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La Corte dichiara manifestamente infondata la questione sul regime transitorio dell’inappellabilità delle sentenze di proscioglimento: il legislatore può scegliere quando applicare la nuova disciplina, e il rimettente non ha esplorato adeguatamente l’interpretazione conforme alla Costituzione già ricavabile dalla norma.

Di cosa si tratta

La legge n. 46 del 2006 ha limitato la facoltà del pubblico ministero di appellare le sentenze di proscioglimento. L’art. 10, comma 2, stabilisce che gli appelli già proposti prima della sua entrata in vigore siano dichiarati inammissibili. Il Tribunale di Perugia ha sollevato questione perché riteneva irragionevole dichiarare inammissibile anche l’appello in cui, nel corso del giudizio, era già emersa una prova nuova e decisiva.

La questione di legittimità costituzionale

Il Tribunale di Perugia ha impugnato l’art. 10, comma 2, della legge 20 febbraio 2006, n. 46, in riferimento agli artt. 3 e 111, secondo comma, della Costituzione, nella parte in cui imponeva la declaratoria di inammissibilità degli appelli del pubblico ministero anche quando, prima dell’entrata in vigore, fosse stata acquisita una prova nuova e decisiva.

La decisione della Corte

La Corte dichiara la questione manifestamente infondata. Il rimettente non ha adeguatamente verificato se la norma ammettesse un’interpretazione più restrittiva (fatta propria dalla giurisprudenza di merito e dalla dottrina) che salvasse gli appelli fondati su prove nuove. Poiché tale lettura era plausibile, il dubbio di costituzionalità risultava privo di consistenza.

Il principio

Prima di sollevare questione di legittimità costituzionale, il giudice rimettente deve verificare se la norma ammetta un’interpretazione conforme alla Costituzione; solo ove tale strada sia preclusa il dubbio diventa rilevante e non manifestamente infondato.

Domande e risposte

Cosa ha cambiato la legge n. 46 del 2006?

Ha soppresso in via generale la facoltà del pubblico ministero di appellare le sentenze di proscioglimento, salvo l’eccezione per prove nuove e decisive sopravvenute dopo il primo grado.

Perché il Tribunale di Perugia dubitava della norma?

Riteneva irragionevole dichiarare inammissibile l’appello anche quando, nel giudizio di secondo grado già in corso, fosse stata raccolta una prova nuova prima dell’entrata in vigore della legge.

Perché la Corte non ha accolto la questione?

Perché il rimettente non aveva esplorato l’interpretazione conforme alla Costituzione già ammessa dalla dottrina e dalla giurisprudenza di merito, che rendeva il dubbio privo di fondamento.

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Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale
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