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La Corte costituzionale ha accolto parzialmente il conflitto di attribuzione promosso dalla Camera dei deputati, dichiarando che i giudici di merito non avevano adeguatamente bilanciato l’impedimento dell’on. Giancarlo Cito (che doveva partecipare ai lavori parlamentari) con le esigenze del processo, senza tenere conto dell’interesse della Camera alla partecipazione del suo componente alle attività parlamentari.
Di cosa si tratta
Il deputato Giancarlo Cito, imputato di diffamazione nei confronti di un giornalista, aveva chiesto il rinvio dell’udienza dibattimentale del 18 febbraio 1998 adducendo l’impedimento derivante dalla partecipazione ai lavori della Camera. Il Tribunale di Taranto aveva respinto l’istanza, e sia la Corte d’appello di Lecce che la Cassazione avevano confermato la decisione. La Camera aveva quindi proposto conflitto di attribuzione.
La questione di legittimità costituzionale
La Camera dei deputati aveva proposto conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Tribunale di Taranto, della Corte d’appello di Lecce e della Corte di cassazione, lamentando che i giudici penali non avessero riconosciuto il carattere di impedimento assoluto alla partecipazione all’udienza che derivava dalla concomitanza con i lavori parlamentari.
La decisione della Corte
La Corte ha accolto parzialmente il conflitto, dichiarando che non spettava all’autorità giudiziaria negare la validità dell’impedimento addotto dall’imputato-parlamentare senza effettuare una valutazione del caso concreto che tenesse conto, oltre che dell’interesse del processo, anche dell’interesse della Camera dei deputati alla partecipazione del suo componente ai lavori parlamentari. Il giudice penale non può risolvere il conflitto con un semplice bilanciamento unilaterale.
Il principio
Il giudice penale chiamato a valutare l’impedimento addotto da un parlamentare deve effettuare un bilanciamento che tenga conto non solo delle esigenze processuali, ma anche dell’interesse dell’assemblea parlamentare alla presenza del proprio componente nelle attività istituzionali, in modo da rispettare la prerogativa costituzionale della libera esplicazione del mandato parlamentare.
Domande e risposte
L’impedimento parlamentare è sempre assoluto?
No. La Corte ha chiarito che l’impedimento del parlamentare dovuto alla concomitanza con i lavori dell’assemblea non è automaticamente assoluto, ma deve essere valutato caso per caso attraverso un bilanciamento tra l’interesse del processo e quello dell’assemblea alla partecipazione del proprio membro.
Qual era stata la motivazione del Tribunale di Taranto per respingere l’istanza?
Il Tribunale aveva ritenuto che l’istanza fosse stata presentata tardivamente e che l’imputato avrebbe potuto comparire al mattino prima della seduta pomeridiana della Camera. In sostanza, aveva privilegiato le esigenze processuali senza valorizzare l’interesse della Camera ai propri lavori.
Cosa ha rilevato la Corte di cassazione sulla questione?
La Cassazione aveva affermato che il giudizio sulla spettanza del carattere di impedimento assoluto dovesse essere rimesso al bilanciamento discrezionale del giudice penale. La Corte costituzionale ha ritenuto che questa impostazione, applicata nel caso concreto, avesse leso le prerogative della Camera dei deputati.
Norme collegate
- Art. 68 della Costituzione — prerogative parlamentari e libertà di esplicazione del mandato, parametro del conflitto
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