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Con la sentenza n. 209/2022 la Corte costituzionale ha cancellato la regola che impediva ai coniugi (o ai componenti di un’unione civile) con residenze e dimore diverse di godere ciascuno dell’esenzione IMU sulla propria abitazione principale.
Di cosa si tratta
L’imposta municipale propria (IMU) non si paga sull’abitazione principale, intesa come l’immobile dove il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente. Il problema nasceva quando marito e moglie (o i partner di un’unione civile) avevano la residenza e la dimora in due Comuni o in due immobili diversi: la norma del 2011, modificata nel 2013, agganciava l’abitazione principale all’intero “nucleo familiare”, così che la coppia poteva ottenere l’esenzione per una sola casa. Ne derivava un trattamento penalizzante per chi, per ragioni di lavoro o di vita, viveva stabilmente in luoghi diversi, mentre conviventi non sposati o coppie che dichiaravano residenze fittizie potevano risultare avvantaggiati. La questione era stata sollevata dalla Commissione tributaria provinciale di Napoli nel corso di una controversia su un avviso di accertamento IMU. In gioco c’era il principio per cui il matrimonio non deve trasformarsi in uno svantaggio fiscale.
La questione di legittimità costituzionale
Era impugnato l’art. 13, comma 2, del decreto-legge n. 201 del 2011 (convertito nella legge n. 214 del 2011), come modificato nel 2013, nella parte in cui definiva abitazione principale l’immobile in cui “il possessore e il suo nucleo familiare” dimorano e risiedono. La Commissione tributaria di Napoli lamentava il contrasto con il principio di uguaglianza e ragionevolezza, con la tutela della famiglia e con la capacità contributiva.
La decisione della Corte
La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui richiedeva la coincidenza di residenza e dimora dell’intero nucleo familiare, anziché del solo possessore. In via consequenziale ha esteso la declaratoria anche al periodo successivo (quinto periodo del 2011 e art. 1, comma 741, della legge n. 160 del 2019, nuova IMU). Resta quindi sufficiente che ciascun coniuge dimori e risieda abitualmente nel proprio immobile perché su quella casa spetti l’esenzione.
Il principio
L’esenzione IMU per l’abitazione principale va riconosciuta sulla base della situazione del singolo possessore: due coniugi con dimora e residenza effettive e diverse hanno ciascuno diritto all’esenzione sulla propria casa. Il vincolo coniugale non può tradursi in un trattamento fiscale deteriore rispetto ai conviventi.
Domande e risposte
Due coniugi che vivono in case diverse possono avere entrambi l’esenzione IMU?
Sì. Dopo questa sentenza ciascun coniuge ha diritto all’esenzione sulla propria abitazione, a condizione che vi dimori abitualmente e vi risieda anagraficamente in modo effettivo, non fittizio.
Vale anche per le unioni civili?
Sì. La pronuncia riguarda l’abitazione principale agganciata al “nucleo familiare”, categoria che include i coniugi e i componenti delle unioni civili.
Il Comune può contestare residenze di comodo?
Sì. L’esenzione presuppone una dimora e una residenza reali. Restano fermi i poteri di accertamento sull’effettività della situazione dichiarata, per evitare abusi.
La decisione riguarda anche la nuova IMU del 2020?
Sì. La Corte, in via consequenziale, ha esteso la pronuncia anche all’art. 1, comma 741, della legge n. 160 del 2019, che disciplina l’IMU vigente.
Norme collegate
- Art. 3 della Costituzione — principio di uguaglianza e ragionevolezza, profilo centrale della decisione
- Art. 53 della Costituzione — capacità contributiva: l’imposta deve colpire la reale situazione del possessore
- Art. 29 della Costituzione — tutela della famiglia fondata sul matrimonio, che non può essere penalizzata sul piano fiscale
- Art. 31 della Costituzione — sostegno alla famiglia, evocato come parametro dalla questione
Vedi anche
Per il testo normativo integrale e aggiornato consulta Normattiva.it.