Autore: Andrea Marton

Autore

Andrea Marton

Dottore in Economia e Finanza · Divulgatore giuridico e fiscale

Cura Legge in Chiaro: la spiegazione in linguaggio chiaro dei testi normativi italiani, dal TUIR al Codice Civile, dai contratti collettivi alla Legge di Bilancio, sempre a partire dalle fonti ufficiali.

Metodo editoriale

  • Ogni scheda parte dal testo vigente pubblicato su Normattiva, non da rielaborazioni di terzi.
  • Le tabelle retributive CCNL sono ricostruite dai PDF ARAN e dai testi contrattuali depositati dalle parti firmatarie.
  • Vigenze e rinnovi sono verificati alla fonte e riportati con la data della verifica: quando un contratto viene rinnovato, le schede collegate vengono corrette.
  • Importi, aliquote e scadenze sono verificati sulle fonti primarie indicate in fondo a ogni scheda, con la data della verifica.
  • Gli errori segnalati vengono corretti e la correzione resta visibile nella pagina.

Fonti consultateNormattiva · Gazzetta Ufficiale · ARAN · Agenzia delle Entrate · INPS · INAIL · Banca d’Italia

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I contenuti pubblicati hanno finalità esclusivamente informativa e divulgativa: non costituiscono consulenza professionale e non sostituiscono il parere di un professionista abilitato. Per la valutazione del caso concreto occorre sempre rivolgersi a un professionista.

  • Art. 313 Cod. Amb. – ordinanza

    Art. 313 Cod. Amb. – ordinanza

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Qualora all’esito dell’istruttoria di cui all’articolo 312 sia stato accertato un fatto che abbia causato danno ambientale ed il responsabile non abbia attivato le procedure di ripristino ai sensi del titolo V della parte quarta del presente decreto oppure ai sensi degli articoli 304 e seguenti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, con ordinanza immediatamente esecutiva, ingiunge a coloro che, in base al suddetto accertamento, siano risultati responsabili del fatto il ripristino ambientale a titolo di risarcimento in forma specifica entro un termine fissato.

    2. Qualora il responsabile del fatto che ha provocato danno ambientale non provveda in tutto o in parte al ripristino nel termine ingiunto o all’adozione delle misure di riparazione nei termini e modalità prescritti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare determina i costi delle attività necessarie a conseguire la completa attuazione delle misure anzidette secondo i criteri definiti con il decreto di cui al comma 3 dell’articolo 311 e, al fine di procedere alla realizzazione delle stesse, con ordinanza ingiunge il pagamento, entro il termine di sessanta giorni dalla notifica, delle somme corrispondenti .

    3. Con riguardo al risarcimento del danno in forma specifica, l’ordinanza è emessa nei confronti del responsabile del fatto dannoso nonché, in solido, del soggetto nel cui effettivo interesse il comportamento fonte del danno è stato tenuto o che ne abbia obiettivamente tratto vantaggio sottraendosi, secondo l’accertamento istruttorio intervenuto, all’onere economico necessario per apprestare, in via preventiva, le opere, le attrezzature, le cautele e tenere i comportamenti previsti come obbligatori dalle norme applicabili.

    4. L’ordinanza è adottata nel termine perentorio di centottanta giorni decorrenti dalla comunicazione ai soggetti di cui al comma 3 dell’avvio dell’istruttoria, e comunque entro il termine di decadenza di due anni dalla notizia del fatto, salvo quando sia in corso il ripristino ambientale a cura e spese del trasgressore. In tal caso i medesimi termini decorrono dalla sospensione ingiustificata dei lavori di ripristino oppure dalla loro conclusione in caso di incompleta riparazione del danno. Alle attestazioni concernenti la sospensione dei lavori e la loro incompletezza provvede il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare con apposito atto di accertamento.

    5. Nei termini previsti dai commi 1 e 3 dell’articolo 2947 del codice civile , il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può adottare ulteriori provvedimenti nei confronti di trasgressori successivamente individuati.

    6. Nel caso di danno provocato da soggetti sottoposti alla giurisdizione della Corte dei conti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, anziché ingiungere il pagamento del risarcimento per equivalente patrimoniale, invia rapporto all’Ufficio di Procura regionale presso la Sezione giurisdizionale della Corte dei conti competente per territorio.

    7. Nel caso di intervenuto risarcimento del danno, sono esclusi, a seguito di azione concorrente da parte di autorità diversa dal Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nuovi interventi comportanti aggravio di costi per l’operatore interessato. Resta in ogni caso fermo il diritto dei soggetti danneggiati dal fatto produttivo di danno ambientale, nella loro salute o nei beni di loro proprietà, di agire in giudizio nei confronti del responsabile a tutela dei diritti e degli interessi lesi.

  • Art. 312 Cod. Amb. – istruttoria per l’emanazione dell’ordinanza ministeriale

    Art. 312 Cod. Amb. – istruttoria per l’emanazione dell’ordinanza ministeriale

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. L’istruttoria per l’emanazione dell’ordinanza ministeriale di cui all’articolo 313 si svolge ai sensi della legge 7 agosto 1990, n. 241 .

    2. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , per l’accertamento dei fatti, per l’individuazione dei trasgressori, per l’attuazione delle misure a tutela dell’ambiente e per il risarcimento dei danni, può delegare il Prefetto competente per territorio ed avvalersi, anche mediante apposite convenzioni, della collaborazione delle Avvocature distrettuali dello Stato, del Corpo forestale dello Stato, dell’Arma dei carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di finanza e di qualsiasi altro soggetto pubblico dotato di competenza adeguata.

    3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , per l’accertamento delle cause del danno e per la sua quantificazione, da effettuare in applicazione delle disposizioni contenute negli Allegati 3 e 4 alla parte sesta del presente decreto, può disporre, nel rispetto del principio del contraddittorio con l’operatore interessato, apposita consulenza tecnica svolta dagli uffici ministeriali, da quelli di cui al comma 2 oppure, tenuto conto delle risorse finanziarie previste a legislazione vigente, da liberi professionisti.

    4. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare , al fine di procedere ad ispezioni documentali, verificazioni e ricerche anche in apparecchiature informatiche e ad ogni altra rilevazione ritenuta utile per l’accertamento del fatto dannoso e per l’individuazione dei trasgressori, può disporre l’accesso di propri incaricati nel sito interessato dal fatto dannoso. Gli incaricati che eseguono l’accesso devono essere muniti di apposita autorizzazione che ne indica lo scopo, rilasciata dal capo dell’ufficio da cui dipendono. Per l’accesso a locali che siano adibiti ad abitazione o all’esercizio di attività professionali è necessario che l’Amministrazione si munisca dell’autorizzazione dell’autorità giudiziara competente. In ogni caso, dell’accesso nei luoghi di cui al presente comma dovrà essere informato il titolare dell’attività o un suo delegato, che ha il diritto di essere presente, anche con l’assistenza di un difensore di fiducia, e di chiedere che le sue dichiarazioni siano verbalizzate.

    5. In caso di gravi indizi che facciano ritenere che libri, registri, documenti, scritture ed altre prove del fatto dannoso si trovino in locali diversi da quelli indicati nel comma 4, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare può chiedere l’autorizzazione per la perquisizione di tali locali all’autorità giudiziaria competente.

    6. È in ogni caso necessaria l’autorizzazione dell’autorità giudiziaria competente per procedere, durante l’accesso, a perquisizioni personali e all’apertura coattiva di pieghi sigillati, borse, casseforti, mobili, ripostigli e simili e per l’esame dei documenti e la richiesta di notizie relativamente ai quali sia stato eccepito il segreto professionale.

    7. Di ogni accesso deve essere redatto processo verbale da cui risultino le ispezioni e le rilevazioni eseguite, le richieste fatte all’interessato o a chi lo rappresenta e le risposte ricevute, nonché le sue dichiarazioni. Il verbale deve essere sottoscritto dall’interessato o da chi lo rappresenta oppure deve indicare il motivo della mancata sottoscrizione. L’interessato ha diritto di averne copia.

    8. I documenti e le scritture possono essere sequestrati soltanto se non sia possibile riprodurne o farne constare agevolmente il contenuto rilevante nel verbale, nonché in caso di mancata sottoscrizione o di contestazione del contenuto del verbale; tuttavia gli agenti possono sempre acquisire dati con strumenti propri da sistemi meccanografici, telematici, elettronici e simili.

  • Art. 311 Cod. Amb. – azione risarcitoria in forma specifica

    Art. 311 Cod. Amb. – azione risarcitoria in forma specifica

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare agisce, anche esercitando l’azione civile in sede penale, per il risarcimento del danno ambientale in forma specifica e, se necessario, per equivalente patrimoniale, oppure procede ai sensi delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto. 2. Quando si verifica un danno ambientale cagionato dagli operatori le cui attività sono elencate nell’allegato 5 alla presente parte sesta, gli stessi sono obbligati all’adozione delle misure di riparazione di cui all’allegato 3 alla medesima parte sesta secondo i criteri ivi previsti, da effettuare entro il termine congruo di cui all’articolo 314, comma 2, del presente decreto. Ai medesimi obblighi è tenuto chiunque altro cagioni un danno ambientale con dolo o colpa. Solo quando l’adozione delle misure di riparazione anzidette risulti in tutto o in parte omessa, o comunque realizzata in modo incompleto o difforme dai termini e modalità prescritti, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare determina i costi delle attività necessarie a conseguirne la completa e corretta attuazione e agisce nei confronti del soggetto obbligato per ottenere il pagamento delle somme corrispondenti 67 3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare provvede in applicazione dei criteri enunciati negli allegati 3 e 4 della presente parte sesta alla determinazione delle misure di riparazione da adottare e provvede con le procedure di cui al presente titolo III all’accertamento delle responsabilità risarcitorie. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentito il Ministro dello sviluppo economico, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, ai sensi dell’ articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 , sono definiti, in conformità a quanto previsto dal punto 1.2.3 dell’allegato 3 alla presente parte sesta i criteri ed i metodi, anche di valutazione monetaria, per determinare la portata delle misure di riparazione complementare e compensativa. Tali criteri e metodi trovano applicazione anche ai giudizi pendenti non ancora definiti con sentenza passata in giudicato alla data di entrata in vigore del decreto di cui al periodo precedente. Nei casi di concorso nello stesso evento di danno, ciascuno risponde nei limiti della propria responsabilità personale. Il relativo debito si trasmette, secondo le leggi vigenti, agli eredi, nei limiti del loro effettivo arricchimento

  • Art. 310 Cod. Amb. – ricorsi

    Art. 310 Cod. Amb. – ricorsi

    D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 – testo aggiornato

    1. I soggetti di cui all’articolo 309, comma 1, sono legittimati ad agire, secondo i principi generali, per l’annullamento degli atti e dei provvedimenti adottati in violazione delle disposizioni di cui alla parte sesta del presente decreto nonché avverso il silenzio inadempimento del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e per il risarcimento del danno subito a causa del ritardo nell’attivazione, da parte del medesimo Ministro, delle misure di precauzione, di prevenzione o di contenimento del danno ambientale.

    2. Nell’ipotesi di cui al comma 1, il ricorso al giudice amministrativo . . . può essere preceduto da una opposizione depositata presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare o inviata presso la sua sede a mezzo di posta raccomandata con avviso di ricevimento entro trenta giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell’atto. In caso di inerzia del Ministro, analoga opposizione può essere proposta entro il suddetto termine decorrente dalla scadenza del trentesimo giorno successivo all’effettuato deposito dell’opposizione presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

    3. Se sia stata presentata l’opposizione e non ancora il ricorso al giudice amministrativo, quest’ultimo è proponibile entro il termine di sessanta giorni decorrenti dal ricevimento della decisione di rigetto dell’opposizione oppure dal trentunesimo giorno successivo alla presentazione dell’opposizione se il Ministro non si sia pronunciato.

    4. Resta ferma la facoltà dell’interessato di ricorrere in via straordinaria al Presidente della Repubblica nel termine di centoventi giorni dalla notificazione, comunicazione o piena conoscenza dell’atto o provvedimento che si ritenga illegittimo e lesivo.

  • Art. 101 D.Lgs. 196/2003 – Modalità di trattamento

    Art. 101 Codice Privacy – Modalità di trattamento

    Testo vigente (aggiornato da Normattiva)

    1.

    I dati personali raccolti a fini di archiviazione nel pubblico interesse o di ricerca storica non possono essere utilizzati per adottare atti o provvedimenti amministrativi sfavorevoli all’interessato, salvo che siano utilizzati anche per altre finalità nel rispetto dell’articolo 5 del regolamento .

    2.

    I documenti contenenti dati personali, trattati a fini di archiviazione nel pubblico interesse o di ricerca storica , possono essere utilizzati, tenendo conto della loro natura, solo se pertinenti e indispensabili per il perseguimento di tali scopi.

    I dati personali diffusi possono essere utilizzati solo per il perseguimento dei medesimi scopi.

    3.

    I dati personali possono essere comunque diffusi quando sono relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente dall’interessato o attraverso suoi comportamenti in pubblico.

    Articolo in vigore. Su Normattiva questo articolo non risulta abrogato: la scheda lo indicava erroneamente come non più vigente ed è stata corretta il 15 settembre 2026.

  • Autocertificazione (dichiarazione sostitutiva): fac-simile

    Modelli e fac-simile · Famiglia e persone

    In sintesi

    L’autocertificazione (dichiarazione sostitutiva di certificazione, art. 46 DPR 445/2000) sostituisce molti certificati anagrafici e di stato: residenza, nascita, cittadinanza, titolo di studio. Non richiede autentica della firma ed è gratuita.

    Scheda rapida

    Quando si usa
    Per sostituire certificati anagrafici e di stato
    Forma
    Scritta e firmata (no autentica)
    Invio consigliato
    Consegna o invio all’ente che la richiede
    Riferimenti
    Artt. 46, 48, 71, 74, 75 e 76 DPR 445/2000

    Cos’è e quando si usa

    L’autocertificazione, il cui nome tecnico è dichiarazione sostitutiva di certificazione, è la dichiarazione firmata con cui attesti gli stati, le qualità personali e i fatti elencati dall’art. 46 del DPR 445/2000: data e luogo di nascita, residenza, cittadinanza, stato civile, stato di famiglia, titolo di studio, situazione reddituale, iscrizione ad albi e gli altri casi della tabella qui sotto. Sostituisce i corrispondenti certificati e non richiede l’autentica della firma. Per tutto ciò che non è nell’elenco (ad esempio la qualità di erede o la conformità di una copia all’originale) si usa invece la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (art. 47): fac-simile, anche per eredi.

    Le pubbliche amministrazioni e i gestori di servizi pubblici devono accettarla e non possono chiedere i certificati che essa sostituisce. I privati possono accettarla a loro discrezione. Le dichiarazioni mendaci comportano la decadenza dai benefici e responsabilità penale: l’ente può eseguire controlli.

    Cosa si può autocertificare: l’elenco dell’art. 46

    Ambito Cosa puoi dichiarare (lettere dell’art. 46)
    Dati anagrafici e famiglia Data e luogo di nascita, residenza, cittadinanza, godimento dei diritti civili e politici, stato civile (celibe, coniugato, vedovo, stato libero), stato di famiglia, esistenza in vita, nascita di un figlio, decesso del coniuge, di un ascendente o discendente, vivenza a carico, dati contenuti nei registri dello stato civile (lettere a-h, cc, dd)
    Studio e professione Titolo di studio ed esami sostenuti, qualifica professionale, titoli di specializzazione, abilitazione, formazione e aggiornamento, iscrizione in albi ed elenchi della PA, appartenenza a ordini professionali (lettere i, l, m, n)
    Lavoro, reddito e fisco Situazione reddituale o economica, assolvimento di obblighi contributivi con l’importo versato, codice fiscale, partita IVA e dati dell’anagrafe tributaria, stato di disoccupazione, qualità di pensionato e categoria di pensione, qualità di studente (lettere o-t)
    Rappresentanza e associazioni Qualità di legale rappresentante, tutore o curatore, iscrizione ad associazioni o formazioni sociali (lettere u, v)
    Posizione penale e altro Obblighi militari, assenza di condanne penali e di provvedimenti iscritti nel casellario, non essere a conoscenza di procedimenti penali a proprio carico, per gli enti assenza di sanzioni ex D.Lgs. 231/2001, non trovarsi in liquidazione o fallimento (lettere z, aa, bb, bb-bis, ee)

    Cosa non si può autocertificare

    • Certificati medici, sanitari, veterinari, di origine, di conformità CE, di marchi o brevetti: non possono essere sostituiti da una dichiarazione, salvo diverse norme di settore (art. 49).
    • Fatti fuori dall’elenco: si dichiarano con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art. 47).
    • Cittadini non UE: se regolarmente soggiornanti, possono autocertificare solo stati, qualità e fatti certificabili o attestabili da soggetti pubblici italiani, salve le norme sull’immigrazione (art. 3).

    Quanto vale e per quanto tempo

    L’autocertificazione ha la stessa validità temporale del certificato che sostituisce (art. 48): illimitata per gli stati che non cambiano (ad esempio data e luogo di nascita), sei mesi per gli altri, salvo che la legge preveda una durata maggiore (art. 41). Nei rapporti con la PA e i gestori di pubblici servizi i certificati non si usano più: sono sempre sostituiti dalle dichiarazioni degli artt. 46 e 47 e quelli rilasciati per i privati riportano la dicitura che non possono essere prodotti alla PA (art. 40). L’ufficio può anche acquisire d’ufficio i dati, se gli indichi dove trovarli (art. 43).

    Autocertificazione «ai sensi degli artt. 46 e 47»

    Molti moduli della PA contengono insieme una dichiarazione sostitutiva di certificazione (art. 46) e una di atto di notorietà (art. 47): in un unico foglio dichiari sia dati che risultano da registri sia fatti a tua conoscenza. Va bene, purché ogni dichiarazione sia precisa; per la parte «atto di notorietà», se il modulo è inviato a distanza, allega copia del documento d’identità (art. 38, comma 3).

    Cosa deve contenere

    • Dati anagrafici completi del dichiarante
    • Riferimento all’art. 46 DPR 445/2000
    • Consapevolezza delle sanzioni penali per dichiarazioni false
    • I fatti/stati che si dichiarano (residenza, titolo di studio, ecc.)
    • Luogo, data e firma (senza autentica)

    Fac-simile: dichiarazione sostitutiva di certificazione

    Fac-simile da compilare
    DICHIARAZIONE SOSTITUTIVA DI CERTIFICAZIONE
    (art. 46 D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445)
    
    Io sottoscritto/a [NOME E COGNOME], nato/a a [LUOGO] il [DATA], residente in [INDIRIZZO], C.F. [CODICE FISCALE], consapevole delle sanzioni penali previste dall'art. 76 del D.P.R. 445/2000 per le dichiarazioni mendaci,
    
    DICHIARO
    
    sotto la mia responsabilità:
    - [es. di essere residente in ___ dal ___]
    - [es. di essere in possesso del diploma/laurea in ___ conseguito presso ___ il ___]
    - [es. di essere di stato civile ___]
    - [ALTRO STATO/QUALITÀ/FATTO]
    
    Dichiaro di essere informato/a che i dati personali saranno trattati esclusivamente nell'ambito del procedimento per cui la presente è resa.
    
    [LUOGO], [DATA]
    
    Il dichiarante [FIRMA]

    I campi tra parentesi quadre [COSÌ] vanno sostituiti con i tuoi dati. Verifica sempre date, importi e riferimenti prima dell’invio.

    Come inviarlo e conservarlo

    Compila e firma la dichiarazione: non occorre l’autentica né la marca da bollo, perché le dichiarazioni sostitutive sono esenti (art. 37). Puoi consegnarla allo sportello oppure inviarla per posta, fax o via telematica, anche per PEC o email (art. 38): se non firmi davanti al dipendente, allega copia di un documento d’identità.

    Ricorda che le PA e i gestori di pubblici servizi non possono rifiutarla per gli stati che essa sostituisce: la mancata accettazione costituisce violazione dei doveri d’ufficio del dipendente (art. 74). Dichiara solo il vero: i controlli sono frequenti e le dichiarazioni false hanno conseguenze penali e la perdita del beneficio ottenuto.

    Errori da evitare

    • Cercare l’autentica della firma: per l’autocertificazione non serve
    • Usarla verso privati pretendendo che siano obbligati ad accettarla
    • Dichiarare fatti non veri (responsabilità penale e decadenza)
    • Dimenticare la copia del documento se inviata per posta o email

    Domande frequenti

    Cosa posso autocertificare?
    Gli stati, le qualità e i fatti elencati dall’art. 46 del DPR 445/2000: nascita, residenza, cittadinanza, stato civile e di famiglia, titolo di studio, qualifiche, situazione reddituale, codice fiscale, stato di disoccupazione, assenza di condanne penali e gli altri casi dell’elenco. Sostituiscono i relativi certificati.
    L’autocertificazione vale anche verso i privati?
    Le PA e i gestori di pubblici servizi devono accettarla. I privati, come banche o aziende, possono accettarla ma non sono obbligati; se la accettano, con il consenso del dichiarante possono chiedere all’amministrazione competente la conferma dei dati (art. 71, comma 4).
    Serve l’autentica della firma o la marca da bollo?
    No. Basta la firma dell’interessato; le dichiarazioni sostitutive sono esenti dall’imposta di bollo (art. 37 DPR 445/2000).
    Quanto dura un’autocertificazione?
    Quanto il certificato che sostituisce (art. 48): senza scadenza per i dati che non cambiano, come la data di nascita, e sei mesi per gli altri, salvo una durata maggiore prevista dalla legge (art. 41).
    Posso autocertificare un certificato medico?
    No. I certificati medici, sanitari, veterinari, di origine, di conformità CE, di marchi e brevetti non possono essere sostituiti da una dichiarazione (art. 49).
    Che differenza c’è con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà?
    L’autocertificazione (art. 46) riguarda gli stati e le qualità elencati dalla legge; la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (art. 47) attesta gli altri fatti a diretta conoscenza del dichiarante, anche relativi ad altri, come la qualità di erede. Modello e casi d’uso sono nella guida alla dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà (art. 47): fac-simile, anche per eredi.
    Cosa rischio se dichiaro il falso?
    Le pene del codice penale aumentate da un terzo alla metà (art. 76), la perdita dei benefici ottenuti e il divieto per due anni di accedere a contributi, finanziamenti e agevolazioni (art. 75). La PA controlla le dichiarazioni anche a campione (art. 71).

    Questo modello ha finalità divulgativa e va adattato alla tua situazione concreta. Non sostituisce la consulenza di un avvocato o di un professionista qualificato: per controversie di valore o in caso di dubbio, fatti assistere prima di inviare comunicazioni con effetti giuridici.

  • Art. 243 CPI – (Invenzioni dei ricercatori delle università e degli enti pubblici di ricerca)

    Art. 243 CPI – (Invenzioni dei ricercatori delle università e degli enti pubblici di ricerca)

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le invenzioni dei dipendenti il cui rapporto di lavoro intercorre con un’università o con una pubblica Amministrazione avente tra i suoi compiti istituzionali finalità di ricerca sono soggette alla disciplina, dettata rispettivamente dall’ articolo 24-bis del regio decreto 29 giugno 1939, n. 1127 , introdotto dalla legge 18 ottobre 2001, n. 383 , dal testo originario dell’articolo 65 del presente Codice e dal testo attuale del medesimo articolo, in vigore al momento in cui le invenzioni sono state conseguite, ancorché in dipendenza di ricerche cominciate anteriormente.

  • Art. 242 CPI – Durata della privativa

    Art. 242 CPI – Durata della privativa

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Le disposizioni dell’articolo 109 del presente codice si applicano ai brevetti per nuove varietà vegetali concessi conformemente al decreto del Presidente della Repubblica 12 agosto 1975, n. 974 , non scaduti o decaduti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 3 novembre 1998, n. 455 .

    2. I licenziatari e coloro che, alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 3 novembre 1998, n. 455 , hanno compiuto seri ed effettivi investimenti per l’utilizzo delle nuove varietà vegetali coperte dal diritto di costitutore hanno diritto di ottenere licenza obbligatoria gratuita e non esclusiva per il periodo di maggior durata. Questa facoltà non si applica ai contraffattori dei diritti non ancora scaduti.

    2-bis. I diritti annuali versati dalla data di deposito per il mantenimento in vita delle domande e delle privative per novità vegetali già depositate o concesse alla data del 29 marzo 1999 sono considerati valido pagamento dei corrispondenti diritti annuali dovuti dalla concessione della privativa in conformità all’ articolo 25 del decreto legislativo 3 novembre 1998, n. 455 .

  • Art. 241 CPI – Diritti esclusivi sulle componenti di un prodotto complesso

    Art. 241 CPI – Diritti esclusivi sulle componenti di un prodotto complesso

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. Fino a che la direttiva 98/71/CE del parlamento europeo e del Consiglio, del 13 ottobre 1998 , sulla protezione giuridica dei disegni e modelli non sarà modificata su proposta della commissione a norma dell’articolo 18 della direttiva medesima, i diritti esclusivi sui componenti di un prodotto complesso non possono essere fatti valere per impedire la fabbricazione e la vendita dei componenti stessi per la riparazione del prodotto complesso, al fine di ripristinarne l’aspetto originario. Nota all’art. 241: – La direttiva 13 ottobre 1998, n. 71 del Parlamento europeo e del Consiglio sulla protezione giuridica dei disegni e dei modelli, è pubblicata nella Gazzetta Ufficiale Comunità europea 28 ottobre 1998, n. L 189.

  • Art. 240 CPI – Nullità

    Art. 240 CPI – Nullità

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. I brevetti per disegni e modelli ornamentali concessi prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 95 , sono soggetti, in quanto alle cause di nullità, alle norme di legge anteriori e, quanto agli effetti della declaratoria di nullità, alla norma di cui all’articolo 77 del presente codice. Nota all’art. 240: – Per il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 95 , si veda la nota all’art. 237.

  • Art. 239 CPI – Limiti alla protezione accordata dal diritto d’autore

    Art. 239 CPI – Limiti alla protezione accordata dal diritto d’autore

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. La protezione accordata ai disegni e modelli ai sensi dell’ articolo 2, n. 10), della legge 22 aprile 1941, n. 633 , comprende anche le opere del disegno industriale che, anteriormente alla data del 19 aprile 2001, erano, oppure erano divenute, di pubblico dominio. Tuttavia i terzi che avevano fabbricato o commercializzato, nei dodici mesi anteriori al 19 aprile 2001, prodotti realizzati in conformità con le opere del disegno industriale allora in pubblico dominio non rispondono della violazione del diritto d’autore compiuta proseguendo questa attività anche dopo tale data, limitatamente ai prodotti da essi fabbricati o acquistati prima del 19 aprile 2001 e a quelli da essi fabbricati nei tredici anni successivi a tale data e purché detta attività si sia mantenuta nei limiti anche quantitativi del preuso.

  • Art. 238 CPI – Proroga della privativa

    Art. 238 CPI – Proroga della privativa

    D.Lgs. 10 febbraio 2005, n. 30 – testo aggiornato

    1. I brevetti per disegno o modello ornamentale concessi prima della data di entrata in vigore del decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 95 , purché non scaduti, né decaduti alla data di entrata in vigore del decreto legislativo citato, possono essere prorogati fino al termine massimo di venticinque anni dalla data di deposito della domanda di brevetto. I licenziatari e coloro che in vista della prossima scadenza avevano compiuto investimenti seri ed effettivi per utilizzare il disegno o modello hanno diritto di ottenere licenza obbligatoria gratuita e non esclusiva per il periodo di maggior durata. Questa facoltà non si applica ai contraffattori dei brevetti non ancora scaduti.

    2. Le tasse di concessione corrisposte in un’unica soluzione valgono per le prime due proroghe. Le tasse sulle concessioni governative relative al quarto e quinto quinquennio, a far data dal 19 aprile 2001, sono di importo corrispondente alla rata del terzo quinquennio prevista dall’articolo 10, titolo IV, numero 2, lettere c) ed f), della tariffa indicata nella tabella allegata al decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641 . Note all’art. 238: – Per il decreto legislativo 2 febbraio 2001, n. 95 , si veda la nota all’art.

    237. – Il decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 641 , recante «Disciplina delle tasse sulle concessioni governative» è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 11 novembre 1972, n. 292, supplemento ordinario n. 3.

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