Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 1 L. 218/1995 – Oggetto della legge

Legge 31 maggio 1995, n. 218 – Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato

1. La presente legge determina l’ambito della giurisdizione italiana, pone i criteri per l’individuazione del diritto applicabile e disciplina l’efficacia delle sentenze e degli atti stranieri.

In sintesi

L'articolo 1 della legge 31 maggio 1995, n. 218 definisce il perimetro applicativo dell'intera riforma del diritto internazionale privato italiano. La norma individua tre macrofunzioni affidate alla legge: stabilire quando i giudici italiani possono pronunciarsi su controversie con elementi di estraneità (giurisdizione); fissare i criteri che consentono di individuare quale ordinamento nazionale si applichi a un determinato rapporto giuridico (diritto applicabile); e disciplinare i meccanismi attraverso cui le sentenze e gli atti formati all'estero producono effetti nel territorio italiano (efficacia). L'articolo costituisce la norma-programma dell'intera legge e orienta l'interprete nello studio sistematico dei successivi settantaquattro articoli.
Indice dei contenuti

La struttura tripartita della riforma del 1995

La legge 218/1995 ha abrogato le disposizioni preliminari del codice civile del 1942 in materia di diritto internazionale privato (articoli 17-31 delle Preleggi), sostituendole con un testo organico e moderno. L'articolo 1 ne sintetizza la struttura in tre grandi capitoli logici: giurisdizione, diritto applicabile ed efficacia degli atti e delle sentenze straniere. Questa ripartizione riflette la tradizionale distinzione della dottrina internazionalprivatistica tra il profilo processuale (chi giudica), il profilo sostanziale (quale legge si applica) e il profilo del riconoscimento (cosa vale in Italia). Prima della riforma, le norme erano frammentate tra il codice civile, il codice di procedura civile e varie convenzioni internazionali, senza un coordinamento sistematico.

La giurisdizione italiana nelle controversie transfrontaliere

Il primo elemento su cui la legge interviene è l'ambito della giurisdizione italiana, vale a dire la capacità dei giudici italiani di conoscere controversie che presentano elementi di collegamento con ordinamenti stranieri. Gli articoli successivi (in particolare gli articoli 3-12) definiscono i criteri generali: domicilio o residenza del convenuto in Italia, criteri desunti dalle convenzioni internazionali, prorogazione ed accettazione della giurisdizione, limiti assoluti come la riserva agli Stati stranieri per gli immobili siti fuori d'Italia. L'approccio seguito dal legislatore del 1995 è stato di apertura verso i criteri elaborati in sede europea, richiamando esplicitamente la Convenzione di Bruxelles del 1968 (poi sostituita dal Regolamento Bruxelles I e dal Regolamento Bruxelles I bis, n. 1215/2012).

I criteri di collegamento per il diritto applicabile

La seconda funzione della legge riguarda i criteri di collegamento, ossia le norme che, in presenza di un rapporto con elementi di estraneità, indicano quale ordinamento nazionale dovrà disciplinare quel rapporto. La tecnica legislativa utilizzata è quella delle norme di conflitto bilaterali: la norma non prescrive direttamente una disciplina sostanziale, ma rinvia all'ordinamento che presenta il collegamento più significativo con la fattispecie (la legge nazionale della persona, la legge del luogo in cui si trova il bene, la legge del luogo di celebrazione del contratto, e così via). I criteri di collegamento sono distribuiti lungo tutto il corpo della legge, per materia: persone fisiche, famiglia, successioni, diritti reali, obbligazioni, illeciti.

L'efficacia degli atti e delle sentenze straniere

Il terzo pilastro della legge disciplina il riconoscimento e l'esecuzione degli atti e delle sentenze straniere in Italia. La riforma del 1995 ha abbandonato il sistema della delibazione, che richiedeva un procedimento giudiziario preventivo per conferire efficacia alle sentenze straniere, passando a un sistema di riconoscimento automatico: la sentenza straniera produce effetti in Italia direttamente, salvo che ricorra uno dei motivi ostativi elencati all'articolo 64. Questo cambiamento ha semplificato notevolmente la vita di chi aveva ottenuto un provvedimento all'estero e intendeva farlo valere in Italia, eliminando un passaggio processuale spesso lungo e costoso.

Il rapporto con le convenzioni internazionali e il diritto UE

L'articolo 1, letto in combinato con l'articolo 2, chiarisce che la legge 218/1995 opera come diritto comune residuale: le convenzioni internazionali in vigore per l'Italia prevalgono su di essa. Nel tempo, il peso delle fonti sovranazionali è cresciuto enormemente: i regolamenti UE (Bruxelles I bis, Roma I, Roma II, Roma III, Regolamento successioni n. 650/2012, Regolamento alimenti n. 4/2009) hanno progressivamente assorbito interi settori in precedenza regolati dalla legge 218/1995, riducendone l'ambito applicativo agli aspetti non coperti da fonti di rango superiore. Il corretto studio della legge 218/1995 impone pertanto di verificare sempre se per la materia in questione esiste un regolamento UE direttamente applicabile.

Il valore sistematico dell'articolo 1 nella prassi

Nella pratica professionale, l'articolo 1 funge da guida per impostare correttamente ogni fattispecie transfrontaliera. L'avvocato o il notaio che si trova di fronte a un contratto con parti di nazionalità diversa, a una successione internazionale o a un divorzio tra stranieri residenti in Italia deve percorrere le tre domande fondamentali che l'articolo 1 pone: i giudici italiani sono competenti? Quale legge si applica al rapporto? Se esiste già un provvedimento straniero, esso è riconoscibile in Italia? Solo rispondendo a queste tre domande in sequenza logica è possibile offrire una consulenza corretta e completa su una fattispecie internazionale.

Cenni storici: dalla codificazione del 1865 alla riforma del 1995

Prima del 1995, il diritto internazionale privato italiano era disciplinato principalmente dagli articoli 17-31 delle disposizioni preliminari al codice civile, risalenti alla codificazione del 1942, che a loro volta riprendevano schemi ottocenteschi. Questo impianto era considerato anacronistico e inadeguato rispetto alle esigenze di una società sempre più aperta agli scambi internazionali e alla mobilità delle persone. La legge 218/1995, frutto di un lungo lavoro della Commissione presieduta dal Professor Riccardo Luzzatto, ha introdotto una disciplina moderna, articolata e coerente con le tendenze del diritto internazionale privato comparato europeo, rispecchiando i principi di apertura e di coordinamento con gli strumenti internazionali già in vigore per l'Italia.

Casi pratici

Caso 1:

Caso 2:

Caso 3:

Domande frequenti

Cosa disciplina esattamente l'articolo 1 della legge 218/1995?

L'articolo 1 definisce il campo di applicazione dell'intera legge, indicandone le tre funzioni: determinare la giurisdizione italiana, porre i criteri per il diritto applicabile e disciplinare l'efficacia delle sentenze e degli atti stranieri in Italia.

La legge 218/1995 si applica sempre alle controversie internazionali?

No. La legge opera come disciplina residuale: i regolamenti UE (come Bruxelles I bis, Roma I, Roma II, Regolamento successioni) e le convenzioni internazionali in vigore per l'Italia prevalgono su di essa, come precisa l'articolo 2.

Cosa si intende per 'diritto applicabile' nel contesto del diritto internazionale privato?

Per diritto applicabile si intende la legge sostanziale di un determinato Stato (italiano o straniero) che, in base ai criteri di collegamento fissati dalla legge 218/1995, regola un rapporto giuridico con elementi di estraneità (ad esempio, un contratto tra parti di nazionalità diversa).

Cosa distingue la legge 218/1995 dalla vecchia disciplina delle Preleggi?

La legge 218/1995 ha sostituito gli articoli 17-31 delle disposizioni preliminari al codice civile, introducendo una disciplina organica, moderna e coordinata con le convenzioni internazionali e il diritto UE, superando l'impianto ottocentesco delle Preleggi.

L'articolo 1 riguarda anche l'arbitrato internazionale?

L'ambito principale dell'articolo 1 è il processo civile davanti al giudice statale. Per l'arbitrato internazionale, la legge 218/1995 contiene disposizioni specifiche (articolo 4, comma 2, sulla deroga della giurisdizione a favore di arbitrati esteri) e si applicano anche le norme del codice di procedura civile e le convenzioni internazionali sull'arbitrato.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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