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La Corte ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione sollevata dal Giudice di pace di Milano sugli artt. 10, comma 1, della legge n. 374/1991 e 51, secondo comma, cod. proc. civ., nella parte in cui prevedono l’astensione facoltativa del giudice per gravi ragioni di convenienza anche quando sussista un interesse personale correlato al compenso a cottimo per i decreti ingiuntivi emessi.

Di cosa si tratta

Il Giudice di pace di Milano era investito di un ricorso per decreto ingiuntivo da una società che vendeva a rate elettrodomestici in tutta Italia. Il giudice riteneva di avere un interesse personale a decidere in un certo modo (accogliere o respingere il ricorso), perché il suo compenso era parzialmente basato sul numero di decreti ingiuntivi emessi («cottimo»). Ritenendo che si trattasse di un caso di astensione obbligatoria, e non solo facoltativa, aveva sollevato questione di legittimità costituzionale.

La questione di legittimità costituzionale

Il Giudice di pace di Milano ha sollevato questione di legittimità degli artt. 10, comma 1, l. n. 374/1991 e 51, secondo comma, cod. proc. civ. in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, secondo periodo, della Costituzione, nella parte in cui prevedono solo astensione facoltativa e non obbligatoria quando sussiste l’interesse personale correlato al cottimo.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione. Il giudice rimettente non aveva sufficientemente descritto la fattispecie concreta: non aveva precisato quale decisione intendesse adottare né come essa avrebbe inciso sul suo volume d’affari e quindi sul suo compenso. La mancanza di adeguata descrizione della rilevanza della questione nel caso concreto rende la questione manifestamente inammissibile.

Il principio

Il giudice rimettente deve descrivere in modo sufficiente la fattispecie concreta e il nesso tra la norma censurata e il giudizio pendente, dimostrando la rilevanza della questione. La mancata o carente descrizione di tali elementi rende la questione manifestamente inammissibile per difetto di motivazione sulla rilevanza.

Domande e risposte

Il giudice di pace percepisce davvero un compenso per ogni decreto ingiuntivo?

Sì. L’art. 11, comma 3-bis, l. n. 374/1991 prevede un’indennità aggiuntiva di 10,33 euro per ogni decreto ingiuntivo emesso o per ogni domanda d’ingiunzione rigettata con provvedimento motivato. Si tratta di una quota «a cottimo» che si aggiunge all’indennità fissa.

Quando un giudice deve obbligatoriamente astenersi?

I casi di astensione obbligatoria sono tassativamente elencati nell’art. 51, primo comma, cod. proc. civ.: interesse nella causa, rapporti di parentela o affinità con le parti, ecc. La «grave ragione di convenienza» di cui al secondo comma giustifica solo l’astensione facoltativa previa autorizzazione del capo dell’ufficio.

La questione della compatibilità del cottimo con l’imparzialità del giudice di pace è stata risolta?

No. La Corte non ha esaminato il merito per l’inammissibilità. La questione del conflitto d’interessi tra il compenso a cottimo e l’imparzialità del giudice di pace rimane aperta sul piano sistematico.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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