Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

Profilo LinkedIn ›

I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Articolo 365 Codice Penale: Omissione di referto

    Articolo 365 Codice Penale: Omissione di referto

    Art. 365 c.p. – Omissione di referto

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque, avendo nell’esercizio di una professione sanitaria prestato la propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto pel quale si debba procedere d’ufficio, omette o ritarda di riferirne all’Autorità indicata nell’articolo 361, è punito con la multa fino a cinquecentosedici euro.

    Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a procedimento penale.

  • Art. 371-bis c.p.: False informazioni al pubblico ministero

    Art. 371-bis c.p.: False informazioni al pubblico ministero

    Art. 371-bis c.p. – False informazioni al pubblico ministero (o al procuratore della Corte penale internazionale

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    ) Chiunque, nel corso di un procedimento penale, richiesto dal pubblico ministero o dal procuratore della Corte penale internazionale di fornire informazioni ai fini delle indagini, rende dichiarazioni false ovvero tace, in tutto o in parte, ciò che sa intorno ai fatti sui quali viene sentito, è punito con la reclusione fino a quattro anni.

    Ferma l’immediata procedibilità nel caso di rifiuto di informazioni, il procedimento penale, negli altri casi, resta sospeso fino a quando nel procedimento nel corso del quale sono state assunte le informazioni sia stata pronunciata sentenza di primo grado ovvero il procedimento sia stato anteriormente definito con archiviazione o con sentenza di non luogo a procedere.

    Le disposizioni di cui ai commi primo e secondo si applicano, nell’ipotesi prevista dall’articolo 391-bis, comma 10, del codice di procedura penale, anche quando le informazioni ai fini delle indagini sono richieste dal difensore.

  • Articolo 371-ter Codice Penale: False dichiarazioni al difensore

    Articolo 371-ter Codice Penale: False dichiarazioni al difensore

    Art. 371-ter c.p. – False dichiarazioni al difensore

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Nelle ipotesi previste dall’articolo 391-bis, commi 1 e 2, del codice di procedura penale, chiunque, non essendosi avvalso della facoltà di cui alla lettera d) del comma 3 del medesimo articolo, rende dichiarazioni false è punito con la reclusione fino a quattro anni.

    Il procedimento penale resta sospeso fino a quando nel procedimento nel corso del quale sono state assunte le dichiarazioni sia stata pronunciata sentenza di primo grado ovvero il procedimento sia stato anteriormente definito con archiviazione o con sentenza di non luogo a procedere.

    Nelle ipotesi previste dall’articolo 4-bis del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 10 novembre 2014, n. 162, chiunque, non essendosi avvalso della facoltà di cui al comma 2, lettere b) e c), del medesimo articolo, rende dichiarazioni false è punito con la pena prevista dal primo comma.

    Il procedimento penale resta sospeso fino alla conclusione della procedura di negoziazione assistita nel corso della quale sono state acquisite le dichiarazioni ovvero fino a quando sia stata pronunciata sentenza di primo grado nel giudizio successivamente instaurato, nel quale una delle parti si sia avvalsa della facoltà di cui all’articolo 4-bis, comma 6, del decreto-legge n. 132 del 2014, convertito con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge n. 162 del 2014, ovvero fino a quando tale giudizio sia dichiarato estinto.

  • Articolo 390 Codice Penale: Procurata inosservanza di pena

    Articolo 390 Codice Penale: Procurata inosservanza di pena

    Art. 390 c.p. – Procurata inosservanza di pena

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato, aiuta taluno a sottrarsi all’esecuzione della pena è punito con la reclusione da tre mesi a cinque anni se si tratta di condannato per delitto, e con la multa da euro 51 a euro 1.032 se si tratta di condannato per contravvenzione.

    Si applicano le disposizioni del terzo capoverso dell’articolo 386.

  • Articolo 377 Codice Penale: Intralcio alla giustizia

    Articolo 377 Codice Penale: Intralcio alla giustizia

    Art. 377 c.p. – Intralcio alla giustizia

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque offre o promette denaro o altra utilità alla persona chiamata a rendere dichiarazioni davanti all’autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale ovvero alla persona richiesta di rilasciare dichiarazioni dal difensore nel corso dell’attività investigativa, o alla persona chiamata a svolgere attività di perito, consulente tecnico o interprete, per indurla a commettere i reati previsti dagli articoli 371-bis, 371-ter, 372 e 373, soggiace, qualora l’offerta o la promessa non sia accettata, alle pene stabilite negli articoli medesimi, ridotte dalla metà ai due terzi.

    La stessa disposizione si applica qualora l’offerta o la promessa sia accettata, ma la falsità non sia commessa.

    Chiunque usa violenza o minaccia ai fini indicati al primo comma, soggiace, qualora il fine non sia conseguito, alle pene stabilite in ordine ai reati di cui al medesimo primo comma, diminuite in misura non eccedente un terzo.

    Le pene previste ai commi primo e terzo sono aumentate se concorrono le condizioni di cui all’articolo 339.

    La condanna importa l’interdizione dai pubblici uffici.

  • Art. 391 c.p.: Procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive

    Art. 391 c.p.: Procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive

    Art. 391 c.p. – Procurata inosservanza di misure di sicurezza detentive

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque procura o agevola l’evasione di una persona sottoposta a misura di sicurezza detentiva, ovvero nasconde l’evaso o comunque lo favorisce nel sottrarsi alle ricerche dell’Autorità, è punito con la reclusione fino a due anni. Si applicano le disposizioni del terzo capoverso dell’articolo 386.

    Se l’evasione avviene per colpa di chi, per ragione del suo ufficio, ha la custodia, anche temporanea, della persona sottoposta a misura di sicurezza, il colpevole è punito con la multa fino a lire diecimila. Si applica la disposizione del capoverso dell’articolo 387.

  • Art. 398 c.p. – Circostanze aggravanti. Casi di non punibilità (abrogato)

    Art. 398 c.p. – Circostanze aggravanti. Casi di non punibilità (abrogato)

    Art. 398 c.p. – Circostanze aggravanti. Casi di non punibilità

    R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 giugno 1999, n. 205. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Se il colpevole di uno dei delitti preveduti dall’articolo 394, dalla prima parte e dal primo capoverso dell’articolo 396, è stato la causa ingiusta e determinante del fatto, la pena è per lui raddoppiata.

    Non sono punibili: 1° i portatori della sfida, i padrini o secondi e coloro che hanno agevolato il duello, se impediscono l’uso delle armi, ovvero se procurano la cessazione del combattimento, prima che dal medesimo sia derivata alcuna lesione; 2° i padrini o secondi che, prima del duello, hanno fatto quanto dipendeva da loro per conciliare le parti, o se per opera loro il combattimento ha avuto un esito meno grave di quello che altrimenti poteva avere; 3° il sanitario che presta la propria assistenza ai duellanti

  • Art. 399 c.p. – Duellante estraneo al fatto (abrogato)

    Art. 399 c.p. – Duellante estraneo al fatto (abrogato)

    Art. 399 c.p. – Duellante estraneo al fatto

    R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 giugno 1999, n. 205. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Quando taluno dei duellanti non ha avuto parte nel fatto che cagionò il duello, e si batte in vece di chi vi ha direttamente interesse, le pene stabilite nella prima parte e nel primo capoverso dell’articolo 396 sono aumentate.

    Tale aumento di pena non si applica se il duellante è un prossimo congiunto, ovvero se, essendo uno dei padrini o secondi, si è battuto in vece del suo primo assente

  • Art. 401 c.p. – Provocazione al duello per fine di lucro (abrogato)

    Art. 401 c.p. – Provocazione al duello per fine di lucro (abrogato)

    Art. 401 c.p. – Provocazione al duello per fine di lucro

    R.D. 19 ottobre 1930, n. 1398 – Codice penale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dalla L. 25 giugno 1999, n. 205. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Quando chi provoca o sfida a duello, o minaccia di provocare o di sfidare, agisce con l’intento di carpire denaro o altra utilità, si applicano le disposizioni dell’articolo 629.

    Si applicano altresì le disposizioni del capo primo del titolo dodicesimo, nel caso in cui il duello sia avvenuto

  • Art. 409 c.p.: Turbamento di un funerale o servizio funebre

    Art. 409 c.p.: Turbamento di un funerale o servizio funebre

    Art. 409 c.p. – Turbamento di un funerale o servizio funebre

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 405, impedisce o turba un funerale o un servizio funebre è punito con la reclusione fino a un anno.

  • Articolo 414 Codice Penale: Istigazione a delinquere

    Articolo 414 Codice Penale: Istigazione a delinquere

    Art. 414 c.p. – Istigazione a delinquere

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione:

    1° con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti;

    2° con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a lire duemila, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni.

    Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel numero 1°.

    Alla pena stabilita nel numero 1° soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti. La pena prevista dal presente comma nonché dal primo e dal secondo comma è aumentata se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

    Fuori dei casi di cui all’articolo 302, se l’istigazione o l’apologia di cui ai commi precedenti riguarda delitti di terrorismo o crimini contro l’umanità la pena è aumentata della metà. La pena è aumentata fino a due terzi se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

  • Articolo 416 Codice Penale: Associazione per delinquere

    Articolo 416 Codice Penale: Associazione per delinquere

    Art. 416 c.p. – Associazione per delinquere

    Testo vigente – R.D. 1398/1930 (aggiornato da Normattiva)

    Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti, coloro che promuovono o costituiscono od organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da tre a sette anni.

    Per il solo fatto di partecipare all’associazione, la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

    I capi soggiacciono alla stessa pena stabilita per i promotori.

    Se gli associati scorrono in armi le campagne o le pubbliche vie, si applica la reclusione da cinque a quindici anni.

    La pena è aumentata se il numero degli associati è di dieci o più.

    Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 600, 601 , 601-bis e 602, nonché all’articolo 12, comma 3-bis, del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, nonché agli articoli 22, commi 3 e 4, e 22-bis, comma 1, della legge 1° aprile 1999, n. 91, si applica la reclusione da cinque a quindici anni nei casi previsti dal primo comma e da quattro a nove anni nei casi previsti dal secondo comma.

    Se l’associazione è diretta a commettere taluno dei delitti previsti dagli articoli 600-bis, 600-ter, 600-quater, 600-quater.1, 600-quinquies, 609-bis, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, 609-quater, 609-quinquies, 609-octies, quando il fatto è commesso in danno di un minore di anni diciotto, e 609-undecies, si applica la reclusione da quattro a otto anni nei casi previsti dal primo comma e la reclusione da due a sei anni nei casi previsti dal secondo comma.

Informazione di carattere generale. I calcoli e le indicazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e si basano sulle fonti ufficiali indicate nel metodo editoriale. Non sostituiscono il parere di un professionista abilitato: per la valutazione del caso concreto è necessario rivolgersi a un avvocato, a un commercialista o a un consulente iscritto al proprio albo.