Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Diritto al lavoro: casi pratici art. 4 Costituzione

    L’articolo 4 della Costituzione non si limita a enunciare un principio astratto: è una norma che orienta la lettura di numerose discipline ordinarie, dal diritto del lavoro alla previdenza, dal sostegno all’occupazione alla formazione professionale. In questo articolo proponiamo una raccolta di casi pratici applicati all’art. 4 Cost., utili per comprendere come il diritto-dovere al lavoro entri concretamente nelle decisioni amministrative, nei contratti e nei rapporti tra contribuente, parte datoriale e pubbliche amministrazioni. Per il quadro sistematico della norma rimandiamo all’articolo 4 della Costituzione italiana.

    Quadro normativo

    L’articolo 4 della Costituzione si compone di due commi che operano in modo coordinato. Il primo riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e impegna la Repubblica a promuovere le condizioni che lo rendano effettivo. Il secondo enuncia il dovere, per ogni cittadino, di svolgere secondo le proprie possibilita e la propria scelta una attivita o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della societa. La norma non costruisce un diritto soggettivo perfetto azionabile davanti al giudice contro lo Stato, ma un diritto programmatico che vincola il legislatore a politiche di piena occupazione, formazione e protezione sociale.

    La collocazione sistematica e centrale: l’art. 4 segue l’art. 1, che fonda la Repubblica sul lavoro, e precede gli articoli 35-40, che disciplinano la tutela del lavoro in tutte le sue forme. Insieme costruiscono un blocco unitario in cui il lavoro non e solo fonte di reddito, ma anche strumento di partecipazione civica e dignita personale.

    Ambito di applicazione

    Il diritto al lavoro riguarda tutti i cittadini, senza distinzioni di sesso, eta, religione, opinione politica o condizione personale. Non si traduce nell’obbligo dello Stato di fornire un posto di lavoro, ma nel dovere di rimuovere gli ostacoli che ne impediscono l’accesso e di promuovere politiche attive: ammortizzatori sociali, incentivi all’assunzione, formazione professionale, servizi per l’impiego. La giurisprudenza costituzionale ha piu volte chiarito che l’art. 4 va letto in chiave dinamica, come parametro di legittimita delle leggi che incidono sul mercato del lavoro.

    Il dovere del secondo comma, invece, e modulato sulle possibilita e sulla scelta del cittadino. Non si tratta di lavoro forzato ne di un obbligo coercibile: e una responsabilita civica che orienta la lettura di istituti come il reddito di inclusione, i percorsi di reinserimento, gli obblighi di attivazione per chi percepisce sostegni pubblici.

    Profili operativi

    Sul piano operativo, l’art. 4 entra in molte situazioni concrete: nella legittimita delle clausole contrattuali, nella valutazione delle politiche pubbliche di sostegno al reddito, nella tutela dei lavoratori vulnerabili, nelle controversie su accesso a concorsi e bandi. Non e una norma da invocare in modo decorativo: serve a orientare l’interpretazione di disposizioni ordinarie quando il loro senso letterale lascia margini di dubbio. Vediamo allora come si traduce in casi reali.

    Caso n. 1: clausola contrattuale che limita l’attivita lavorativa post-cessazione

    Scenario. Tizio firma un contratto di lavoro subordinato che contiene un patto di non concorrenza molto ampio: per tre anni dopo la cessazione del rapporto non potra svolgere attivita affini in tutta Italia, dietro un corrispettivo modesto. Tizio si chiede se questa clausola sia compatibile con il diritto al lavoro.

    Come si legge l’art. 4. Il diritto al lavoro tutelato dall’art. 4 Cost. impone che le limitazioni convenzionali alla liberta di lavorare siano proporzionate, temporalmente e geograficamente delimitate, e compensate da un corrispettivo congruo. L’art. 4 non vieta i patti di non concorrenza, ma orienta il giudice a leggerli con rigore, dichiarando nulle le clausole che svuotano sostanzialmente la possibilita di esercitare la professione.

    Cosa fare in pratica.

    • Verificare la durata della clausola (massimo cinque anni per dirigenti, tre per altri lavoratori, ex art. 2125 cod. civ.).
    • Controllare l’estensione territoriale e merceologica: ambiti troppo ampi rischiano la nullita.
    • Stimare il corrispettivo: un compenso simbolico rende la clausola attaccabile.
    • Conservare la documentazione contrattuale e le proposte di lavoro ricevute dopo la cessazione.
    • Valutare una diffida o un’azione di accertamento prima di accettare nuovi incarichi a rischio.

    Caso n. 2: accesso a concorso pubblico e requisiti sproporzionati

    Scenario. Caia, laureata in materie umanistiche, partecipa a un concorso pubblico che richiede, oltre al titolo di studio, una specifica esperienza pluriennale in mansioni del tutto coincidenti con quelle messe a bando. La selezione sembra costruita per favorire alcuni candidati interni.

    Come si legge l’art. 4. Il diritto al lavoro va letto insieme all’art. 51 Cost. (accesso ai pubblici uffici in condizioni di eguaglianza) e all’art. 97 Cost. (concorso come regola). L’art. 4 rafforza l’idea che le pubbliche amministrazioni debbano costruire bandi con requisiti proporzionati e realmente collegati alle mansioni, evitando barriere artificiose che restringono la platea dei potenziali partecipanti.

    Cosa fare in pratica.

    • Leggere con attenzione il bando e i requisiti, segnalando per iscritto le clausole sospette.
    • Conservare il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale o sul sito istituzionale, con data certa.
    • Valutare un’istanza di autotutela alla stazione appaltante prima della scadenza.
    • Se la procedura prosegue, considerare l’impugnazione del bando entro i termini brevi previsti dal codice del processo amministrativo.
    • Documentare la propria formazione e le esperienze pertinenti per dimostrare l’idoneita.

    Caso n. 3: licenziamento e ricollocazione professionale

    Scenario. Sempronio, dopo dieci anni in una azienda manifatturiera, riceve un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. L’azienda offre un corso di riqualificazione e un percorso di outplacement. Sempronio si interroga sui diritti e sugli obblighi che derivano dalla sua nuova condizione.

    Come si legge l’art. 4. L’art. 4 Cost. illumina la fase post-licenziamento: il diritto al lavoro non si esaurisce nel rapporto cessato, ma include la pretesa che lo Stato e il datore offrano percorsi reali di reinserimento. Allo stesso tempo, il secondo comma valorizza l’attivazione del cittadino: partecipare a percorsi di formazione e accettare proposte congrue non e solo una scelta ma una responsabilita coerente con la norma costituzionale.

    Cosa fare in pratica.

    • Iscriversi tempestivamente al centro per l’impiego e firmare il patto di servizio personalizzato.
    • Partecipare ai corsi di formazione offerti dall’azienda o dalla regione, conservandone gli attestati.
    • Valutare la NASpI e gli ammortizzatori sociali disponibili, rispettando gli obblighi di disponibilita.
    • Tenere traccia delle offerte di lavoro ricevute e delle risposte fornite.
    • Verificare la possibilita di percorsi di autoimpiego con incentivi pubblici dedicati.

    Caso n. 4: lavoratore disabile e diritto all’inserimento mirato

    Scenario. Tizia, con invalidita civile riconosciuta superiore al 46 per cento, e iscritta negli elenchi del collocamento mirato. Vive in un piccolo comune e fatica a trovare un’occupazione. Si chiede se l’art. 4 Cost. possa rafforzare la sua posizione nei confronti dell’amministrazione.

    Come si legge l’art. 4. Il diritto al lavoro, letto insieme agli articoli 3 (uguaglianza sostanziale) e 38 (assistenza e previdenza), si traduce in un dovere rafforzato della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che impediscono ai lavoratori con disabilita di accedere al mercato del lavoro. La legge 68/1999 sul collocamento mirato e attuazione diretta di questo principio: l’art. 4 Cost. orienta l’interpretazione delle sue norme in chiave inclusiva.

    Cosa fare in pratica.

    • Mantenere aggiornata l’iscrizione presso il servizio competente, segnalando variazioni del profilo.
    • Partecipare ai colloqui di orientamento e ai tirocini formativi proposti.
    • Verificare il rispetto, da parte dei datori obbligati, delle quote di riserva previste dalla legge 68/1999.
    • Conservare la documentazione sanitaria e le diagnosi funzionali aggiornate.
    • In caso di mancato avviamento, valutare un’istanza scritta al servizio competente con richiesta di motivazione.

    Caso n. 5: beneficiario di sostegno al reddito e dovere di attivazione

    Scenario. Caio percepisce una misura pubblica di sostegno al reddito condizionata alla disponibilita al lavoro. Riceve la convocazione a un colloquio per un’offerta congrua. Si chiede se il rifiuto comporti conseguenze e come bilanciare il diritto-dovere costituzionale.

    Come si legge l’art. 4. Il secondo comma dell’art. 4 Cost. fornisce la chiave: ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilita, una attivita che concorra al progresso della societa. Il dovere e modulato sulle possibilita reali (eta, salute, contesto familiare, competenze) ma non puo essere svuotato dall’inerzia. Le norme che condizionano i sostegni a comportamenti attivi sono attuazione coerente di questo principio, purche rispettino la dignita della persona e la proporzionalita delle sanzioni.

    Cosa fare in pratica.

    • Leggere con attenzione la convocazione e verificare la congruita dell’offerta rispetto al profilo professionale.
    • Partecipare al colloquio, anche solo per acquisire informazioni dettagliate sull’offerta.
    • Conservare ogni comunicazione scritta scambiata con il servizio e con il potenziale datore.
    • Se l’offerta e non congrua, formalizzare per iscritto le ragioni del rifiuto.
    • Aggiornare costantemente curriculum, competenze digitali e disponibilita oraria registrate nel patto di servizio.

    Quando intervenire

    Il contribuente o la parte interessata deve attivarsi tempestivamente in tutte le situazioni in cui un atto, una clausola o un comportamento amministrativo rischia di compromettere il diritto al lavoro. I termini di impugnazione di bandi pubblici sono brevi (di norma sessanta o trenta giorni davanti al giudice amministrativo); le clausole contrattuali invalide possono essere contestate in qualsiasi momento, ma e prudente farlo prima di assumere comportamenti che le presuppongano valide. Nei casi previdenziali, i termini decorrono spesso dalla comunicazione del provvedimento. In tutte le ipotesi, una raccolta ordinata di documenti, comunicazioni e tracce digitali e la prima forma di tutela.

    Anche sul fronte del dovere costituzionale, l’attivazione e fondamentale: chi beneficia di sostegni pubblici condizionati deve dimostrare con condotte concrete (partecipazione a colloqui, accettazione di percorsi formativi, ricerca attiva) la coerenza con il dettato dell’art. 4. La passivita prolungata puo generare conseguenze, dalla decadenza dai benefici a sanzioni amministrative.

    Norme e fonti

    • Costituzione della Repubblica italiana, articolo 4 (diritto e dovere al lavoro).
    • Costituzione della Repubblica italiana, articolo 1 (Repubblica fondata sul lavoro) e articolo 2 (diritti inviolabili).
    • Costituzione della Repubblica italiana, articoli 35-40 (tutela del lavoro, parita, sciopero).
    • Costituzione della Repubblica italiana, articolo 3 (uguaglianza formale e sostanziale) e articolo 38 (assistenza e previdenza).
    • Codice civile, articolo 2125 (patto di non concorrenza nel lavoro subordinato).
    • Legge 12 marzo 1999, n. 68 (norme per il diritto al lavoro dei disabili).
    • Costituzione della Repubblica italiana, articoli 51 e 97 (accesso ai pubblici uffici e principio del concorso).

    Domande frequenti

    Il diritto al lavoro dell’art. 4 Cost. obbliga lo Stato a darmi un posto di lavoro?

    No. L’art. 4 riconosce un diritto programmatico, non un diritto soggettivo perfetto azionabile direttamente contro lo Stato. Impegna pero la Repubblica a promuovere le condizioni che rendano effettivo l’accesso al lavoro: politiche attive, formazione, ammortizzatori, rimozione di barriere normative e sociali.

    Il dovere di lavorare del secondo comma puo essere imposto con la forza?

    No. Il dovere e modulato sulle possibilita e sulla scelta del cittadino. Non esiste lavoro coatto compatibile con la Costituzione. Il dovere si traduce in una responsabilita civica e in obblighi di attivazione quando si beneficia di sostegni pubblici condizionati, sempre nel rispetto della dignita della persona.

    Posso invocare l’art. 4 Cost. direttamente davanti al giudice del lavoro?

    L’art. 4 e una norma costituzionale che orienta l’interpretazione delle leggi ordinarie. Davanti al giudice si invocano le disposizioni ordinarie (codice civile, statuto dei lavoratori, leggi speciali), ma la lettura di queste norme deve essere conforme al principio costituzionale. In casi limite, una norma palesemente in contrasto puo essere oggetto di questione di legittimita costituzionale.

    Un patto di non concorrenza puo essere dichiarato nullo per contrasto con l’art. 4?

    Si, se la clausola e sproporzionata per durata, ambito territoriale, perimetro merceologico o se manca un corrispettivo congruo. L’art. 2125 cod. civ. fissa i requisiti formali; l’art. 4 Cost. orienta il giudice a tutelare il nucleo essenziale del diritto al lavoro quando la clausola lo svuota di fatto.

  • Reclamo CICR contro Banca d’Italia: casi pratici art. 9 TUB

    Quando la Banca d’Italia adotta un provvedimento di vigilanza sfavorevole, l’intermediario o il soggetto interessato non e costretto a rivolgersi subito al giudice amministrativo: l’art. 9 del Testo Unico Bancario conserva una via amministrativa alternativa, il reclamo al CICR. In questa pagina raccogliamo cinque scenari operativi in cui la scelta tra reclamo gerarchico e ricorso al TAR diventa una decisione di strategia difensiva.

    Quadro normativo

    L’art. 9 del D.Lgs. 385/1993 ammette il reclamo al Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio (CICR) contro i provvedimenti adottati dalla Banca d’Italia nell’esercizio dei poteri di vigilanza. Il termine e di trenta giorni dalla comunicazione o dalla pubblicazione del provvedimento impugnato. Si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del D.P.R. 1199/1971 sui ricorsi amministrativi gerarchici. Il CICR decide previa consultazione delle associazioni di categoria dei soggetti vigilati se la questione e ritenuta di interesse generale, secondo modalita stabilite dal Comitato stesso. Sistematicamente, il reclamo rappresenta un rimedio amministrativo alternativo al ricorso giurisdizionale al TAR, di applicazione oggi residuale ma utile in alcuni contesti specifici.

    Ambito di applicazione

    Il reclamo riguarda i provvedimenti individuali di vigilanza: autorizzazioni, dinieghi, revoche, prescrizioni, ingiunzioni, sanzioni amministrative pecuniarie, misure straordinarie e provvedimenti di rimozione degli esponenti aziendali. Restano fuori dal perimetro gli atti generali (deliberazioni del CICR, regolamenti, circolari interpretative), che seguono il regime ordinario della normazione secondaria, e gli atti adottati dalla BCE nel Meccanismo di Vigilanza Unico, sottoposti al sistema di controllo europeo. Il rimedio si rivolge dunque al cuore della vigilanza domestica della Banca d’Italia, in particolare nei casi disciplinati dagli artt. 14, 19, 53, 53-bis e 144 TUB.

    Profili operativi

    Sul piano pratico, la scelta tra reclamo e ricorso al TAR e una decisione tecnica. Il reclamo offre il vantaggio del controllo non solo di legittimita ma anche di merito tecnico-politico da parte di un organo di alta direzione; il ricorso al TAR offre tempi di trattazione spesso piu rapidi e garanzie di terzieta proprie del giudice amministrativo. La presentazione del reclamo non sospende automaticamente l’efficacia del provvedimento impugnato; per la sospensione cautelare resta praticabile il ricorso al TAR, anche in pendenza di reclamo, secondo i principi generali. Il termine di trenta giorni e perentorio: la sua decorrenza inutile preclude entrambe le tutele.

    Caso N. 1: diniego di autorizzazione all’attivita bancaria

    Scenario. La banca Alfa S.p.A. presenta alla Banca d’Italia istanza di autorizzazione all’esercizio dell’attivita bancaria ex art. 14 TUB. L’Autorita di vigilanza respinge l’istanza per insufficienza del programma di attivita e debolezze del piano patrimoniale prospettico. Tizio, in qualita di legale rappresentante della societa istante, valuta come reagire.

    Come si legge l’art. 9. Il diniego e un provvedimento individuale di vigilanza pienamente impugnabile con reclamo al CICR entro trenta giorni dalla notifica. Trattandosi di valutazioni tecniche sul programma di attivita, il reclamo consente al Comitato di esercitare un sindacato di merito che il TAR potrebbe svolgere solo nei limiti dell’eccesso di potere.

    Cosa fare in pratica.

    • Acquisire copia integrale del provvedimento e della relazione istruttoria della Banca d’Italia.
    • Predisporre memoria di reclamo focalizzata sui punti contestati del programma di attivita.
    • Notificare il reclamo al CICR e per conoscenza alla Banca d’Italia entro trenta giorni.
    • Valutare in parallelo l’opportunita di un ricorso cautelare al TAR se la tempistica e essenziale per l’avvio dell’attivita.
    • Documentare le integrazioni del piano patrimoniale gia disponibili al momento della decisione originaria.

    Caso N. 2: sanzione amministrativa pecuniaria a esponente aziendale

    Scenario. Caio, consigliere di amministrazione di una banca, riceve un provvedimento sanzionatorio ex art. 144 TUB per violazione delle norme sulla trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari. La sanzione e di importo significativo e comporta riflessi reputazionali sulla sua attivita professionale.

    Come si legge l’art. 9. Per le sanzioni pecuniarie il TUB prevede un regime di impugnazione specifica davanti alla Corte d’Appello secondo le forme di legge; tuttavia, per la parte del provvedimento che incide sull’esercizio dei poteri di vigilanza in senso stretto (es. obbligo di adeguamento) il reclamo amministrativo conserva uno spazio. Occorre dunque distinguere accuratamente la natura di ciascun capo del provvedimento per identificare il giudice o l’organo competente.

    Cosa fare in pratica.

    • Mappare ciascuna disposizione del provvedimento e il regime impugnatorio applicabile.
    • Predisporre, ove necessario, opposizione alla sanzione davanti alla Corte d’Appello nel termine di legge.
    • Valutare reclamo al CICR esclusivamente per le statuizioni di vigilanza non sanzionatorie.
    • Conservare la corrispondenza istruttoria e le memorie difensive presentate in sede procedimentale.

    Caso N. 3: revoca di autorizzazione a partecipazione rilevante

    Scenario. La holding Beta S.r.l. detiene una partecipazione rilevante in una banca autorizzata ex art. 19 TUB. La Banca d’Italia revoca l’autorizzazione per il venir meno dei requisiti di onorabilita di uno dei soci. Sempronio, legale rappresentante della holding, riceve la comunicazione e dispone di trenta giorni per attivare le tutele.

    Come si legge l’art. 9. La revoca rientra nei provvedimenti di vigilanza impugnabili con reclamo al CICR. Trattandosi di una decisione fondata su valutazioni di onorabilita personale, il reclamo permette di portare al Comitato elementi documentali ulteriori che possono incidere sulla rivalutazione del requisito. Resta possibile, in alternativa, il ricorso al TAR per profili di legittimita procedurale.

    Cosa fare in pratica.

    • Verificare la motivazione del provvedimento e individuare gli elementi su cui la Banca d’Italia ha fondato il difetto di onorabilita.
    • Raccogliere documentazione integrativa idonea a contestare l’accertamento (sentenze penali definitive, certificati del casellario, atti del giudice civile).
    • Decidere se attivare reclamo al CICR (controllo anche di merito) o ricorso al TAR (tempi tipicamente piu rapidi).
    • Adempiere agli obblighi conseguenti alla revoca nelle more del procedimento, per non aggravare la posizione.

    Caso N. 4: ingiunzione di adeguamento organizzativo

    Scenario. Una banca riceve dalla Banca d’Italia, all’esito di una verifica ispettiva, un’ingiunzione di adeguamento del proprio sistema di controlli interni ex art. 53 TUB. L’ingiunzione prescrive misure organizzative ritenute particolarmente onerose dal consiglio di amministrazione.

    Come si legge l’art. 9. L’ingiunzione e un provvedimento individuale di vigilanza pienamente reclamabile. Trattandosi di prescrizioni tecnico-organizzative, il reclamo al CICR puo valorizzare argomenti di proporzionalita e adeguatezza che il TAR esamina con minore profondita rispetto al merito tecnico. La pendenza del reclamo non sospende l’efficacia dell’ingiunzione: i termini di adempimento continuano a decorrere.

    Cosa fare in pratica.

    • Predisporre un’analisi di impatto della misura prescritta e quantificare i costi di adeguamento.
    • Articolare il reclamo sui profili di proporzionalita e idoneita delle misure rispetto al rischio.
    • Avviare comunque l’attuazione delle misure non controverse per ridurre il rischio di sanzioni successive.
    • Valutare un’eventuale richiesta di sospensiva al TAR se i termini di adempimento sono molto stringenti.

    Caso N. 5: rimozione di esponente aziendale

    Scenario. Tizio, presidente del consiglio di amministrazione di una banca, riceve un provvedimento di rimozione ex art. 53-bis TUB, motivato dalla persistente compromissione della sana e prudente gestione. Il provvedimento ha effetti immediati e impone la cessazione dalla carica.

    Come si legge l’art. 9. Il provvedimento di rimozione e un atto di vigilanza individuale, soggetto a reclamo al CICR nei trenta giorni. Date le conseguenze sulla posizione personale e professionale dell’esponente, la scelta tra reclamo e ricorso al TAR si misura sulla rapidita: il giudice amministrativo offre la via cautelare per ottenere una sospensiva, mentre il reclamo amministrativo permette un riesame nel merito. Le due strade non sono incompatibili nelle rispettive sequenze.

    Cosa fare in pratica.

    • Acquisire immediatamente la motivazione completa del provvedimento e gli atti istruttori sottostanti.
    • Valutare con priorita il ricorso al TAR con istanza cautelare per ottenere la sospensiva.
    • Eventualmente affiancare reclamo al CICR per il riesame nel merito tecnico.
    • Documentare le iniziative gestionali assunte per ricondurre la situazione a sana e prudente gestione.
    • Coordinarsi con la societa per la transizione ordinata della carica.

    Quando intervenire

    Il momento utile per attivarsi e immediato. Il termine di trenta giorni decorre dalla comunicazione del provvedimento (per gli atti notificati) o dalla pubblicazione (per gli atti generali, qualora venissero ritenuti reclamabili in specifici contesti). E un termine perentorio: la sua decadenza preclude il reclamo amministrativo. La parte interessata deve quindi attivarsi rapidamente per acquisire il provvedimento integrale, valutare la natura dell’atto, ricostruire il fascicolo istruttorio e decidere tra reclamo al CICR e ricorso al TAR. Nei casi in cui la sospensione dell’efficacia sia essenziale per evitare un pregiudizio grave e irreparabile, la via giurisdizionale resta lo strumento di prima istanza, eventualmente affiancabile dal reclamo per i profili di merito.

    Norme e fonti

    • Art. 9 D.Lgs. 385/1993 (Testo Unico Bancario) – reclamo al CICR
    • Artt. 2 e 3 D.Lgs. 385/1993 – Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio
    • Art. 4 D.Lgs. 385/1993 – Banca d’Italia come autorita di vigilanza
    • Artt. 14, 19, 53, 53-bis, 144 D.Lgs. 385/1993 – provvedimenti tipici di vigilanza
    • D.P.R. 1199/1971 – disciplina generale dei ricorsi amministrativi
    • D.Lgs. 104/2010 (Codice del processo amministrativo) – ricorso al TAR

    Domande frequenti

    Il reclamo al CICR sospende l’efficacia del provvedimento impugnato?

    No. La presentazione del reclamo non comporta sospensione automatica dell’efficacia del provvedimento. Per ottenere la sospensione e necessario rivolgersi al TAR con apposita istanza cautelare, anche in pendenza del reclamo amministrativo.

    Posso proporre reclamo al CICR e contemporaneamente ricorso al TAR?

    Le due tutele sono normativamente alternative ma nella prassi possono coesistere in fasi distinte, soprattutto quando il ricorso al TAR e finalizzato a ottenere una sospensiva rapida mentre il reclamo amministrativo punta al riesame nel merito tecnico. La scelta richiede una valutazione strategica caso per caso.

    Qual e il termine per presentare il reclamo?

    Trenta giorni dalla comunicazione del provvedimento individuale o dalla pubblicazione dell’atto. Il termine e perentorio: il suo inutile decorso preclude la via amministrativa e, salvo rimessioni in termini, anche quella giurisdizionale.

    Tutti i provvedimenti della Banca d’Italia sono reclamabili al CICR?

    No. Sono reclamabili i provvedimenti individuali di vigilanza (autorizzazioni, dinieghi, revoche, prescrizioni, ingiunzioni). Restano fuori gli atti generali (regolamenti, circolari) e i provvedimenti adottati dalla BCE nel Meccanismo di Vigilanza Unico, soggetti al regime di controllo europeo.

  • CCNL Spettacolo: Ferie e permessi

    CCNL Spettacolo, Cinema e Audiovisivo

    In sintesi

    Per OTI il CCNL prevede 26 giorni di ferie annue, fruite in periodi di stop produzione. Per OTD (la maggioranza) le ferie sono conglobate in busta paga (8,33%). Permessi familiari standard. Settore ha specificità per scioperi e mobilitazioni di categoria.

    Dati contrattuali

    Parti firmatarie
    ANICA · SLC-CGIL · FISTEL-CISL · UILCOM-UIL
    Ultimo rinnovo
    23 luglio 2025 (CCNL industria cineaudiovisiva)
    Vigenza
    1° gennaio 2025 – 31 dicembre 2027 (art. 77)
    Platea
    Dipendenti di case di produzione e di distribuzione, stabilimenti di doppiaggio, post-produzione video e audio, sviluppo e stampa, teatri di posa

    Tabella riepilogativa

    Ferie e permessi
    Voce Dettaglio
    Ferie OTI vs OTD

    OTI: 26 gg fruite. OTD: conglobate in busta paga (+8,33%). Per produzioni brevi: standard è il conglobato.

    …

    Permessi familiari

    Standard: matrimonio 15 gg, lutto 1° grado 3 gg, donazione sangue 1 gg. Per OTD durante produzione: garantiti senza p…

    ROL

    Solo OTI: 88h annue (~11 gg). OTD: conglobati.

    …

    Ex-festività

    4 ex-festività (32h) per OTI. OTD: conglobate.

    …

    L.104 e studio

    L.104 standard 3 gg/mese. Studio 150h triennio. Per OTD: applicabili durante produzione.

    …

    Ferie OTI vs OTD

    OTI: 26 gg fruite. OTD: conglobate in busta paga (+8,33%). Per produzioni brevi: standard è il conglobato.

    Permessi familiari

    Standard: matrimonio 15 gg, lutto 1° grado 3 gg, donazione sangue 1 gg. Per OTD durante produzione: garantiti senza penali.

    ROL

    Solo OTI: 88h annue (~11 gg). OTD: conglobati.

    Ex-festività

    4 ex-festività (32h) per OTI. OTD: conglobate.

    L.104 e studio

    L.104 standard 3 gg/mese. Studio 150h triennio. Per OTD: applicabili durante produzione.

    Casi pratici

    Tizio – Caso Ferie e permessi 1
    Tizio (livello 5 tecnico) applica ferie e permessi secondo CCNL Spettacolo durante produzione cinematografica.
    Caia – Caso Ferie e permessi 2
    Caia (livello 4 microfonista) gestisce ferie e permessi in contratto OTD 6 settimane.
    Sempronio – Caso Ferie e permessi 3
    Sempronio (Quadro direttore produzione) supervisiona aspetti contrattuali ferie e permessi.

    Stesso CCNL: consulta anche tabelle retributive giornaliere e mensili, Preavviso e cessazione, Maternità e congedi, Tredicesima e premi, Malattia e infortunio e Periodo di prova.

    Le informazioni di questa guida hanno finalità divulgativa e sono aggiornate al rinnovo del CCNL industria cineaudiovisiva del 23 luglio 2025. Per situazioni specifiche è consigliabile consultare un consulente del lavoro, il sindacato di categoria o l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

  • Presupposto IRPEF: casi pratici art. 1 TUIR

    Capire quando un soggetto è tenuto a pagare l’IRPEF e su quale base imponibile è il punto di partenza di ogni rapporto tributario. La regola che fissa il fatto generatore dell’imposta sta nell’art. 1 del TUIR (D.P.R. 917/1986): il possesso di redditi in denaro o in natura da parte di persone fisiche residenti o non residenti. In questa pagina raccogliamo casi pratici applicati, costruiti su situazioni reali ricorrenti, per mostrare come la norma si muove sul terreno della vita quotidiana e della pianificazione fiscale.

    Quadro normativo

    L’art. 1 TUIR apre il Testo Unico delle imposte sui redditi e svolge una funzione fondante: individua il presupposto dell’IRPEF nel possesso di redditi e identifica nei soggetti residenti e non residenti i contribuenti tenuti al tributo. La norma collega, da un lato, il fatto-indice (il reddito) al soggetto passivo (la persona fisica) e, dall’altro, ancora la pretesa impositiva al territorio dello Stato tramite il criterio della residenza fiscale, definito dall’art. 2 TUIR. Le aliquote progressive per scaglioni e la disciplina dei singoli redditi (lavoro dipendente, capitale, fondiari, d’impresa, autonomi, diversi) costituiscono il completamento operativo del modello.

    La regola affonda le proprie radici nell’art. 53 della Costituzione, che richiede a tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva. Il legislatore ha scelto il possesso del reddito, e non la sua mera percezione, per includere anche fattispecie in cui la titolarità giuridica si forma prima dell’effettiva disponibilità finanziaria (redditi di impresa per competenza, redditi fondiari per attribuzione catastale, redditi delle società di persone per trasparenza).

    Ambito di applicazione

    L’art. 1 TUIR si applica esclusivamente alle persone fisiche. Le società di capitali e gli enti commerciali sono soggetti IRES (artt. 72 ss. TUIR); le società di persone non sono soggetti d’imposta autonomi, ma il loro reddito è imputato per trasparenza ai soci, che lo tassano come reddito di partecipazione (art. 5 TUIR). Per i residenti in Italia opera il principio della tassazione mondiale (worldwide income): tutti i redditi, ovunque prodotti, concorrono al reddito complessivo. Per i non residenti vale il principio della fonte: imponibili solo i redditi prodotti in Italia, secondo le regole degli artt. 23 e 24 TUIR.

    Profili operativi

    Sul piano applicativo, la qualificazione come residente o non residente decide l’estensione della base imponibile, l’obbligo dichiarativo, l’eventuale ricorso al credito d’imposta per i redditi esteri (art. 165 TUIR) e l’interazione con le convenzioni contro le doppie imposizioni. Il possesso del reddito, inoltre, va declinato a seconda della categoria reddituale: per lavoro dipendente e capitale opera il criterio di cassa; per i redditi d’impresa quello di competenza; per i fondiari quello catastale. Saper individuare la categoria corretta e il momento di imputazione è decisivo per costruire una dichiarazione coerente e prevenire contestazioni.

    Caso N. 1: Tizio si trasferisce a Lisbona ma mantiene casa e famiglia in Italia

    Scenario. Tizio, lavoratore dipendente di una multinazionale, ottiene un distacco di 14 mesi in Portogallo. Si iscrive all’AIRE, prende in affitto un appartamento a Lisbona e si fa accreditare lo stipendio su un conto portoghese. Lascia però in Italia la moglie, i due figli minori e la casa di proprietà, dove rientra ogni due settimane. L’Agenzia delle Entrate, due anni dopo, gli notifica un avviso di accertamento sostenendo che, malgrado l’AIRE, era ancora residente fiscale in Italia e doveva dichiarare in Italia anche i redditi portoghesi.

    Come si legge l’art. 1 TUIR. L’art. 1, in combinato con l’art. 2 TUIR, individua nella residenza il criterio di collegamento per la tassazione mondiale. La giurisprudenza tributaria e l’Agenzia interpretano la residenza in senso sostanziale: l’iscrizione AIRE è presunzione superabile se domicilio (sede principale degli interessi familiari e patrimoniali) o dimora abituale restano in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta. Avere coniuge, figli e abitazione in Italia, unito ai rientri sistematici, fa pendere la bilancia verso la residenza italiana.

    • Raccogliere prove documentali del trasferimento sostanziale: contratto di locazione estero, utenze, conto corrente locale, iscrizione al sistema sanitario portoghese.
    • Verificare la posizione del nucleo familiare: presenza dei figli a scuola in Italia o all’estero pesa fortemente.
    • Controllare l’applicabilita’ della Convenzione Italia-Portogallo contro le doppie imposizioni (regole tie-breaker).
    • Valutare, con un professionista abilitato, la presentazione di dichiarazione in entrambi i Paesi con credito d’imposta ex art. 165 TUIR.

    Caso N. 2: Caio riceve azioni della società come fringe benefit

    Scenario. Caio, dirigente di una SpA quotata, riceve nel 2026 un pacchetto di 1.500 azioni della società al raggiungimento di obiettivi (stock grant). Le azioni hanno un valore di mercato di 38.000 euro alla data di assegnazione. Caio si chiede se debba dichiararle in IRPEF, dato che non ha ricevuto denaro contante.

    Come si legge l’art. 1 TUIR. La norma definisce come presupposto il possesso di redditi in denaro o in natura: anche i benefici non monetari rientrano nell’IRPEF. Le azioni assegnate rappresentano fringe benefit di lavoro dipendente, da quantificare secondo i criteri dell’art. 51 TUIR (valore normale al momento dell’attribuzione, con regole specifiche per piani azionari). Il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, è tenuto a includere il valore nel cedolino e ad operare le ritenute.

    • Verificare nella lettera di assegnazione la data esatta di acquisizione del diritto e di consegna dei titoli.
    • Controllare in Certificazione Unica l’inclusione del fringe benefit fra i redditi di lavoro dipendente.
    • Tenere traccia del prezzo di carico delle azioni ai fini di una eventuale futura plusvalenza (redditi diversi, art. 67 TUIR).
    • Verificare se il piano rientri in regimi agevolativi specifici (es. piani azionari per dipendenti).

    Caso N. 3: Sempronio, frontaliere, lavora in Svizzera e vive a Como

    Scenario. Sempronio risiede a Como con la famiglia ed è assunto da una società di Mendrisio (Canton Ticino). Ogni giorno attraversa la frontiera per lavorare. Riceve lo stipendio in franchi svizzeri, su un conto svizzero, con ritenuta alla fonte operata dal datore di lavoro elvetico. Si chiede se debba comunque presentare la dichiarazione dei redditi in Italia.

    Come si legge l’art. 1 TUIR. Sempronio è residente fiscale italiano: l’art. 1 TUIR lo assoggetta a IRPEF sui redditi ovunque prodotti, compresi quelli da lavoro dipendente percepiti in Svizzera. Si applica la disciplina speciale dei lavoratori frontalieri prevista dalla normativa interna e dall’Accordo Italia-Svizzera, che prevede franchigie e modalità di tassazione specifiche, con possibile credito per le imposte versate all’estero ex art. 165 TUIR.

    • Compilare il quadro RC (o quadro relativo ai redditi di lavoro dipendente) della dichiarazione indicando il reddito estero.
    • Applicare la franchigia prevista dalla normativa frontalieri vigente nell’anno d’imposta.
    • Conservare buste paga svizzere, attestazione delle ritenute e ricevute di versamento per il riconoscimento del credito d’imposta.
    • Valutare l’eventuale obbligo di monitoraggio fiscale (quadro RW) per conti e attività detenuti in Svizzera.

    Caso N. 4: Tizio eredita un immobile e lo affitta

    Scenario. Tizio eredita dal padre un appartamento a Bologna nel marzo 2026 e, dopo aver presentato la dichiarazione di successione, lo concede in locazione a uso abitativo dal 1 settembre 2026. L’inquilino versa 800 euro al mese sul conto corrente di Tizio. Tizio si chiede da quando scatta l’obbligo di dichiarare il reddito e a quale categoria appartiene.

    Come si legge l’art. 1 TUIR. Il possesso del reddito fondiario, ai sensi dell’art. 1 e degli artt. 25 ss. TUIR, coincide con la titolarità del diritto reale sull’immobile. Tizio diventa possessore dei redditi fondiari dal momento dell’apertura della successione (data del decesso), non da quando inizia a percepire i canoni. Il reddito può essere tassato come reddito fondiario ordinario o, su opzione, con cedolare secca, se ricorrono i presupposti di legge.

    • Pro-quotare nella dichiarazione il reddito fondiario fra periodo di possesso a fini propri e periodo di locazione.
    • Valutare la convenienza fra tassazione ordinaria IRPEF e cedolare secca (aliquote 21% o 10% per canone concordato, se applicabile).
    • Registrare il contratto di locazione e versare la prima rata dell’imposta di registro (salvo cedolare).
    • Annotare i dati catastali aggiornati a seguito della voltura post-successione.

    Caso N. 5: Caia, residente italiana, percepisce dividendi da una società statunitense

    Scenario. Caia, residente a Milano, detiene un portafoglio titoli presso un broker italiano e percepisce nel 2026 dividendi per 4.200 euro da una società quotata statunitense. Il broker ha già applicato la ritenuta a titolo d’imposta in Italia, dopo che il fisco USA ha trattenuto a monte il 15% per effetto della Convenzione Italia-USA.

    Come si legge l’art. 1 TUIR. Caia, residente, è soggetta a IRPEF sui redditi ovunque prodotti. I dividendi esteri sono redditi di capitale ex art. 44 TUIR; se incassati tramite intermediario residente che opera la ritenuta a titolo d’imposta, di norma non concorrono ulteriormente al reddito complessivo. Diverso è il caso di percezione diretta senza intermediario italiano: in tal caso scatta l’autoliquidazione in dichiarazione.

    • Verificare nella documentazione del broker la natura della ritenuta (a titolo d’imposta o d’acconto).
    • Controllare l’applicazione corretta della Convenzione bilaterale (in genere 15% massimo USA).
    • Valutare l’inclusione dei titoli esteri nel quadro RW per il monitoraggio fiscale.
    • Calcolare l’eventuale IVAFE sui valori detenuti all’estero.

    Quando intervenire

    Il contribuente deve interrogarsi sull’art. 1 TUIR ogni volta che la propria situazione personale cambia in modo significativo: trasferimento all’estero, rientro in Italia dopo periodi di residenza estera, percezione di redditi non monetari, eredità che attribuiscono nuovi cespiti, modifica della composizione familiare. Il momento giusto per agire è prima dell’inizio del periodo d’imposta interessato, perché la qualifica di residente o non residente si valuta sulla maggior parte dell’anno (oltre 183 giorni) e non può essere riscritta a posteriori. Quando l’Agenzia delle Entrate avvia una verifica, la parte interessata ha l’onere di provare, con documenti concreti, la propria collocazione fiscale.

    Norme e fonti

    • D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), art. 1 – presupposto IRPEF.
    • D.P.R. 917/1986, art. 2 – soggetti passivi e residenza fiscale.
    • D.P.R. 917/1986, art. 5 – trasparenza delle società di persone.
    • D.P.R. 917/1986, art. 11 – aliquote progressive IRPEF.
    • D.P.R. 917/1986, artt. 23 e 24 – tassazione dei non residenti.
    • D.P.R. 917/1986, art. 51 – fringe benefit e redditi in natura.
    • D.P.R. 917/1986, art. 165 – credito d’imposta per redditi prodotti all’estero.
    • Costituzione italiana, art. 53 – capacità contributiva.
    • Convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni stipulate dall’Italia.

    Domande frequenti

    L’iscrizione all’AIRE basta per non pagare l’IRPEF in Italia?

    No. L’iscrizione all’AIRE è presunzione superabile: se il domicilio (centro degli interessi familiari ed economici) o la dimora abituale restano in Italia per la maggior parte dell’anno, il soggetto resta fiscalmente residente in Italia e paga l’IRPEF sui redditi mondiali. Conta la situazione sostanziale, non solo il dato anagrafico.

    I redditi in natura come stock option e auto aziendale vanno dichiarati?

    Sì. L’art. 1 TUIR include nel presupposto IRPEF i redditi in natura. Fringe benefit, stock option, auto aziendale, alloggio gratuito e altri vantaggi non monetari vanno valorizzati secondo i criteri dell’art. 51 TUIR e concorrono al reddito di lavoro dipendente, con applicazione delle ritenute da parte del sostituto d’imposta.

    Un non residente paga IRPEF in Italia?

    Sì, ma solo sui redditi prodotti nel territorio dello Stato italiano. Gli artt. 23 e 24 TUIR elencano le tipologie di reddito considerate prodotte in Italia: lavoro dipendente svolto in Italia, redditi fondiari relativi a immobili italiani, redditi di partecipazione in società italiane, plusvalenze su immobili in Italia, e altre fattispecie. I redditi prodotti all’estero da non residenti non rientrano nella base imponibile italiana.

    Cosa succede se ho redditi in più Paesi?

    Se sei residente in Italia, dichiari tutti i redditi mondiali nella dichiarazione italiana. Per evitare la doppia imposizione puoi richiedere il credito d’imposta ex art. 165 TUIR per le imposte versate all’estero, nei limiti previsti, e applicare le regole delle Convenzioni bilaterali contro le doppie imposizioni. La pianificazione preventiva con un professionista abilitato è fortemente consigliata.

  • IVA presupposti applicativi: casi pratici art. 1 TUIVA

    L’art. 1 del D.P.R. 633/1972 è la norma che apre il Testo Unico IVA e delimita il perimetro dell’imposta sul valore aggiunto: senza la contemporanea ricorrenza dei tre presupposti (oggettivo, soggettivo, territoriale) un’operazione resta fuori dal campo applicativo del tributo. In questa pagina raccogliamo cinque casi pratici ricorrenti che aiutano a leggere la norma in concreto, con scenari, documenti e azioni da considerare. Per il quadro sistematico generale si rinvia alla scheda Art. 1 T.U.IVA – Operazioni imponibili.

    Quadro normativo

    L’art. 1 D.P.R. 633/1972 stabilisce che «l’imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate». In poche righe la norma definisce campo di applicazione e architettura del tributo, rimettendo agli articoli successivi (artt. 2, 3, 4, 5, 7 e seguenti) la specificazione di cessioni di beni, prestazioni di servizi, soggetti passivi e regole di territorialità. La sua centralità è doppia: serve a stabilire se una determinata fattispecie sia imponibile, ma anche a chiarire quando l’IVA semplicemente non entra in gioco, lasciando l’operazione al di fuori del meccanismo della rivalsa e della detrazione (art. 19 D.P.R. 633/1972).

    Ambito di applicazione

    Perché un’operazione sia imponibile occorre che i tre presupposti ricorrano cumulativamente. Il presupposto oggettivo richiede una cessione di beni o una prestazione di servizi, secondo le definizioni degli artt. 2 e 3 del decreto: vendita di beni, prestazione professionale, appalto, mandato, locazione, somministrazione e così via. Il presupposto soggettivo richiede che l’operazione sia compiuta da chi esercita in modo abituale un’attività di impresa, arte o professione (artt. 4 e 5): il privato che vende un bene proprio in via occasionale, di regola, non integra il presupposto. Il presupposto territoriale richiede che l’operazione si consideri effettuata nel territorio dello Stato secondo i criteri degli artt. 7 e seguenti, che distinguono in base alla tipologia di operazione e alla qualifica del committente.

    Profili operativi

    In sede applicativa l’art. 1 va sempre letto in combinato con gli articoli che definiscono i suoi singoli elementi e con la disciplina del momento di effettuazione (art. 6 D.P.R. 633/1972), perché è da quel momento che decorrono gli obblighi di fatturazione, registrazione e versamento. Un errore comune consiste nel valutare i tre presupposti in modo separato o approssimativo: l’operatore che si limita a verificare la natura dell’attività senza controllare la territorialità rischia di applicare l’IVA a un servizio non imponibile in Italia, oppure di omettere l’imposta su un’operazione che, pur svolta verso un soggetto estero, è rilevante sul territorio. I casi che seguono mostrano alcune situazioni ricorrenti e l’effetto pratico dell’art. 1.

    Caso N. 1: vendita occasionale tra privati

    Scenario. Tizio, lavoratore dipendente, vende a Caio un’autovettura usata di sua proprietà personale. La cessione non è inserita in un’attività imprenditoriale né professionale: si tratta di un atto isolato fra privati.

    Come si legge l’art. 1. Manca il presupposto soggettivo: Tizio non agisce nell’esercizio di impresa, arte o professione. Anche se la cessione di un bene è astrattamente riconducibile al presupposto oggettivo (art. 2 D.P.R. 633/1972), l’assenza della qualifica di soggetto passivo esclude l’imponibilità IVA. L’operazione resta fuori dal campo di applicazione dell’imposta.

    • Redigere un atto di vendita con dati identificativi delle parti e descrizione del bene
    • Conservare il passaggio di proprietà presso il PRA, se applicabile
    • Verificare se ricorrano altri tributi (es. imposta di registro per beni mobili registrati)
    • Non emettere fattura: la cessione è fuori campo IVA

    Caso N. 2: prestazione professionale abituale

    Scenario. Sempronio, esercente arte o professione iscritto all’albo, eroga una consulenza a un’impresa italiana stabilita a Milano. L’attività è svolta in via continuativa e organizzata.

    Come si legge l’art. 1. Ricorrono tutti e tre i presupposti: oggettivo (prestazione di servizi ex art. 3), soggettivo (Sempronio è esercente arte o professione ai sensi dell’art. 5) e territoriale (servizio reso a soggetto passivo stabilito in Italia, art. 7-ter, lett. a). L’operazione è imponibile in Italia e Sempronio deve emettere fattura con applicazione dell’aliquota ordinaria.

    • Emettere fattura elettronica entro i termini ordinari ex art. 21 e art. 6 D.P.R. 633/1972
    • Indicare imponibile, aliquota e imposta in modo distinto
    • Registrare la fattura nei termini previsti dall’art. 23 D.P.R. 633/1972
    • Liquidare e versare l’IVA secondo la periodicità applicabile

    Caso N. 3: servizio reso a committente estero soggetto passivo

    Scenario. Una società italiana fornisce servizi di consulenza tecnica a una società tedesca dotata di partita IVA comunitaria, con esecuzione materiale resa da remoto a vantaggio della sede in Germania.

    Come si legge l’art. 1. Il presupposto oggettivo c’è (prestazione di servizi), così come quello soggettivo (la società italiana è soggetto passivo). Per la territorialità occorre però guardare all’art. 7-ter D.P.R. 633/1972: i servizi generici resi a soggetti passivi sono territorialmente rilevanti nel luogo del committente. L’operazione risulta quindi non soggetta a IVA in Italia, ma rilevante in Germania, con applicazione del meccanismo di inversione contabile da parte del committente estero.

    • Acquisire e verificare la partita IVA comunitaria del cliente tramite il sistema VIES
    • Emettere fattura senza addebito IVA con dicitura «inversione contabile» ex art. 7-ter
    • Inserire l’operazione negli elenchi riepilogativi INTRASTAT, se dovuti
    • Conservare evidenza documentale del servizio reso (contratto, output professionale)

    Caso N. 4: importazione di beni da Paese extra-UE

    Scenario. Un’impresa italiana acquista macchinari da un fornitore svizzero e ne cura l’introduzione nel territorio dello Stato attraverso l’ufficio doganale di confine.

    Come si legge l’art. 1. L’art. 1 individua un terzo presupposto autonomo: le importazioni di beni «da chiunque effettuate». A differenza della cessione interna, qui l’imponibilità prescinde dal presupposto soggettivo: anche un privato che importi un bene da Paese extra-UE è tenuto al versamento dell’IVA all’atto dello sdoganamento. La disciplina di dettaglio è negli artt. 67 e seguenti del D.P.R. 633/1972.

    • Predisporre la dichiarazione doganale e i documenti commerciali (fattura del fornitore, packing list, polizza)
    • Verificare la classifica doganale del bene e l’aliquota IVA applicabile
    • Assolvere l’IVA all’importazione tramite la dogana
    • Registrare la bolletta doganale e annotarla nei registri ai fini della detrazione (art. 19)

    Caso N. 5: cessione di immobile da impresa di costruzione

    Scenario. Un’impresa edile cede a un acquirente privato un appartamento di nuova costruzione situato in un Comune italiano, entro cinque anni dall’ultimazione dei lavori.

    Come si legge l’art. 1. Ricorrono i tre presupposti: oggettivo (cessione di bene immobile, art. 2), soggettivo (impresa di costruzione, art. 4) e territoriale (l’immobile è situato in Italia, art. 7-bis). L’operazione rientra dunque nel campo di applicazione dell’IVA, ferma restando l’applicazione delle regole specifiche per le cessioni di fabbricati (art. 10, n. 8-bis, D.P.R. 633/1972), che disciplinano i casi di imponibilità obbligatoria, esenzione e opzione per il regime di imponibilità.

    • Verificare la data di ultimazione dei lavori per stabilire il regime applicabile
    • Predisporre l’atto notarile indicando il regime IVA scelto, ove sia possibile l’opzione
    • Applicare l’aliquota corretta in base alla destinazione del fabbricato (prima casa, abitazione, strumentale)
    • Coordinare con l’imposta di registro e con le altre imposte indirette d’atto

    Quando intervenire

    Per il contribuente è cruciale verificare la ricorrenza dei tre presupposti prima di compiere l’operazione, non a valle: una errata qualificazione può portare ad applicare l’IVA dove non dovuta (con esposizione a contestazioni di indebita rivalsa) oppure a omettere l’imposta quando invece sarebbe dovuta (con rischio di accertamento, sanzioni e interessi). Il momento di intervento più delicato è quello dell’effettuazione dell’operazione (art. 6), perché da lì decorrono gli adempimenti di fatturazione e registrazione. In presenza di operazioni transfrontaliere o di settori con regimi speciali (immobili, mezzi di trasporto, servizi elettronici, settore edilizia con reverse charge interno) è opportuno che la parte si faccia assistere da un professionista abilitato già in fase contrattuale, così da costruire la transazione con la corretta qualificazione fiscale e con i conseguenti obblighi documentali.

    Norme e fonti

    • Art. 1 D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 – istituzione e disciplina dell’IVA
    • Artt. 2 e 3 D.P.R. 633/1972 – cessioni di beni e prestazioni di servizi
    • Artt. 4 e 5 D.P.R. 633/1972 – esercizio di imprese, arti e professioni
    • Art. 6 D.P.R. 633/1972 – momento di effettuazione delle operazioni
    • Artt. 7, 7-bis, 7-ter, 7-quater, 7-quinquies, 7-sexies, 7-septies D.P.R. 633/1972 – territorialità
    • Art. 10, n. 8-bis D.P.R. 633/1972 – cessioni di fabbricati
    • Art. 19 D.P.R. 633/1972 – detrazione dell’IVA sugli acquisti
    • Artt. 67 ss. D.P.R. 633/1972 – disciplina delle importazioni
    • Direttiva 2006/112/CE del Consiglio – sistema comune d’imposta sul valore aggiunto
    • D.Lgs. 18 febbraio 2010, n. 11 – recepimento Direttiva 2008/8/CE in tema di territorialità dei servizi

    Domande frequenti

    Cosa succede se manca uno dei tre presupposti?

    Se manca anche uno solo dei presupposti oggettivo, soggettivo o territoriale, l’operazione resta fuori dal campo di applicazione dell’IVA: non si applica l’imposta, non c’è obbligo di rivalsa e non sorge diritto alla detrazione collegato. Possono però restare dovuti altri tributi (es. imposta di registro).

    Un privato che importa un bene extra-UE deve pagare l’IVA?

    Sì. L’art. 1 D.P.R. 633/1972 considera le importazioni un presupposto autonomo «da chiunque effettuate». Anche un privato che importi un bene da Paese extra-UE è tenuto al versamento dell’IVA all’atto dello sdoganamento, secondo le regole degli artt. 67 e seguenti del decreto.

    Come si stabilisce se un servizio è territorialmente rilevante in Italia?

    La regola generale è nell’art. 7-ter D.P.R. 633/1972: per i servizi «generici» resi a soggetti passivi rileva il luogo del committente, mentre per i servizi resi a privati rileva il luogo del prestatore. Esistono però numerose deroghe (immobili, trasporti, ristorazione, locazione di mezzi di trasporto, servizi elettronici), per le quali occorre consultare gli articoli specifici (7-quater, 7-quinquies, 7-sexies, 7-septies).

    La vendita occasionale di un bene personale fra privati è soggetta a IVA?

    No, perché manca il presupposto soggettivo: chi cede non agisce nell’esercizio di impresa, arte o professione (artt. 4 e 5 D.P.R. 633/1972). L’atto, pur trasferendo un bene, resta estraneo al campo di applicazione dell’IVA. Possono però essere dovute altre imposte indirette in base al tipo di bene.

    Vedi anche: Reverse charge IVA, Aliquote IVA 22, 10, 5 e 4%, Rimborso IVA, art. 7-ter T.U.IVA, Territorialità IVA e Voucher multiuso MPV e IVA.

  • Capacità giuridica: casi pratici art. 1 Codice Civile

    La capacità giuridica è il presupposto di ogni rapporto di diritto privato: senza di essa non si è titolari di diritti né di obblighi. Questo approfondimento raccoglie casi pratici applicati dell’art. 1 del Codice Civile – la norma che fissa il momento di ingresso della persona fisica nell’ordinamento giuridico – mostrandone l’operatività concreta in successioni, donazioni, contratti e tutela dei diritti del concepito.

    L’obiettivo è offrire al lettore non addetto ai lavori una guida operativa: scenari realistici, lettura ragionata dell’articolo, documenti e azioni utili in ciascuna situazione, con un linguaggio editoriale e divulgativo.

    Quadro normativo

    L’art. 1 del Codice Civile italiano fissa il principio cardine secondo cui la capacità giuridica si acquista «dal momento della nascita». Si tratta di una norma di apertura del Libro Primo «Delle persone e della famiglia», che funge da pietra angolare dell’intero sistema delle persone fisiche nel diritto privato. Il legislatore del 1942 ha scelto di ancorare il riconoscimento della soggettività giuridica a un fatto biologico verificabile – la nascita – al fine di garantire certezza nei rapporti giuridici e tutelare la persona fin dal primo istante della sua esistenza autonoma.

    Il secondo comma introduce poi una deroga funzionale a favore del concepito: la legge può riconoscergli diritti – tipicamente in materia successoria (art. 462 c.c.) e di donazione (art. 784 c.c.) – ma tali diritti restano sospesi e si consolidano soltanto se il nascituro nasce vivo. Il terzo comma, residuo storico di limitazioni razziali, è da considerarsi abrogato e privo di efficacia in forza dei principi di uguaglianza e dignità sanciti dagli artt. 2 e 3 della Costituzione.

    Ambito di applicazione

    L’art. 1 c.c. opera trasversalmente in tutti i settori del diritto privato in cui occorre verificare se un soggetto è titolare di posizioni giuridiche soggettive. Rileva nella stipulazione dei contratti, nell’acquisto dell’eredità, nel risarcimento del danno, nella titolarità dei diritti reali e dei diritti della personalità. La norma costituisce inoltre il fondamento del riconoscimento dei diritti del concepito e del nato vivo, con riflessi importanti su testamenti, donazioni e situazioni patrimoniali che coinvolgono nascituri.

    Profili operativi

    Sul piano pratico, la capacità giuridica va distinta nettamente dalla capacità d’agire disciplinata dall’art. 2 c.c.: la prima è attitudine astratta a essere titolari di diritti e obblighi, la seconda è la possibilità di esercitarli concretamente compiendo atti giuridici validi. Un neonato ha piena capacità giuridica (è proprietario, erede, creditore), ma non capacità d’agire: agisce attraverso i genitori esercenti la responsabilità genitoriale. La conoscenza di questa distinzione è essenziale per comprendere come si gestiscono i diritti del minore e del concepito.

    Nella prassi notarile e successoria, l’art. 1 c.c. impone verifiche puntuali: certificato di nascita per accertare il momento esatto dell’acquisto della capacità giuridica, certificato di stato di famiglia per ricostruire la condizione del concepito alla data di apertura della successione, atti di accertamento medico in caso di nascita prematura o di feto già morto al momento dell’estrazione. Si tratta di documenti che gli operatori richiedono regolarmente per stabilire la titolarità di diritti contesi.

    Caso N. 1: La successione del concepito

    Scenario. Tizio muore lasciando moglie incinta e un testamento olografo in cui dispone una quota di eredità «al figlio che nascerà». Al momento del decesso il figlio è ancora concepito ma non nato. Si pone la questione di come gestire l’apertura della successione e la quota destinata al nascituro.

    Come si legge l’art. 1. Il secondo comma dell’art. 1 c.c., letto in combinato disposto con l’art. 462 c.c., consente al concepito di succedere: la sua quota viene riservata e amministrata in attesa della nascita. Solo se nasce vivo (anche se per pochi istanti) consolida i diritti successori; in caso contrario, la quota torna a essere distribuita tra gli altri eredi come se il concepito non fosse mai esistito.

    Cosa fare in pratica:

    • Richiedere al notaio l’apertura della successione con riserva della quota del nascituro
    • Conservare copia del testamento e della documentazione medica relativa alla gravidanza
    • Procurarsi il certificato di nascita non appena emesso per consolidare i diritti del nato
    • In caso di nascita non vitale, acquisire il certificato medico di accertamento
    • Procedere alla dichiarazione di successione integrativa una volta definita la posizione del nato

    Caso N. 2: La donazione a favore di nascituro

    Scenario. Caia, nonna in attesa del primo nipote, intende donare un immobile al concepito della figlia. Si rivolge al notaio per predisporre l’atto di donazione prima della nascita.

    Come si legge l’art. 1. L’art. 784 c.c. consente la donazione a favore di nascituri (sia concepiti sia non ancora concepiti di una determinata persona vivente). L’efficacia dell’attribuzione resta tuttavia sospesa: solo con la nascita viva il donatario acquista la titolarità dei diritti, in coerenza con la regola posta dall’art. 1, secondo comma, c.c. Fino a quel momento i beni restano nel patrimonio del donante o sono amministrati secondo le regole previste.

    Cosa fare in pratica:

    • Far redigere l’atto di donazione in forma pubblica notarile
    • Indicare con precisione il nascituro destinatario (madre e paternità presunta)
    • Disciplinare l’amministrazione dei beni in pendenza della nascita
    • Prevedere clausola di restituzione in caso di mancata nascita viva
    • Trascrivere l’atto presso la Conservatoria dei registri immobiliari

    Caso N. 3: Risarcimento del danno per evento prenatale

    Scenario. Durante la gravidanza, Mevia subisce un grave incidente stradale causato dalla negligenza di un terzo. Il figlio nasce vivo ma con lesioni permanenti collegate al sinistro. La famiglia intende agire per il risarcimento del danno subito dal minore.

    Come si legge l’art. 1. Il diritto al risarcimento del danno è una posizione soggettiva che richiede capacità giuridica. Il concepito, di per sé, non è ancora soggetto di diritto pieno; tuttavia, con la nascita viva, acquista retroattivamente la titolarità del diritto al risarcimento per i danni patiti durante la vita prenatale. È la nascita viva che consolida la pretesa risarcitoria del nato verso il danneggiante.

    Cosa fare in pratica:

    • Conservare documentazione medica completa pre e post natale
    • Acquisire perizia medico-legale sul nesso tra evento e lesioni del nato
    • Attivare il rappresentante legale del minore per l’azione risarcitoria
    • Notificare l’atto introduttivo nei termini di prescrizione applicabili
    • Valutare la posizione assicurativa del responsabile civile

    Caso N. 4: La nascita non vitale e il destino dei diritti riservati

    Scenario. Sempronio aveva istituito erede testamentario il «figlio nascituro di Tizia». Tizia partorisce un bambino che, però, non manifesta alcuna forma di vita autonoma dopo l’estrazione. Si pone la questione del destino della quota ereditaria.

    Come si legge l’art. 1. L’art. 1, secondo comma, c.c. subordina espressamente il consolidamento dei diritti del concepito alla nascita viva. Se il nato non manifesta segni di vita autonoma, i diritti che gli erano stati riservati si considerano come mai sorti. La quota ereditaria viene quindi devoluta agli altri chiamati secondo le regole della successione legittima o testamentaria, come se l’istituzione del nascituro non fosse mai esistita.

    Cosa fare in pratica:

    • Acquisire certificato medico attestante la nascita non vitale
    • Comunicare al notaio l’evento per la rideterminazione della successione
    • Procedere alla dichiarazione di successione integrativa o rettificativa
    • Verificare l’eventuale presenza di sostituzione testamentaria
    • Aggiornare le trascrizioni e volture catastali se già effettuate in via provvisoria

    Caso N. 5: Capacità giuridica e cittadini stranieri

    Scenario. Filano, cittadino di Stato estero, si trasferisce in Italia e intende stipulare un contratto di compravendita immobiliare. Sorge il dubbio sul fondamento normativo della sua capacità giuridica nel nostro ordinamento.

    Come si legge l’art. 1. L’art. 1 c.c. attribuisce la capacità giuridica a ogni persona dalla nascita, senza discriminazioni di nazionalità – il terzo comma originale relativo a limitazioni razziali è privo di efficacia per contrarietà ai principi costituzionali e ai diritti inviolabili dell’uomo. Per i cittadini stranieri operano poi le norme di diritto internazionale privato (L. 218/1995), che disciplinano l’individuazione della legge regolatrice della capacità.

    Cosa fare in pratica:

    • Verificare la regolarità del soggiorno e l’identità documentale
    • Acquisire eventuale certificazione consolare sulla capacità secondo legge nazionale
    • Coordinare la stipula con le norme di diritto internazionale privato applicabili
    • Richiedere traduzione giurata della documentazione estera ove necessario
    • Verificare i requisiti di reciprocità per l’acquisto immobiliare

    Quando intervenire

    La parte interessata o il contribuente devono attivarsi tempestivamente ogni volta che la situazione concreta richieda di accertare la titolarità di un diritto in capo a una persona fisica. È il caso, ad esempio, dell’apertura di una successione in cui sia coinvolto un nascituro: occorre richiedere immediatamente al notaio la riserva della quota e raccogliere la documentazione sanitaria utile a comprovare la successiva nascita viva. Analogamente, prima di stipulare donazioni a favore di concepiti, è opportuno definire in modo chiaro le clausole di sospensione e l’amministrazione dei beni in pendenza dell’evento nascita.

    Nei casi di danno prenatale o di posizioni controverse sulla soggettività giuridica, è essenziale conservare la documentazione medica e attivarsi nei termini di prescrizione, valutando con il professionista abilitato di fiducia la strategia processuale. La verifica della capacità giuridica si impone, infine, in tutte le situazioni transnazionali, dove si intrecciano le regole del codice civile e quelle di diritto internazionale privato.

    Norme e fonti

    • Art. 1 Codice Civile – Capacità giuridica
    • Art. 2 Codice Civile – Maggiore età e capacità d’agire
    • Art. 462 Codice Civile – Capacità di succedere del concepito
    • Art. 784 Codice Civile – Donazione a nascituri
    • Artt. 2 e 3 Costituzione – Diritti inviolabili e principio di uguaglianza
    • Legge 31 maggio 1995, n. 218 – Diritto internazionale privato
    • R.D. 16 marzo 1942, n. 262 – Approvazione del testo del Codice Civile

    Domande frequenti

    Quando si acquista esattamente la capacità giuridica?

    La capacità giuridica si acquista al momento della nascita, intesa come completa espulsione o estrazione del feto dal corpo materno con manifestazione di vita autonoma. Non occorre alcuna formalità: l’attribuzione è automatica e prescinde da iscrizioni o dichiarazioni. La registrazione anagrafica ha funzione probatoria, non costitutiva.

    Il concepito può ricevere diritti prima della nascita?

    Sì, in base al secondo comma dell’art. 1 c.c., la legge riconosce al concepito determinati diritti – soprattutto in materia successoria (art. 462 c.c.) e di donazione (art. 784 c.c.). Tali diritti sono però sospesi: si consolidano solo se il concepito nasce vivo. Se la nascita non avviene o è priva di vita, i diritti si considerano come mai sorti.

    Capacità giuridica e capacità d’agire sono la stessa cosa?

    No. La capacità giuridica è l’idoneità astratta a essere titolari di diritti e obblighi e si acquista con la nascita. La capacità d’agire, disciplinata dall’art. 2 c.c., è la possibilità di esercitare in concreto tali diritti compiendo atti giuridici validi: si acquista, in linea generale, con la maggiore età. Il minore ha capacità giuridica ma non ancora piena capacità d’agire.

    Il terzo comma dell’art. 1 c.c. è ancora applicabile?

    No. Il terzo comma originale, che prevedeva limitazioni razziali alla capacità giuridica, è da considerarsi abrogato e privo di efficacia. Già il Regio Decreto Legislativo del 1944 ne aveva sancito la disapplicazione, e oggi risulta in radicale contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza (art. 3 Cost.) e dignità della persona (art. 2 Cost.). È conservato nel testo per ragioni storiche, ma non produce alcun effetto giuridico.

  • Principio di legalità: casi pratici art. 1 c.p.

    Il principio di legalità penale, scolpito nell’art. 1 del Codice Penale, traduce la formula nullum crimen, nulla poena sine lege in una garanzia operativa per chiunque entri in contatto con il sistema penale italiano. In questa guida vediamo come la regola dell’«espressa previsione di legge» incide su situazioni concrete: dalla richiesta di archiviazione alle contestazioni di reato basate su analogie, fino alla determinazione della pena.

    Quadro normativo

    L’art. 1 c.p. apre il Libro I del Codice Penale e fissa due limiti invalicabili al potere punitivo dello Stato: nessuno può essere punito per un fatto non «espressamente» previsto dalla legge come reato e nessuna pena può essere applicata se non è stabilita dalla legge. La disposizione si salda con l’art. 25, comma 2, della Costituzione, che eleva la legalità penale a garanzia di rango costituzionale, e con l’art. 14 delle disposizioni preliminari al codice civile, che vieta l’interpretazione analogica delle norme penali in malam partem. Sul piano sovranazionale, lo stesso principio è sancito dall’art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dall’art. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con effetti diretti sull’interpretazione delle norme interne.

    La portata pratica della norma si articola su quattro corollari: riserva di legge in senso formale, tassatività e determinatezza della fattispecie incriminatrice, divieto di analogia sfavorevole, irretroattività della legge penale più severa. Sono questi i parametri sui quali misurare ogni singolo addebito e ogni provvedimento sanzionatorio.

    Ambito di applicazione

    L’art. 1 c.p. opera lungo tutto l’arco del procedimento penale. Nella fase delle indagini preliminari obbliga il pubblico ministero a verificare che la condotta segnalata corrisponda a una fattispecie incriminatrice già esistente; in difetto, la notizia di reato deve essere archiviata. In sede di cognizione, impone al giudice di verificare la sussumibilità del fatto in una norma penale già vigente al momento della commissione, escludendo qualunque interpretazione che allarghi i confini letterali della fattispecie a danno dell’imputato. In fase esecutiva, vieta l’applicazione di pene non previste dalla legge o eccedenti i limiti edittali.

    Profili operativi

    Il principio di legalità non è soltanto una clausola di stile: orienta strategie difensive, fonda eccezioni processuali, sostiene istanze al pubblico ministero e al giudice. Il difensore può eccepire la mancanza di tipicità, sollevare questione di legittimità costituzionale per indeterminatezza, chiedere l’applicazione retroattiva della legge più favorevole sopravvenuta, contestare l’utilizzo di parametri normativi indefiniti. Anche il privato che riceve una denuncia o un decreto penale ha diritto a verificare se il fatto contestato sia effettivamente previsto dalla legge come reato al momento della condotta.

    Caso n. 1: condotta non espressamente prevista come reato

    Scenario. Tizio riceve un’informazione di garanzia per una condotta che il pubblico ministero qualifica come «turbativa di un’attività privata di rilievo collettivo», richiamando per analogia una norma pensata per i pubblici uffici. Tizio non trova nel codice una fattispecie che descriva con chiarezza il comportamento contestato.

    Come si legge l’art. 1. La norma vieta di estendere per analogia una disposizione penale a fatti non «espressamente» previsti come reato. Se la condotta non rientra nel perimetro letterale di una fattispecie incriminatrice esistente, manca il presupposto della tipicità e la contestazione non può reggere.

    Cosa fare in pratica.

    • Acquisire copia dell’avviso di garanzia e del capo di imputazione provvisorio
    • Confrontare la descrizione della condotta con il testo letterale della norma evocata
    • Predisporre una memoria difensiva ex art. 415-bis c.p.p. che evidenzi l’assenza di tipicità
    • Chiedere al pubblico ministero l’archiviazione per «fatto non previsto dalla legge come reato»
    • In caso di rigetto, sollevare la questione in sede di udienza preliminare

    Caso n. 2: legge sopravvenuta più favorevole

    Scenario. Caio è imputato per un reato la cui cornice edittale, dopo l’inizio del processo, viene ridotta da una novella legislativa. La nuova legge entra in vigore prima della sentenza di primo grado.

    Come si legge l’art. 1. La legalità della pena impone che la sanzione sia stabilita dalla legge, mentre l’art. 2, comma 4, c.p. – corollario diretto dell’art. 1 – prescrive l’applicazione della disposizione più favorevole al reo intervenuta dopo la commissione del fatto. Il giudice deve quindi applicare i limiti edittali ridotti, anche se la condotta è stata posta in essere sotto la vigenza della disciplina più severa.

    Cosa fare in pratica.

    • Verificare la data di entrata in vigore della novella e quella della condotta
    • Predisporre una memoria che chieda espressamente l’applicazione della legge sopravvenuta
    • Quantificare la differenza di pena tra disciplina previgente e nuova
    • Richiedere, se del caso, la rideterminazione della pena anche in sede esecutiva

    Caso n. 3: norma penale «in bianco» e fonti secondarie

    Scenario. Sempronio è accusato della violazione di una norma penale che rinvia, per la descrizione della condotta sanzionata, a un decreto ministeriale. Il decreto è intervenuto dopo la condotta e ne integra il contenuto.

    Come si legge l’art. 1. Il principio di riserva di legge consente l’integrazione di norme penali con fonti secondarie solo entro limiti rigorosi: il nucleo della fattispecie deve restare definito dalla legge formale, mentre alla fonte regolamentare può essere demandata la mera specificazione tecnica. Se la fonte secondaria innova il precetto in senso sfavorevole dopo la condotta, l’addebito non può fondarsi su di essa.

    Cosa fare in pratica.

    • Ricostruire la sequenza temporale tra condotta, norma di legge e norma regolamentare
    • Verificare se il regolamento integri o innovi il precetto penale
    • Eccepire la violazione della riserva di legge in memoria difensiva
    • Valutare la proposizione di una questione di legittimità costituzionale

    Caso n. 4: fattispecie indeterminata e diritto di difesa

    Scenario. Tizio è imputato per una norma che descrive il fatto con espressioni generiche («arrecare grave nocumento», «turbare l’ordinato svolgimento»), senza criteri oggettivi di misurazione. Il difensore ritiene la disposizione lesiva del principio di determinatezza.

    Come si legge l’art. 1. Il requisito dell’espressa previsione di legge implica che il cittadino possa conoscere con sufficiente precisione quale comportamento sia vietato. Norme troppo vaghe svuotano la funzione di garanzia dell’art. 1 c.p. e possono essere oggetto di questione di legittimità costituzionale per contrasto con l’art. 25, comma 2, Cost.

    Cosa fare in pratica.

    • Analizzare il testo della fattispecie e isolare le clausole indeterminate
    • Predisporre una memoria che illustri la difficoltà di prevedere la rilevanza penale
    • Sollevare in udienza la questione di legittimità costituzionale
    • In subordine, chiedere un’interpretazione costituzionalmente orientata in bonam partem

    Caso n. 5: pena non prevista dalla legge

    Scenario. Caio è condannato a una sanzione accessoria che il giudice ha applicato in via analogica, ritenendola «coerente con la gravità del fatto», pur non essendo espressamente prevista per il reato contestato.

    Come si legge l’art. 1. Il principio di legalità della pena impone che ogni sanzione, principale o accessoria, sia stabilita dalla legge per quel determinato reato. Il giudice non può creare sanzioni nuove né estendere per analogia quelle previste per altre fattispecie.

    Cosa fare in pratica.

    • Verificare la base legale di ciascuna sanzione applicata in sentenza
    • Proporre appello deducendo la violazione del principio di legalità della pena
    • Richiedere l’eliminazione della sanzione applicata in difetto di previsione
    • Se la sentenza è definitiva, valutare l’incidente di esecuzione ex art. 670 c.p.p.

    Quando intervenire

    Il momento di attivare la garanzia dell’art. 1 c.p. dipende dalla fase del procedimento. Nella fase preliminare, è essenziale intervenire subito dopo la notifica dell’informazione di garanzia o dell’avviso di conclusione delle indagini: la memoria difensiva che evidenzi il difetto di tipicità o l’assenza di base legale può indurre il pubblico ministero a chiedere l’archiviazione. Nel giudizio di primo grado, l’eccezione va sollevata sin dalle questioni preliminari, per consentire al giudice di verificare la sussistenza di una norma incriminatrice applicabile prima dell’istruttoria. In appello, la violazione del principio di legalità – sia della fattispecie sia della pena – è tipico motivo di gravame, anche se non dedotto in primo grado quando incide su elementi indisponibili. In sede esecutiva, una pena applicata in violazione dell’art. 1 c.p. può essere contestata con incidente di esecuzione. In ogni caso, è opportuno affidarsi tempestivamente a un professionista abilitato, che possa valutare la strategia più efficace nel rispetto dei termini processuali.

    Norme e fonti

    • Art. 1 c.p. – Reati e pene: disposizione espressa di legge
    • Art. 2 c.p. – Successione di leggi penali
    • Art. 3-bis c.p. – Riserva di codice in materia penale
    • Art. 25, comma 2, Costituzione – Legalità penale
    • Art. 14 disp. prel. c.c. – Divieto di analogia in materia penale
    • Art. 7 CEDU – Nulla poena sine lege
    • Art. 49 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
    • Art. 415-bis c.p.p. – Avviso di conclusione delle indagini
    • Art. 670 c.p.p. – Questioni sul titolo esecutivo

    Domande frequenti

    Cosa significa che un fatto deve essere «espressamente» previsto come reato?

    Significa che la condotta contestata deve rientrare nel testo letterale di una fattispecie incriminatrice già vigente. Non sono ammesse interpretazioni analogiche o estensive in malam partem: se il legislatore non ha descritto quel comportamento come reato, non c’è spazio per la sanzione penale.

    Una legge penale può essere applicata retroattivamente?

    No, se peggiora la posizione dell’imputato. L’irretroattività della legge penale sfavorevole è un corollario diretto dell’art. 1 c.p. e dell’art. 25 Cost. Una legge più favorevole, invece, si applica retroattivamente per effetto dell’art. 2, comma 4, c.p., salvi i limiti del giudicato.

    Cosa fare se ricevo un’imputazione per una condotta che non mi sembra prevista dalla legge?

    È opportuno rivolgersi subito a un professionista abilitato che analizzi il capo di imputazione, lo confronti con il testo della norma richiamata e predisponga una memoria difensiva orientata a far valere l’assenza di tipicità del fatto, già nella fase delle indagini preliminari.

    Anche le sanzioni accessorie sono coperte dal principio di legalità?

    Sì. La legalità della pena riguarda ogni tipo di sanzione penale, principale o accessoria. Il giudice può applicare solo le sanzioni espressamente previste dalla legge per quella specifica fattispecie e nei limiti edittali fissati dal legislatore.

  • Art. 1 undecies L. 190/2012 – Conflitti interesse e disposizioni finali

    Art. 1 (cc. 73-83) L. 190/2012 – Conflitti di interesse, sanzioni e disposizioni finali

    L. 6 novembre 2012, n. 190 – testo aggiornato (sotto-sezione tematica per facilitare la lettura)

    73. Lo schema del decreto legislativo di cui al comma 67 è trasmesso alle Camere ai fini dell’espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti per materia, che sono resi entro trenta giorni dalla data di trasmissione del medesimo schema di decreto. Decorso il termine senza che le Commissioni abbiano espresso i pareri di rispettiva competenza il decreto legislativo può essere comunque adottato.

    74. Entro un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo di cui al comma 67, nel rispetto dei principi e criteri direttivi ivi stabiliti, il Governo è autorizzato ad adottare disposizioni integrative o correttive del decreto legislativo stesso.

    75. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 32-quater, dopo le parole: «319-bis,» sono inserite le seguenti: «319-quater,»; b) all’articolo 32-quinquies, dopo le parole: «319-ter» sono inserite le seguenti: «, 319-quater, primo comma,»; c) al primo comma dell’articolo 314, la parola: «tre» è sostituita dalla seguente: «quattro»; d) l’articolo 317 è sostituito dal seguente: «Art.

    76. L’ articolo 2635 del codice civile è sostituito dal seguente: «Art.

    77. Al decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231 , sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 25: 1) nella rubrica, dopo la parola: «Concussione» sono inserite le seguenti: «, induzione indebita a dare o promettere utilità»; 2) al comma 3, dopo le parole: «319-ter, comma 2,» sono inserite le seguenti: «319-quater»; b) all’articolo 25-ter, comma 1, dopo la lettera s) è aggiunta la seguente: «s-bis) per il delitto di corruzione tra privati, nei casi previsti dal terzo comma dell’articolo 2635 del codice civile , la sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote».

    78. All’ articolo 308 del codice di procedura penale , dopo il comma 2 è inserito il seguente: «2-bis. Nel caso si proceda per uno dei delitti previsti dagli articoli 314, 316, 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-ter, 319-quater, primo comma, e 320 del codice penale , le misure interdittive perdono efficacia decorsi sei mesi dall’inizio della loro esecuzione. In ogni caso, qualora esse siano state disposte per esigenze probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione anche oltre sei mesi dall’inizio dell’esecuzione, fermo restando che comunque la loro efficacia viene meno se dall’inizio della loro esecuzione è decorso un periodo di tempo pari al triplo dei termini previsti dall’articolo 303».

    79. All’articolo 133, comma 1-bis, delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale , di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271 , dopo le parole: «319-ter» sono inserite le seguenti: «, 319-quater».

    80. All’ articolo 12-sexies del decreto-legge 8 giugno 1992, n. 306 , convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n.356 , e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni: a) al comma 1, dopo le parole: «319-ter,» sono inserite le seguenti: «319-quater,»; b) al comma 2-bis, dopo le parole: «319-ter,» sono inserite le seguenti: «319-quater,».

    81. Al testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 , sono apportate le seguenti modificazioni: a) all’articolo 58, comma 1, lettera b), le parole: «(corruzione per un atto d’ufficio)» sono sostituite dalle seguenti: «(corruzione per l’esercizio della funzione)» e dopo le parole: «319-ter (corruzione in atti giudiziari),» sono inserite le seguenti: «319-quater, primo comma (induzione indebita a dare o promettere utilità),»; b) all’articolo 59, comma 1, lettera a), dopo le parole: «319-ter» sono inserite le seguenti: «, 319-quater»; c) all’articolo 59, comma 1, lettera c), dopo le parole: «misure coercitive di cui agli articoli 284 , 285 e 286 del codice di procedura penale » sono aggiunte le seguenti: «nonché di cui all’ articolo 283, comma 1, del codice di procedura penale , quando il divieto di dimora riguarda la sede dove si svolge il mandato elettorale».

    82. Il provvedimento di revoca di cui all’articolo 100, comma 1, del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 , è comunicato dal prefetto all’Autorità nazionale anticorruzione, di cui al comma 1 del presente articolo, che si esprime entro trenta giorni. Decorso tale termine, la revoca diventa efficace, salvo che l’Autorità rilevi che la stessa sia correlata alle attività svolte dal segretario in materia di prevenzione della corruzione.

    83. All’ articolo 3, comma 1, della legge 27 marzo 2001, n. 97 , dopo le parole: «319-ter» sono inserite le seguenti: «, 319-quater».

  • Art. 92 CAD – Entrata in vigore del codice (abrogato)

    Art. 92 CAD – Entrata in vigore del codice

    D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 – Codice dell’amministrazione digitale

    Articolo abrogato. Non è più in vigore: l’abrogazione è stata disposta dal D.Lgs. 26 agosto 2016, n. 179. Il testo previgente è riportato qui sotto a fini di consultazione storica.

    Testo previgente

    Le disposizioni del presente codice entrano in vigore a decorrere dal 1° gennaio 2006.

    TABELLA DI CORRISPONDENZA DEI RIFERIMENTI PREVIGENTI AL CODICE DELLE DISPOSIZIONI LEGISLATIVE E REGOLAMENTARI IN MATERIA DI DIGITALIZZAZIONE DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI.

    Articolato del codice Riferimento previgente Articolo 1 (Definizioni) comma 1, lettera a) == ” lettera b) == ” lettera c) == ” lettera d) Art. 1, comma 1, lettera bb), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera e) Art. 1, comma 1 , lettera t), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera f) Art. 1, comma 1, lettera aa), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera g) Art. 1, comma 1 , lettera u), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera h) Art. 22, comma 1 , lettera c), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera i) Art. 22, comma 1 , lettera d), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera l) == ” lettera m) == ” lettera n) == ” lettera o) == ” lettera p) == ” lettera q) Art. 1, comma 1 , lettera b), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera r) Art. 1, comma 1 , lettera n), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera s) Art. 1, comma 1, lettera ee), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera t) Art. 1, comma 1, lettera cc), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera u) Art. 1, comma 1 , lettera q), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera v) == ” lettera z) Art. 22, comma 1 , lettera h), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 2 (Finalità e ambito di applicazione) == Articolo 3 (Diritto all’uso delle tecnologie) == Articolo 4 (Partecipazione al procedimento amministrativo informatico) == Articolo 5 (Effettuazione dei pagamenti con modalità – informatiche) == Articolo 6 (Utilizzo della posta elettronica certificata) == Articolo 7 (Qualità dei servizi resi e soddisfazione dell’utenza) == Articolo 8 (Alfabetizzazione informatica dei cittadini) == Articolo 9 (Partecipazione democratica elettronica) == Articolo 10 (Sportelli per le attività produttive) == Articolo 11 (Registro informatico degli adempimenti) amministrativi per le imprese) == Articolo 12 (Norme generali per l’uso delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni nell’azione amministrativa) == Articolo 13 (Formazione informatica dei dipendenti pubblici) == Articolo 14 (Rapporti tra Stato, Regioni e autonomie locali) == Articolo 15 (Digitalizzazione e riorganizzazione) == Articolo 16 (Competenze del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di innovazione tecnologica) == Articolo 17 (Strutture per l’organizzazione, l’innovazione e le tecnologie) comma 1, lettera a) Art. 26 , comma 2, lettera a), legge 27 dicembre 2002, n. 289 ” lettera b) Art. 26, comma 2 , lettera e), legge 27 dicembre 2002, n. 289 ” lettera c) Art. 27, comma 1, legge 16 gennaio 2003, n. 3 ” lettera d) Art. 26, comma 2 , lettera h), legge 27 dicembre 2002, n. 289 ” lettera e) == comma 1 bis == comma 2 == comma 3 == Articolo 18 (Conferenza permanente per l’innovazione tecnologica) Articolo 19 (Banca dati per la legislazione in materia di pubblico impiego) Articolo 20 (Documento informatico) == comma 1 Articolo 8 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 == comma 3 Articolo 8 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 8 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 5 Articolo 8 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 21 (Valore probatorio del documento informatico sottoscritto) comma 1 Articolo 10 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 10 , comma 1 e 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 29-quater , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 10 , comma 5, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 5 Articolo 10 , comma 6, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 22 (Documenti informatici delle pubbliche amministrazioni) comma 1 Articolo 9 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 9 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 bis == comma 3 == comma 4 Articolo 9 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 23 (Copie di atti e documenti informatici) comma 1 == comma 2 Articolo 20 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 bis == comma 3 Articolo 20 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 20 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 5 Articolo 20 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 6 Articolo 20 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 7 Articolo 20 , comma 5, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 24 (Firma digitale) comma 1 Articolo 23 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 23 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 23 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 23 , comma 5, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 25 (Firma autenticata) comma 1 Articolo 24 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 24 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 24 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 24 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 26 (Certificatori) comma 1 Articolo 26 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 26 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 26 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 27 (Certificatori qualificati) comma 1 Articolo 27 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 27 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 27 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 27 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 28 (Certificati qualificati) comma 1 lettera a) Articolo 27-bis, c.

    1, lettera a), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera b) Articolo 27-bis, c.

    1, lettera b), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera c) Articolo 27-bis, c.

    1, lettera c), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera d) Articolo 27-bis, c.

    1, lettera d), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera e) Articolo 27-bis, c.

    1, lettera e), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera f) Articolo 27-bis, c.

    1, lettera f), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera g) Articolo 27-bis, c.

    1, lettera g), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 27-bis , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 27-bis , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 == Articolo 29 (Accreditamento) comma 1 Articolo 28 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 28 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 28 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 28 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 5 Articolo 28 , comma 5, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 6 Articolo 28 , comma 6, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 7 Articolo 28 , comma 7, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 8 == Articolo 30 (Responsabilità del certificatore) comma 1, lettera a) Articolo 28-bis, c.

    1, lettera a), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera b) Articolo 28-bis, c.

    1, lettera b), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera c) Articolo 28-bis, c.

    1, lettera c), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera d) == comma 2 Articolo 28-bis, c.

    2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 28-bis , c.

    3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 31 (Vigilanza sull’attività di certificazione) comma 1 Articolo 29, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 32 (Obblighi del titolare e del certificatore) comma 1 Articolo 29-bis , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 29-bis , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 29-bis , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 == comma 5 == Articolo 33 (Uso di pseudonimi) comma 1 Articolo 29-ter , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 34 (Norme particolari per le pubbliche amministrazioni e per altri soggetti qualificati) comma 1 Articolo 29-quinquies, c.

    1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 29-quinquies , c.

    2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 29-quinquies , c.

    3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 == comma 5 == Articolo 35 (Dispositivi sicuri e procedure per la generazione della firma) comma 1 Articolo 29-sexies , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 29-sexies , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 29-sexies , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 29-sexies , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 5 Articolo 10 , comma 1, decreto legislativo 23 gennaio 2002, n. 10 comma 6 Articolo 10 , comma 3, decreto legislativo 23 gennaio 2002, n. 10 Articolo 36 (Revoca e sospensione dei certificati qualificati) comma 1 Articolo 29-septies , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 29-septies , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 29-septies , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 29-septies , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 37 (Cessazione dell’attività) comma 1 Articolo 29-octies , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 29-octies , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 29-octies , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 29-octies , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 38 (Pagamenti informatici) comma 1 Articolo 12, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 39 (Libri e scritture) comma 1 Articolo 13, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 40 (Formazione di documenti informatici) comma 1 == comma 2 == comma 3 == comma 4 == Articolo 41 (Procedimento e fascicolo informatico) comma 1 == comma 2 == comma 2 bis == comma 2 ter == comma 2 quater == comma 3 == Articolo 42 (Sviluppo dei sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni) comma 1 Articolo 51 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 43 (Riproduzione e conservazione dei documenti) comma 1 Articolo 6 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 == comma 3 == comma 4 Articolo 6 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 44 (Requisiti per la conservazione dei documenti informatici) comma 1, lettera a) == ” lettera b) == ” lettera c) == ” lettera d) == Articolo 45 (Valore giuridico della trasmissione) LIBRO II comma 1 Articolo 43 , comma 6, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 14 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 46 (Dati particolari contenuti nei documenti trasmessi) comma 1 Articolo 47 (Trasmissione dei documenti attraverso la posta elettronica nelle pubbliche amministrazioni) comma 1 == comma 2 == comma 3 == Articolo 48 (Posta elettronica certificata) comma 1 LIBRO II comma 2 Articolo 14 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 3 Articolo 14 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 49 (Segretezza della corrispondenza trasmessa per via telematica) comma 1 Articolo 17 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 17 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 50 (Disponibilità dei dati delle pubbliche amministrazioni) comma 1 == comma 2 == comma 3 == Articolo 51 (Sicurezza dei dati) comma 1 == comma 2 == Articolo 52 (Accesso telematico ai dati e documenti delle pubbliche amministrazioni) comma 1 == Articolo 53 (Caratteristiche dei siti) comma 1 == comma 2 == comma 3 == Articolo 54 (Contenuto dei siti delle pubbliche amministrazioni) comma 1 == comma 2 == comma 2 bis == comma 3 == comma 4 == comma 4 bis == Articolo 55 (Consultazione delle iniziative normative del Governo) comma 1 comma 2 comma 2 bis == Articolo 56 (Dati identificativi delle questioni pendenti dinanzi al giudice amministrativo e contabile) comma 1 comma 2 comma 2 bis Articolo 57 (Moduli e formulari) comma 1 Articolo 9 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 == Articolo 58 (Modalità della fruibilità del dato) comma 1 == comma 2 == comma 3 == Articolo 59 (Dati territoriali) LIBRO II comma 1 == comma 2 == comma 3 == comma 4 == comma 5 == comma 6 == comma 7 == comma 7 bis == Articolo 60 (Base di dati di interesse nazionale) LIBRO III comma 1 == comma 2 == comma 3 == comma 4 == Articolo 61 (Delocalizzazione dei registri informatici) LIBRO II comma 1 == Articolo 62 (Indice nazionale delle anagrafi) LIBRO II comma 1 == Articolo 63 (Organizzazione e finalità dei servizi in rete) comma 1 == comma 2 == comma 3 == Articolo 64 (Modalità di accesso ai servizi erogati in rete dalle pubbliche amministrazioni) comma 1 == comma 2 == comma 3 Articolo 12, decreto legislativo n. 10/2002 Articolo 65 (Istanze e dichiarazioni presentate alle pubbliche amministrazioni per via telematica) comma 1 lettera a) Articolo 38 , comma 2, lettera a), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera b) Articolo 38, comma 2 , lettera b), D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 ” lettera c) Articolo 38, comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 == comma 3 == comma 4 == Articolo 66 (Carta d’identità elettronica e carta nazionale dei servizi comma 1 Articolo 36 , comma 1, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 2 Articolo 27 , comma 8, lettera b), L. 16 gennaio 2003, n. 3 comma 3 Articolo 36 , comma 2, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 4 Articolo 36 , comma 3, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 5 Articolo 36 , comma 4, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 6 Articolo 36 , comma 5, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 comma 7 Articolo 36 , comma 6, D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 Articolo 67 (Modalità di sviluppo ed acquisizione) comma 1 == comma 2 == comma 3 == Articolo 68 (Analisi comparativa delle soluzioni) comma 1 == comma 2 == comma 3 == comma 4 == Articolo 69 (Riuso dei programmi informatici) comma 1 Articolo 25 , comma 1, L. 24 novembre 2000, n. 340 comma 2 == comma 3 == comma 4 == Articolo 70 (Banca dati dei programmi informatici riutilizzabili) comma 1 == comma 2 == Articolo 71 (Regole tecniche) comma 1 Articolo 8, comma 2, LIBRO II comma 1 bis Articolo 16 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 ter == comma 2 == Articolo 72 (Definizioni relative al sistema pubblico di connettivita) Articolo 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 11 , comma 1, D.Lgs. 23 gennaio 2002, n. 10 Articolo 1, comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 73 (Sistema pubblico di connettivita) Articolo 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 2 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 2 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 3 Articolo 2 , comma 3, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 74 (Rete internazionale delle pubbliche amministrazioni) Articolo 3, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 3 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 75 (Partecipazione al Sistema pubblico di connettivita) Articolo 4, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 4 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 4 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 3 Articolo 4 , comma 3, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 76 (Scambio di documenti informatici nell’ambito del sistema pubblico di connettivita) Articolo 5, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 5 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 77 (Finalità del Sistema pubblico di connettivita) Articolo 6, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 6 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 78 (Compiti delle pubbliche amministrazioni nel sistema pubblico di connettivita) Articolo 7, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 7 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 7 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 79 (Commissione di coordinamento del Sistema pubblico di connettività) Articolo 8, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 8 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 8 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 3 Articolo 8 , comma 3, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 80 (Composizione della Commissione di coordinamento del Sistema pubblico di connettività) Articolo 9, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 9 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 9 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 3 Articolo 9 , comma 3, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 4 Articolo 9 , comma 4, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 5 Articolo 9 , comma 5, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 6 Articolo 9 , comma 6, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 7 Articolo 9 , comma 7, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 81 (Ruolo del [DigitPA] ) Articolo 10, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 10 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 10 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 82 (Fornitori del Sistema pubblico di connettivita) Articolo 11, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 11 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 11 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 3 Articolo 11 , comma 3 D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 4 Articolo 11 , comma 4, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 5 Articolo 11 , comma 5, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 83 (Contratti quadro) Articolo 12, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 12 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 12 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 84 (Migrazione della Rete unitaria della pubblica amministrazione) Articolo 13, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 13 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 13 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 85 (Collegamenti operanti per il tramite della rete internazionale delle pubbliche amministrazioni) Articolo 14, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 1 Articolo 14 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 14 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 3 Articolo 14 , comma 3, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 86 (Compiti ed oneri del [DigitPA] ) comma 1 Art. 15 , comma 1, DLgs.

    28 febbraio 2005, n. 42 comma 2 Articolo 18 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 3 Articolo 18 , comma 2, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 4 Articolo 18 , comma 3, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 comma 5 Articolo 18 , comma 4, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 87 (Regolamenti) comma 1 Articolo 17 , comma 1, D.Lgs. 28 febbraio 2005, n. 42 Articolo 88 (Norme transitorie per la firma digitale) comma 1 Articolo 72, D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 Articolo 89 (Aggiornamenti) comma 1 Articolo 73, D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 Articolo 90 (Oneri finanziari) comma 1 Articolo 74, D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 Articolo 91 (Abrogazioni) comma 1 Articolo 75 , comma 1, D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 comma 2 Articolo 75 , comma 2, D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 comma 3 Articolo 75 , comma 3, D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 comma 3-bis Articolo 32, comma 1, D.Lgs. correttivo ed integrativo del D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 comma 3-ter Articolo 32 , comma 1 , D.Lgs. correttivo ed integrativo del D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82 Articolo 92 (Entrata in vigore del Codice) comma 1 Articolo 76 , comma 1, D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82

  • Art. 308-bis D.Lgs. 209/2005 – (Inottemperanza alle richieste dell’IVASS o ritardo dell’esercizio delle funzioni di vigilanza)

    Art. 308-bis D.Lgs. 209/2005 – (Inottemperanza alle richieste dell’IVASS o ritardo dell’esercizio delle funzioni di vigilanza)

    D.Lgs. 7 settembre 2005, n. 209 – Codice delle assicurazioni private

    1. Fuori dai casi previsti dall' articolo 306 e dall' articolo 2638 del codice civile, chiunque non ottempera nei termini alle richieste dell'IVASS ovvero ritarda l'esercizio delle sue funzioni è punito, se persona fisica, con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro cinquemila ad euro cinque milioni e, se persona giuridica, con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro trentamila al dieci per cento del fatturato. La misura della sanzione può essere aumentata secondo quanto previsto all'articolo 310, comma 2.

  • Art. 91 CAD – Abrogazioni

    Art. 91 D.Lgs. 82/2005 CAD – Abrogazioni

    In vigore dal 01/01/2006

    1. Dalla data di entrata in vigore del presente testo unico sono abrogati: a) il decreto legislativo 23 gennaio 2002, n. 10; b) gli articoli 1, comma 1, lettere t), u), v), z), aa), bb), cc), dd), ee), ff), gg), hh), ii), ll), mm), nn), oo); 2, comma 1, ultimo periodo, 6; 8; 9; 10; 11; 12; 13; 14; 17; 20; 22; 23; 24; 25; 26; 27; 27-bis; 28; 28-bis; 29; 29-bis; 29-ter; 29-quater; 29-quinquies; 29-sexies; 29-septies; 29-octies; 36, commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6; 51; del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo A); c) l' articolo 26 comma 2, lettera a), e), h), della legge 27 dicembre 2002, n. 289; d) articolo 27, comma 8, lettera b), della legge 16 gennaio 2003, n. 3;; e) gli articoli 16, 17, 18 e 19 della legge 29 luglio 2003, n. 229.

    2. Le abrogazioni degli articoli 2, comma 1, ultimo periodo, 6, commi 1 e 2; 10; 36, commi 1, 2, 3, 4, 5 e 6; del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo A), si intendono riferite anche al decreto legislativo 28 dicembre 2000, n. 443 (Testo B).

    3. Le abrogazioni degli articoli 1, comma 1, lettere t), u), v), z), aa), bb), cc), dd), ee), ff), gg), hh), ii), ll), mm), nn), oo); 6, commi 3 e 4; 8; 9; 11; 12; 13; 14; 17; 20; 22; 23; 24; 25; 26; 27; 27-bis; 28; 28-bis; 29; 29-bis; 29-ter; 29-quater; 29-quinquies; 29-sexies; 29-septies; 29-octies; 51; del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445 (Testo A), si intendono riferite anche al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 444 (Testo C).

    3-bis. L' articolo 15, comma 1, della legge 15 marzo 1997, n. 59, è abrogato.

    3-ter. Il decreto legislativo 28 febbraio 2005, n. 42, è abrogato.

  • Art. 90 CAD – Oneri finanziari

    Art. 90 D.Lgs. 82/2005 CAD – Oneri finanziari

    In vigore dal 01/01/2006

    1. All'attuazione del presente Codice si provvede nell'ambito delle risorse previste a legislazione vigente.(1)

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