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La Corte dichiara non fondata la questione di legittimità dell’art. 423 del codice della navigazione, che limita il risarcimento del vettore marittimo nel trasporto nazionale a lire 200.000 per unità di carico. La diversità rispetto al trasporto internazionale e il mancato aggiornamento del limite da oltre 50 anni non violano l’art. 3 della Costituzione: il sistema permette all’utente di superare il limite dichiarando il valore della merce.

Di cosa si tratta

Un utente privato – Giovanni Nuvoletta – aveva stipulato un contratto di trasporto marittimo per le vacanze. La sua auto era stata danneggiata durante l’imbarco sul traghetto “Sardinia Nova”. La società di navigazione invocava il limite legale di risarcimento di lire 200.000 per unità di carico, fissato dall’art. 423 cod. nav. nel 1954 e mai aggiornato. Il Tribunale di Genova aveva sollevato questione di legittimità per disparità rispetto al trasporto internazionale.

La questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale di Genova ha impugnato l’art. 423 del codice della navigazione in riferimento all’art. 3 della Costituzione, per la limitazione posta alla responsabilità del vettore marittimo nel trasporto nazionale: sia nella misura non aggiornata, sia nell’operatività del limite anche in caso di colpa grave, sia nel riferimento alla sola unità di carico anziché al doppio parametro del trasporto internazionale.

La decisione della Corte

La Corte dichiara la questione non fondata sotto tutti i profili. La diversità tra trasporto nazionale e internazionale è evidente (fonti normative diverse; nel trasporto internazionale il limite non è escluso dalla sola colpa grave ma richiede dolo o temerietà consapevole). Il limite di responsabilità non contrasta con la Costituzione perché la legge attribuisce all’utente il diritto potestativo di dichiarare il valore della merce, superando così il limite. Quanto al mancato aggiornamento, la Corte reitera l’auspicio già espresso nella sentenza n. 401/1987 che il legislatore provveda analogamente a quanto fatto per il trasporto aereo.

Il principio

Il sistema che combina un limite legale di responsabilità del vettore con il diritto potestativo dell’utente di dichiarare il valore della merce, determinando così l’integrale risarcimento, è ragionevole. L’equilibrio tra interessi del vettore (limitazione del rischio) e dell’utente (possibilità di ottenere il pieno risarcimento mediante dichiarazione) non viola l’art. 3 della Costituzione, anche per l’utente privato occasionale.

Domande e risposte

Come può l’utente superare il limite di lire 200.000?

Dichiarando, prima dell’imbarco, il valore della merce trasportata. Il vettore, conoscendo l’entità del suo eventuale obbligo risarcitorio, può adeguare il nolo. Se il vettore è obbligato a contrarre, non può rifiutare di prendere atto della dichiarazione.

La colpa grave del vettore elimina il limite di responsabilità?

Nel trasporto nazionale no, secondo la giurisprudenza della Cassazione. Nel trasporto internazionale (Convenzione di Bruxelles) il limite viene eliminato solo da atti o omissioni commessi con l’intenzione di provocare un danno o temerariamente con la consapevolezza del danno probabile: una soglia più elevata della mera colpa grave.

Quando verrà aggiornato il limite di lire 200.000?

La Corte non ha il potere di imporre al legislatore un aggiornamento. Si è limitata ad auspicare, come già nella sentenza n. 401/1987, che il Parlamento provveda. Per il trasporto aereo l’aggiornamento era già avvenuto.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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