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Informazione giuridica di carattere generale. Il presente contenuto costituisce informazione giuridica di carattere generale e non sostituisce in alcun modo il parere di un avvocato iscritto all’Albo. La norma riportata è tratta da fonti ufficiali (Normattiva, Gazzetta Ufficiale) e il commento ha finalità divulgativa. Per la valutazione del caso specifico è necessario consultare un professionista abilitato.
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Con la sentenza n. 188 del 2020 la Corte costituzionale ha respinto, in parte come inammissibili e in parte come non fondate, le censure sulla sanzione disciplinare della retrocessione prevista per i dipendenti delle aziende di trasporto pubblico dal risalente regio decreto n. 148 del 1931.

Di cosa si tratta

L’Allegato A al regio decreto n. 148 del 1931 disciplina i rapporti di lavoro del personale di ferrovie, tranvie e linee di navigazione interna in concessione e prevede, tra le sanzioni disciplinari, la retrocessione, cioè il declassamento del lavoratore a un grado e a un parametro retributivo inferiori.

La questione di legittimità costituzionale

La Corte di cassazione, sezione lavoro, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale degli artt. 37, primo comma, numero 5), 44 e 55, secondo comma, dell’Allegato A al r.d. n. 148 del 1931, in riferimento agli artt. 1, 2, 3, 4, 35 e 36 della Costituzione, in relazione alla sanzione della retrocessione.

La decisione della Corte

La Corte ha dichiarato inammissibili, per difetto di rilevanza, le questioni relative alla retrocessione come sanzione diretta per determinati illeciti, e non fondate, nei sensi di cui in motivazione, quelle relative alla retrocessione come sanzione sostitutiva della destituzione.

Il principio

La sanzione disciplinare della retrocessione, ove operi come misura sostitutiva della più grave destituzione, non si pone in contrasto con i principi costituzionali sul lavoro e sulla retribuzione, poiché la retribuzione corrispondente al grado conseguito conserva il proprio carattere di adeguatezza.

Domande e risposte

Cos’è la retrocessione?

È una sanzione disciplinare che comporta il declassamento del lavoratore a un grado e a un livello retributivo inferiori rispetto a quelli posseduti.

La Corte ha annullato la norma?

No: ha dichiarato le questioni in parte inammissibili e in parte non fondate, salvando la disciplina nei sensi precisati in motivazione.

Chi aveva sollevato la questione?

La Corte di cassazione, sezione lavoro, nell’ambito di una causa promossa da un dipendente di un’azienda di trasporto pubblico.

Norme collegate

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A cura di
Andrea Marton — Dottore in Economia e Finanza, praticante commercialista
Fondatore e responsabile editoriale di Legge in Chiaro, portale di divulgazione giuridica e fiscale gratuita su 101 testi e codici italiani. I contenuti sono curati e rivisti da un team di laureati in economia; hanno scopo informativo e divulgativo e non costituiscono consulenza professionale. Profilo completo →
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