mese. Aggiuntiva al tabellare. Pagata 12 mensilita.
Quanto si guadagna in piu in turno notte?
+25% sulla retribuzione oraria ordinaria + indennita fissa €4-7/h. In media, un turno notte di 12h vale circa €60-90 in piu rispetto a un turno diurno equivalente. Indennita aggiuntiva di malattie infettive resta.
Il salario accessorio decentrato cos'e'?
Il complesso di voci aggiuntive contrattate in sede integrativa con le RSU di ogni azienda sanitaria. Include premio produttivita, indennita specifiche, progetti. €100-400/mese in busta paga o annualmente.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Sanita Pubblica (SSN). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Doppia attività, doppia gestione: chi lavora come dipendente e gestisce parallelamente un’attività autonoma può dover versare contributi a due gestioni INPS distinte.
Iscrizione obbligatoria: l’avvio di un’attività artigiana o commerciale comporta l’obbligo di iscrizione alla relativa gestione INPS, anche se si è già assicurati come dipendenti.
Regole specifiche: in alcuni casi – legati alla prevalenza dell’attività, al tipo di impresa, alla struttura societaria – si applicano regole particolari sull’iscrizione. Ogni situazione va valutata singolarmente.
Aliquota ridotta possibile: per chi è già iscritto ad altra forma previdenziale obbligatoria possono applicarsi aliquote ridotte in alcune gestioni (come la gestione separata), ma non nella gestione artigiani/commercianti ordinaria.
Consiglio pratico: prima di avviare un’attività in parallelo al rapporto di lavoro dipendente, è opportuno verificare con un professionista o con l’INPS la propria situazione contributiva.
Quando si è obbligati a due gestioni previdenziali diverse
In Italia il sistema previdenziale è costruito per gestione: ogni tipo di attività lavorativa ha la propria «casa» contributiva. I lavoratori dipendenti confluiscono nell’Assicurazione Generale Obbligatoria (AGO) gestita dall’INPS; gli artigiani e i commercianti hanno le rispettive gestioni IVS (invalidità, vecchiaia, superstiti); i professionisti senza cassa hanno la gestione separata. Quando una persona svolge contemporaneamente due attività che ricadono in due gestioni diverse, può scattare l’obbligo di iscrizione – e quindi di versamento – a entrambe.
Il caso più frequente è quello di chi ha un contratto di lavoro dipendente e decide di aprire in parallelo un’attività artigiana o commerciale – una piccola impresa individuale, un laboratorio, un commercio al dettaglio. Il rapporto di lavoro subordinato non «protegge» dall’obbligo di iscriversi alla gestione artigiani o commercianti: le due posizioni coesistono, e i contributi devono essere versati su entrambi i fronti.
Questo schema è definito comunemente «doppia contribuzione» ed è legittimo, anche se può sembrare oneroso. La ratio è che le due attività generano redditi diversi, tutelati da gestioni separate, e che la pensione futura si costruirà su entrambe le basi contributive – con le regole di cumulo o totalizzazione previste dalla normativa.
Schema orientativo: rapporto di lavoro dipendente + attività autonoma
Situazione
Gestione INPS interessata
Note
Lavoratore dipendente
AGO (assicurazione generale obbligatoria)
Contributi trattenuti dal datore di lavoro
Attività artigiana in parallelo
Gestione artigiani IVS
Obbligo di iscrizione separata; contributi fissi + percentuali
Attività commerciale in parallelo
Gestione commercianti IVS
Come sopra; aliquota leggermente più alta per quota indennizzo
Collaborazione co.co.co. in parallelo
Gestione separata
Aliquota ridotta perché già assicurato altrove
Esempio pratico
Esempio indicativo. Tizio lavora come dipendente in un’azienda metalmeccanica e, nei ritagli di tempo, gestisce un piccolo laboratorio di lavorazione del legno aperto con partita IVA. L’attività del laboratorio è classificata come artigiana, quindi Tizio deve iscriversi alla gestione artigiani INPS. Dovrà versare i contributi fissi sul minimale in quattro rate l’anno e, se il reddito del laboratorio supera il minimale, anche la quota percentuale sull’eccedente – con l’aliquota di norma circa il 24%, da verificare sulla circolare INPS dell’anno. I contributi come dipendente continuano a essere versati dal datore di lavoro e non interferiscono con quelli della gestione artigiani. Al momento della pensione, Tizio potrà contare sui contributi accumulati in entrambe le gestioni, secondo le regole di totalizzazione o cumulo vigenti.
Documenti necessari
Visura camerale o iscrizione all’albo artigiani (per verificare la classificazione dell’attività)
Documentazione INPS dell’iscrizione alla gestione artigiani o commercianti
CUD o certificazione unica del datore di lavoro (per i contributi da lavoro dipendente)
Estratto conto contributivo INPS – sezione dedicata a ciascuna gestione
Circolare INPS annuale con aliquote e minimali della gestione artigiani/commercianti
Tizio: dipendente che apre un laboratorio artigiano
Scenario. Tizio è impiegato a tempo pieno in un’azienda. Apre un laboratorio di riparazione elettronica registrato come ditta individuale artigiana. Si chiede se deve fare qualcosa sul fronte INPS.
Come si applica. Sì. L’iscrizione alla gestione artigiani INPS è obbligatoria e scatta con l’avvio dell’attività, non in seguito. Tizio deve presentare la domanda di iscrizione alla gestione artigiani tramite il portale INPS (o tramite il SUAP – sportello unico attività produttive – al momento dell’apertura della ditta). Da quel momento dovrà versare i contributi fissi trimestrali anche se il laboratorio non produce ancora reddito: la quota fissa sul minimale è dovuta a prescindere dall’andamento dell’attività. Il fatto di essere già dipendente non riduce l’aliquota sulla gestione artigiani: questa gestione non prevede riduzioni per i già assicurati in altra gestione.
In pratica
Verificare con il SUAP o con un consulente del lavoro se l’attività è classificata come artigiana o commerciale, perché le gestioni INPS sono diverse.
Presentare la domanda di iscrizione INPS contestualmente all’apertura della partita IVA.
Mettere in conto le rate fisse trimestrali anche nei periodi di avvio, prima che il laboratorio generi reddito.
Caio: dipendente part-time con piccola attività di commercio
Scenario. Caio lavora part-time come commesso e apre un piccolo negozio di articoli da regalo come ditta individuale. Si chiede se la doppia contribuzione è sempre obbligatoria o se esistono eccezioni.
Come si applica. In linea generale, l’apertura di un’attività commerciale richiede l’iscrizione alla gestione commercianti INPS indipendentemente dal rapporto di lavoro part-time. Esistono però alcune regole specifiche legate alla prevalenza dell’attività, alla forma giuridica dell’impresa e alla struttura familiare (ad esempio, i collaboratori familiari hanno regole proprie). La situazione di Caio va valutata caso per caso: è opportuno rivolgersi all’INPS o a un consulente del lavoro prima di decidere come procedere, anche per evitare irregolarità che potrebbero comportare sanzioni o lacune contributive.
In pratica
Non dare per scontato che il lavoro part-time esoneri dall’iscrizione alla gestione commercianti: nella maggior parte dei casi non lo fa.
Chiedere una consulenza all’INPS o a un professionista per valutare la situazione specifica prima dell’apertura.
Ricordare che la doppia contribuzione costruisce una doppia base pensionistica: non è solo un costo, ma anche un investimento previdenziale.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Manutenzioni abitative al 10%: le prestazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria su immobili abitativi beneficiano dell’aliquota IVA ridotta al 10%.
Cosa sono i beni significativi: sono componenti di valore rilevante forniti nell’ambito della manutenzione, come caldaie, infissi, sanitari.
La regola del doppio binario: l’aliquota 10% si applica al bene significativo solo fino a concorrenza del valore della prestazione (manodopera + altri materiali).
L’eccedenza al 22%: la parte del valore del bene significativo che supera il valore della prestazione sconta l’aliquota ordinaria del 22%.
Fattura unica: l’impresa deve indicare separatamente in fattura il valore del bene significativo e il valore della prestazione.
Nessuna agevolazione sui soli beni: se il bene significativo viene venduto separatamente, senza prestazione di manutenzione, si applica l’aliquota ordinaria del 22%.
Come funziona l'IVA al 10% sulle manutenzioni e perché i beni significativi sono un caso speciale
Chi fa eseguire lavori di manutenzione nella propria abitazione sa che la fattura riporta l’IVA al 10% invece del 22% ordinario. Questa agevolazione esiste per favorire le ristrutturazioni e la manutenzione del patrimonio edilizio residenziale. Ma quando i lavori includono la fornitura di componenti costosi – come una caldaia nuova, degli infissi o i sanitari del bagno – le cose si complicano. La legge introduce la categoria dei ‘beni significativi’, per i quali l’agevolazione al 10% non vale sempre sull’intero importo.
La logica della norma è questa: l’aliquota ridotta al 10% premia la prestazione di servizio (l’installazione, la manodopera, il know-how dell’impresa), non la semplice fornitura di un bene. Se la caldaia che viene installata vale molto di più del lavoro dell’installatore, sarebbe distorsivo applicare il 10% all’intero importo. Per questo motivo, l’IVA agevolata sui beni significativi viene limitata a una quota precisa, e il resto sconta il 22%.
Capire questa distinzione è importante sia per chi commissiona i lavori (per non avere brutte sorprese in fattura) sia per le imprese che devono applicare correttamente l’imposta. Un errore nell’aliquota espone sia il committente che l’impresa a contestazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Come si calcola l'IVA sui beni significativi nelle manutenzioni
Componente della fattura
Aliquota IVA applicabile
Prestazione di manutenzione (manodopera + materiali non significativi)
10%
Bene significativo (es. caldaia, infissi, sanitari): parte fino al valore della prestazione
10%
Bene significativo: parte eccedente il valore della prestazione
22%
Esempio pratico
Tizio fa installare una caldaia nuova da un’impresa. Il preventivo è così composto: manodopera e materiali minori 800 euro, caldaia (bene significativo) 2.000 euro. Il valore della prestazione è 800 euro. Sul bene significativo, l’IVA al 10% si applica solo fino a 800 euro (pari al valore della prestazione); i restanti 1.200 euro della caldaia (2.000 – 800) scontano l’IVA al 22%. In fattura: 800 euro al 10% = 80 euro di IVA; 800 euro di caldaia al 10% = 80 euro di IVA; 1.200 euro di caldaia al 22% = 264 euro di IVA. Totale IVA: 424 euro invece dei 280 euro che si pagherebbero se l’intera fattura fosse al 10%.
Documenti necessari
Fattura dell’impresa con indicazione separata del valore del bene significativo e del valore della prestazione
Preventivo o contratto d’appalto per i lavori di manutenzione
Eventuale documentazione tecnica del bene fornito (caldaia, infissi, sanitari) per identificare il valore di fornitura
Documentazione della destinazione abitativa dell’immobile (visura catastale o atto di proprietà)
Tizio ristruttura il bagno: sanitari e posa
Scenario. Tizio affida a un’impresa la sostituzione dei sanitari (lavabo, WC, bidet) nel bagno del suo appartamento. L’impresa fornisce i sanitari e li installa. Il valore dei sanitari (beni significativi) è 1.500 euro; la manodopera e gli altri materiali (sifonatura, raccordi, sigillatura) ammontano a 600 euro.
Come si applica. La prestazione di manutenzione su un immobile abitativo beneficia dell’aliquota 10%. I sanitari rientrano tra i beni significativi. L’IVA al 10% si applica ai sanitari solo fino a concorrenza del valore della prestazione (600 euro). La parte eccedente dei sanitari (1.500 – 600 = 900 euro) sconta il 22%. In fattura: 600 euro di prestazione al 10% + 600 euro di sanitari al 10% + 900 euro di sanitari al 22%.
In pratica
L’impresa deve indicare in fattura separatamente il valore dei beni significativi (sanitari) e il valore della prestazione (manodopera + materiali minori).
Tizio non può chiedere all’impresa di mettere tutto al 10%: sarebbe un’applicazione errata dell’aliquota.
Se Tizio avesse acquistato i sanitari separatamente in un negozio e poi fatto installare da un’altra impresa, i sanitari avrebbero scontato il 22% (vendita di bene, non prestazione di manutenzione).
Caio sostituisce gli infissi di casa con un unico contratto
Scenario. Caio fa sostituire tutte le finestre della sua abitazione. L’impresa fornisce gli infissi nuovi e li installa. Valore degli infissi: 4.000 euro. Valore della manodopera e degli accessori di montaggio: 1.000 euro.
Come si applica. Gli infissi sono beni significativi. Il valore della prestazione è 1.000 euro. Sul valore degli infissi, l’IVA al 10% si applica solo ai primi 1.000 euro (pari alla prestazione); i restanti 3.000 euro (4.000 – 1.000) scontano il 22%. L’impresa deve esporre questi importi in fattura in modo trasparente. Caio paga IVA: 100 euro (10% su 1.000 di prestazione) + 100 euro (10% su 1.000 di infissi) + 660 euro (22% su 3.000 di infissi eccedenti) = 860 euro totali.
In pratica
Più il bene significativo è costoso rispetto alla manodopera, maggiore è la quota soggetta al 22%.
L’agevolazione al 10% sulla parte eccedente non è recuperabile: è persa per legge.
L’impresa che applica erroneamente il 10% sull’intero importo rischia sanzioni e deve regolarizzare l’IVA non versata.
Quando rivolgersi a un professionista
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Art. 94 D.Lgs. 175/2024 – Estinzione del processo per inattività delle parti
Testo vigente – D.Lgs. 14 novembre 2024, n. 175 (Testo unico della giustizia tributaria) (aggiornato da Normattiva)
1. Il processo si estingue nei casi in cui le parti alle quali spetta di proseguire, riassumere o integrare il giudizio non vi abbiano provveduto entro il termine perentorio stabilito dalla legge o dal giudice che dalla legge sia autorizzato a fissarlo.
2. Le spese del processo estinto a norma del comma 1 restano a carico delle parti che le hanno anticipate.
3. L'estinzione del processo per inattività delle parti è rilevata anche d'ufficio solo nel grado di giudizio in cui si verifica e rende inefficaci gli atti compiuti.
4. L'estinzione è dichiarata dal presidente della sezione con decreto o dalla corte di giustizia tributaria con sentenza. Avverso il decreto del presidente è ammesso reclamo alla corte di giustizia tributaria che provvede a norma dell'articolo 76.
Il CCNL Comparto Sanita 2024 ha quattro aree: Operatori, Operatori esperti, Funzionari, Elevate Professionalita (EP). Profili principali: OSS (Operatori esperti), infermieri e ostetriche (Funzionari), tecnici sanitari (Funzionari), EP coordinatori di unita operativa. Dirigenza medica e dirigenza delle professioni sanitarie hanno CCNL separati (Area Sanita Dirigenti).
Gli infermieri sono la professione piu numerosa del SSN (~270.000). Inquadramento: area Funzionari sezione Assistenza, con DSS specifici.
Titoli richiesti:
Laurea triennale in Infermieristica
Iscrizione Ordine Professioni Infermieristiche (OPI)
Concorso pubblico bandito dall’azienda sanitaria
Carriera: infermiere base → infermiere senior (DSS superiore) → infermiere coordinatore (EP, con master in Coordinamento) → dirigente delle professioni sanitarie (CCNL Dirigenza separato).
OSS: la figura piu diffusa
L’OSS (Operatore Socio-Sanitario) e’ il profilo piu rappresentato dopo gli infermieri (~120.000 nel SSN). Inquadramento area Operatori esperti.
Mansioni: igiene e cura della persona, mobilizzazione, alimentazione, supporto agli infermieri nelle attivita assistenziali. La qualifica OSS richiede corso regionale 1000h + tirocinio + esame finale.
Da non confondere con OTA (Operatori Tecnici Addetti, area Operatori, qualifica regionale piu breve, mansioni meno qualificate).
Stipendio totale circa €2.800-3.300 lordi/mese (DSS1-DSS3), comprese indennita standard. Variabile in base a turni, malattie infettive, sede disagiata, anzianita. Tredicesima a dicembre.
Differenza tra OSS e infermiere?
L’OSS assiste l’infermiere nelle cure di base (igiene, mobilizzazione, alimentazione). Non puo somministrare farmaci, gestire cateteri venosi, etc. (riservato infermieri). Qualifica regionale 1000h vs laurea triennale dell’infermiere.
Posso lavorare nel SSN senza essere medico?
Si, come infermiere, OSS, ostetrica, fisioterapista, tecnico radiologia/laboratorio, logopedista, dietista, educatore, amministrativo o tecnico amministrativo. Concorso pubblico bandito dalla singola azienda sanitaria.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Sanita Pubblica (SSN). Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Assimilazione alla cessione: l’art. 2 DPR 633/1972 equipara l’autoconsumo a una vendita ai fini IVA.
Condizione chiave: l’IVA diventa dovuta solo se era stata detratta al momento dell’acquisto del bene.
Finalità estranee all’impresa: prelevare un bene per uso personale o per scopi non aziendali attiva l’imposizione.
Autofattura: è il documento con cui l’imprenditore registra l’autoconsumo e addebita a sé stesso l’IVA.
Base imponibile: è il prezzo di acquisto o il costo di produzione del bene al momento del prelievo.
IVA non detratta all’acquisto: se non si è detratta l’IVA, l’autoconsumo non genera ulteriore IVA.
Quando un imprenditore 'consuma' i beni della propria azienda
Un falegname che porta a casa un mobile realizzato nel laboratorio, un panettiere che mette da parte il pane per la famiglia, un commerciante che ‘pesca’ dalla merce in magazzino per uso personale: queste situazioni hanno un nome preciso nel diritto tributario. Si chiamano autoconsumo, e non sono fiscalmente neutrali.
L’articolo 2 del DPR 633/1972 equipara l’autoconsumo – cioè la destinazione di un bene aziendale a finalità estranee all’impresa o all’uso personale dell’imprenditore – a una vera e propria cessione. Il motivo è lo stesso che spiega le regole sugli omaggi: se l’impresa ha detratto l’IVA quando ha acquistato (o prodotto) il bene, è giusto che l’IVA ‘torni in gioco’ nel momento in cui il bene esce dal circuito imprenditoriale ed entra nel consumo finale, anche se il consumatore finale è l’imprenditore stesso.
La regola non scatta in automatico: serve una condizione precisa. L’IVA è dovuta sull’autoconsumo solo se al momento dell’acquisto del bene l’IVA era stata detratta, anche solo parzialmente. Se invece l’impresa non aveva potuto detrarre l’IVA (ad esempio perché il bene era destinato ad attività esenti), il successivo autoconsumo non genera ulteriori conseguenze IVA. La logica è quella di evitare la doppia imposizione.
Autoconsumo – quando si paga l'IVA
Situazione
IVA sull'autoconsumo
Bene acquistato con IVA interamente detratta
IVA dovuta sull'intero valore del bene
Bene acquistato con IVA parzialmente detratta (es. pro-rata)
IVA dovuta in misura proporzionale alla detrazione fruita
Bene acquistato senza detrarre l'IVA (es. attività esente)
Nessuna IVA sull'autoconsumo
Bene prodotto dall'impresa con IVA detratta sulle materie prime
IVA dovuta sul costo di produzione
Prelievo per finalità estranee all'impresa (uso personale)
IVA dovuta se IVA all'acquisto era stata detratta
Esempio pratico
Tizio è un idraulico e acquista per il magazzino aziendale un set di attrezzi per 1.000 euro + 220 euro di IVA, che detrae integralmente. Dopo due anni, decide di tenere gli attrezzi per uso personale in garage. In quel momento si configura un autoconsumo: Tizio deve emettere autofattura sul valore degli attrezzi al momento del prelievo (ipotizziamo 600 euro, tenendo conto dell’usura) con l’aliquota ordinaria del 22%, versando 132 euro di IVA. Se invece quegli attrezzi li avesse acquistati per un’attività esente senza detrarre l’IVA, il prelievo personale non avrebbe generato alcun debito IVA aggiuntivo.
Documenti necessari
Autofattura per l’autoconsumo (con base imponibile e IVA)
Fattura originale di acquisto del bene (per verificare la detrazione)
Registro delle fatture emesse (per registrare l’autofattura)
Eventuale perizia o documentazione del valore residuo del bene
Modello F24 per il versamento dell’IVA dovuta
Tizio preleva merce dal magazzino per uso familiare
Scenario. Tizio gestisce un’azienda agricola che produce e vende olio extravergine d’oliva. Nel corso dell’anno preleva regolarmente bottiglie dall’inventario per consumo domestico della propria famiglia. L’IVA sulle spese di produzione (olive, lavorazione, imbottigliamento) è stata detratta.
Come si applica. Ogni prelievo di bottiglie destinate al consumo familiare è un autoconsumo ai sensi dell’art. 2 DPR 633/1972: i beni escono dal ciclo imprenditoriale e vengono consumati in modo del tutto estraneo all’impresa. Poiché l’IVA sugli input produttivi era stata detratta, Tizio deve assoggettare il prelievo a IVA. La base imponibile è il costo di produzione delle bottiglie al momento del prelievo. È buona prassi riepilogare periodicamente (ad esempio trimestralmente) i prelievi e emettere l’autofattura complessiva, per non moltiplicare gli adempimenti.
In pratica
Tenere un registro dei prelievi personali durante l’anno, con la quantità e il costo di produzione stimato, per costruire la base imponibile dell’autofattura.
L’autofattura si registra nel registro delle fatture emesse e concorre alla liquidazione IVA del periodo.
Se i prelievi sono frequenti ma di importo ridotto, può convenire emettere un’autofattura riepilogativa periodica (mensile o trimestrale).
Caio, commerciante, destina un bene del negozio ad arredare casa
Scenario. Caio ha un negozio di elettrodomestici. Acquista per il magazzino un frigorifero da 800 euro + 176 euro di IVA, detratta interamente. Dopo qualche mese, non riuscendo a venderlo, decide di portarlo a casa per uso personale.
Come si applica. Il frigorifero entra nel patrimonio personale di Caio: è un classico caso di autoconsumo. La condizione che fa scattare l’IVA è soddisfatta: l’IVA all’acquisto era stata interamente detratta. Caio deve emettere autofattura sul valore del bene al momento del prelievo. Se il frigorifero è ancora nuovo, il valore è il prezzo di acquisto (800 euro); se nel frattempo si è deprezzato, si usa il valore residuo. Con un valore di 800 euro e aliquota 22%, Caio versa 176 euro di IVA tramite autofattura, di fatto ‘restituendo’ l’IVA che aveva recuperato all’acquisto.
In pratica
Il valore da usare come base imponibile è il prezzo di acquisto o il costo di produzione al momento dell’autoconsumo, non il prezzo originale della fattura se il bene si è deprezzato.
L’autofattura va emessa al momento del prelievo del bene e registrata immediatamente nel registro delle vendite.
Se l’IVA all’acquisto era stata detratta solo parzialmente (es. per effetto del pro-rata), anche l’IVA sull’autoconsumo si riduce proporzionalmente.
Quando rivolgersi a un professionista
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I docenti e personale scuola possono andare in pensione con: vecchiaia (67 anni + 20 contributi), anticipata (42a 10m uomini / 41a 10m donne), Quota 103 (62 anni + 41 contributi), Opzione Donna PA. Specificità scuola: decorrenza pensione il 1° settembre dell’anno scolastico successivo (non in corso d’anno). TFR/TFS regolati dal regime di assunzione.
Dati contrattuali
Parti firmatarie
ARAN · FLC CGIL · CISL Scuola · UIL Scuola · SNALS Confsal · Gilda
Ultimo rinnovo
18 gennaio 2024 per il CCNL 2019-2021 (parte normativa); 1° luglio 2026 per la parte economica del CCNL 2025-2027
Vigenza
Parte normativa del CCNL 2019-2021 in ultrattività. La parte economica è stata rinnovata dal CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026
Platea
~1.300.000 dipendenti (700k docenti scuola statale + 200k ATA + 60k PTA università + 25k ricerca + 9k AFAM)
Aggiornamento al 2 settembre 2026. Le regole spiegate qui sono quelle del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, tuttora in ultrattività per la parte normativa. La parte economica è invece già rinnovata: il CCNL 2025-2027 è stato sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026. Per aumenti, arretrati e decorrenze vedi la guida al CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027; per gli importi per ordine di scuola le tabelle stipendiali dei docenti 2025-2027.
Tabella riepilogativa
Pensione scuola 2026
Tipo
Requisiti
Vecchiaia
67 anni + 20 contributi
Anticipata
42a 10m (M) / 41a 10m (F)
Quota 103
62 anni + 41 contributi
Opzione Donna
61 anni + 35 contributi
Decorrenza pensione 1° settembre
Specificità scuola: la pensione decorre dal 1° settembre dell’anno scolastico successivo a quello di maturazione dei requisiti (anche se i requisiti maturano in marzo, la pensione parte il 1° settembre).
Domanda di pensione: entro il 15 gennaio dell’anno scolastico in cui si vuole cessare. Possibilità di permanenza in servizio fino a 70 anni per i docenti che ne fanno richiesta motivata (raro).
Tempi di liquidazione TFR/TFS
I tempi INPS Gestione Dipendenti Pubblici sono lunghi anche per la scuola:
Inabilità/decesso: 105 giorni
Vecchiaia: fino 12 mesi prima rata (≤€50.000), 24 mesi seconda rata
Anticipata: fino 24 mesi totali
Anticipo bancario possibile presso banche convenzionate (BNL, Intesa, Unicredit) a tasso 2-3% sopra rifinanziamento BCE.
Specificità Opzione Donna Scuola
Le docenti possono accedere a Opzione Donna con 61 anni + 35 contributi, per categorie protette:
Lavoratrici disoccupate (poco applicabile)
Caregiver (assistenti familiari L. 104)
Invalide al 74%+
Calcolo totalmente contributivo (penalizzazione -20-30% rispetto a vecchiaia). Soggetta a finestre di legge di bilancio annuali. Decorrenza sempre 1° settembre.
Casi pratici
Tizio – Docente pensionato vecchiaia 2025
Tizio, docente liceo 67 anni, va in pensione. Requisiti maturati a marzo 2025: pensione decorre 1° settembre 2025. Pensione lorda €2.380/mese (75% ultima retribuzione). Liquidazione TFS in 24 mesi.
Caia – Pensione anticipata 42 anni servizio”, “Caia, docente primaria 65 anni con 42 anni di servizio (entrata giovane). Anticipata indipendente dall’età. Decorrenza 1° settembre. Importo: 70% ultima retribuzione + quota contributiva.
Sempronio – Opzione Donna Scuola
Sempronio (forma fittizia per coerenza con casi) caregiver del padre invalido convivente. 61 anni + 36 anni contributi. Opzione Donna PA. Penalizzazione -22%. Decorrenza 1° settembre.
Domande frequenti
Quando posso andare in pensione come docente?
Vecchiaia: 67 anni + 20 contributi. Anticipata: 42a 10m M / 41a 10m F indipendente dall’età. Quota 103: 62 anni + 41 contributi. Opzione Donna PA: 61 anni + 35 contributi (categorie protette). Decorrenza 1° settembre.
Perché la decorrenza è sempre il 1° settembre?
Per garantire continuità didattica: il docente cessa a fine anno scolastico, non in corso d’anno. Anche se i requisiti maturano in marzo, la pensione parte il 1° settembre successivo. Domanda entro il 15 gennaio.
Posso restare in servizio dopo i 67 anni?
Sì, con permanenza in servizio fino a 70 anni su richiesta motivata. Pratica rara, autorizzazione discrezionale del Ministero. La maggior parte dei docenti cessa al raggiungimento dei requisiti.
Quanto aspetto per il TFS dall'INPS?
12 mesi per prima rata (≤€50.000), 24 mesi per seconda (€50-150.000). Solo 105 giorni in caso di inabilità o decesso. Anticipo bancario possibile presso banche convenzionate.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
La sezione Ricerca del CCNL Istruzione e Ricerca copre gli enti pubblici di ricerca: CNR, INFN, INAF, ISTAT, ENEA, INGV, etc. Profili: ricercatori (I-III livello), tecnologi (I-III livello), CTER (Collaboratori Tecnici Enti Ricerca, livelli IV-VI), operatori e funzionari amministrativi. Stipendi più alti di università per ricercatori senior, simili per il personale amministrativo.
Dati contrattuali
Parti firmatarie
ARAN · FLC CGIL · CISL Scuola · UIL Scuola · SNALS Confsal · Gilda
Ultimo rinnovo
18 gennaio 2024 per il CCNL 2019-2021 (parte normativa); 1° luglio 2026 per la parte economica del CCNL 2025-2027
Vigenza
Parte normativa del CCNL 2019-2021 in ultrattività. La parte economica è stata rinnovata dal CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026
Platea
~1.300.000 dipendenti (700k docenti scuola statale + 200k ATA + 60k PTA università + 25k ricerca + 9k AFAM)
Aggiornamento al 2 settembre 2026. Le regole spiegate qui sono quelle del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, tuttora in ultrattività per la parte normativa. La parte economica è invece già rinnovata: il CCNL 2025-2027 è stato sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026. Per aumenti, arretrati e decorrenze vedi la guida al CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027; per gli importi per ordine di scuola le tabelle stipendiali dei docenti 2025-2027.
Tabella riepilogativa
Livelli enti di ricerca CCNL
Profilo
Livelli
Tabellare base
Ricercatore III liv (junior)
III
€2.500
Ricercatore II liv
II
€3.200
Ricercatore I liv (senior)
I
€4.100
Tecnologo III liv
III
€2.400
Tecnologo I liv
I
€3.800
CTER IV-VI
IV-VI
€2.000-2.400
Ricercatori e tecnologi
Gli enti di ricerca italiani (CNR, INFN, INAF, ISTAT, ENEA, INGV, etc.) hanno due figure scientifiche principali:
Ricercatori: 3 livelli (I = primo ricercatore, II = ricercatore, III = ricercatore junior). Attività scientifica autonoma
Tecnologi: 3 livelli (I, II, III). Profilo applicativo (sviluppo tecnologico, supporto a infrastrutture di ricerca, applicazioni industriali)
L’accesso è per concorso pubblico bandito dall’ente. La progressione di livello è per concorso interno con valutazione scientifica.
CTER e personale amministrativo
I CTER (Collaboratori Tecnici Enti Ricerca) sono il personale tecnico di supporto agli scienziati. Livelli IV-VI in base alla qualifica e esperienza.
Il personale amministrativo degli enti (operatori, funzionari) ha aree analoghe a Funzioni Locali (Operatori, Operatori esperti, Funzionari, EP).
Specificità del CNR e degli enti di eccellenza
Gli enti italiani di eccellenza hanno particolarità:
CNR (Consiglio Nazionale Ricerche): ~8.000 dipendenti, il più grande ente italiano. 7 dipartimenti scientifici
INFN (Istituto Nazionale Fisica Nucleare): fisica delle particelle, partner CERN. ~2.000 dipendenti
INAF (Istituto Nazionale Astrofisica): astronomia. Telescopi e osservatori in Italia e estero
I salari accessori e le indennità di ente sono diversi: CERN-INFN e Antarctic INAF hanno indennità di missione e diaria specifiche per attività su grandi infrastrutture.
Casi pratici
Tizio – CTER al CNR fisica della materia
Tizio, CTER V livello al CNR, lavora in laboratorio nanotecnologie. Stipendio €2.200 + IIS €540 + ind. ricerca €180 = €2.920 lordi. Specializzazione in litografia.
Caia – Ricercatrice INFN II livello
Caia, ricercatrice INFN II livello a Frascati, lavora su fisica delle particelle al CERN. Stipendio €3.200 + IIS €580 + ind. missione CERN (quando in trasferta) = €3.780 base.
Sempronio – Tecnologo I livello ENEA
Sempronio, tecnologo I livello ENEA Casaccia, lavora su energia nucleare fissione. Stipendio €3.800 + IIS €580 + ind. ricerca senior €350 = €4.730 lordi.
Domande frequenti
Cos'è il CNR?
Consiglio Nazionale delle Ricerche, il più grande ente pubblico di ricerca italiano (~8.000 dipendenti). 7 dipartimenti scientifici: Scienze Bio, Chimica, Fisica, Materia, Energia, Ambiente, Patrimonio Culturale.
Quanto guadagna un ricercatore CNR?
Da €2.500 lordi/mese al III livello (junior) a €4.100 al I livello (senior). Più indennità di ricerca, IIS, eventuale salario accessorio decentrato. Per attività su grandi infrastrutture (es. CERN) indennità di missione.
La differenza tra ricercatore e tecnologo?
Ricercatore: attività scientifica autonoma, pubblicazioni, progetti. Tecnologo: profilo applicativo (sviluppo tecnologico, supporto infrastrutture, applicazioni industriali). Entrambi hanno 3 livelli. Stipendi simili per livello equivalente.
Posso entrare in un ente di ricerca senza essere scienziato?
Sì, come CTER (Collaboratore Tecnico, livelli IV-VI) o come personale amministrativo (operatori, funzionari). Concorso pubblico bandito dall’ente. Il PhD non è richiesto per CTER e amministrativi.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Testo vigente verificato su Normattiva. Scheda in arricchimento editoriale.
Nelle opere anonime o pseudonime, fuori del caso previsto nel capoverso dell'art. 8, la durata dei diritti di utilizzazione economica è di cinquant'anni a partire dalla prima pubblicazione, qualunque sia la forma nella quale essa è stata effettuata.
Se prima della scadenza di detto termine l'autore si è rivelato o la rivelazione è fatta dalle persone indicate dall'art. 23 o da persone autorizzate dall'autore, nelle forme stabilite dall'articolo seguente, si applica il termine di durata determinato nell'art.
Il personale dell’università (PTA) è inquadrato nel CCNL Istruzione e Ricerca sezione Università. Aree: Operatori, Operatori esperti, Funzionari, EP. Profili specifici: bibliotecari, tecnici di laboratorio, assistenti di ricerca, EP. Stipendi simili a Funzioni Locali. Tabellare €1.690-2.690 + IIS + indennità ateneo + salario accessorio decentrato.
Dati contrattuali
Parti firmatarie
ARAN · FLC CGIL · CISL Scuola · UIL Scuola · SNALS Confsal · Gilda
Ultimo rinnovo
18 gennaio 2024 per il CCNL 2019-2021 (parte normativa); 1° luglio 2026 per la parte economica del CCNL 2025-2027
Vigenza
Parte normativa del CCNL 2019-2021 in ultrattività. La parte economica è stata rinnovata dal CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026
Platea
~1.300.000 dipendenti (700k docenti scuola statale + 200k ATA + 60k PTA università + 25k ricerca + 9k AFAM)
Aggiornamento al 2 settembre 2026. Le regole spiegate qui sono quelle del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, tuttora in ultrattività per la parte normativa. La parte economica è invece già rinnovata: il CCNL 2025-2027 è stato sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026. Per aumenti, arretrati e decorrenze vedi la guida al CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027; per gli importi per ordine di scuola le tabelle stipendiali dei docenti 2025-2027.
Tecnico di laboratorio: supporto attività scientifiche, manutenzione strumentazione
Assistente di ricerca: supporto a progetti di ricerca (PRIN, PNRR)
Programmatore/sistemista: servizi informatici di ateneo
Stipendio e indennità ateneo
Lo stipendio segue lo schema CCNL ma con specificità:
Tabellare + IIS + indennità di comparto + RIA
Indennità di ateneo: voce locale di ciascuna università (€50-300/mese)
Salario accessorio decentrato: contrattato in sede locale con RSU
Eventuale indennità di posizione organizzativa se PO
Atenei con più risorse (es. Bocconi privata, Politecnico Milano, Sapienza Roma) hanno salari accessori più alti.
Specificità università: progetti PNRR e ricerca
Le università hanno una grande quantità di progetti di ricerca (PRIN, PNRR, Horizon Europe). Il personale tecnico-amministrativo è spesso impiegato come:
Project manager di progetti
Tecnico assegnatario di borse o assegni
Personale a tempo determinato su progetti (durata 1-3 anni)
I contratti a termine universitari (RTD-A/B fino a 3 anni, assegni di ricerca fino a 6) sono in regime pubblicistico, non contrattualizzati. Solo il PTA è nel CCNL Istruzione-Ricerca.
Casi pratici
Tizia – Bibliotecaria università
Tizia, bibliotecaria area Funzionari, gestisce collezioni Dipartimento Storia. Stipendio €2.100 + IIS €540 + ind. ateneo Università X €180 + salario accessorio €130 = €2.950 lordi.
Sempronio EP responsabile servizio IT ateneo. Stipendio €2.690 + IIS €580 + ind. ateneo Politecnico Milano €350 + ind. posizione €900 + risultato €200 = €4.720 lordi.
Domande frequenti
Il PTA universitario è nel CCNL Istruzione e Ricerca?
Sì, sezione Università. Ha 4 aree: Operatori, Operatori esperti, Funzionari, EP. Profili specifici: bibliotecari, tecnici laboratorio, assistenti di ricerca, programmatori.
I docenti universitari sono nel CCNL?
No, sono in regime pubblicistico (L. 240/2010) con stipendi fissati per decreto MUR. Ordinari, associati, ricercatori non sono contrattualizzati. Solo il PTA universitario rientra nel CCNL.
Cos'è l'indennità di ateneo?
Una voce locale di ciascuna università (€50-300/mese), aggiuntiva al tabellare nazionale. È contrattata in sede di contrattazione integrativa con le RSU dell’ateneo. Atenei più ricchi hanno indennità più alte.
Posso lavorare in università senza essere docente?
Sì, come PTA (concorso pubblico bandito dall’ateneo) o come personale a tempo determinato su progetti (assegnista di ricerca, ricercatore RTD-A/B). Il PTA è strutturato; i contratti a termine sono in regime pubblicistico.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Le scadenze TARI sono fissate ogni anno dal Comune: di norma 2 o 3 rate.
Il pagamento avviene tramite modello F24, pagoPA o bollettino postale, secondo le istruzioni sull’avviso.
L’avviso di pagamento è inviato dal Comune o dal gestore del servizio e riporta gli importi e le date.
Chi non paga nei termini può ricevere un avviso di accertamento con sanzioni e interessi, ma ha la possibilità di regolarizzarsi con il ravvedimento operoso.
È possibile richiedere la rateazione al Comune in caso di difficoltà di pagamento.
Presentare la dichiarazione di cessazione in tempo è fondamentale per non continuare a pagare dopo aver lasciato l’immobile.
Quando si paga la TARI e come funziona l'avviso
La TARI non ha un’unica scadenza nazionale. Ogni Comune stabilisce autonomamente le date di pagamento, che di norma si articolano in due o tre rate distribuite nell’arco dell’anno. Le scadenze possono variare significativamente da Comune a Comune: per conoscere le date esatte valide per te, devi consultare l’avviso di pagamento che ricevi oppure il sito del tuo Comune.
Quando le scadenze si avvicinano, il Comune – o il gestore del servizio rifiuti a cui è stata delegata la riscossione – invia un avviso di pagamento. Questo documento riporta i tuoi dati, la superficie e il numero di occupanti su cui è stata calcolata la tassa, l’importo di ciascuna rata e le modalità di pagamento. Controlla con attenzione che i dati siano corretti: se trovi errori (superficie diversa da quella reale, numero di occupanti sbagliato), segnalali subito all’ufficio tributi per ottenere una rettifica.
Le modalità di pagamento accettate sono in genere il modello F24 (utilizzabile in banca, all’ufficio postale o tramite l’home banking), il sistema pagoPA (disponibile online o presso i punti abilitati) e il bollettino postale, se il Comune lo prevede. L’avviso indica quale metodo usare e riporta i codici necessari.
Riepilogo: scadenze, pagamento e conseguenze del ritardo
Aspetto
Cosa sapere
Numero di rate
Di norma 2-3 rate annue, deliberate dal Comune
Date di scadenza
Fissate dal Comune ogni anno: verificare l'avviso o il sito comunale
Modalità di pagamento
F24, pagoPA, bollettino postale (secondo avviso ricevuto)
Omesso pagamento
Avviso di accertamento con sanzioni e interessi da parte del Comune
Ravvedimento operoso
Sanzione ridotta se ci si regolarizza spontaneamente prima dell'accertamento
Rateazione
Richiedibile al Comune in caso di difficoltà economica
Esempio pratico
Esempio indicativo: Tizio riceve l’avviso TARI con tre rate: la prima a giugno, la seconda a settembre, la terza a novembre (le date e gli importi sono puramente illustrativi – nel tuo Comune potrebbero essere diverse). Tizio dimentica di pagare la rata di settembre. Dopo la scadenza può regolarizzarsi con il ravvedimento operoso, che prevede una sanzione ridotta in proporzione ai giorni di ritardo. Se attende invece che il Comune emetta un avviso di accertamento, la sanzione sarà più alta. In entrambi i casi si aggiungono gli interessi di mora calcolati sul periodo di ritardo.
Documenti necessari
Avviso di pagamento TARI ricevuto dal Comune o dal gestore (riporta importi, scadenze e codici di pagamento)
Modello F24 precompilato (allegato all’avviso o generabile tramite home banking)
Ricevuta del pagamento effettuato (conservarla come prova)
Modulo di dichiarazione di cessazione occupazione (da presentare al termine dell’utilizzo dell’immobile)
Eventuale richiesta di rateazione (modulo del Comune, da presentare prima della scadenza o subito dopo)
Tizio: paga in ritardo e usa il ravvedimento
Scenario. Tizio ha ricevuto l’avviso TARI con scadenza della seconda rata in settembre, ma si dimentica di pagare. Se ne accorge a ottobre, prima che il Comune emetta un atto di accertamento.
Come si applica. Tizio può regolarizzarsi spontaneamente con il ravvedimento operoso: versa l’importo dovuto insieme a una sanzione ridotta e agli interessi calcolati sui giorni di ritardo. L’entità della riduzione della sanzione dipende da quanti giorni sono trascorsi dalla scadenza: più si aspetta, meno conveniente diventa il ravvedimento. Tizio deve verificare le specifiche istruzioni del proprio Comune o del gestore, perché le modalità di ravvedimento sulla TARI possono variare leggermente a livello locale.
In pratica
Non aspettare di ricevere un avviso di accertamento: regolarizzarsi prima abbatte la sanzione.
Conserva la ricevuta del pagamento in ravvedimento: dimostra che ti sei regolarizzato spontaneamente prima di qualsiasi atto del Comune.
Caio: lascia l'appartamento a metà anno
Scenario. Caio ha in affitto un appartamento e lo lascia a luglio, restituendo le chiavi al proprietario. Non presenta alcuna dichiarazione al Comune. A dicembre riceve l’avviso TARI per l’intero anno.
Come si applica. Caio è rimasto formalmente soggetto passivo perché non ha presentato la dichiarazione di cessazione occupazione. La cessazione della TARI decorre dalla data di effettiva liberazione dei locali dichiarata al Comune, non dalla data in cui il Comune la riceve. Se Caio presenta ora la dichiarazione indicando luglio come data di cessazione, può chiedere il conguaglio o il rimborso delle rate relative al periodo da luglio in poi. Per il futuro, la regola è presentare la dichiarazione al momento stesso della riconsegna delle chiavi.
In pratica
Presenta la dichiarazione di cessazione TARI lo stesso giorno in cui riconsegni le chiavi: la decorrenza è retroattiva alla data dichiarata.
Chiedi all’ufficio tributi del Comune come ottenere il rimborso o il conguaglio per il periodo successivo alla cessazione.
Quando rivolgersi a un professionista
La compilazione corretta di questa voce può richiedere la verifica di requisiti e massimali. Per una valutazione sul tuo caso puoi trovare un professionista su Legge in Chiaro.
Oltre lo stipendio base, i docenti possono percepire compensi accessori: FIS (Fondo Istituto) per attività aggiuntive contrattate localmente, funzioni strumentali (€350-1.500/anno), ore eccedenti (€36-44/h), indennità sostituzione presidenza, bonus merito (€200-500/anno). Pagamenti annuali o quadrimestrali.
Dati contrattuali
Parti firmatarie
ARAN · FLC CGIL · CISL Scuola · UIL Scuola · SNALS Confsal · Gilda
Ultimo rinnovo
18 gennaio 2024 per il CCNL 2019-2021 (parte normativa); 1° luglio 2026 per la parte economica del CCNL 2025-2027
Vigenza
Parte normativa del CCNL 2019-2021 in ultrattività. La parte economica è stata rinnovata dal CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027, sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026
Platea
~1.300.000 dipendenti (700k docenti scuola statale + 200k ATA + 60k PTA università + 25k ricerca + 9k AFAM)
Aggiornamento al 2 settembre 2026. Le regole spiegate qui sono quelle del CCNL Istruzione e Ricerca 2019-2021, tuttora in ultrattività per la parte normativa. La parte economica è invece già rinnovata: il CCNL 2025-2027 è stato sottoscritto in via definitiva all’ARAN il 1° luglio 2026. Per aumenti, arretrati e decorrenze vedi la guida al CCNL Istruzione e Ricerca 2025-2027; per gli importi per ordine di scuola le tabelle stipendiali dei docenti 2025-2027.
Tabella riepilogativa
Compensi accessori docenti
Voce
Importo
FIS – attività aggiuntive
Variabile €100-3.000/anno
Funzioni strumentali
€350-1.500/anno
Ore eccedenti
€36-44/h
Indennità sost. presidenza
€500-1.500/anno
Bonus merito L.107
€200-500/anno
Card docente
€500/anno
FIS – Fondo dell'Istituzione Scolastica
Il FIS è il fondo annuale di ogni scuola per finanziare attività aggiuntive del personale (docenti + ATA).
Contrattazione locale con RSU di istituto: si decide cosa finanziare (progetti, sportelli, attività extracurriculari, commissioni, ecc.).
Importi tipici: €100-3.000/anno per docente, in base alle attività svolte e ai compensi orari concordati.
Funzioni strumentali e altri incarichi
Le funzioni strumentali sono incarichi annuali assegnati dal Collegio Docenti per coordinare aree del Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF):
Orientamento in entrata/uscita
Inclusione e disagio
PTOF e qualità
Continuità didattica
Compenso: €350-1.500/anno in base alla complessità. Liquidazione di norma a fine anno scolastico (luglio).
Bonus merito e card docente
Il Bonus Merito (L. 107/2015) è erogato a docenti meritori designati dal Comitato di Valutazione della scuola. Importo €200-500/anno. Critiche al sistema: discrezionalità, conflittualità interna.
La card del docente è di €500/anno per formazione, libri, dispositivi digitali, eventi culturali. Esente IRPEF. Va spesa entro l’anno e rendicontata.
Casi pratici
Tizio – Docente con funzione strumentale
Tizio è docente primaria + funzione strumentale orientamento. Stipendio €2.300/mese + FIS attività €800/anno + FS €600/anno + card €500 = ~€2.450 mensile equivalenti.
Caia – Docente liceo con incarichi
Caia, docente liceo, è coordinatore di classe (+€600/anno FIS) + commissione esami (+€400) + ore eccedenti 60h × €40 = €2.400. Bonus merito €350. Totale extra ~€3.750/anno.
Sempronio – DSGA con FIS
Sempronio DSGA, oltre tabellare e indennità: FIS coordinamento amministrativo €2.500/anno + indennità sost. presidenza vacante 3 mesi €450 + card no (solo docenti) = ~€2.950/anno extra.
Domande frequenti
Cos'è il FIS?
Il Fondo dell’Istituzione Scolastica: budget annuale per ogni scuola per finanziare attività aggiuntive di docenti e ATA. Contrattato con RSU di scuola. Importi €100-3.000/anno per docente in base alle attività.
Le funzioni strumentali sono obbligatorie?
No, sono incarichi facoltativi assegnati dal Collegio Docenti. Compenso €350-1.500/anno per coordinare aree del PTOF (orientamento, inclusione, ecc.). Liquidazione annuale a fine anno scolastico.
Cos'è la card del docente?
Bonus €500/anno per formazione, libri, dispositivi, eventi culturali. Esente IRPEF. Va spesa entro l’anno e rendicontata. Solo docenti di ruolo o supplenti annuali (non brevi).
Il bonus merito a chi spetta?
A docenti designati dal Comitato di Valutazione della scuola in base a criteri (efficacia didattica, valorizzazione contributo, etc.). Importo €200-500/anno. Sistema criticato per discrezionalità e conflittualità interna.
Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.
Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.
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