Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 359 DPR 495/1992 – Caratteristiche colorimetriche, fotometriche e tecnologiche del segnale mobile di pericolo

Decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495 – Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo codice della strada

1. Il materiale retroriflettente, che, a norma dell'articolo 162, comma 2, del codice deve rivestire la faccia utile del segnale mobile di pericolo, deve avere coordinate tricromatiche per il materiale nuovo, nei colori bianco e rosso, che rientrano nelle zone del diagramma colorimetrico standard C.I.E. 1931 riportate nella tabella che segue. Il fattore di luminanza non deve essere inferiore al valore minimo prescritto, per i due colori, e riportato nella stessa tabella. ===================================================================== | Coordinate dei 4 punti che delimitano le zone | Fattore di | consentite nel diagramma colorimetrico C.I.E. | luminanza Colore | 1931 (illuminante normalizzato D65, geometria | minimo | 45/0) | _________|_______________________________________________|___________ | 1 2 3 4 | |_______________________________________________| | | Bianco x | 0,305 0,355 0,335 0,285 | 0,40 y | 0,305 0,355 0,375 0,325 | _________|_______________________________________________|___________ | | Rosso x | 0,690 0,595 0,569 0,655 | 0,03 y | 0,310 0,315 0,341 0,345 |

2. Il coefficiente areico di intensità luminosa del materiale rifrangente nuovo, deve avere, nei colori bianco e rosso, e per i vari angoli di divergenza e di illuminazione, valori non inferiori a quelli minimi prescritti e riportati nella tabella seguente: ===================================================================== Angolo | Angolo | Coefficiente areico di divergenza | di illuminazione | di intensità luminosa (Alfa) in | (Beta) in | R' in cd x lux(elevato)-1 x | 1 | m(elevato)-2 | |_____________________________ | (con Beta = 0) | Bianco Rosso | 2 | _______________|_______________________|_____________________________ | | | 5 | 800 215 0,2 | 30 | 400 100 | 40 | 250 60 | 5 | 550 150 0,33 | 30 | 265 60 | 40 | 125 28 | 5 | 200 45 0,5 | 30 | 100 26 | 40 | 50 13

3. Il materiale rifrangente deve aderire perfettamente al supporto su cui è applicato senza punti di distacco.

In sintesi

  • In attuazione dell'art. 162, comma 2, del Codice della Strada, l'art. 359 fissa i requisiti tecnici del materiale retroriflettente che deve rivestire la faccia utile del segnale mobile di pericolo (triangolo d'emergenza).
  • Le coordinate tricromatiche del materiale retroriflettente per i colori bianco e rosso devono rientrare nelle zone del diagramma colorimetrico standard C.I.E. 1931, con fattori di luminanza minimi prescritti.
  • Il coefficiente areico di intensità luminosa (retroriflessione) deve rispettare valori minimi per diversi angoli di divergenza e di illuminazione, garantendo la visibilità del triangolo anche a distanza e in condizioni di buio.
  • Il materiale retroriflettente deve aderire perfettamente al supporto senza punti di distacco, per garantire la permanenza delle caratteristiche ottiche nel tempo.
Indice dei contenuti

Il segnale mobile di pericolo: obbligatorietà e funzione

Il triangolo di emergenza - detto anche «segnale mobile di pericolo» - è uno dei dispositivi di sicurezza la cui presenza a bordo è obbligatoria per legge. Il Codice della Strada, all'art. 162, impone ai conducenti di portare a bordo il triangolo e di posizionarlo sulla carreggiata in caso di arresto del veicolo per avaria, incidente o altra causa che ostacoli la circolazione. La norma primaria stabilisce l'obbligo e le modalità di impiego; il regolamento di esecuzione - all'art. 359 - si occupa delle caratteristiche tecniche che il triangolo deve avere per essere «conforme» e dunque idoneo allo scopo.

Il triangolo non è semplicemente un oggetto rosso con una forma geometrica: la sua efficacia dipende dalla capacità di essere percepito dai conducenti in avvicinamento nelle condizioni più difficili, e cioè di notte e in condizioni di scarsa illuminazione. Per questo l'art. 359 si concentra sulle caratteristiche del materiale retroriflettente, ovvero quel materiale che, come il nome suggerisce, riflette la luce che lo colpisce (tipicamente quella dei fari di un veicolo in avvicinamento) nella direzione della sorgente luminosa, rendendosi così visibile anche a grande distanza.

Il sistema colorimetrico C.I.E. 1931: come si misura il colore

Il comma 1 dell'art. 359 richiede che le coordinate tricromatiche del materiale retroriflettente «per il materiale nuovo, nei colori bianco e rosso, rientrano nelle zone del diagramma colorimetrico standard C.I.E. 1931». Questa formulazione tecnica merita una spiegazione accessibile.

La Commission Internationale de l'Éclairage (C.I.E.) ha sviluppato nel 1931 un sistema di misurazione del colore basato su tre componenti (x, y, z), detto «spazio colore C.I.E. XYZ». Il diagramma colorimetrico C.I.E. 1931 è una rappresentazione bidimensionale di tutti i colori percepibili dall'occhio umano. Per ciascun colore previsto dalla segnaletica stradale, il regolamento definisce un «poligono» di ammissibilità all'interno di questo diagramma, delimitato da quattro coordinate (punti 1, 2, 3, 4). Il materiale retroriflettente del triangolo è conforme solo se le sue coordinate colorimetriche rientrano in questi poligoni.

La tabella riportata nel comma 1 specifica i quattro punti di delimitazione per il bianco e per il rosso, oltre al fattore di luminanza minimo (0,40 per il bianco, 0,03 per il rosso). Il fattore di luminanza indica quanta luce il materiale riflette rispetto a una superficie bianca perfettamente diffusiva: un valore di 0,40 per il bianco significa che il materiale riflette almeno il 40% della luce incidente.

Il coefficiente areico di intensità luminosa: la retroriflessione in numeri

Il comma 2 introduce una seconda tabella, ancora più tecnica, relativa al coefficiente areico di intensità luminosa (indicato con R', espresso in cd × lux⁻¹ × m⁻²). Questo parametro misura quanta luce il materiale retroriflettente restituisce verso la sorgente luminosa per unità di superficie, in funzione di due angoli:

  • L'angolo di divergenza (alfa): è l'angolo tra la direzione di illuminazione e la direzione di osservazione. In pratica, esprime quanto l'occhio dell'osservatore si trova vicino all'asse dei fari del veicolo. Un angolo di 0,2° corrisponde a un osservatore quasi in asse con i fari (guida normale); angoli maggiori (0,33°, 0,5°) corrispondono a osservatori più distanti dall'asse.
  • L'angolo di illuminazione (beta): è l'angolo con cui la luce colpisce il materiale. Angoli di 5°, 30°, 40° corrispondono a situazioni di illuminazione frontale, laterale e più obliqua.

I valori minimi della tabella garantiscono che il triangolo sia visibile in tutte le configurazioni di illuminazione tipiche della guida notturna, sia che il veicolo sia parcheggiato sull'asse stradale, sia che si trovi sul bordo della carreggiata con illuminazione radente. La riduzione dei valori al crescere dell'angolo di illuminazione riflette il fenomeno fisico per cui la retroriflessione è meno efficace quando la luce colpisce il materiale in modo obliquo.

L'adesione del materiale al supporto

Il comma 3 prescrive che «il materiale rifrangente deve aderire perfettamente al supporto su cui è applicato senza punti di distacco». Questo requisito, apparentemente ovvio, ha una rilevanza tecnica e pratica non trascurabile. Il triangolo è soggetto a sollecitazioni meccaniche (urto, vibrazione durante il trasporto), termiche (esposizione al sole, variazioni di temperatura) e chimiche (carburanti, lubrificanti, solventi). Un materiale retroriflettente che si stacchi dal supporto, anche parzialmente, riduce la superficie rifrangente e abbassa le prestazioni ottiche al di sotto dei valori minimi prescritti.

In fase di omologazione, le autorità competenti verificano la resistenza all'adesione mediante prove specifiche. Sul mercato possono circolare triangoli di bassa qualità che superano le soglie al momento della produzione ma degradano rapidamente nel tempo: è per questo che le norme prevedono che i valori siano rispettati «per il materiale nuovo», ma che l'adesione permanente sia comunque garantita strutturalmente.

Implicazioni pratiche: il triangolo deve essere omologato

L'art. 359 fissa requisiti tecnici oggettivi e misurabili, la cui verifica avviene in sede di omologazione del dispositivo. I produttori di triangoli di emergenza devono sottoporre i loro prodotti a prove di laboratorio per certificare la conformità alle prescrizioni colorimetriche e fotometriche del regolamento. I triangoli venduti in Italia devono recare i segni di conformità previsti dalla normativa.

Dal punto di vista del conducente, ciò significa che il triangolo acquistato in un negozio di accessori auto regolare è normalmente conforme, poiché il rivenditore è tenuto a commercializzare solo prodotti omologati. Tuttavia, i triangoli di provenienza incerta, acquistati a prezzi molto ridotti, potrebbero non rispettare le prescrizioni dell'art. 359, esponendo il conducente sia al rischio di verbale per dotazione non conforme, sia - e questo è l'aspetto più rilevante - al rischio di un segnale insufficientemente visibile in caso di emergenza notturna.

Casi pratici

Caso 1:

Caso 2:

Caso 3:

Domande frequenti

Perché il triangolo di emergenza deve avere caratteristiche tecniche specifiche?

Il triangolo deve essere percepibile dai conducenti in avvicinamento nelle condizioni più difficili, in particolare di notte. Le caratteristiche colorimetriche e fotometriche fissate dall'art. 359 garantiscono che il materiale retroriflettente restituisca la luce dei fari in modo sufficiente a rendere il triangolo visibile a distanza adeguata per consentire la decelerazione.

Cosa si intende per materiale retroriflettente?

Il materiale retroriflettente è un materiale che riflette la luce verso la sua sorgente, anziché disperderla. Questo lo rende visibile di notte quando colpito dai fari di un veicolo in avvicinamento, anche a grande distanza e con angoli di illuminazione variabili.

Il triangolo acquistato al supermercato è conforme alla normativa?

I prodotti venduti da rivenditori regolari sono normalmente omologati e conformi. I triangoli di provenienza incerta o a prezzi molto ridotti potrebbero non rispettare le prescrizioni dell'art. 359. È consigliabile verificare la presenza dei marchi di conformità e omologazione sul dispositivo.

Cosa succede se il materiale retroriflettente si stacca dal supporto?

L'art. 359, comma 3, prescrive che il materiale debba aderire perfettamente al supporto senza punti di distacco. Un triangolo con materiale parzialmente staccato potrebbe non rispettare i valori minimi di retroriflessione previsti, risultando meno visibile e formalmente non conforme alla normativa.

Qual è la base normativa primaria per l'obbligo del triangolo di emergenza?

L'obbligo di portare a bordo il triangolo di emergenza e di posizionarlo in caso di arresto del veicolo è previsto dall'art. 162 del Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992). L'art. 359 del DPR 495/1992 ne attua le prescrizioni tecniche, fissando i requisiti colorimetrici e fotometrici del materiale retroriflettente.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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