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Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2026
Fonte: Normattiva.it · Gazzetta Ufficiale
Indice
  1. Testo dell'articolo
  2. Commento
  3. Casi pratici
  4. Domande frequenti
  5. Vedi anche
In sintesi
  • Gli atti pubblici, i decreti, gli atti notarili e le certificazioni possono essere redatti con qualunque mezzo idoneo, purché ne sia garantita la conservazione nel tempo.
  • Il testo non deve presentare lacune, aggiunte, abbreviazioni non consentite, correzioni o abrasioni che rendano il documento ambiguo o inaffidabile.
  • Sono ammesse abbreviazioni di uso comune, acronimi e termini stranieri diffusi nella prassi amministrativa e professionale.
  • Se si rendono necessarie variazioni al testo già steso, la precedente stesura deve restare leggibile: non è ammessa la cancellazione che occulti il contenuto originario.
  • La norma garantisce certezza, autenticità e tracciabilità del documento pubblico sin dalla sua formazione, in attuazione del principio di affidabilità documentale.

Testo dell'articoloVigente

Informazione giuridica di carattere generale — Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
Art. 7 DPR 445/2000 — Redazione e stesura di atti pubblici

Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 — Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di documentazione amministrativa

1. I decreti, gli atti ricevuti dai notai, tutti gli altri atti pubblici, e le certificazioni sono redatti, anche promiscuamente, con qualunque mezzo idoneo, atto a garantirne la conservazione nel tempo.

2. Il testo degli atti pubblici comunque redatti non deve contenere lacune, aggiunte, abbreviazioni, correzioni, alterazioni o abrasioni. Sono ammesse abbreviazioni, acronimi, ed espressioni in lingua straniera, di uso comune. Qualora risulti necessario apportare variazioni al testo, si provvede in modo che la precedente stesura resti leggibile.

Commento

Ratio e collocazione sistematica

L'art. 7 del DPR 445/2000 disciplina i requisiti formali minimi che devono soddisfare gli atti pubblici in senso lato — dai decreti ministeriali agli atti ricevuti dai notai, passando per le certificazioni della pubblica amministrazione. La disposizione non riguarda la validità sostanziale dell'atto, ma la sua integrità formale: vuole garantire che il documento sia leggibile, conservabile nel tempo e non alterabile dopo la sua formazione. Si colloca nel Capo II del Testo unico, dedicato alle disposizioni generali sugli atti, e costituisce il presupposto logico di tutte le norme successive sulla riproduzione, la copia, l'autenticazione e la conservazione.

Qualunque mezzo idoneo: dalla carta al documento informatico

Il comma 1 stabilisce che atti e certificazioni possono essere redatti «con qualunque mezzo idoneo, atto a garantirne la conservazione nel tempo». La formula è volutamente tecnologicamente neutra: al momento dell'approvazione del testo unico (2000) il supporto cartaceo era ancora dominante, ma il legislatore ha voluto aprire la strada ai supporti digitali. La condizione è una sola: il mezzo scelto deve garantire la conservazione nel tempo. Questo requisito rinvia oggi, per la componente digitale, al Codice dell'Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) e alle regole tecniche sui formati di conservazione dei documenti informatici. La parola «promiscuamente» autorizza altresì la coesistenza di parti scritte a mano e parti dattiloscritte o stampate nello stesso documento, purché la leggibilità e l'integrità siano garantite.

Divieto di alterazioni e correzioni occulte

Il comma 2 pone il nucleo più operativo della norma: il testo degli atti pubblici «non deve contenere lacune, aggiunte, abbreviazioni, correzioni, alterazioni o abrasioni». Si tratta di un presidio contro la falsificazione materiale del documento. La logica è semplice: un atto pubblico che presenti cancellature non spiegabili, sovrascritture o spazi bianchi potenzialmente riempibili dopo la formazione non garantisce certezza sul proprio contenuto originario. Questo principio è noto nel diritto notarile come regola della chiarezza e completezza dell'atto, e il DPR 445 lo estende all'intera documentazione amministrativa pubblica. La violazione di questa regola può rilevare sia sul piano amministrativo (vizio di forma) sia su quello penale (art. 476 c.p. — falsità materiale in atti pubblici), sebbene la fattispecie penale richieda l'elemento soggettivo del dolo.

Eccezioni ammesse: abbreviazioni, acronimi, forestierismi

La disposizione non è assoluta: sono espressamente consentite «abbreviazioni, acronimi ed espressioni in lingua straniera, di uso comune». Il criterio discriminante è l'uso comune: abbreviazioni tecniche consolidate nella prassi amministrativa (es. «p.v.» per prossimo venturo, «s.p.a.» per società per azioni, «ISEE» per Indicatore della Situazione Economica Equivalente) sono ammissibili perché non creano ambiguità. Espressioni straniere di uso diffuso — si pensi a «status», «iter», «curriculum vitae» nei documenti dell'istruzione pubblica — sono ugualmente tollerate. Al contrario, abbreviazioni personali o convenzionali prive di riconoscimento generalizzato potrebbero rendere il testo oscuro e vulnerabile a contestazioni.

Variazioni al testo: la leggibilità della versione precedente

Quando è necessario apportare modifiche dopo la prima stesura, il comma 2 impone che «la precedente stesura resti leggibile». Nella pratica notarile e amministrativa, ciò si traduce nell'uso di un tratto orizzontale sulle parole soppresse (barrato) accompagnato dalla dicitura «depennato» con sigla del pubblico ufficiale, o nell'annotazione a margine con richiamo al numero di riga modificata. L'obiettivo è che chiunque legga l'atto possa verificare non solo il testo vigente, ma anche la storia delle modifiche: lo stesso principio di tracciabilità che, nel documento informatico, si realizza tramite i sistemi di versioning e le firme digitali apposte su ciascuna versione.

Casi pratici

Caso 1:

Caso 2:

Caso 3:

Domande frequenti

Un atto pubblico può essere scritto a mano e in parte stampato?

Sì. L'art. 7, comma 1, ammette espressamente la redazione «anche promiscuamente» con qualunque mezzo idoneo, purché sia garantita la conservazione nel tempo. È quindi possibile mescolare scrittura manuale e testo stampato nello stesso documento.

Cosa succede se un atto pubblico presenta una cancellatura non spiegata?

Una cancellatura che occulti il testo originale può viziare la chiarezza e l'affidabilità del documento. In ambito notarile la correzione deve essere attestata dal pubblico ufficiale. Sul piano penale, alterazioni dolose di atti pubblici possono integrare il reato di falsità materiale (art. 476 c.p.).

Le espressioni straniere sono ammesse negli atti pubblici italiani?

Sì, ma solo quelle di uso comune. Termini tecnici ampiamente diffusi nella prassi (come 'status', 'curriculum', 'leasing') sono accettabili. Espressioni oscure o gergali non riconosciute potrebbero rendere il documento ambiguo e contestabile.

Come si effettua una correzione ammissibile in un atto pubblico cartaceo?

La correzione ammissibile lascia leggibile la versione precedente: si barra la parola errata (senza abrasione), si aggiunge il testo corretto con sigla e data del pubblico ufficiale, o si appone una nota a margine. L'importante è che il lettore possa verificare sia il testo originario sia la modifica.

L'art. 7 si applica anche ai documenti informatici della PA?

Il principio sì, ma la disciplina tecnica di dettaglio per i documenti informatici è contenuta nel Codice dell'Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) e nelle relative regole tecniche di conservazione. L'art. 7 pone il principio generale; il CAD ne specifica l'attuazione digitale.

Vedi anche

A cura di
Andrea Marton — Autore e divulgatore giuridico
Autore e responsabile editoriale di La Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica gratuita su 54 testi e codici italiani. I contenuti hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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