← Torna a Accertamento - D.P.R. 600/1973
Ultimo aggiornamento: 18 Giugno 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Domande frequenti

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Con l’ordinanza n. 26182 del 25 settembre 2025 la Sezione tributaria della Corte di Cassazione ribadisce che l’antieconomicità manifesta della gestione — perdite croniche e sproporzione tra costi e ricavi senza ragioni plausibili — legittima l’accertamento analitico-induttivo (art. 39, comma 1, lett. d, D.P.R. 600/1973) anche in presenza di una contabilità formalmente regolare.

La vicenda

Un’impresa dichiara per più anni perdite o redditi irrisori, con costi sproporzionati rispetto ai ricavi e senza giustificazioni plausibili. L’Agenzia delle Entrate ricostruisce i ricavi con il metodo analitico-induttivo, pur in presenza di una contabilità tenuta in modo formalmente corretto. L’impresa impugna invocando proprio la regolarità formale delle scritture; la controversia giunge in Cassazione.

La questione giuridica

Il nodo è se la regolarità formale della contabilità precluda l’accertamento analitico-induttivo, oppure se l’antieconomicità manifesta della gestione costituisca, di per sé, una presunzione idonea a superare la contabilità apparentemente corretta e a invertire l’onere della prova.

La decisione e il principio di diritto

La Corte conferma la legittimità dell’accertamento. L’antieconomicità manifesta e protratta — una gestione cronicamente in perdita senza ragioni economiche plausibili — costituisce un indice grave e preciso dell’inattendibilità sostanziale delle scritture e legittima l’accertamento analitico-induttivo ai sensi dell’art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. 600/1973, anche se la contabilità è formalmente regolare, a condizione che le contestazioni si basino su presunzioni gravi, precise e concordanti.

Una volta che l’ufficio ha offerto elementi presuntivi qualificati (perdite reiterate, sproporzioni evidenti, anomalie come cassa negativa o indici di sottofatturazione), l’onere della prova si sposta sul contribuente, che deve dimostrare che i ricavi dichiarati sono effettivi, offrendo una spiegazione plausibile e specifica della situazione antieconomica. Il principio: l’antieconomicità manifesta della gestione imprenditoriale, espressa da una sproporzione tra costi e ricavi e da perdite croniche ingiustificate, legittima l’accertamento analitico-induttivo del reddito anche in presenza di contabilità formalmente regolare, spettando al contribuente fornire una spiegazione plausibile e specifica dell’anomalia.

Analitico-induttivo: presupposti e difesa

Profilo Contenuto
Norma Art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. 600/1973
Presupposto Antieconomicità manifesta (perdite croniche, sproporzione costi/ricavi)
Contabilità regolare Non è ostacolo, se vi sono presunzioni gravi, precise e concordanti
Onere della prova Si sposta sul contribuente dopo le presunzioni qualificate dell’ufficio
Difesa del contribuente Spiegazione plausibile e documentata dell’anomalia

La norma commentata

Art. 39, comma 1, lett. d), D.P.R. 600/1973 — consente l’accertamento analitico-induttivo del reddito d’impresa quando l’incompletezza, la falsità o l’inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione risulta anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti. A differenza dell’induttivo «puro» (lett. d-bis e comma 2), non richiede l’inattendibilità complessiva delle scritture, ma consente la rettifica di singole poste a fronte di indizi qualificati come l’antieconomicità.

Conseguenze pratiche

Gestire l’attività «in perdita» per anni, senza ragioni economiche credibili, espone a una ricostruzione presuntiva dei ricavi. La difesa non può limitarsi a invocare la regolarità formale della contabilità: occorre fornire spiegazioni concrete e documentate (fase di avvio, investimenti, crisi del mercato, scelte strategiche, eventi straordinari) che rendano plausibile l’andamento. È utile predisporre, già in fase di contraddittorio, una memoria che ricostruisca con dati oggettivi le ragioni dei risultati negativi e, dove possibile, un confronto con i parametri di settore che spieghi lo scostamento. La giurisprudenza richiede infatti una difesa specifica e ancorata a circostanze concrete, non un richiamo generico alla libertà delle scelte imprenditoriali, che pure resta un valore ma non può tradursi in una gestione sistematicamente in perdita priva di logica economica.

Spunti pratici

Esempio

Tizio gestisce da cinque anni un’attività in perdita con ricarichi inferiori a quelli di settore e senza alcuna spiegazione: l’ufficio può ricostruire i ricavi con l’analitico-induttivo, pur con contabilità regolare. Caio, invece, è in perdita per i forti investimenti iniziali e una crisi documentata del mercato: fornendo la spiegazione plausibile, può superare la presunzione di antieconomicità.

Orientamento

La pronuncia si inserisce in un indirizzo ormai consolidato che riconosce all’antieconomicità manifesta valore di presunzione idonea a fondare l’analitico-induttivo, ferma restando la necessità di presunzioni gravi, precise e concordanti e il diritto del contribuente a fornire spiegazioni. Vedi la sezione Accertamento.

Fonti

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Domande frequenti

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 100 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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