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La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibili le questioni di legittimità costituzionale dell’art. 10-bis del T.U. immigrazione (reato di ingresso e soggiorno illegale), sollevate dal Giudice di pace di Orvieto e dal Giudice di pace di Vigevano, per carenze totali o gravi nella descrizione della fattispecie concreta e nella motivazione sulla rilevanza.

Di cosa si tratta

Con cinque ordinanze di analogo tenore del 2009-2010, il Giudice di pace di Orvieto e il Giudice di pace di Vigevano avevano sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 10-bis del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (T.U. immigrazione), introdotto dall’art. 1, comma 16, lett. a), della legge 15 luglio 2009, n. 94 (sicurezza pubblica), che punisce con ammenda da 5.000 a 10.000 euro lo straniero che fa ingresso o si trattiene illegalmente nel territorio dello Stato. I rimettenti lamentavano violazione di molteplici parametri costituzionali.

La questione di legittimità costituzionale

Le ordinanze censuravano l’art. 10-bis d.lgs. n. 286/1998 in riferimento agli artt. 2, 3, 10, 13, 25 commi 2 e 3, 27, 97 e 117 della Costituzione. Rimettenti: Giudice di pace di Orvieto (5 ordinanze) e Giudice di pace di Vigevano.

La decisione della Corte

I giudizi sono stati riuniti e le questioni dichiarate manifestamente inammissibili. Le ordinanze del Giudice di pace di Orvieto presentavano un difetto totale di descrizione della fattispecie concreta e di motivazione sulla rilevanza. Quelle del Giudice di pace di Vigevano si limitavano a riprodurre i capi di imputazione (parafrasi generica della norma) senza riferire le vicende concrete, e motivavano la rilevanza con la sola affermazione che in caso di declaratoria di illegittimità «l’imputato finirebbe per non avere conseguenza alcuna sotto il profilo penale».

Il principio

Il giudice rimettente deve descrivere con sufficiente concretezza la fattispecie del giudizio a quo e motivare in modo specifico perché la questione sia rilevante: una motivazione generica o meramente parafrasi della norma non è sufficiente. La carenza su questi aspetti preclude qualsiasi scrutinio nel merito.

Domande e risposte

Che cos’è il reato di soggiorno illegale (art. 10-bis T.U. immigrazione)?

L’art. 10-bis punisce con ammenda da 5.000 a 10.000 euro lo straniero che fa ingresso ovvero si trattiene illegalmente nel territorio dello Stato, salvo che il fatto non costituisca più grave reato.

Perché le ordinanze erano inammissibili?

Perché i giudici rimettenti non avevano descritto i fatti concreti del loro giudizio né spiegato in modo specifico perché l’eventuale declaratoria di incostituzionalità avrebbe inciso sull’esito della causa. Senza questi elementi la Corte non può valutare la rilevanza della questione.

Questa decisione ha esaminato nel merito la compatibilità del reato di clandestinità con la Costituzione?

No. La pronuncia si è fermata a una questione processuale (difetto di motivazione) senza entrare nel merito della costituzionalità dell’art. 10-bis. La Corte ha poi esaminato la questione nel merito con la sentenza n. 250 del 2010.

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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