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Materia: Processo civile / consulenza tecnica d’ufficio · Riferimento: Corte di Cassazione, Sezioni Unite, 1° febbraio 2022, n. 3086
- La CTU è deducente quando si limita a valutare fatti già provati; è percipiente quando accerta essa stessa fatti tecnici non altrimenti rilevabili.
- La nullità della perizia è relativa (eccepibile dalla parte nella prima difesa utile) se il CTU accerta fatti diversi da quelli allegati in violazione del contraddittorio.
- È invece assoluta e rilevabile d’ufficio se il CTU indaga fatti principali mai dedotti dalle parti, violando il principio dispositivo.
Il caso
La consulenza tecnica d’ufficio (CTU) è lo strumento con cui il giudice si avvale di un esperto per acquisire conoscenze tecniche. Da tempo si discuteva dei suoi limiti: fin dove può spingersi il consulente? Può accertare fatti, raccogliere documenti, indagare circostanze non specificamente allegate dalle parti? E quando le indagini «debordanti» del CTU rendono nulla la perizia?
Il punto critico è il confine tra la legittima attività valutativa del consulente e la violazione di due capisaldi del processo: il principio dispositivo (sono le parti a fissare i fatti di causa) e il contraddittorio.
La decisione
Le Sezioni Unite enunciano cinque principi di diritto che riordinano la materia. Il cuore della decisione è la distinzione tra due tipi di vizio, con regimi di nullità diversi:
- Nullità relativa: ricorre quando il consulente, in violazione del contraddittorio, accerta fatti diversi da quelli principali allegati dalle parti a fondamento di domande ed eccezioni. È un vizio sanabile: resta sanato se la parte interessata non lo eccepisce nella prima difesa o istanza successiva al deposito della relazione (o alla conoscenza del vizio).
- Nullità assoluta: ricorre quando il consulente indaga d’ufficio fatti principali mai allegati dalle parti, violando il principio della domanda e il principio dispositivo. È rilevabile anche d’ufficio e non soggetta alle preclusioni della nullità relativa.
La Corte ribadisce inoltre il divieto di consulenza meramente esplorativa, diretta cioè a ricercare prove che la parte avrebbe dovuto fornire; resta invece legittima la CTU percipiente, quando l’accertamento del fatto richiede cognizioni tecniche che solo l’esperto può fornire e il fatto è stato comunque allegato.
Il principio di diritto
L’acquisizione, da parte del consulente, di fatti diversi da quelli allegati a fondamento di domande ed eccezioni, in violazione del contraddittorio, dà luogo a nullità relativa, che deve essere eccepita nella prima istanza o difesa utile e altrimenti resta sanata; l’accertamento di fatti principali mai dedotti dalle parti, in violazione del principio dispositivo, dà invece luogo a nullità assoluta, rilevabile anche d’ufficio.
Implicazioni pratiche
La pronuncia è di grande rilievo operativo per chi assiste una parte in un giudizio con perizia. La regola pratica fondamentale: se la relazione del CTU è viziata perché ha esaminato fatti diversi da quelli di causa, occorre eccepire subito la nullità, nella prima occasione difensiva utile; il silenzio la sana irrimediabilmente. Diverso il caso in cui il consulente abbia introdotto nel processo fatti del tutto nuovi e mai allegati: qui la nullità è assoluta e può essere fatta valere anche dopo. La distinzione tra CTU deducente e percipiente aiuta inoltre a capire quando il giudice può legittimamente affidare al consulente non solo la valutazione, ma anche l’accertamento di un fatto tecnico. Per la disciplina del consulente vedi il Codice di Procedura Civile.
Domande frequenti
Qual è la differenza tra CTU deducente e percipiente?
La CTU deducente valuta fatti già provati dalle parti; la CTU percipiente accerta direttamente fatti che richiedono competenze tecniche, purché il fatto sia stato allegato. La consulenza non può mai essere meramente esplorativa.
Se il CTU sfora i suoi compiti la perizia è sempre nulla?
Dipende. Se accerta fatti diversi da quelli allegati la nullità è relativa e va eccepita nella prima difesa utile, altrimenti si sana. Se indaga fatti principali mai dedotti dalle parti la nullità è assoluta e rilevabile d’ufficio.
Entro quando va contestata la nullità relativa della CTU?
Nella prima istanza o difesa successiva al deposito della relazione o alla conoscenza del vizio. Se non si eccepisce in quel momento, il vizio resta sanato.
Fonti
- Corte di Cassazione, Sezioni Unite civili, 1° febbraio 2022, n. 3086.
- Artt. 61, 62, 191, 194 e 195 c.p.c. (consulenza tecnica d’ufficio); artt. 99 e 112 c.p.c. (principio della domanda e dispositivo).
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