Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.

Art. 29 D.Lgs. 201/2022 – Rimedi non giurisdizionali

Testo unico dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (D.Lgs. 23 dicembre 2022, n. 201)

1. Fatto salvo quanto previsto dalle discipline di settore l’utente può promuovere la risoluzione extragiudiziale delle controversie presso gli organismi e in base alle procedure di cui alla Parte V, titolo II-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206.

In sintesi

  • L'utente può promuovere la risoluzione extragiudiziale delle controversie con il gestore del servizio pubblico locale, fatto salvo quanto previsto dalle discipline di settore.
  • La procedura si svolge presso gli organismi di mediazione e secondo le modalità previste dalla Parte V, Titolo II-bis, del Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005).
  • Il rimedio extragiudiziale è alternativo - non sostitutivo - al ricorso al giudice ordinario, che rimane sempre accessibile.
  • Le discipline di settore possono prevedere strumenti specifici di risoluzione delle controversie, che prevalgono sulla disciplina generale del Codice del consumo.
Indice dei contenuti

I rimedi non giurisdizionali come strumento di tutela accessibile dell'utente

L'articolo 29 del D.Lgs. 201/2022 chiude il sistema di tutela degli utenti dei servizi pubblici locali con la previsione di rimedi non giurisdizionali per la risoluzione delle controversie. La norma è volutamente sintetica, perché rinvia al Codice del consumo (D.Lgs. 206/2005) per la disciplina degli strumenti e delle procedure, limitandosi a sancire il diritto dell'utente ad attivare tali strumenti nel contesto specifico dei servizi pubblici locali.

Il ricorso alla giustizia ordinaria per contestare un disservizio del gestore di un servizio pubblico locale è spesso scoraggiato da costi, tempi e complessità procedurali sproporzionati rispetto al valore della controversia individuale. Un rimborso di 30 euro per un'interruzione del servizio idrico non giustifica una causa civile. I rimedi extragiudiziali - mediazione, conciliazione, arbitrato - offrono un percorso più rapido, meno costoso e accessibile anche ai consumatori senza assistenza legale specializzata.

Il quadro normativo di riferimento: il Codice del consumo

Il rinvio è alla Parte V, Titolo II-bis, del D.Lgs. 206/2005, inserito per recepire la direttiva 2013/11/UE sulla risoluzione alternativa delle controversie dei consumatori (ADR - Alternative Dispute Resolution). Quella disciplina prevede l'accesso degli utenti a organismi di composizione extragiudiziale (OCE) accreditati, che offrono procedure di conciliazione o mediazione per le controversie tra consumatori e professionisti. In ambito europeo è anche previsto il portale ODR (Online Dispute Resolution) per le controversie online. Il procedimento è in genere svolto entro novanta giorni, è accessibile a costi contenuti o gratuiti, e il suo esito - se raggiunto un accordo - ha valore vincolante per le parti.

Il rapporto con le discipline di settore

L'articolo 29 opera «fatto salvo quanto previsto dalle discipline di settore». Questa riserva è significativa, perché alcuni settori dei servizi pubblici locali a rete hanno già propri strumenti di risoluzione delle controversie. Per il servizio idrico integrato e la gestione dei rifiuti, ARERA ha istituito lo Sportello per il Consumatore e procedure specifiche di conciliazione. Per il trasporto pubblico locale, il Regolamento europeo n. 181/2011 prevede organismi nazionali di trattazione dei reclami. In quei settori, la disciplina speciale si applica in luogo delle previsioni generali del Codice del consumo.

Il rimedio extragiudiziale e il contratto di servizio

L'articolo 29 va letto in coordinamento con il contratto di servizio: l'articolo 24, comma 3, lettera l impone che il contratto contenga clausole sulle «modalità di risoluzione delle controversie con gli utenti». Questo significa che le parti - ente affidante e gestore - devono già definire, nel contratto, i meccanismi concreti attraverso cui l'utente può far valere i propri diritti, inclusa l'indicazione degli organismi di composizione extragiudiziale disponibili. La carta dei servizi di cui all'articolo 25 deve anch'essa indicare le modalità per proporre reclamo e le procedure di ristoro.

Casi pratici

Caso 1: Utente che ricorre alla conciliazione per un rimborso negato dal gestore idrico

Tizio ha subito un'interruzione del servizio idrico per trentasei ore a causa di un guasto alla rete. La carta dei servizi del gestore prevede un rimborso automatico di 25 euro per ogni giorno di interruzione oltre le ventiquattro ore. Il gestore nega il rimborso sostenendo che l'interruzione fosse imputabile a un evento fortuito. Tizio, anziché adire il giudice di pace per 25 euro, attiva la procedura di conciliazione presso lo Sportello per il Consumatore di ARERA, competente per il settore idrico ai sensi della disciplina di settore richiamata dall'articolo 29. La procedura si conclude in sessanta giorni con l'accordo: il gestore corrisponde il rimborso e Tizio rinuncia ad ulteriori pretese.

Caso 2: Controversia collettiva tra comitato di utenti e gestore del trasporto pubblico

Un comitato di utenti del trasporto pubblico di una città media rileva che il gestore Alfa Bus S.r.l. ha sistematicamente soppresso le corse serali nei fine settimana per tre mesi, in violazione della carta dei servizi. Il danno per ogni utente è modesto (rimborsi di pochi euro per corsa saltata), ma complessivamente rilevante. Il comitato promuove una procedura collettiva di conciliazione presso un organismo ADR accreditato ai sensi del Codice del consumo. L'accordo raggiunto prevede il ripristino delle corse e un voucher di compensazione per i soci del comitato, senza necessità di una class action giudiziale.

Caso 3: Gestore che non aderisce alla procedura extragiudiziale: conseguenze

Caio, utente del servizio di raccolta rifiuti, contesta al gestore Beta Ambiente S.r.l. un addebito tariffario erroneo e attiva una procedura di mediazione presso un organismo ADR indicato nella carta dei servizi. Beta si rifiuta di partecipare alla procedura, non nominando un rappresentante entro i termini previsti dal regolamento dell'organismo. Il mediatore certifica il rifiuto di partecipazione. Caio, che può ora agire in giudizio, produce tale certificazione, che - in base al principio generale sancito dal Codice del consumo - costituisce elemento di valutazione negativo del comportamento processuale del gestore e può incidere sull'attribuzione delle spese legali.

Domande frequenti

L'utente deve necessariamente tentare la via extragiudiziale prima di rivolgersi al giudice?

No, in via generale. L'articolo 29 prevede che l'utente «può promuovere» la risoluzione extragiudiziale, non che vi sia obbligato. Tuttavia, in alcuni settori specifici (come le controversie con istituti bancari o con operatori di telecomunicazioni) la normativa di settore impone il preventivo tentativo di conciliazione come condizione di procedibilità. In ambito di servizi pubblici locali, salvo discipline di settore specifiche, la via extragiudiziale è facoltativa.

Quali organismi gestiscono la risoluzione extragiudiziale delle controversie sui servizi pubblici locali?

Per i servizi regolati da ARERA (idrico, rifiuti, energia), è competente lo Sportello per il Consumatore con procedure proprie. Per gli altri servizi, sono competenti gli organismi di composizione extragiudiziale (OCE) accreditati ai sensi del D.Lgs. 206/2005, il cui elenco è tenuto dal Ministero delle imprese e del made in Italy. Il contratto di servizio e la carta dei servizi devono indicare quali organismi sono indicati per quel servizio specifico.

Quanto costa avviare una procedura extragiudiziale?

Il Codice del consumo prevede che le procedure ADR siano gratuite o accessibili a costi modesti per i consumatori. In molti settori regolati il servizio è gratuito. Le modalità e i costi specifici variano in base all'organismo scelto; le informazioni devono essere disponibili sul sito dell'organismo e nella carta dei servizi del gestore.

L'accordo raggiunto in sede extragiudiziale è vincolante?

Sì, se le parti raggiungono un accordo nell'ambito di una procedura ADR accreditata, l'accordo è vincolante per entrambe le parti e può essere reso esecutivo. Se invece le parti non raggiungono un accordo, ciascuna può sempre ricorrere alla via giudiziale, e il tentativo di conciliazione - anche fallito - non preclude l'accesso al giudice.

A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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