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La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibili le questioni sul rito del lavoro nella parte in cui non prevede, come per il rito ordinario, un esplicito avvertimento al convenuto sul termine per costituirsi a pena di decadenze.

Di cosa si tratta

Nel processo civile ordinario l’atto di citazione contiene l’avvertimento al convenuto di costituirsi entro un certo termine, pena alcune decadenze. Nel rito del lavoro, basato sul ricorso, questo avvertimento esplicito non è previsto. Una parte riteneva che ciò creasse una disparità ingiustificata e ledesse il diritto di difesa.

La questione di legittimità costituzionale

Erano impugnati gli artt. 414, 415 e 416 del codice di procedura civile, che disciplinano forma della domanda, deposito del ricorso e costituzione del convenuto nel rito del lavoro. Il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice del lavoro, ha sollevato le questioni in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato la manifesta inammissibilità delle questioni. Le differenze strutturali tra rito ordinario e rito del lavoro non consentono di assumere il primo come modello obbligato per il secondo, e il quadro prospettato dal rimettente non giustificava lo scrutinio nel merito.

Il principio

Il rito del lavoro e il rito ordinario hanno strutture procedimentali diverse e non comparabili sul piano dell’uguaglianza: la mancanza, nel rito speciale, di un avvertimento analogo a quello dell’atto di citazione non determina di per sé violazione degli artt. 3 e 24 Cost.

Domande e risposte

Qual è la differenza tra rito ordinario e rito del lavoro?

Il rito ordinario inizia con un atto di citazione che contiene avvertimenti al convenuto; il rito del lavoro inizia con un ricorso ed è il giudice a fissare udienza e termini.

Il convenuto nel rito del lavoro è tutelato?

Sì: la diversa struttura del rito garantisce comunque il contraddittorio, secondo la Corte, senza bisogno dell’avvertimento tipico della citazione.

La Corte ha esaminato la questione nel merito?

No, l’ha dichiarata manifestamente inammissibile.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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